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Beata Veronica da Binasco
di Vincenzo Maddaloni

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Indice Beata Veronica da Binasco

5 - L'ANGELO PORGE A VERONICA UN RAMOSCELLO D'OLIVO A CONFERMA DELLA GUARIGIONE DI SUOR TADDEA

Perchè andare a Binasco? Perchè questo comune,anche se poco conosciuto, fa parte degli itinerari agostiniani della Lombardia,come Pavia.Nell'antica Chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro sono custoditi,in una preziosa urna,i resti mortali del grande Padre e Fondatore dell'Ordine;in quella di Binasco sono venerati quelli di Veronica,sua figlia spirituale.
Agostino e Veronica si trovano poco distanti l'uno dall'altra,quasi a significare che non si può andare a venerare il Padre senza passare dalla figlia.
Recarsi a Binasco non solo per venerarla,ma anche per chiederle d'intercedere per la propria salute e dei propri cari,con la certezza che la grande mistica di Santa Marta non rimarrà indifferente.
Santa Marta era un celebre monastero fatto costruire nel 1345 dalla nobildonna Simonina di Casale Monferrato,che vi si ritirò con delle amiche per vivere in preghiera e penitenza.
Nel 1405,mentre era Priora suor Margherita Lambertenghi,la comunità religiosa decise di adottare la regola monastica agostiniana.Successivamente suor Michelina ottenne l'annessione al monastero della chiesa di Santa Marta,da cui aveva preso il nome.
Suor Michelina era seconda Priora del monastero quando all'inizio della primavera del 1466 accettò Nina,la futura suor Veronica,tra le figlie del Santo Padre Agostino.
Quando Nina indossò il saio agostiniano,suor Michelina,con parole profetiche,le disse:"Tu non sarai più Nina,ma suor Veronica.Sarai consacrata alla Passione. Vivrai nelle tue membra e nel tuo cuore la partecipazione alla sofferenza del Redentore".
Ella ascoltò con umiltà, poi rispose con dolcezza:"Reverenda Madre,eccomi per fare la volontà del mio Signore".Così fu.La sua vita fu una continua condivisione della crocefissione di Cristo.
Testimone oculare fu suor Taddea De'Bonali che la seguì e ne condivise l'ideale agostiniano di vivere con carità nella comunità per realizzare l'unità in Dio;ideale che si può concretizzare solo con l'umiltà,come ben sottolinea il Santo Padre Agostino.
Fu madre,amica,sorella e fedele compagna dei viaggi che l'innamorata del Redentore fece a Como e a Roma,nonchè intima confidente delle mirabili visioni e delle rivelazioni soprannaturali;ma anche la sua più grande ammiratrice.La ispirò e la guidò prima come semplice consorella,poi come vicaria,infine come Priora.Pertanto l'umile conversa si sentiva legata a suor Taddea come una figlia alla madre.Spesso,però,proprio le persone più care e più vicine sono colpite dalla provvida sventura.
Infatti,suor Taddea nel 1488 s'ammalò gravemente.Si disperava per la sua vita,ma Veronica non intendeva perdere una madre tanto cara e premurosa,per cui cominciò ad implorare la Vergine Santissima,chiedendole la guarigione della tanto amata consorella.
La sua incessante preghiera,umile ed intensa,non rimase inascoltata.Dotata di spirito profetico,predisse che sarebbe guarita la domenica delle Palme.Così avvenne.Quella domenica un Angelo fu inviato dal Cielo a consegnare a Veronica un ramoscello d'olivo quale segno dell'avvenuta guarigione di suor Taddea.
Il frate domenicano Isidoro degli Isolani che vide quel ramoscello così lo descrisse: "E' d'argento ornato con colori,come i diversi doni offerti da Dio allo spirito di Taddea".
Come Veronica mediò per la guarigione della sua consorella Taddea,così può intercedere per quanti si rivolgono a lei con fede.Chi ha bisogno di conforto spirituale e fisico può andare a Binasco per pregare presso l'urna della mistica agostiniana:ella non resterà insensibile alle preghiere di chi soffre.
Quel ramoscello è ora custodito nella locale chiesa parrocchiale,dove è possibile ammirare la Beata Veronica raffigurata con l'olivo tra le mani,come Santa Rita con la rosa,ambedue figlie del Santo Padre Agostino.

6 - VERONICA OBBEDIENTE FINO ALL'EROISMO PER PIACERE AL SIGNORE

Tutti i cristiani sono chiamati alla santità,ma per realizzarla ci sono cammini diversi a seconda dello stile di vita al quale ciascuno è chiamato.Particolare è quello religioso che si concretizza con i consigli evangelici e con la vita in comune,precisa Sant'Agostino,intesa " come uguaglianza evangelica di tutti i confratelli e come amore reciproco."
Lo stile di vita caratterizzato dal carisma agostiniano ha dato alla Chiesa grandi santi e mistici.Alcuni sono molto noti come San Nicola da Tolentino e Santa Rita da Cascia.Altri,invece,sono poco conosciuti come Veronica da Binasco,quasi ignorata persino dall'Ordine al quale appartiene. Eppure visse una vita completamente dedita alla realizzazione della sua particolare chiamata secondo la spiritualità di Sant'Agostino,divenendo una delle sue più grandi figlie del XV° secolo,come si rileva dalla biografia pubblicata a Monza nel 1890.
Dal grande Padre della necessità assoluta della Grazia,Veronica imparò che l'obbedienza è la caratteristica essenziale della vita religiosa.Nella regola Agostino,infatti,scrive con chiarezza: "Obbedite al vostro superiore come ad un padre,ma esprimetegli anche il dovuto rispetto in considerazione del suo ufficio,altrimenti in lui offendete Dio.Questo è ancora più vero riguardo al sacerdote che porta la responsabilità di tutti voi."
Trascorse gli anni dal 1466 al 1487 progredendo nella perfezione religiosa,in particolare nell'obbedienza secondo l'insegnamento agostiniano.Aspirando ad una vita sempre più mor-tificata,chiedeva al suo confessore, padre Alciati, al quale professava illimitata sottomissione,il permesso di sottoporsi a nuove penitenze per il timore amorevole di sacrificarsi poco per l'Amore Assoluto,il Signore.Il confessore,però,uomo prudente ed assennato,per verificarne il fervore,la umiliava con aspri rimproveri, mettendoa duraprova la sua obbedienza e la sua pazienza.Eroicamente obbediva senza mormorazioni,convinta che tutto avveniva per volontà del suo Signore.
Le accadeva che di notte riusciva a dormire poche ore.Appena sveglia ,cominciava a meditare sui misteri del Signore, infiammandosi d'amore di Dio, tanto da avvertire un grande calore in tutto il corpo. Pertanto si sentiva stimolata ad alzarsi dal povero letto per meglio concentrarsi nella preghiera.Ne parlò al confessore, il quale, dopo averla ascoltata e vagliata la richiesta,per provare la sua disponibiltà all'obbedienza,le impose di rimanere a letto fino al suono della sveglia per l'intera comunità.Umilmente obbedì, ma non senza difficoltà.
A conferma che l'obbedienza è il sacrificio più gradito al Signore,forse nel 1487 ,le comparve per la prima volta Gesù,il quale ledisse:"Sappi, figlia,che la tua sottomissione al padre confessore,allorchè ti negò il permesso di alzarti di notte per pregare,mi è molto piaciuta,pochè mi è più gradita l'obbedienza e l'osservanza degli ordini dei superiori che il soddisfare i propri desideri,anche se positivi.Io venni dal Cielo per obbedienza e per obbedienza ascesi al patibolo della croce e vi morii".
Ma ogni occasione era buona per cercare di sottoporre il proprio corpo a nuove penitenze.Le monache del monastero di santa Marta per ripararsi dal rigido freddo invernale di Milano portavano il mantello anche quando andavano al refettorio.Veronica per mortificare il suo corpo chiese al suo confessore il permessodi non portarlo neanche durante le giornate più fredde.Padre Al-ciati,dopo averla ascoltata,le impose di portare il mantello non solo d'inverno,ma anche durante i mesi estivi per pubblica penitenza. Obbedì,soffrendo con eroismo ed umiltà,soprattutto per le mormorazioni delle consorelle,alle quali non osò mai dare hiarimenti,poichè l'obbedienza costituisce il perno della vita religiosa.
Ordinariamente, con il permesso del confessore e della madre Badessa,suor Taddea, digiunava a pane ed acqua il lunedì,il mercoledì, il venerdì e nelle vigilie delle feste della santissima Vergine.Gli altri giorni consumava i pasti,poveri ed insìpidi,con le consorelle.L'unico sapore che dilettava il suo palato era quello del vino,ma ne beveva pochissimo.Il Signore volle che se ne privasse.Infatti,forse nel 1490,comunque diversi anni prima che morisse,le comparve nuovamente dicendole:"Figlia,voglio che per amore mio tu d'ora in poi faccia maggior penitenza che per il passato. Voglio che tu rinunci a quella cosa che più ti diletta."
Veronica,obbediente fino all'eroismo,dopo un diligente esame,trovò che la cosa che maggiormente le piaceva era il vino.Senza esitazioni e per piacere sempre più al suo Signore se ne astenne.Non ne gustò più fino alla morte. L'esempio di Veronica è di grande attualità e di grande insegnamento per aver saputo vivere nell'obbedienza totale,assoluta,eroica;mai concordata o discussa.

7 - Gli Angeli, esseri familiari alla Beata Veronica da Binasco

S.Agostino parlando degli angeli asserisce:"Di ogni cosa visibile in questo mondo si occupa un angelo. Gli angeli sono spiriti, ma non è il fatto di essere spiriti a renderli angeli. Divengono angeli quando vengono mandati. Il nome angelo, infatti, si riferisce alla loro funzione, non alla loro natura. Se chiedete il nome di questa natura, allora è spirito; se chiedete il loro ruolo, allora è quello di angelo, che vuol dire messaggero."
Tertulliano, apologeta cristiano, precedentemente, aveva specificato che l'anima, giunta all'altro mondo, " trasale di gioia nel vedere il volto del proprio angelo, che si appresta a condurla nella dimora che le è destinata."
Sicuramente andò incontro a Veronica, umile figlia di sant'Agostino, la sera di venerdì 13.1.1497, allorchè emise l'ultimo respiro, mentre suor Taddea le teneva teneramente la mano. Quell'angelo messaggero che l'aveva accompagnata durante i suoi trent'anni di vita religiosa, trascorsi per le strade di Milano come missionaria e questuante e nel monastero di s.Marta come addetta alla cucina ed al giardino, l'aspettava per condurla festosamente al Padre.
Il suo angelo custode per anni le aveva comunicato gli ordini di Dio ai quali ella aveva obbedito con il cuore traboccante di pace, di gioia ed amore, come pure con umiltà, virtù tanto cara al cuore di s. Agostino.
Fu quell'angelo, ormai familiare alla povera contadina di Binasco, a comunicarle di fare qualcosa di speciale per la Chiesa, la cui guida preferiva alla celebrazione dell'Eucaristia" il ballo od il giuoco delle castagne."
Nella notte tra il 10 e l'11 agosto del 1492, infatti, a Roma era stato eletto Papa," comprando in contanti la maggioranza del Sacro Collegio", un uomo corrotto, assetato di potere e di ricchezza, Rodrigo BORGIA, rimasto alla storia con il nome di Alessandro VI.
In merito alla sua elezione al trono di Pietro, Pastor nella " Storia dei Papi" precisa con la massima chiarezza come da allora " ... iniziarono i giorni dell'infamia e dello scandalo per la Chiesa romana."
Il Burckard nel suo " Diarium " precisa che, appena eletto Papa, Alessandro VI aveva promesso che avrebbe cambiato vita, riformato la Chiesa e ricondotto gli Ordini religiosi alla loro primitiva purezza. Se lo avesse fatto avrebbe potuto impedire la riforma di Lutero e di Calvino e la conseguente divisione del popolo di Dio, ma con la sua condotta spianò la strada ai due riformatori.
Mentre a Roma regnava il disordine morale, politico, religioso, la corruzione, il nepotismo, a Milano, nel monastero di santa Marta, suor Veronica lavorava, pregava e soffriva per le condizioni in cui versava la Chiesa.
Per porre un freno a questa desolazione romana, un giorno comparve a Veronica il " messaggero celeste" con un preciso ordine di Dio,quello di recarsi nel convento francescano di Como, dove avrebbe dovuto rintracciare fra Giovanni, che le avrebbe riferito la ragione per cui l'Assoluto l'aveva portata dalle campagne di Binasco a santa Marta.
Obbediente ed umile, con suor Taddea e suor Simona, Veronica partì per Como,ma, prima di raggiungere il convento francescano, passò per la chiesa di sant'Agostino, fondata dagli Eremitani nella prima metà del 1300. Lì, Veronica, con le consorelle, sostò a lungo in preghiera per chiedere al suo diletto Padre Agostino di aiutarla nell'incontro con fra Giovanni.
Quando seppe " il motivo" della sua missione trasalì, spaventata.
Ritornata a Milano, continuò a lavorare, a pregare e penare per il disordine e la corruzione che dilagavano sempre più nella Chiesa. Mentre il tempo trascorreva inesorabilmente, un giorno, con ferma decisione, riferì alla Badessa e alle consorelle:" Ho un messaggio di Dio per Sua Santità il Papa"; messaggio che raggelò tutte.
Nel settembre del 1495, con suor Taddea, lasciò Milano alla volta di Roma, dove giunsero dopo un lungo e faticoso viaggio. Dopo qualche giorno ebbe l'invito per l'udienza papale.
Quella mattina, tremante, entrò nella sala del trono, sfarzosamente illuminata ed affollata da grandi personaggi e da dame aristocratiche.
Annunciato da uno squillo di tromba, entrò il Papa, raggiungendo lentamente il trono, mentre tutti si inchinavano riverenti. Le udienze si iniziarono. Quando giunse il turno di Veronica, ella si avvicinò spaventata al trono:salì gli scalini e si prostrò baciando le pantofole d'oro e,poi, la mano di quel peccatore in cui, malgrado tutto, riconosceva la figura di Pietro.
Alessandro VI, dopo averla silenziosamente osservata, si alzò, la prese per mano ed insieme scesero i gradini per andare in una saletta per un'udienza riservata. Quello di cui parlarono non si seppe allora e non si saprà mai.
Però, quando Veronica uscì seguita dal Papa, egli era Binasco visibilmente turbato.La povera ed umiliata figlia della terra di Binasco aveva umiliato un grande, il rappresentante di Cristo in terra.
Quel grande, risalito sul trono con passo incerto, indicò l'analfabeta questuante di s. Marta e, rivolgendosi ai grandi della terra che affollavano superbamente la sala del trono, con voce che non sembrava più la sua,disse:" Honoretis hanc mulierem: sancta quippe foemina est!" ( Rendete onore a questa donna perchè è una santa.)
Nonostante il tempo trascorso, l'invito ad onorare Veronica viene rinnovato con calore dalla terra binaschina e rivolto a quanti la conoscono o vogliono conoscere la sua eroica virtù.
L'occasione è data dai grandi e solenni festeggiamenti che il Prevosto don Luigi Lucini, con il Consiglio Pastorale, sta organizzando per la ricorrenza del quinto centenario della sua morte, con il coinvolgimento non solo della devota popolazione, ma anche delle monache agostiniane del monastero di santa Monica, sito in Milano, via Ponzio nr.46, dove vivono venti consorelle di Veronica, uniche eredi in Lombardia del carisma agostiniano, vissuto con gioia, pace ed amore dall'umile Binaschina conosciuta ormai in tutta l'Italia grazie al periodico Prendileggi, edito dai frati agostiniani di Napoli.

8 - BINASCO E CASCIA UNITI DA RITA E DA VERONICA

Binasco e Cascia sono due terre lontane geograficamente,ma spiritualmente unite da due donne,Rita e Veronica,le quali hanno vissuto nel XV° secolo lo stesso carisma,quello del Santo Padre Agostino.Ma la novità non è solo questa.
I resti mortali delle due stelle agostiniane sono conservati con grande amore:quelli di Veronica nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano in Binasco,circondati dalla devozione affettiva,ma gelosa,dei suoi binaschini.Quelli di Rita,invece,sono venerati nella famosa architettonica Basilica di Cascia,conosciuta in Italia e nel mondo,voluta ardentemente da Madre Teresa Fasce,elevata all'onore dell'Altare il 12 ottobre scorso,a soli cinquant'anni dalla sua morte avvenuta nel 1947.
Entrando nella Basilica ritiana,si resta abbagliati dalla Cappella del SS.Sacramento affrescata dal pittore Luigi Filocamo.
Nella fascia del matronèo,da sinistra a destra,come in un felice rapporto con la storia dell'Ordine,sono dipinti ben quindici santi e beati agostiniani,dal Beato Federico da Ratisbona,mentre riceve l'Eucarestia da un angelo,alla Beata Madre Teresa Fasce,ultima stella della bandiera dell'Ordine di Sant'Agostino.
Gli affreschi vennero commissionati dalle monache del monastero agostiniano di Santa Rita nel lontano 1949 all'artista Luigi Filocamo,il quale visse a lungo a Milano,dove sicuramente
ebbe modo di conoscere l'affascinante e misteriosa vita della Beata Veronica da Binasco.
Al centro della fascia del matronèo spicca Sant'Agostino vestito da Vescovo.Ha nella mano destra il libro della Regola,dove si legge un messaggio,oggi quasi dimenticato:"Ante omnia fratres carissimi diligatur Deus deinde proximus."
Tra Sant'Agostino,maestro e fondatore della numerosa famiglia agostiniana,e San Giovanni da Sahagùm,l'artista Luigi Filocamo,milanese d'adozione e formazione,dipinse lei,Veronica vestita con il saio agostiniano e la lunga cintura di cuoio nero,particolarità che ultimamente è stata rilevata dalle monache e dai frati agostiniani, i quali stanno riscoprendo l'umile questuante del monastero di Santa Marta,l'amante della Croce,della Passione di Cristo.
In particolare ha scoperto Veronica il Padre Provinciale, Padre fra Gianfranco Casagrande,che già più volte si è recato a Binasco e si è incontrato con il Prevosto don Luigi Lucini,il quale l'ha invitato a presiedere la liturgia dell'11.1.1998,festa della Beata e chiusura dei festeggiamenti del V° Centenario della morte,avvenuta il 13.1.1497.
Con entusiasmo il Provinciale ha aderito all'invito a conferma della devozione dell'Ordine per la grande figlia del Santo Padre Agostino e del forte legame esistente tra gli agostiniani e la terra di Binasco.

9 - BINASCO (Milano): Solenne concelebrazione Eucaristica di ringraziamento per il 50° disacerdozio di don Luigi De Felici.

Nella Chiesa parrocchiale di santo Stefano in Binasco,affollatissima per l'occasione,alle ore 15.00 del 29 giugno scorso,è stata solennemente concelebrata l'Eucarestia di ringraziamentoper il 50° di sacerdozio di Don Luigi De Felici.
Ordinato il 28 giugno 1947 a Pavia,il giorno successivo celebrò la sua prima messa a Binasco,davanti all'urna che contiene il miracoloso corpo della beata Veronica agostiniana.Successi-vamente ha svolto la sua missione sacerdotale in varie parrocchie,lasciando ovunque il profumo delle sue virtù di uomo della Chiesa.
Dall'8 dicembre 1977 è a Binasco,dove nacque e intrapreseil cammino spirituale,vocazionale e culturale,nonostante la precaria salute,sotto la costante protezione della Beata Veronica,alla quale è legato da una profonda devozione.Si può affermare che don Luigi è il più grande miracolo che Veronica abbia fatto.Non a caso la ricorrenza del quinto centenario della sua morte (1497-1997) è coincisa con il 50° di sacerdozio di don Luigi, figlio, onore e vanto della terra di Binasco.Due vocazioni,religiosa agostiniana quella di Veronica,sacerdotale diocesana quella di don Luigi,che hanno molti punti in comune: l'amore per l'Eucarestia,lo spirito missionario per i deboli,per gli ammalati e per i poveri,il completo abbandono alla volontà imperscrutabile di Dio,l'umiltà,la profonda convinzione dell'assoluta necessità della Grazia,come insegna il santo Padre Agostino.
Missionario dell'ascolto e del silenzio,come lo definiscono i suoi compaesani,che nutrono per lui un amore profondo e una stima senza limiti,trascorre intere ore con gli ammalati,che visita giornalmente con il suo incoraggiante sorriso,o nel confessionale per amministrare il sacramento della penitenza.
Diffonde la Parola di Cristo soprattutto con l'esempio,ma anche tramite le pagine del settimanale di Pavia "Il Ticino" e quelle del mensile "Prendileggi",edito dai frati agostiniani di Napoli.
Ad maiora,don Luigi,con Agostino e Veronica!

10 - 13 giugno 1812 - 13 giugno 1997: due date storiche per Veronica e per i binaschini

Nel 1466 Veronica partì silenziosamente per Milano per entrare nel più importante monastero agostiniano,quello di Santa Marta.Dopo aver vissuto la vita monacale "amando solo Maria
Santissima,Gesù suo figlio e gli uomini in Dio",salì al Padre per unirsi all'Amore,nel 1497,lasciando i suoi resti mortali sulla terra.
Nel 1798 il galoppante ed impietoso laicismo napoleonico soppresse il monastero e l'urna di Veronica rimase abbandonata,senza una preghiera,senza un fiore.Si temeva che le ossa andassero profanate e disperse,quando,misteriosamente,fu decisa la sua traslazione a Binasco.
Solennemente,il 13 giugno del 1812,ella ritornò alla sua chiesa di santo Stefano,alla sua terra che l'aveva generata,alla sua gente, per proteggerla per sempre.
Quest'anno ricorre il quinto centenario della sua morte terrena e della sua rinascita in Dio (1497-1997).L'attivissimo parroco Don Luigi Lucini per l'occasione ha organizzato un intenso programma religioso per onorare la grande mistica,figlia della terra di Binasco e del grande santo padre Agostino,con eccezionale impegno,bravura e spirito religioso agostiniano.
Il momento culminante per il popolo è stato quello della missione predicata dagli espertissimi missionari oblati di Maria Immacolata,i quali hanno travolto,coinvolto,trascinato i Binaschini con la parola della Bibbia e affascinato i giovani con il loro abito nero sul quale spiccava il crocefisso.
Per Veronica, invece,l'evento speciale,particolare è stato il 13 giugno 1997,quando,accom-pagnata dai suoi devotissimi concittadini,è ritornata spiritualmente a Milano,per respirare ancora una volta l'aria claustrale del monostero agostiniano,non quello di santa Marta,ma,l'unico rimasto,quello di santa Monica,sito in via Ponzio nr.46,dove, per seguirne l'esempio, qualche giovane può rivolgersi per un discernimento vocazionale agostiniano.
Con due pullman,alle ore 20.15,circa 100 binaschini sonopartiti per Milano,con l'infaticabile Don Luigi Lucini ed i suoi collaboratori don Luigi De Felici e don Marco Palladini:su tutti aleggiava gioioso lo spirito di Veronica. Alle ore 20.45,tutti sorridenti ed emozionati erano davanti alla chiesa di santa Monica,adiacente al monastero.Qui al gruppo binaschino si sono uniti dei laici agostiniani di Milano,nonchè padre Francesco Favari o.s.a.
Intanto,in chiesa, le monache erano già in ginocchio raccolte in preghiera sul lato destro dell'Altare ad attendere la loro grande consorella,che entrava,spiritualmente,circondata festosamente dalla sua gente.
Alle 21.00, con la puntualità tipica di don Luigi Lucini,si è iniziata la concelebrazione dell'Eucarestia dallo stesso presieduta e assistito da don Luigi De Felici,da don Marco Palladini e da padre Francesco Favari o.s.a.
La cerimonia è stata semplice,toccante tutt'agostiniana.I Binaschini per un momento hanno creduto di vedere sull'Altare e sentire la voce non del loro parroco,ma di un parroco agostiniano.La convinzione è divenuta più forte quando all'omelia ha parlato con competenza di sant'Agostino, della sua figlia Veronica, del carisma agostiniano,incentran-
dolo sul primato egidiano dell'amore.
Dopo aver ricevuto,con grande raccoglimento e profondo silenzio,l'Eucarestia,il pane con il quale venivacibata Veronica dal suo Angelo durante i suoi lunghi digiuni,i Binaschini hanno applaudito a lungo le 18 monache agostiniane,le quali con gioia ed imbarazzo,eccezionalmente,hanno posato sull'Altare con i concelebranti per una foto ricordo.
Alle ore 22.30,dopo un fraterno saluto nel parlatorio,il silenzio è calato sul monastero,il portone è stato chiuso,i binaschini sono ripartiti gioiosamente per la loro terra,che ormai fa parte degli itinerari agostiniani della Lombardia:MilanoBinasco-Pavia:Rita-Veronica-Agostino;come ha affermato il 25 maggio scorso il Padre Provinciale degli Agostiniani d'Italia,Padre Gianfranco Casagrande,devoto della beata,nella chiesa di santa Rita di Milano alla Barona,parlando del Fondatore sant'Agostino e delle due grandi figlie:Rita e Veronica.

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Ti ringrazio Mamma Celeste perché so che ogni persona che ha visitato questa pagina è stata chiamata da te.
Ti chiedo di proteggere e di accompagnare queste anime nella loro vita.
Fa ,o Madre, che tutti possano conoscere presto
l'Amore di Dio.


"
Se sapeste quanto vi amo piangereste di gioia."- Madonna di Medjugorje

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- 24-05-97 Maria Ausiliatrice -

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