
Questa è la pagina dedicata ai santi,
beati, venerabili di Innamorati di Maria.
Beata
Veronica da Binasco
di
Vincenzo Maddaloni
Introduzione |
Home
page | Dedicazione | Fede | Preghiere | Siti | Indice bollettini | Ora pro nobis !! | Amici

Indice Beata Veronica da Binasco
1 - Beata Veronica della Passione e Morte del Redentore
Tra Milano e Pavia è situato
Binasco, un centro agricolo sconosciuto a molti.
Nell'Enciclopedia Universale Michelangelo si legge:"
Binasco, comune in provincia di Milano, noto per l'antico
Castello, dove nel 1418 venne rinchiusa e, poi, decapitata
Beatrice di Tenda, per ordine di Filippo Maria Visconti."
Più che questo macabro evento, lo ha reso famoso il fatto che vi
nacque e vi riposa una contadina analfabeta che seppe toccare il
cuore, durissimo, di Ludovico Sforza, detto il Moro, e del più
discusso papa, Alessandro VI.
Giovanna, da tutti,poi, chiamata Nina, nacque nella borgata di
Cicognola, nel 1445, da poveri contadini, Zanino e Giacomina.
Sotto l'amorosa vigilanza dei genitori, crebbe dedita al lavoro
nei campi e alla preghiera, senza mai vergognarsi delle umili
condizioni familiari che non le permettevano di frequentare una
scuola.
Per Nina, i libri e gli insegnanti erano i fiori dei campi. La
sua ricchezza era il creato nella cui immensità s'immergeva,
sentendosi vicina a quel Dio che aveva cominciato a conoscere
sulle ginocchia della mamma Giacomina.
Ben presto conobbe la sofferenza ed il dolore che segnano la vita
dei poveri, dei deboli, degli ultimi.
Un giorno, mentre pregava con profonda intensità, il suo sguardo
cadde sul Crocefisso ed allora intuì, improvvisamente, che nel
dolore c'è la salvezza. Imperscrutabilmente, si trovò ad essere
l'amante della Croce, ad offrire, quotidianamente, il suo
profondo amore al Cristo crocefisso.
Di lì a poco, maturò un profondo richiamo a partecipare
completamente al mistero della Croce, con la consacrazione
religiosa.
Una mattina, Zanino accompagnò Nina a Milano per chiedere che
fosse ammessa nel monastero di sant'Orsola,le cui suore erano
conosciute per la loro vita esemplare. Ma la Superiora l'ascoltò
appena.
Nina era, però, destinata a vivere la spiritualità affettiva
della Croce in un monastero di clausura agostiniano, quello di
santa Marta in Milano.
Quando la fanciulla bussò a quella porta, venne accolta dalla
Priora, Suor Michelina, con cordialità ed amicizia. Ma le fu ben
presto chiaro che non avere " neanche un briciolo di
cultura" costituiva una seria difficoltà, anche se
superabile.
Di ritorno a Binasco, cominciò a studiare e passò intere
nottate sui manoscritti che, per la prima volta nel 1463,
apparvero al casolare di Cicognola. Le giunse un aiuto
inaspettato, quando le apparve la " Signora" che, con
il suo splendore, la rincuorò.
Le disse: " Non ti crucciare troppo per imparare a leggere.
Ti bastino tre lettere, ma cerca di conoscerle bene. Una bianca,
che significherà il candore della tua anima. Una nera per non
lasciarti smuovere da scandali. Una rossa per ricordare ogni
giorno la Passione di mio Figlio." E poi: " Tu entrerai
a santa Marta, ma come conversa. Sarai intenta ad umili servizi e
Dio ti offrirà un grande dono."
Le porte del monastero, infatti, si aprirono per Nina, nella
primavera del 1466. Dopo un periodo di formazione, in cui le
vennero affidate umili mansioni in cucina e nell'orto, indossò
il saio agostiniano con una cerimonia semplice, ma fortemente
impegnativa.
Suor Michelina, nel silenzio generale delle consorelle, le
disse:" Tu non sarai pù Nina, ma suor Veronica. Ricorda in
te la donna che lungo la via del Calvario volle alleviare il
dolore del Cristo. Sarai consacrata alla Passione. Rivivrai nelle
tue membra e nel tuo cuore la partecipazione alla sofferenza del
Salvatore."
Ben presto divenne un modello per le consorelle, le quali ne
ascoltavano, rapite, i discorsi: suor Veronica aveva capito che
" uno dei tesori più grandi dell'essere umano era la parola
e ne faceva un ... autentico strumento di Dio, come un ponte di
trasmissione del messaggio che il Cristianesimo porta in
sè."
E di questo strumento fece un vero apostolato quando venne
incaricata della questua, che le diede modo di entrare nelle
famiglie, di conoscere le situazioni difficili.
Contadina ed analfabeta, dal libro della vita quotidiana imparò
ad essere una religiosa profondamente umana, senza le sterili
dispute dei nostri giorni.
Come monaca questuante, sempre in giro per le strade di Milano,
la gente cominciò a conoscerla, ad amarla ed a chiederle aiuto.
Apprese, direttamente, la cruda realtà di quel triste periodo
storico per Milano, sotto il Moro, e per la Chiesa, sotto il papa
Alessandro VI.
La vagabaonda dell' Assoluto, nella confusione sociale, politica
e religiosa del suo tempo, continuava a vivere il carisma
agostiniano senza discuterlo, ma studiandolo nel quotidiano
umano.
Dopo aver vissuto nella sua persona la Passione della Croce,
alimentata costantemente dall' Eucarestia,che riceveva a volte
direttamente dallo stesso Gesù, la sera di venerdì 13 gennaio
del 1497, circondata dalle sorelle, morì a 52 anni. Al suono
della campana del monastero, i Milanesi accorsero per venerarla.
Il papa Leone X la proclamò Beata il 15 dicembre del 1517, in
concomitanza con la ribellione di Lutero: una monaca agostiniana
saliva alla gloria dell'altare, mentre un monaco, pure
agostiniano, si ribellava allo stesso altare.
La bufera napoleonica del 1798 causò la chiusura di santa Marta
e la tomba di Veronica rimase dimendicata. Ma , dopo un lungo
silenzio, la voce di Veronica, modello di vita da riscoprire al
pari della sua consorella tedesca Suor Anna Caterina Emmerich
(1774 - 1824),mistica,veggente ed innamorata della Croce,le cui
atrocità visse nel suo corpo con il dono delle stimmate (la
binaschina,invece, con il dono delle lagrime),si è riudita.
Prima sommessamente, poi sempre più insistentemente, perchè i
giovani di oggi scoprano in lei la duplice vocazione,religiosa ed
umana.
Oggi il suo corpo è sepolto e venerato in Binasco, nella chiesa
di santo Stefano, dove fu battezzata. Vi fu traslata il 13 giugno
del 1812, perchè potesse stare per sempre con la sua gente.
Durante l'intero arco del 1997 è stato celebrato il V°
centenario della sua morte ( 1497 - 1997 ), organizzato nei
minimi particolari dal Parroco don Luigi Lucini,devotissimo della
Beata e legatissimo agli agostiniani, il quale, per la
predicazione, li ha voluti costantemente presenti: Padre Remo da
Cascia, Padre Giovanni da Milano, Padre Alberto da Cartoceto e
Padre Benedetto da Gubbio.
I solenni festeggiamenti sono stati conclusi il 13 gennaio scorso
con l'importante e significativa presenza del Provinciale dei
Frati Agostiniani d' Italia Padre Gianfranco CASAGRANDE, a
significare un crescente e più incisivo rapporto tra la terra di
Binasco e l'Ordine Agostiniano del quale Veronica fu monaca,come
la serva di Dio Suor Anna Caterina Emmerich.
2 - VERONICA PRESCELTA PER L'ORDINE DI SANT'AGOSTINO
Le monache dell'Ordine di
S.Agostino sono parte integrante dell'Ordine
Agostiniano,annoverato tra gli Ordini di povertà evangelica o di
fraternità apostolica.
E' noto come S.Agostino,ritornato in Africa,dopo il
Battesimo,prima a Tagaste,come laico,poi,divenuto sacerdote,ad
Ippona,abbia dato vita ad una forma di vita religiosa,sia
maschile sia femminile,secondo il modo e la regola stabilita ai
tempi dei santi Apostoli,lasciando alla sua morte,molti
Monasteridi servi e di serve di Dio.
Su questi solidi principi di S.Agostino,contenuti soprattutto
nella Regola,la Sede Apostolica,nel secolo XIII,promosse la
fondazione del nostro Ordine mediante la trasformazione e
l'unione di vari gruppi di eremiti,destinandoli al servizio della
Chiesa,annoverandolo,poi,tra gli Ordini mendicanti e
confermandolo con il titolo di "Ordine degli Eremitani di
S.Agostino",il 9 aprile del 1256.
A poco a poco,il titolo di Eremitani divenne sinonimo di
Agostiniani,per cui giustamente il nostro Ordine è
detto:"Ordine di S.Agostino" o "Ordine
Agostiniano" ed è designato con la sigla"O.S.A.".
Le Monache di vita contemplativa hanno una parte molto importante
nell'Ordine:dedicandosi soprattutto all'orazione,alla
mortificazione ed allo studio,esse sovvengono alacremente alle
necessità della Chiesa e dell'Ordine,così da partecipare alla
vita dei loro confratelli di vita attiva,con la loro vita di
contemplazione.
Anzi,nella consapevolezza che non potrebbero meglio servire la
Chiesa e per obbedire alla voce di Cristo,che cerca nuovi operai
per la vigna,pervase da spirito apostolico,esse
supplica-no"affinchè,se possibile,vengano suscitati quegli
apostoli santi e quegli antichi predicatori della vita contro il
dilagare del maleche raffredda il fervore della
carità".(Ag.In Jo 57.5)
Si tratta,allora,di una vita monastica,dove si ricerca Dio in
comune.
Infatti,è impegno specifico e costante a vivere quella
dimensione contemplativa(caritas veritatis),quel primato
dell'essere sull'operare,senza trascurare le necessità della
Chiesa,e,quindi,quell'impegno di partecipare ai loro fratelli
(necessitas caritatis) le verità contemplative nella
preghiera,nella "lectio", nello studio,nel silenzio,nel
lavoro.
La Regola,mettendo l'accento sulla comunione di vita "in
Deum",modellata sugli Atti degli Apostoli (Atti
4),improntata a sincera amicizia,attenta ai valori della persona
umana (il motivo essenziale per cui vi siete riunite insieme è
che viviate unanimi nel monastero ed abbiate un 'anima ed un sol
cuore protesi verso Dio (Reg.cap.1.3),privilegia la ricerca di
Dio nella vita comune,attraverso l'interiorità e l'ascesi,la
promozione della carità fraterna,come segno e fermento
dell'unità della Chiesa,amata e servita con docilità e
fedeltà.
Segno della vita contemplativa è la clausura,luogo privilegiato
dell'incontro con Dio,non semplice separazione materiale dal
mondo,ma capacità di vivere meglio l'ascolto e l'attenzione di
LUI.
La Beata Veronica da Binasco entrò miracolosamente nell'Ordine e
visse il carisma agostiniano con amore ed umile obbedienza.
3 - Veronica splendida gemma e fulgida gloria dell'Ordine di sant'Agostino
Nel pregevole lavoro di Padre
Vico Stella o.s.a. riguardante il Padre Abilio Gallego martire
missionario agostiniano, pubblicato nel 1994 dall'Associazione
Apurimac, si legge:" Il Signore suscita vocazioni là dove
gli uomini concorrono a fomentarle e formarle".
Le vocazioni religiose e sacerdotali, infatti, sono suscitate dal
Signore nelle famiglie nelle quali i figli nascono da un atto
d'amore e vivono e crescono in un ambiente nel quale regna
l'amore, formando una piccola chiesa, quella domestica.
Giovanna, è il nome che le fu imposto quando venne battezzata,
anche se tutti la chiamarono Nina, nacque nel 1445 da un atto
d'amore vissuto da Giacomina e Zanino Negroni nella povertà di
una casa contadina, situata nella borgata di Cicognola.
L'abitazione era povera ed umile, ma una vera chiesa domestica,
nella quale i due contadini erano amorevolmente uniti intorno
alla culla di vimini intrecciati nella quale dormiva Nina, loro
unica e vera ricchezza.
La piccola cresceva serenamente nella pace del focolare
domestico; ed in quell'ambiente cominciò a sentire una chiamata
speciale, quella di consacrarsi a Dio. Con l'aiuto della costante
preghiera, che è come l'acqua e la luce per le piante, e
l'assidua frequenza dei sacramenti della confessione e
dell'Eucarestia, quella voce interiore diveniva sempre più
esplicita ed insistente.
Un giorno del 1463, ormai diciottenne, si presentò al monastero
di sant'Orsola, a Milano, chiedendo di essere ammessa tra quelle
suore. La Superiora l'accolse fraddamente, facendole capire
chiaramente che tra loro non c'era " un posticino per
servire Dio" per la povera ignorante di Binasco. Umiliata,
ma non rassegnata, ritornò alla sua terra, non sapendo che era
predestinata a divenire una speciale figlia del grande santo
padre Agostino, che riposava , e riposa, a Pavia, poco lontano
dalla sua Cicognola.
A Milano in quel tempo vi erano molti monasteri di monache
agostiniane, ma uno era più noto e famoso degli altri, quello di
santa Marta. Oggi ne è rimasto uno solo, quello di santa Monica,
sito in via Ponzio nr. 46, tel. O2- 70600220, dove rivolgersi per
un'eventuale esperienza religiosa agostiniana di clausura.
Nina era predestinata a santa Marta ed a questo monastero bussò,
chiedendo di servire il Signore, facendo presente con umiltà di
non sapere leggere. La madre superiora suor Michelina l'accolse
con cordialità ed amabilità. L'ascoltò con molta
disponibilità ed attenzione, ma la rimandò in famiglia
consigliandole di esaminare bene la sua chiamata alla vita
consacrata, di pregare molto e di persistere nella sua decisione
di donarsi umilmente a Dio. Le consigliò anche d'imparare a
leggere per poter recitare con le altre consorelle i salmi, in
attesa della risposta.
Rincuorata dalle parole di suor Michelina, ritornò al lavoro
duro dei campi per aiutare la sua povera famiglia ed a quello
domestico, mentre di notte, anche se stanca, cercava d'imparare a
leggere. Era il 1463 quando comparvero per la prima volta i libri
nella casa di Cicognola. Le difficoltà erano enormi in quanto
Nina era poco incline allo studio e non aveva una maestra.
Cosciente dei suoi limiti, insisteva nel tentativo d'imparare a
leggere, chiedendo aiuto a Chi tutto può; e l'aiuto
giunse,prodigiosamente.
Una domenica mattina mentre pregava con profonda fede e grande
speranza, la sua umile stanza fu illuminata da una luce
misteriosa. Quella luce sfavillante circondava una bellissima
Signora che sorridendole con dolcezza le disse:" E'
sufficiente che impari tre lettere che io t'insegnerò. Di queste
una è bianca, l'altra è nera e la terza è rossa."
Nina abbagliata e spaventata chiese alla bella Signora:" Ma
chi siete voi che ora mi parlate? " Ed Ella rispose:"
Io sono la Madre di Dio." Poi, nonostante le perplessità di
Nina, continuò:" Le tre lettere che io ti ho detto di dover
imparare hanno significati diversi."
Lentamente, quasi per dare tempo a Nina di memorizzare, la
Signora precisò:" La lettera bianca indica la purezza del
cuore. Lo dovrai conservare scevro da ogni cattivo pensiero e da
ogni disordinato affetto. Dovrai concentrare tutto l'amore in Dio
e a me sua Madre, non amando gli altri che in Dio."
Nina era confusa, ma ascoltava con grande attenzione, mentre la
Signora continuò a spiegare:" La lettera nera significa che
non devi mai scandalizzarti per l'operato del tuo prossimo, anzi
dovrai sforzarti di ben interpretare o scusare quello che gli
altri fanno. Quando il male è troppo manifesto dovrai tacere;
non mormorare,ma pregare ed avere compassione. Dovrai anzi
umiliarti pensando che se la mano di Dio non ti tenesse, potresti
far peggio degli altri."
Con il volto addolorato, infine, la stupenda Signora
specificò:" La lettera rossa significa passione e morte del
mio diletto Figlio. Se mediterai ogni giorno sulla sua
crocefissione, compatendo e lagrimando sui suoi dolori, otterrai
un perfetto amore di Dio."
Mentre lentamente scompariva, concluse:" Queste lettere ti
basteranno per salvarti se saprai ben ricordarle e praticarle.
Delle altre cose non ti curare molto."
Il messaggio era semplice, chiaro e preciso, ma il silenzio di
suor Michelina persisteva. Era ritornata la terza primavera, ma
Nina sembrava essere estranea alla incantevole bellezza della
natura. Però, una mattina di quel 1466, Nina si sentì
particolarmente felice: suor Michelina le aveva comunicato di
potersi recare a santa Marta. Con il cuore traboccante di
felicità partì per Milano.
Suor Michelina, nel vederla, non le chiese neppure se avesse
imparato a leggere. L'accolse con molta benevolenza, ammettendola
nel monastero come suora questuante. Nina aveva 21 anni quando
indossò il saio agostiniano e le venne imposto prodigiosamente
il nome di suor Veronica... della passione e morte di Cristo, per
il quale versò tante lagrime.
Visse la sua vita monacale secondo l'insegnamento della
bellissima Signora divenendo " la più splendida gemma e la
gloria più fulgida dell'Ordine di sant'Agostino."
4 - NON LASCIATE MAI DI MENDICARE, RACCOMANDAVA VERONICA
La povertà è il primo
consiglio evangelico abbracciato dal religioso. L'ideale
agostiniano in particolare, per quanto riguarda la povertà,
s'ispira direttamente agli Atti degli Apostoli:"Tutte le
cose erano in comune e si distribuiva a ciascuno secondo le
proprie necessità." Ne consegue che nella famiglia
agostiniana esiste una povertà individuale ed una comunitaria,
che si concretizzano nell'unità della carità.
" I ricchi - esorta sant'Agostino - mettano di buona voglia
i loro beni in comune; i poveri abbandonino qualsiasi pensiero di
diventare ricchi in convento. Gli uni e gli altri si guardino dal
pericolo dell'orgoglio nella vita in comune e dal mancare alla
povertà." Il religioso agostiniano, quindi, si deve "
SPROPRIARE"di tutto per amore di Cristo povero, ma non solo
della proprietà, bensì anche del desiderio di possederla,
" in modo che pur non avendo nulla possiede tutto."
Il rigore dell'Ipponate concernente la povertà è notevole. Lo
si rileva con chiarezza e fermezza quando nel 425 richiama il
presbitero Gennaro d'Ippona, il quale, pur avendo rinunciato
ufficialmente e pubblicamente ai suoi beni, conservava
occultamente del danaro, causando l'accusa d'ipocrisia nei
confronti dei monaci d' Ippona.
Il vescovo Agostino anche con sè è molto severo. E' categorica
la sua espressione: " Nessuno mi regali un abito se non per
metterlo in comune, giacchè io prendo quanto mi occorre dalla
comunità. Il mio abito deve essere tale che qualunque dei miei
presbiteri possa convenientemente portare."
La povertà, per la vita religiosa, è come le mura per una
città. Se le mura in qualche parte crollano, i nemici irrompono
nella città con le disastrose conseguenze. Così, se viene meno
la povertà individuale, nella comunità nasce l'invidia ela
discordia. Se,poi, viene meno la povertà comunitaria fallisce lo
stesso ideale agostiniano.
Essendo l'Ordine Agostiniano mendicante, provvede al relativo
mantenimento con il lavoro dei suoi religiosi e con l'elemosina.
Una volta l'elemosina veniva raccolta per le case e per le
strade: ciò era molto positivo per il questuante, per la
comunità, ma soprattutto per chi faceva l'elemosina. Quando un
religioso questuante entrava in una casa per prima cosa dava
testimonianza del proprio stato con l'abito; poi con la parola
evangelizzava, con seplicità, chiarezza ed umiltà, narrando
passi del Vangelo o della Bibbia, nonchè lasciando testi
biografici di santi o beati. In tal modo suscitava anche un
interesse vocazionale e spesso qualche giovane chiedeva di
entrare in convento.
Il questuante,quindi, era un missionario e, senza volerlo, un
promotore vocazionale. Svolgeva una triplice funzione al servizio
del suo Ordine e della Chiesa: raccoglieva l' elemosina,
diffondeva la parola di Dio e suscitava vocazioni religiose o
sacerdotali.
Un concreto e valido esempio ci viene dalla mistica e veggente
Veronica da Binasco, la quale fu istruita in spirito direttamente
dal santo padre Agostino sulla teologia della povertà religiosa.
Trascorse molti anni della sua vita monacale questuando per le
strade di Milano, divenendo un simbolo, un punto di riferimento
per molti milanesi e per lo stesso Duca Ludovico Sforza detto il
Moro, accrescendo la fama del suoMonastero di Santa Marta.
Tra la gente di Milano dava testimonianza di Dio con il suo
povero saio nero agostiniano, con la parola semplice, umile e
toccante, con il suo chiedere l'elemosina non solo per le
consorelle, ma anche per i poveri, con i quali, con il permesso
della Madre Badessa, divideva il pane. La sua opera di
missionaria questuante aveva una particolare rilevanza per le
consorelle coriste di clausura in quanto, essendo il Monastero
molto povero, vivevano di carità e di lavoro, ma non mancava
loro assolutamente nulla.
Convinta dell'opera della divina Provvidenza, ripeteva spesso
alle consorelle: " Qualunque sia la futura prosperità del
Monastero, non lasciate mai di mendicare. Non allontanatevi mai
dalla santa povertà. Il divino Salvatore e Maestro volle
condurre una vita povera per amore del suo Padre Celeste e per
dare un chiaro esempio a noi religiosi."
Da veggente, continuando l'esortazione, profeticamente,
diceva:" Sappiate, mie care, che quando il Monastero sarà
meglio fornito e avrà dei possedimenti , allora proverete
maggior penuria che non in questi tempi in cui non avete rendita
alcuna."
Una profezia che si avverò pienamente, secondo le dichiarazioni
delle monache che successivamente dimorarono nel Monastero.
Concordemente specificarono che quando cominciarono ad avere
delle proprietà si trovarono in maggior ristrettezze di quando
si sostenevano con le sole elemosine. La ristrettezza,poi, si
estese anche alle vocazioni: era venuta meno quella testimonianza
fatta di umiltà, di carità, di preghiera, di lavoro e di sereno
amore vissuto agostinianamente.
L'esempio di Veronica, le sue esortazioni e la sua profezia sono
di grande e profonda attualità.

Introduzione | Home page | Dedicazione | Fede | Preghiere | Siti | Indice bollettini | Ora pro nobis !! | Amici
Ti ringrazio
Mamma Celeste perché so che ogni persona che ha visitato questa
pagina è stata chiamata da te.
Ti chiedo di proteggere e di accompagnare queste anime nella loro
vita.
Fa ,o Madre, che tutti possano conoscere presto
l'Amore di Dio.
"Se
sapeste quanto vi amo piangereste di gioia."- Madonna di Medjugorje

Questa
pagina è dedicata all' Ausiliatrice
- 24-05-97 Maria
Ausiliatrice -
May you live to see
& feel the GOD's LAND
U r
visitor number ...