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beati, venerabili di Innamorati di Maria.
Beata
Veronica da Binasco
di
Vincenzo Maddaloni
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Indice Beata Veronica da Binasco
5 - L'ANGELO PORGE A VERONICA UN RAMOSCELLO D'OLIVO A CONFERMA DELLA GUARIGIONE DI SUOR TADDEA
Perchè andare a Binasco?
Perchè questo comune,anche se poco conosciuto, fa parte degli
itinerari agostiniani della Lombardia,come Pavia.Nell'antica
Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro sono custoditi,in una preziosa
urna,i resti mortali del grande Padre e Fondatore dell'Ordine;in
quella di Binasco sono venerati quelli di Veronica,sua figlia
spirituale.
Agostino e Veronica si trovano poco distanti l'uno
dall'altra,quasi a significare che non si può andare a venerare
il Padre senza passare dalla figlia.
Recarsi a Binasco non solo per venerarla,ma anche per chiederle
d'intercedere per la propria salute e dei propri cari,con la
certezza che la grande mistica di Santa Marta non rimarrà
indifferente.
Santa Marta era un celebre monastero fatto costruire nel 1345
dalla nobildonna Simonina di Casale Monferrato,che vi si ritirò
con delle amiche per vivere in preghiera e penitenza.
Nel 1405,mentre era Priora suor Margherita Lambertenghi,la
comunità religiosa decise di adottare la regola monastica
agostiniana.Successivamente suor Michelina ottenne l'annessione
al monastero della chiesa di Santa Marta,da cui aveva preso il
nome.
Suor Michelina era seconda Priora del monastero quando all'inizio
della primavera del 1466 accettò Nina,la futura suor
Veronica,tra le figlie del Santo Padre Agostino.
Quando Nina indossò il saio agostiniano,suor Michelina,con
parole profetiche,le disse:"Tu non sarai più Nina,ma suor
Veronica.Sarai consacrata alla Passione. Vivrai nelle tue membra
e nel tuo cuore la partecipazione alla sofferenza del
Redentore".
Ella ascoltò con umiltà, poi rispose con
dolcezza:"Reverenda Madre,eccomi per fare la volontà del
mio Signore".Così fu.La sua vita fu una continua
condivisione della crocefissione di Cristo.
Testimone oculare fu suor Taddea De'Bonali che la seguì e ne
condivise l'ideale agostiniano di vivere con carità nella
comunità per realizzare l'unità in Dio;ideale che si può
concretizzare solo con l'umiltà,come ben sottolinea il Santo
Padre Agostino.
Fu madre,amica,sorella e fedele compagna dei viaggi che
l'innamorata del Redentore fece a Como e a Roma,nonchè intima
confidente delle mirabili visioni e delle rivelazioni
soprannaturali;ma anche la sua più grande ammiratrice.La ispirò
e la guidò prima come semplice consorella,poi come
vicaria,infine come Priora.Pertanto l'umile conversa si sentiva
legata a suor Taddea come una figlia alla
madre.Spesso,però,proprio le persone più care e più vicine
sono colpite dalla provvida sventura.
Infatti,suor Taddea nel 1488 s'ammalò gravemente.Si disperava
per la sua vita,ma Veronica non intendeva perdere una madre tanto
cara e premurosa,per cui cominciò ad implorare la Vergine
Santissima,chiedendole la guarigione della tanto amata
consorella.
La sua incessante preghiera,umile ed intensa,non rimase
inascoltata.Dotata di spirito profetico,predisse che sarebbe
guarita la domenica delle Palme.Così avvenne.Quella domenica un
Angelo fu inviato dal Cielo a consegnare a Veronica un ramoscello
d'olivo quale segno dell'avvenuta guarigione di suor Taddea.
Il frate domenicano Isidoro degli Isolani che vide quel
ramoscello così lo descrisse: "E' d'argento ornato con
colori,come i diversi doni offerti da Dio allo spirito di
Taddea".
Come Veronica mediò per la guarigione della sua consorella
Taddea,così può intercedere per quanti si rivolgono a lei con
fede.Chi ha bisogno di conforto spirituale e fisico può andare a
Binasco per pregare presso l'urna della mistica agostiniana:ella
non resterà insensibile alle preghiere di chi soffre.
Quel ramoscello è ora custodito nella locale chiesa
parrocchiale,dove è possibile ammirare la Beata Veronica
raffigurata con l'olivo tra le mani,come Santa Rita con la
rosa,ambedue figlie del Santo Padre Agostino.
6 - VERONICA OBBEDIENTE FINO ALL'EROISMO PER PIACERE AL SIGNORE
Tutti i cristiani sono chiamati
alla santità,ma per realizzarla ci sono cammini diversi a
seconda dello stile di vita al quale ciascuno è
chiamato.Particolare è quello religioso che si concretizza con i
consigli evangelici e con la vita in comune,precisa
Sant'Agostino,intesa " come uguaglianza evangelica di tutti
i confratelli e come amore reciproco."
Lo stile di vita caratterizzato dal carisma agostiniano ha dato
alla Chiesa grandi santi e mistici.Alcuni sono molto noti come
San Nicola da Tolentino e Santa Rita da Cascia.Altri,invece,sono
poco conosciuti come Veronica da Binasco,quasi ignorata persino
dall'Ordine al quale appartiene. Eppure visse una vita
completamente dedita alla realizzazione della sua particolare
chiamata secondo la spiritualità di Sant'Agostino,divenendo una
delle sue più grandi figlie del XV° secolo,come si rileva dalla
biografia pubblicata a Monza nel 1890.
Dal grande Padre della necessità assoluta della Grazia,Veronica
imparò che l'obbedienza è la caratteristica essenziale della
vita religiosa.Nella regola Agostino,infatti,scrive con
chiarezza: "Obbedite al vostro superiore come ad un padre,ma
esprimetegli anche il dovuto rispetto in considerazione del suo
ufficio,altrimenti in lui offendete Dio.Questo è ancora più
vero riguardo al sacerdote che porta la responsabilità di tutti
voi."
Trascorse gli anni dal 1466 al 1487 progredendo nella perfezione
religiosa,in particolare nell'obbedienza secondo l'insegnamento
agostiniano.Aspirando ad una vita sempre più
mor-tificata,chiedeva al suo confessore, padre Alciati, al quale
professava illimitata sottomissione,il permesso di sottoporsi a
nuove penitenze per il timore amorevole di sacrificarsi poco per
l'Amore Assoluto,il Signore.Il confessore,però,uomo prudente ed
assennato,per verificarne il fervore,la umiliava con aspri
rimproveri, mettendoa duraprova la sua obbedienza e la sua
pazienza.Eroicamente obbediva senza mormorazioni,convinta che
tutto avveniva per volontà del suo Signore.
Le accadeva che di notte riusciva a dormire poche ore.Appena
sveglia ,cominciava a meditare sui misteri del Signore,
infiammandosi d'amore di Dio, tanto da avvertire un grande calore
in tutto il corpo. Pertanto si sentiva stimolata ad alzarsi dal
povero letto per meglio concentrarsi nella preghiera.Ne parlò al
confessore, il quale, dopo averla ascoltata e vagliata la
richiesta,per provare la sua disponibiltà all'obbedienza,le
impose di rimanere a letto fino al suono della sveglia per
l'intera comunità.Umilmente obbedì, ma non senza difficoltà.
A conferma che l'obbedienza è il sacrificio più gradito al
Signore,forse nel 1487 ,le comparve per la prima volta Gesù,il
quale ledisse:"Sappi, figlia,che la tua sottomissione al
padre confessore,allorchè ti negò il permesso di alzarti di
notte per pregare,mi è molto piaciuta,pochè mi è più gradita
l'obbedienza e l'osservanza degli ordini dei superiori che il
soddisfare i propri desideri,anche se positivi.Io venni dal Cielo
per obbedienza e per obbedienza ascesi al patibolo della croce e
vi morii".
Ma ogni occasione era buona per cercare di sottoporre il proprio
corpo a nuove penitenze.Le monache del monastero di santa Marta
per ripararsi dal rigido freddo invernale di Milano portavano il
mantello anche quando andavano al refettorio.Veronica per
mortificare il suo corpo chiese al suo confessore il permessodi
non portarlo neanche durante le giornate più fredde.Padre
Al-ciati,dopo averla ascoltata,le impose di portare il mantello
non solo d'inverno,ma anche durante i mesi estivi per pubblica
penitenza. Obbedì,soffrendo con eroismo ed umiltà,soprattutto
per le mormorazioni delle consorelle,alle quali non osò mai dare
hiarimenti,poichè l'obbedienza costituisce il perno della vita
religiosa.
Ordinariamente, con il permesso del confessore e della madre
Badessa,suor Taddea, digiunava a pane ed acqua il lunedì,il
mercoledì, il venerdì e nelle vigilie delle feste della
santissima Vergine.Gli altri giorni consumava i pasti,poveri ed
insìpidi,con le consorelle.L'unico sapore che dilettava il suo
palato era quello del vino,ma ne beveva pochissimo.Il Signore
volle che se ne privasse.Infatti,forse nel 1490,comunque diversi
anni prima che morisse,le comparve nuovamente
dicendole:"Figlia,voglio che per amore mio tu d'ora in poi
faccia maggior penitenza che per il passato. Voglio che tu
rinunci a quella cosa che più ti diletta."
Veronica,obbediente fino all'eroismo,dopo un diligente
esame,trovò che la cosa che maggiormente le piaceva era il
vino.Senza esitazioni e per piacere sempre più al suo Signore se
ne astenne.Non ne gustò più fino alla morte. L'esempio di
Veronica è di grande attualità e di grande insegnamento per
aver saputo vivere nell'obbedienza totale,assoluta,eroica;mai
concordata o discussa.
7 - Gli Angeli, esseri familiari alla Beata Veronica da Binasco
S.Agostino parlando degli
angeli asserisce:"Di ogni cosa visibile in questo mondo si
occupa un angelo. Gli angeli sono spiriti, ma non è il fatto di
essere spiriti a renderli angeli. Divengono angeli quando vengono
mandati. Il nome angelo, infatti, si riferisce alla loro
funzione, non alla loro natura. Se chiedete il nome di questa
natura, allora è spirito; se chiedete il loro ruolo, allora è
quello di angelo, che vuol dire messaggero."
Tertulliano, apologeta cristiano, precedentemente, aveva
specificato che l'anima, giunta all'altro mondo, " trasale
di gioia nel vedere il volto del proprio angelo, che si appresta
a condurla nella dimora che le è destinata."
Sicuramente andò incontro a Veronica, umile figlia di
sant'Agostino, la sera di venerdì 13.1.1497, allorchè emise
l'ultimo respiro, mentre suor Taddea le teneva teneramente la
mano. Quell'angelo messaggero che l'aveva accompagnata durante i
suoi trent'anni di vita religiosa, trascorsi per le strade di
Milano come missionaria e questuante e nel monastero di s.Marta
come addetta alla cucina ed al giardino, l'aspettava per condurla
festosamente al Padre.
Il suo angelo custode per anni le aveva comunicato gli ordini di
Dio ai quali ella aveva obbedito con il cuore traboccante di
pace, di gioia ed amore, come pure con umiltà, virtù tanto cara
al cuore di s. Agostino.
Fu quell'angelo, ormai familiare alla povera contadina di
Binasco, a comunicarle di fare qualcosa di speciale per la
Chiesa, la cui guida preferiva alla celebrazione
dell'Eucaristia" il ballo od il giuoco delle castagne."
Nella notte tra il 10 e l'11 agosto del 1492, infatti, a Roma era
stato eletto Papa," comprando in contanti la maggioranza del
Sacro Collegio", un uomo corrotto, assetato di potere e di
ricchezza, Rodrigo BORGIA, rimasto alla storia con il nome di
Alessandro VI.
In merito alla sua elezione al trono di Pietro, Pastor nella
" Storia dei Papi" precisa con la massima chiarezza
come da allora " ... iniziarono i giorni dell'infamia e
dello scandalo per la Chiesa romana."
Il Burckard nel suo " Diarium " precisa che, appena
eletto Papa, Alessandro VI aveva promesso che avrebbe cambiato
vita, riformato la Chiesa e ricondotto gli Ordini religiosi alla
loro primitiva purezza. Se lo avesse fatto avrebbe potuto
impedire la riforma di Lutero e di Calvino e la conseguente
divisione del popolo di Dio, ma con la sua condotta spianò la
strada ai due riformatori.
Mentre a Roma regnava il disordine morale, politico, religioso,
la corruzione, il nepotismo, a Milano, nel monastero di santa
Marta, suor Veronica lavorava, pregava e soffriva per le
condizioni in cui versava la Chiesa.
Per porre un freno a questa desolazione romana, un giorno
comparve a Veronica il " messaggero celeste" con un
preciso ordine di Dio,quello di recarsi nel convento francescano
di Como, dove avrebbe dovuto rintracciare fra Giovanni, che le
avrebbe riferito la ragione per cui l'Assoluto l'aveva portata
dalle campagne di Binasco a santa Marta.
Obbediente ed umile, con suor Taddea e suor Simona, Veronica
partì per Como,ma, prima di raggiungere il convento francescano,
passò per la chiesa di sant'Agostino, fondata dagli Eremitani
nella prima metà del 1300. Lì, Veronica, con le consorelle,
sostò a lungo in preghiera per chiedere al suo diletto Padre
Agostino di aiutarla nell'incontro con fra Giovanni.
Quando seppe " il motivo" della sua missione trasalì,
spaventata.
Ritornata a Milano, continuò a lavorare, a pregare e penare per
il disordine e la corruzione che dilagavano sempre più nella
Chiesa. Mentre il tempo trascorreva inesorabilmente, un giorno,
con ferma decisione, riferì alla Badessa e alle
consorelle:" Ho un messaggio di Dio per Sua Santità il
Papa"; messaggio che raggelò tutte.
Nel settembre del 1495, con suor Taddea, lasciò Milano alla
volta di Roma, dove giunsero dopo un lungo e faticoso viaggio.
Dopo qualche giorno ebbe l'invito per l'udienza papale.
Quella mattina, tremante, entrò nella sala del trono,
sfarzosamente illuminata ed affollata da grandi personaggi e da
dame aristocratiche.
Annunciato da uno squillo di tromba, entrò il Papa, raggiungendo
lentamente il trono, mentre tutti si inchinavano riverenti. Le
udienze si iniziarono. Quando giunse il turno di Veronica, ella
si avvicinò spaventata al trono:salì gli scalini e si prostrò
baciando le pantofole d'oro e,poi, la mano di quel peccatore in
cui, malgrado tutto, riconosceva la figura di Pietro.
Alessandro VI, dopo averla silenziosamente osservata, si alzò,
la prese per mano ed insieme scesero i gradini per andare in una
saletta per un'udienza riservata. Quello di cui parlarono non si
seppe allora e non si saprà mai.
Però, quando Veronica uscì seguita dal Papa, egli era Binasco
visibilmente turbato.La povera ed umiliata figlia della terra di
Binasco aveva umiliato un grande, il rappresentante di Cristo in
terra.
Quel grande, risalito sul trono con passo incerto, indicò
l'analfabeta questuante di s. Marta e, rivolgendosi ai grandi
della terra che affollavano superbamente la sala del trono, con
voce che non sembrava più la sua,disse:" Honoretis hanc
mulierem: sancta quippe foemina est!" ( Rendete onore a
questa donna perchè è una santa.)
Nonostante il tempo trascorso, l'invito ad onorare Veronica viene
rinnovato con calore dalla terra binaschina e rivolto a quanti la
conoscono o vogliono conoscere la sua eroica virtù.
L'occasione è data dai grandi e solenni festeggiamenti che il
Prevosto don Luigi Lucini, con il Consiglio Pastorale, sta
organizzando per la ricorrenza del quinto centenario della sua
morte, con il coinvolgimento non solo della devota popolazione,
ma anche delle monache agostiniane del monastero di santa Monica,
sito in Milano, via Ponzio nr.46, dove vivono venti consorelle di
Veronica, uniche eredi in Lombardia del carisma agostiniano,
vissuto con gioia, pace ed amore dall'umile Binaschina conosciuta
ormai in tutta l'Italia grazie al periodico Prendileggi, edito
dai frati agostiniani di Napoli.
8 - BINASCO E CASCIA UNITI DA RITA E DA VERONICA
Binasco e Cascia sono due terre
lontane geograficamente,ma spiritualmente unite da due donne,Rita
e Veronica,le quali hanno vissuto nel XV° secolo lo stesso
carisma,quello del Santo Padre Agostino.Ma la novità non è solo
questa.
I resti mortali delle due stelle agostiniane sono conservati con
grande amore:quelli di Veronica nella chiesa parrocchiale di
Santo Stefano in Binasco,circondati dalla devozione affettiva,ma
gelosa,dei suoi binaschini.Quelli di Rita,invece,sono venerati
nella famosa architettonica Basilica di Cascia,conosciuta in
Italia e nel mondo,voluta ardentemente da Madre Teresa
Fasce,elevata all'onore dell'Altare il 12 ottobre scorso,a soli
cinquant'anni dalla sua morte avvenuta nel 1947.
Entrando nella Basilica ritiana,si resta abbagliati dalla
Cappella del SS.Sacramento affrescata dal pittore Luigi Filocamo.
Nella fascia del matronèo,da sinistra a destra,come in un felice
rapporto con la storia dell'Ordine,sono dipinti ben quindici
santi e beati agostiniani,dal Beato Federico da Ratisbona,mentre
riceve l'Eucarestia da un angelo,alla Beata Madre Teresa
Fasce,ultima stella della bandiera dell'Ordine di Sant'Agostino.
Gli affreschi vennero commissionati dalle monache del monastero
agostiniano di Santa Rita nel lontano 1949 all'artista Luigi
Filocamo,il quale visse a lungo a Milano,dove sicuramente
ebbe modo di conoscere l'affascinante e misteriosa vita della
Beata Veronica da Binasco.
Al centro della fascia del matronèo spicca Sant'Agostino vestito
da Vescovo.Ha nella mano destra il libro della Regola,dove si
legge un messaggio,oggi quasi dimenticato:"Ante omnia
fratres carissimi diligatur Deus deinde proximus."
Tra Sant'Agostino,maestro e fondatore della numerosa famiglia
agostiniana,e San Giovanni da Sahagùm,l'artista Luigi
Filocamo,milanese d'adozione e formazione,dipinse lei,Veronica
vestita con il saio agostiniano e la lunga cintura di cuoio
nero,particolarità che ultimamente è stata rilevata dalle
monache e dai frati agostiniani, i quali stanno riscoprendo
l'umile questuante del monastero di Santa Marta,l'amante della
Croce,della Passione di Cristo.
In particolare ha scoperto Veronica il Padre Provinciale, Padre
fra Gianfranco Casagrande,che già più volte si è recato a
Binasco e si è incontrato con il Prevosto don Luigi Lucini,il
quale l'ha invitato a presiedere la liturgia dell'11.1.1998,festa
della Beata e chiusura dei festeggiamenti del V° Centenario
della morte,avvenuta il 13.1.1497.
Con entusiasmo il Provinciale ha aderito all'invito a conferma
della devozione dell'Ordine per la grande figlia del Santo Padre
Agostino e del forte legame esistente tra gli agostiniani e la
terra di Binasco.
9 - BINASCO (Milano): Solenne concelebrazione Eucaristica di ringraziamento per il 50° disacerdozio di don Luigi De Felici.
Nella Chiesa parrocchiale di
santo Stefano in Binasco,affollatissima per l'occasione,alle ore
15.00 del 29 giugno scorso,è stata solennemente concelebrata
l'Eucarestia di ringraziamentoper il 50° di sacerdozio di Don
Luigi De Felici.
Ordinato il 28 giugno 1947 a Pavia,il giorno successivo celebrò
la sua prima messa a Binasco,davanti all'urna che contiene il
miracoloso corpo della beata Veronica
agostiniana.Successi-vamente ha svolto la sua missione
sacerdotale in varie parrocchie,lasciando ovunque il profumo
delle sue virtù di uomo della Chiesa.
Dall'8 dicembre 1977 è a Binasco,dove nacque e intrapreseil
cammino spirituale,vocazionale e culturale,nonostante la precaria
salute,sotto la costante protezione della Beata Veronica,alla
quale è legato da una profonda devozione.Si può affermare che
don Luigi è il più grande miracolo che Veronica abbia fatto.Non
a caso la ricorrenza del quinto centenario della sua morte
(1497-1997) è coincisa con il 50° di sacerdozio di don Luigi,
figlio, onore e vanto della terra di Binasco.Due
vocazioni,religiosa agostiniana quella di Veronica,sacerdotale
diocesana quella di don Luigi,che hanno molti punti in comune:
l'amore per l'Eucarestia,lo spirito missionario per i deboli,per
gli ammalati e per i poveri,il completo abbandono alla volontà
imperscrutabile di Dio,l'umiltà,la profonda convinzione
dell'assoluta necessità della Grazia,come insegna il santo Padre
Agostino.
Missionario dell'ascolto e del silenzio,come lo definiscono i
suoi compaesani,che nutrono per lui un amore profondo e una stima
senza limiti,trascorre intere ore con gli ammalati,che visita
giornalmente con il suo incoraggiante sorriso,o nel confessionale
per amministrare il sacramento della penitenza.
Diffonde la Parola di Cristo soprattutto con l'esempio,ma anche
tramite le pagine del settimanale di Pavia "Il Ticino"
e quelle del mensile "Prendileggi",edito dai frati
agostiniani di Napoli.
Ad maiora,don Luigi,con Agostino e Veronica!
10 - 13 giugno 1812 - 13 giugno 1997: due date storiche per Veronica e per i binaschini
Nel 1466 Veronica partì
silenziosamente per Milano per entrare nel più importante
monastero agostiniano,quello di Santa Marta.Dopo aver vissuto la
vita monacale "amando solo Maria
Santissima,Gesù suo figlio e gli uomini in Dio",salì al
Padre per unirsi all'Amore,nel 1497,lasciando i suoi resti
mortali sulla terra.
Nel 1798 il galoppante ed impietoso laicismo napoleonico
soppresse il monastero e l'urna di Veronica rimase
abbandonata,senza una preghiera,senza un fiore.Si temeva che le
ossa andassero profanate e disperse,quando,misteriosamente,fu
decisa la sua traslazione a Binasco.
Solennemente,il 13 giugno del 1812,ella ritornò alla sua chiesa
di santo Stefano,alla sua terra che l'aveva generata,alla sua
gente, per proteggerla per sempre.
Quest'anno ricorre il quinto centenario della sua morte terrena e
della sua rinascita in Dio (1497-1997).L'attivissimo parroco Don
Luigi Lucini per l'occasione ha organizzato un intenso programma
religioso per onorare la grande mistica,figlia della terra di
Binasco e del grande santo padre Agostino,con eccezionale
impegno,bravura e spirito religioso agostiniano.
Il momento culminante per il popolo è stato quello della
missione predicata dagli espertissimi missionari oblati di Maria
Immacolata,i quali hanno travolto,coinvolto,trascinato i
Binaschini con la parola della Bibbia e affascinato i giovani con
il loro abito nero sul quale spiccava il crocefisso.
Per Veronica, invece,l'evento speciale,particolare è stato il 13
giugno 1997,quando,accom-pagnata dai suoi devotissimi
concittadini,è ritornata spiritualmente a Milano,per respirare
ancora una volta l'aria claustrale del monostero agostiniano,non
quello di santa Marta,ma,l'unico rimasto,quello di santa
Monica,sito in via Ponzio nr.46,dove, per seguirne l'esempio,
qualche giovane può rivolgersi per un discernimento vocazionale
agostiniano.
Con due pullman,alle ore 20.15,circa 100 binaschini sonopartiti
per Milano,con l'infaticabile Don Luigi Lucini ed i suoi
collaboratori don Luigi De Felici e don Marco Palladini:su tutti
aleggiava gioioso lo spirito di Veronica. Alle ore 20.45,tutti
sorridenti ed emozionati erano davanti alla chiesa di santa
Monica,adiacente al monastero.Qui al gruppo binaschino si sono
uniti dei laici agostiniani di Milano,nonchè padre Francesco
Favari o.s.a.
Intanto,in chiesa, le monache erano già in ginocchio raccolte in
preghiera sul lato destro dell'Altare ad attendere la loro grande
consorella,che entrava,spiritualmente,circondata festosamente
dalla sua gente.
Alle 21.00, con la puntualità tipica di don Luigi Lucini,si è
iniziata la concelebrazione dell'Eucarestia dallo stesso
presieduta e assistito da don Luigi De Felici,da don Marco
Palladini e da padre Francesco Favari o.s.a.
La cerimonia è stata semplice,toccante tutt'agostiniana.I
Binaschini per un momento hanno creduto di vedere sull'Altare e
sentire la voce non del loro parroco,ma di un parroco
agostiniano.La convinzione è divenuta più forte quando
all'omelia ha parlato con competenza di sant'Agostino, della sua
figlia Veronica, del carisma agostiniano,incentran-
dolo sul primato egidiano dell'amore.
Dopo aver ricevuto,con grande raccoglimento e profondo
silenzio,l'Eucarestia,il pane con il quale venivacibata Veronica
dal suo Angelo durante i suoi lunghi digiuni,i Binaschini hanno
applaudito a lungo le 18 monache agostiniane,le quali con gioia
ed imbarazzo,eccezionalmente,hanno posato sull'Altare con i
concelebranti per una foto ricordo.
Alle ore 22.30,dopo un fraterno saluto nel parlatorio,il silenzio
è calato sul monastero,il portone è stato chiuso,i binaschini
sono ripartiti gioiosamente per la loro terra,che ormai fa parte
degli itinerari agostiniani della
Lombardia:MilanoBinasco-Pavia:Rita-Veronica-Agostino;come ha
affermato il 25 maggio scorso il Padre Provinciale degli
Agostiniani d'Italia,Padre Gianfranco Casagrande,devoto della
beata,nella chiesa di santa Rita di Milano alla Barona,parlando
del Fondatore sant'Agostino e delle due grandi figlie:Rita e
Veronica.

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Ti ringrazio
Mamma Celeste perché so che ogni persona che ha visitato questa
pagina è stata chiamata da te.
Ti chiedo di proteggere e di accompagnare queste anime nella loro
vita.
Fa ,o Madre, che tutti possano conoscere presto
l'Amore di Dio.
"Se
sapeste quanto vi amo piangereste di gioia."- Madonna di Medjugorje

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