Il Drago � stato evocato, risvegliato dal sonno del mito, lo si � fatto aggirare tra i gas delle metropoli affinch� fiammeggianti potessero stagliarsi le immagini dei nuovi San Giorgio rilucenti d'armi e di parole.
Il Drago di oggi si chiama Droga. Ma ovviamente, trattandosi di professionisti della menzogna, nessuno dice la verit�: n� i pretesi San Giorgio, n� i molti untorelli, n� gli specialisti d'ogni specialismo, n� i terapeuti interessati, n� i preti voraci d'anime, n� i "liberals" illuminati dalla vanit�, n�, certo, i poliziotti, i giudici, gli avvocati, i giornalisti. N� i mafiosi e gli spacciatori. Nessuno dice: in verit� siamo tutti amici del Drago, l'abbiamo costruito, imposto, prodotto e riprodotto, sceneggiato, � la merce per eccellenza, quella che tutte le contiene e le spiega, spiegandone i perversi meccanismi.
Nessuno dice: abbiamo gonfiato e arricchito le mafie perch� Stato e Mafia devono vivere in simbiosi mutualistica, devono presupporsi ed alimentarsi a vicenda, rappresentarsi come Societ�, la Seconda Natura, per la maggior gloria del Dio-Capitale, della sua Merce, del suo Spettacolo.
Liberarsi dalla subordinazione alla droga, compresa quella ideologica e produttivistica, significa liberarsi dalla societ� mercantil-spettacolare. Liberarsi dalle Mafie � liberarsi dallo Stato.
I Draghi e i San Giorgio stanno dalla stessa parte. Gi� solo questa ragione, e mille di pi� ne esistono, basterebbe per scegliere di stare dalla parte opposta: quella della liberazione.


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