
Questa è la pagina dedicata ai santi,
beati, venerabili di Innamorati di Maria.

Antonietta Meo
Roma, 1 dicembre 1930 - 5
luglio 1937
Introduzione | Home page | Dedicazione | Fede | Preghiere | Siti | Indice bollettini | Ora pro nobis !! | Amici

Antonietta Meo una mistica di 6
anni
Tra i piccoli grandi santi vogliamo ricordare
Antonietta Meo (Roma, 1 dicembre 1930 - 5 luglio 1937) detta Nennolina
perché, come scrive la mamma nel diario, "Antonietta sembrava troppo
lungo. Allora pensammo di chiamarla con un diminutivo e dopo diversi pareri
decidemmo per Nenne Di qui poi il vezzeggiativo Nennolina
Battezzata nella festa dei Santi Innocenti in
Santa Croce di Gerusalemme, chiesa parrocchiale della famiglia, mai data e
luogo furono più carichi di significato alla luce di quanto successe poi a
questa bimba. Una vicenda profondamente segnata dalla croce di Cristo,
abbracciata nella gioiosa convinzione dell'adimpleo paolino: "Completo in
me quanto manca alle sofferenze di Cristo" (Col 1,24) e costellata di
fatti straordinari. Antonietta è una bimba normalissima: a 3 anni frequenta
l'asilo delle suore, a 5 iscritta nelle "piccolissime" della Gioventù
Femminile di Azione Cattolica, a 6 inizia la prima elementare dalle stesse
religiose e diventa "beniamina" della Gioventù Femminile. Ma già
nell'aprile 1936 un osteosarcoma richiede l'amputazione della gamba sinistra e
così inizia la sua dolorosissima via crucis, ma anche la sua ineffabile
esperienza di Dio.
Nel settembre 1936 va in prima elementare con una protesi che le dà molto
fastidio, come dice a Gesù: "Ogni passo che faccio sia una parolina
d'amore" (26 marzo 1937). Pure allacciargliela era difficile, perché non
stava mai ferma, e Caterina, la domestica, ricorda che una volta le disse:
"Tu vuoi sempre giocare e io non ho tempo da perdere; non ti metto più
l'apparecchio". Nennolina allora tutta seria rispose: "Sii buona;
starà ferma [...] Io lo porto per amor di Gesù e tu mettimelo per amore di
Gesù". Infine, sconcertante per noi è leggere che il 25 aprile,
anniversario dell'amputazione, lo volle celebrare con una novena alla Madonna
di Pompei, perché le aveva ottenuto la grazia di offrire la sua gamba a Gesù,
e con "un gran pranzo e aprire la bottiglia per fare il brindisi".
Colpiti da quelle letterine e dalla maturità spirituale di Nennolina, preti e
amici consigliarono la famiglia di anticipare la Prima Comunione alla notte di
Natale 1936, nella cappella delle religiose sue insegnanti. Il 19 maggio 1937
ricevette pure la Cresima, alla quale è legata non solo un'impressionante,
nuova conoscenza esperienziale dello Spirito Santo, ma anche la sua
eccezionale insistenza nel chiedere i Sette doni. Era ormai la vigilia degli
ultimi tremendi 40 giorni, e quello della fortezza si manifestò come il dono
più vistoso. L'amputazione della gamba, purtroppo, non aveva fermato il
tumore che, a metà giugno, si rivelò con metastasi al capo, a una mano e al
piede, cistite, mughetto alla bocca e alla gola. Lancinanti i mali e ancor più
le terapie: puntura esplorativa al polmone sinistro, estrazione di liquido
dallo stesso, resezione di tre costole effettuata con semplice anestesia
locale, data l'insufficienza cardiaca.
In breve, nella vicenda di Antonietta si coniuga l'irruzione di una Grazia
"tremenda e fascinosa" con una risposta generosa al massimo, e si
rivelano così le meraviglie che il Dio e Padre di Gesù Cristo, nella potenza
dello Spirito Santo, ama compiere sia nei "piccoli" come Maria (cfr.
Magnificat) , sia in quelli la cui età viene considerata immatura e nella
quale invece si confermano le parole di Gesù: "Ti ringrazio, o Padre,
perché hai nascosto queste cose ai dotti e le hai rivelate ai piccoli"
(Me 11,25). Insomma, quello che sconcerta psicologi veterofreudiani o teologi
iperscolastici e che Dio arricchisca di grazie speciali anche una Nennolina
che, senza forzarne la natura ma perfezionandola con la Grazia, realizzi in
lei tanto una squisita finezza nelle cose dello Spirito quanto una eroicità
nel patire-offrire che difficilmente si trova in persone di età matura e dopo
un lungo cammino di fede.
Coefficienti umani nell'evoluzione
soprannaturale di Nennolina
Per valutare adeguatamente le meraviglie che
Dio ha operato in questa bimba e non restare sconcertati dalla via crucis
percorsa nel cammino verso il Padre, giova ricordare i fattori umani che ne
accelerano la crescita spirituale e mistica: la famiglia, la parrocchia,
l'associazionismo.
Nennolina domandava spesso a Gesù di farle trovare un buon confessore,
perché "vorrei farmi santa" (8 novembre e 21 dicembre 1936). Poi,
trovatolo, raccomanda continuamente a Gesù "di fargli tutte le grazie
necessarie" (2 giugno 1937). Di fatto, nei processi canonici vediamo
quanto tatto mons. Dottarelli usò con Antonietta, non solo durante la via
crucis, insegnandole a soffrire e offrire, ma anche nel discernere le
grazie straordinarie dell'ultimo periodo e nel raccomandarle di far silenzio
con tutti.
Per quanto riguarda l'associazionismo - mamma e papà ne davano continui
esempi; i biografi sottolineano l'entusiasmo di Nennolina per ogni
iniziativa, medaglia o pagellina della Gioventù Femminile, mentre per
l'influsso delle suore, oltre alla gioia di Antonietta nel frequentare la
scuola e il catechismo. Lo dice ripetutamente a Gesù: "Ci vado
volentieri, perché si imparano tante belle cose di Te e dei tuoi
Santi", trapela spesso un evidente fascino imitativo, come quando
scrive: "Voglio farmi suora, per essere la tua sposa, caro Gesù, e
salvare molte anime" (3 e 21 dicembre 1936). Infine, nelle varie
testimonianze raccolte al processo, le suore ricordano una caratteristica,
anche un po' spettacolare, di Nennolina: chiedeva perdono, mettendosi in
ginocchio e baciando la mano di chi la perdonava.
Ma veniamo al fattore principale, la famiglia. E' una famiglia che gode un
certo benessere (il papà lavora alla Presidenza del Consiglio), tanto la
permettersi una "ragazza alla pari" (dal 1933, Caterina: 17 anni
di Colfiorito). Religiosissimi, i Meo non solo pregano molto, nei vari
momenti del giorno e a sera recitando, tutti assieme, il Rosario, ma sono
anche caritatevoli verso i poveri, sicché non meraviglia il contagio
riportatone da Nennolina. Ricorda la mamma che, quando incontrava un povero,
"voleva un soldino bianco [di nichel] e glielo porgeva con tanta
grazia: i suoi occhi sfavillavano di gioia alle benedizioni del beneficato.
A casa, era sempre lei che voleva porgere l'elemosina ai poveri che venivano
a bussare".
Eppure questa famiglia tanto buona e religiosa conosce molto presto il
dolore: due figli muoiono prematuramente e, quando nasce, Antonietta troverà
soltanto Margherita, la sorellina di otto anni. Emblematicamente sul
comodino del papà c'è sempre il libro della passione e morte di Gesù.
Sono meditazioni che Nennolina si fa leggere e da cui impara questa massima:
"Il dolore è come la stoffa, più è forte più vale!". Insomma,
da subito Nennolina respirò un forte, tenero amore verso Dio e il prossimo,
senza tuttavia rimuovere la croce, per cui la sua natura intelligente e
pronta ha sentito, in famiglia e poi a scuola, in parrocchia e
nell'associazionismo, non solo parlare di Gesù, di Maria, della Chiesa, del
Papa, delle missioni, dell'Azione Cattolica e, in genere, delle varie
attività ecclesiali, ma ha imparato anche quella prudenza e dolcezza che,
insieme alla fermezza, sono necessarie per favorire l'opera dello Spirito,
ossia "la Grazia a caro prezzo".
Caratteristiche spirituali e mistiche di
Nennolina
Tra le caratteristiche, spirituali e
mistiche, individuabili nella brevissima vita di Antonietta e che la
sostennero nella dolorosa via crucis, percorsa con forza oblativa e
addirittura gioiosa, va ricordata sia la composita dimensione apostolica,
fatta di preghiere e sofferenze riparatrici, immedesimandosi al Crocifisso,
sia la dolce relazione con le singole Persone divine e la Trinità nel suo
insieme, da cui è venuto a Nennolina il sostegno di luce e forza umanamente
incalcolabile che, specie nell'ultimo periodo, conobbe estasi, visioni e
altri fatti straordinari.
Il primo aspetto, reso bene in varie letterine, specialmente quando si
avvicinava il momento della Prima Comunione (21 e 23 settembre 1936),
consiste in uno scambio d'amore, così formulato: "Caro Gesù, dammi
anime, io ti do il cuore". Ma Antonietta non dimentica il plusvalore
della sofferenza, come aveva imparato frequentando le "beniamine",
lasciandoci però sconcertati quando dice al confessore: "Mi corico
sulla ferita, perché in quel momento posso offrire più dolore a Gesù",
o quando spiega a una religiosa, meravigliata perché era coricata sulla
ferita, "così posso soffrire di più e offrire di più al Signore per
i peccatori". Il 29 giugno, cinque giorni prima della morte, confida al
papà: "Durante il giorno alle volte mi faccio mettere sulla ferita e
vi premo sopra per sentire più dolore e offrirlo a Gesù". Realizzava
così il suo ardente desiderio: stare sul Calvario, con Gesù e Maria.
Circa poi il suo originalissimo rapporto coi Padre, il Figlio, pregato come
bambino, adulto, flagellato, crocifisso, risorto, eucaristico, ma anche
visto intimamente unito a Maria, e lo Spirito Santo, basta qualche passo
delle ultime letterine: "Caro Dio Padre, che bel nome: Padre! [...]
Caro Dio Padre, io voglio fare tanti sacrifici per riparare i peccati [..].
Caro Dio Padre, perdona a tanti peccatori e fa che pentiti vengano in
Paradiso a glorificare la SS. Trinità. [...] Caro Gesù, io non posso
venire a riceverti sacramentalmente tutti i giorni, ma tu vieni almeno
spiritualmente. [...] Caro Gesù, io voglio stare sempre sul Calvario, sotto
la tua Croce, e anche voglio essere la tua lampada che arde giorno e notte
davanti al SS. Sacramento dell'altare. [...] Caro Spirito Santo, tu sei
l'amore che unisce il Padre al Figlio, santifica il mio corpo e la mia anima
e fammi venire presto presto in Paradiso. [...] Cara SS. Trinità, benedici
la Chiesa, il Papa, il Clero, la mia famiglia e tutto il mondo. Saluti e
baci dalla tua Antonietta di Gesù" (4 febbraio 1937). E due giorni
dopo: "Carissima SS. Trinità [...]. Caro Dio Padre! Io ti voglio tanto
tanto ma proprio tanto bene! Caro Dio Padre, salva molte anime [...]. Caro
Dio Padre! Mi ha detto mamma che domani si riunisce della gente e si
vogliono chiamare "senza Dio". Che brutto nome! Dio c'è anche per
quelli che non lo vogliono. Ma tu falli convertire e mandagli la tua Grazia.
[...] Caro Gesù! Io domani farò la Comunione m riparazione dei peccati di
quegli uomini che si vogliono chiamare "senza Dio". [...] Caro
Spirito Santo! Benedicimi e illumina il mio corpo e la mia anima e fa che
diventi sempre più buona. [...] Carissima SS. Trinità, io vi saluto e vi
adoro e vi manda tanti baci la vostra Antonietta di Gesù".
Una parola infine sui fenomeni mistici, o
comunque straordinari, registrati nella vita di Antonietta. E noto quanto la
Chiesa sia guardinga in proposito, temendo non solo l'autosuggestione,
particolarmente forte nei bimbi, ma anche l'illusione diabolica. Ma tutta
questa prudenza non significa escludere che Dio possa operare meraviglie
quando vuole e anche nei bambini. Sarà la Congregazione per le cause dei
santi a dirimere la questione riguardante le estasi (accertate quattro), le
visioni (almeno sette) e gli altri fatti straordinari. Limitandoci a questi
ultimi due fenomeni, la mamma riferisce che, nel gennaio 1937, Antonietta
era a letto per un attacco di tonsillite e a un tratto le disse:
"Mamma, io delle volte vedo Gesù !". La mamma domandò come lo
vedesse e Nennolina: "Lo vedo confitto in croce". Fingendo
indifferenza le disse: "Via cara! E la tua fantasia", ma
Antonietta: "No, mamma: lo vedo bene. Qualche volta Gesù mi guarda,
altre volte abbassa gli occhi o li chiude". E spiegò che vedeva anche
la Madonna e, talvolta, l'apostolo Giovanni e la Maddalena. La mamma obiettò:
"Sono i tuoi occhi; tu pensi a Gesù e così lo vedi", ma
Antonietta: "No, mamma, lo vedo vivo, di carne [...] come vedo
te". Una domenica poi, è sempre la mamma che racconta, terminata la
Messa parrocchiale e uscendo da Santa Croce in Gerusalemme, Nennolina
"si fermò a contemplare il Crocifisso situato al lato destro di chi
esce. Lasciai fare, ma poi domandai se era così il Gesù che vedeva.
Rispose: "No! [...] Quello che vedo io non ha i piedi inchiodati uno
sopra l'altro, ma vicino" e, accostando le manine, cercava di spiegarmi
il modo con cui erano confitti sulla Croce".
Circa gli altri fatti straordinari, limitiamoci a questi due. Uno riguarda
la predizione esatta della sua morte, come racconta la mamma: "Dopo la
resezione delle tre costole il Dr. Vecchi, medico di famiglia, visitò
Antonietta in clinica e mostrò di sperare ancora. Uscito, sedetti vicino a
Nennolina e le dissi: Sai? Il dottore ci assicura che guarirai; ormai il
peggio è passato; dopo andremo al mare. [...] Ora resta da vedere quanti
giorni dovrai stare in clinica. La piccola, con gli occhi fissi nel vuoto,
pensò un istante e poi disse: "Vi resterò 10 giorni meno
qualcosa". Quando morì mancavano 11 ore ai 10 giorni. L'altro fatto
straordinario accadde nel dicembre 1938: il papà volle che la gamba,
amputata 31 mesi prima e sepolta al Verano, fosse ricongiunta alla salma.
L'arto venne trovato intatto e, rinchiuso in una cassettina, fu posto vicino
alla bara di Nennolina, che ora si trova in Santa Croce di Gerusalemme ed è
mèta di numerosi pellegrinaggi.
Infine, anche Nennolina sperimentò la mistica "notte dello
spirito": Gesù non si faceva più vedere. Se ne lamentava con la mamma
che, nel diario, osserva giustamente: "Quindi, non le bastava pensarci
per vederlo". Il 9 aprile 1937 dettò questa letterina: "Caro Gesù,
desidero tanto di vederti [...] e vorrei che tutti potessero vederti. Allora
sì che ti vorrebbero più bene!". Il 25 dello stesso mese,
anniversario dell'amputazione della gamba, si lamenta con Gesù perché
"sono diversi giorni che non ti vedo più! Ma, tu, fatti vedere ancora
perché ti amo tanto; e oggi proprio vorrei vederti". Di fatto lo
rivide ai primi di maggio e poi il venerdì 2 luglio. Era gravissima e la
mamma ricorda che al mattino, "quando andai in clinica, benché non
dicesse ormai più nulla, non potei trattenermi dal domandarle da quanto
tempo non vedesse Gesù. Rispose a stento: "L'ho veduto questa mattina
quando ho fatto la Comunione". Era il primo venerdì del mese, e fu la
sua ultima Comunione".
Piersandro
Varzan
Civiltà Cattolica / 4 dicembre 1999

Introduzione |
Home
page | Dedicazione | Fede | Preghiere | Siti | Indice bollettini | Ora pro nobis !! | Amici
Ti ringrazio
Mamma Celeste perché so che ogni persona che ha visitato questa
pagina è stata chiamata da te.
Ti chiedo di proteggere e di accompagnare queste anime nella loro
vita.
Fa ,o Madre, che tutti possano conoscere presto
l'Amore di Dio.
"Se
sapeste quanto vi amo piangereste di gioia."- Madonna di Medjugorje

Questa
pagina è dedicata all' Ausiliatrice
- 24-05-97 Maria
Ausiliatrice -
