Colonia Grande Alce

 

Il nostro metodo

 

 

AVVENTURA DELLO SCOUTISMO
I CASTORINI

Una volta la prima fase del percorso scout iniziava all'età di 8 anni, attualmente la proposta educativa dell'A.I.C. (Associazione Italiana Castorini) abbassa questo limite all'età di 5 anni.
I Castorini nacquero oltre trent'anni fa, quasi contemporaneamente, in Canada e nell'Irlanda del nord. Da lì lentamente, ma inesorabilmente, superando avversità e diffidenze esterne, si sono insediati in varie parti del mondo. In Italia la prima Colonia Castori fu aperta a Torino nel 1978. Nell'87 fu ufficializzata l'A.I.C. che, facendo propri i principi educativi dell'Agesci, ha intrapreso un programma di diffusione e formazione metodologica per i capi, al fine di convalidare una seria sperimentazione del Castorismo in tutta Italia. (Attualmente le Colonie ufficialmente aderenti all'A.I.C. sono 28 e sono dislocate in buona parte delle regioni italiane.)
Dal punto di vista psicopedagogico, oltre che sociale, é sempre più forte il parere favorevole verso un intervento educativo che coinvolga gruppi di bambini d'età compresa fra i 5-7 anni. Oggigiorno, nel mondo, buona parte delle associazioni scoutistiche si sono aperte a questa proposta educativa e anche l'Agesci sta osservando e valutando la validità di questa sperimentazione.

Il gioco
E' giocando che i Castorini crescono, superando la fase egocentrica tipica della loro età, cominciano a vedere anche gli altri e a lavorare insieme. 
Le attività ludiche non devono essere forzate, al bambino deve essere lasciato lo spazio per esprimere la propria personalità e per imparare a gestirsi.
In quest'età è necessario armonizzare il loro sviluppo alternando attività fisiche di movimento con attività più calme che coinvolgano sensi e muscoli minori, importantissima per loro è la manipolazione fine (proviamo a pensare quanto è stato faticoso, anche per noi, imparare a tagliare una banale sagoma su carta, o ad infilare delle perline in un filo).
I giochi di movimento, per quanto possibile, devono essere impostati all'aria aperta. Il gioco a contatto con la natura è uno dei mezzi più stimolanti per un bambino di quest'età. Il poter giocare con l'acqua, con la terra, col fango, il potersi sdraiare, rotolare per terra crea in lui un contatto diretto con un elemento che lui fa proprio, un elemento che stimola la sua fantasia e la sua creatività e che sviluppa in modo naturale le sue capacità fisiche.

L'ambiente fantastico e il linguaggio
L'ambiente fantastico adottato dall'AIC, per impostare un semplice ma immediato rapporto comunicativo in cui vivere le attività di Colonia, è legato a dei racconti d'ispirazione canadese "Gli amici del bosco". La vita di Colonia ruota intorno a questi racconti, da essi è estrapolata quella simbologia fantastica, quel linguaggio comune, che pur stimolando la fantasia dei bambini dà loro dei riferimenti chiari e precisi.
La Colonia di Castori si è trasferita sulle rive di un nuovo fiume, lì i Vecchi Castori con l'aiuto dei nuovi Cuccioli (nuovi entrati) e lavorando in allegria costruiscono Insieme la Diga (la sede). La vita di Colonia continua serenamente i Castorini crescono e cambiano il colore della Coda (progressione personale). Si riuniscono in Capanne (gruppi di 5-6 Castorini di differente età) che giocano e lavorano intorno al Laghetto. Di tanto, in tanto la Colonia lascia la Diga per una Nuotata di Esplorazione (uscita), scoprono il mondo degli uomini, incontrano nuovi amici e vivono nuove esperienze. Saltuariamente la Colonia riceve la visita dei Lupi, popolo amico che vive nella foresta dove per sopravvivere sono richieste capacità superiori a quelle di un Castoro, ma il giovane Castoro sa che quando sarà saggio e sarà arrivato il giorno della Grande Nuotata (passaggi) li raggiungerà e si unirà a loro.
E' importante che queste o altre storie siano raccontate, non lette, enfatizzandole con gesta, mimiche, cercando di stimolare la loro fantasia, così percepiranno che non si comunica solo tramite la parola ma anche con la gestualità, la mimica, il canto, la danza, i sentimenti.
Comunicare con un bambino non è facile, nel mondo dei bambini l'adulto deve essere accompagnato da un bambino, osserviamoli attentamente e impareremo a comunicare meglio con loro. Mettiamoci al loro livello, anche fisicamente, abbassandoci, inginocchiandoci vedremo le cose dal loro punto di vista, percepiremo meglio le loro sensazioni, ma attenzione non dimentichiamo che il loro mondo non è un mondo isolato lontano da quello degli adulti. Il bambino vive con noi anche i problemi della vita e capisce molto di più di quello che noi potremmo immaginare, pertanto possiamo parlare con lui, adottando un vocabolario consono alla sua età, di qualunque argomento, senza timori.

Il Patto, la Legge, il Motto 
Come per Lupetti e Coccinelle fu adattata, da B.P., la Legge e la Promessa Scout in una forma a loro più comprensibile, anche per i Castorini l'A.I.C. ha strutturato delle frasi semplici, pedagogicamente adatte alla loro età. Unica, ma sostanziale, differenza è che il Castorino fa un "Patto" non una Promessa, perché il termine promessa implica un impegno morale e personale non proponibile a un bambino di quest'età. Con il Patto il Castorino s'impegna a vivere insieme e nel modo migliore con le persone che stanno in Colonia e moralmente entra nel gran mondo dello Scoutismo
Il Patto: "Prometto di essere amico di Gesù, di amare tutti e di fare bene ogni cosa."
La Legge: "Il Castorino è felice perché è operoso e amico di tutti."
IL Motto: "Insieme"

La Progressione Personale, le Code.
Con progressione personale s'intende lo sviluppo globale di un ragazzo. Sviluppo che matura da un progetto educativo dedicato e personalizzato dove si cerca di valorizzare le potenzialità e capacità dell'individuo. Questo cammino personale si articola in vari livelli, talvolta contraddistinti da una simbologia ben definita.
Per i Castori la Coda è il simbolo della loro progressione personale, un simbolo che portano appeso al collo e che cambia colore in concomitanza con il loro livello di crescita (il colore delle code diviene sempre più scuro con il crescere dell'età).
Al cucciolo è dato da portare al collo un simbolo di appartenenza alla Colonia e l'accettazione (il fazzolettone bianco). Solo al pronunciamento del Patto potrà indossare il fazzolettone scout e la Coda. Le Cerimonie in cui vengono cambiate le Code sono generalmente due nel corso dell'anno scout. E' estremamente importante che il cambio di Coda non sia legato a fattori di merito, deve essere per il bambino un simbolo che scandisce i ritmi della sua crescita, deve essere sentito da lui come stimolo per un impegno sempre maggiore.

Coeducazione
Le Colonia di Castori è sempre un gruppo misto, nel quale maschi e femmine giocano nel modo più naturale possibile, senza alcuna distinzione nel corso delle attività ma cercando di valorizzare al meglio le loro capacità.
Sessualmente è un'età delicata, scoprono il loro corpo e cominciano ad interrogarsi sulla loro identità sessuale. Cominciano a capire la diversità fra i sessi, anche dal punto di vista sociale identificandosi ognuno nel proprio ruolo. E' in questo periodo che cercano di assomigliare, di imitare i comportamenti del padre per il maschietto e della madre per la femminuccia. La differenziazione di comportamento è riscontrabile chiaramente nei momenti di gioco libero dove il gruppo misto si separa spontaneamente in due, maschi e femmine. E' importante che entrambi i sessi convivano in Colonia insieme, proprio per rendere spontanea e serena una vita comunitaria priva di pregiudizi e falsi timori.

La Religione
Il bambino è religioso per "natura". La scoperta del Creato, il contatto diretto con la terra, l'acqua, la religiosità che traspira dalle sue sensazioni, dalla sua ammirazione, dallo stupore di fronte allo sbocciare di un fiore, al volo di una farfalla, sono i suoi primi approcci con l'esistenza di Dio.
Vivendo con gli adulti vive e partecipa alla loro ritualità e come in un processo osmotico comincia ad assimilare una sua religiosità che è più spontanea e serena quanto più chiari e positivi sono i messaggi a lui indirizzati. Tuttavia a quest'età non possiamo pensare a una sua sicurezza su scelte e valori, è percettivo a modo suo. Il messaggio religioso, i riti, sono da lui assimilati con un'interpretazione ancora fantastica, quasi magica.
La catechesi deve entrare nella sua vita in modo naturale e semplice, la parola di Dio, di Gesù deve essergli tradotta con i mezzi adatti, anche con il gioco. La religiosità deve essere vissuta con gioia, non con noia.

PARLANO DI NOI

I CASTORINI: chi sono costoro?
Gaetano Ladisa

A Bracciano, durante il Consiglio Generale nell'aprile 2001, i Presidenti del Comitato Centrale dell'AGESCI e dell'Esecutivo Nazionale AIC (Associazione Nazionale Castorini), firmarono un protocollo ufficiale di collaborazione tra le due Associazioni.
Nei due anni successivi l'Area Metodo, riflettendo sui cicli vitali e le età dei passaggi ed in particolare sulla durata complessiva della proposta scout, ritenne opportuno seguire più da vicino questa sperimentazione, che coinvolge molti gruppi e più di 100 capi Agesci - molti dei quali brevettati - per valutare se ci fossero le condizioni di farla propria o archiviarla definitivamente. Nell'ultimo Consiglio Generale, come sapete, è stato verificato il cammino percorso dalle due Associazioni e sono state formulate proposte concrete per il futuro. Arrivati a questa scadenza si è però constatato come, malgrado l'impegno assunto dalla nostra Associazione a favorire la presentazione del Castorismo ai diversi livelli associativi, sia ancora ampiamente insufficiente la conoscenza di tale esperienza.
Il problema è che la presenza dei Castorini in Italia è stata finora, volutamente e da entrambe le parti (AGESCI e AIC), molto discreta, diremmo quasi "segreta" per cui, a ridosso dell'ultimo C.G., il "popolo associativo" si è trovato davanti ad una realtà non solo non conosciuta ma spesso travisata se non, talvolta, addirittura irrisa e guardata con sufficienza.
E' dunque necessario che la conoscenza di che cosa sia il Castorismo (conoscenza peraltro ormai molto avanzata da parte delle Pattuglie regionali e nazionali MIE, attraverso anni di confronto e studio dei testi dell'AIC e anche di "esplorazione" diretta sul campo), sia divulgata il più possibile. Questo non per fare propaganda o proselitismo verso l'apertura indiscriminata di nuove "colonie" (così si chiamano le unità Castori) - cosa questa che nessuna delle due associazioni ritiene, almeno per ora, opportuna - ma proprio perché tutta l'Associazione possa conoscere nella sua reale oggettività il Castorismo, al di là di pregiudizi, semplificazioni e fraintendimenti su quale sia il reale obiettivo del suo metodo.
Dislocati un po' dappertutto, i Castorini sono in Italia ormai da 20 anni (dal 1979) e lavorano secondo un metodo ritenuto pedagogicamente e scautisticamente valido dall'AGESCI.
Questa quarta branca (perché - sia ben chiaro dall'inizio - è una branca vera e propria e non solo una forma di pre-lupettismo) nacque nel '63 contemporaneamente nel Nord Irlanda e nel Canada, con una motivazione simile a quella accolta da B.P. quando inventò i lupetti: la necessità cioè di estendere ulteriormente il gioco scout a dei bimbi più piccoli, che "spingevano" per entrare, ma per cui il metodo L/C non era ancora adatto. 
Nella maggior parte delle Associazioni che hanno adottato questa branca, essa è ormai ufficiale a tutti gli effetti (questi bimbi sono considerati "integralmente" scout dal Bureau Internazionale che ne accetta i censimenti e che ha permesso ad alcune associazioni di creare campi scuola Gillwell appositi per tale branca). La stessa Euroconf (la Conferenza Europea dello Scoutismo) nel '92 prese atto del fenomeno ormai diffuso e non solo lo riconobbe, ma invitò tutte le Associazioni membro a favorire lo studio ed eventualmente la costituzione di tale branca.
Naturalmente nacquero subito due questioni:
- l'età dai 5 ai 7 anni, da un punto di vista strettamente psico-pedagogico, permette già di pensare ad una realtà di gruppo organizzato, anche se in modo ancora iniziale (cosa basilare per fare scoutismo)?
- in ogni caso, si può già parlare di vero scoutismo con quello che esso comporta (in particolare l'adesione ad una legge ed una promessa, sia pure debitamente adattate, come fece a suo tempo B.P. per i lupetti)?
Solo un accenno alle due questioni di fondo sopra citate, viste nell'ottica italiana. 
La prima, quella psico-pedagogica, è stata risolta con la massima "ufficialità", nel senso che per alcuni anni, presso l'Università di Torino, si sono condotti specifici seminari su quell'età, che hanno prodotto anche un testo (A. Bertinetti, "La Piccola Adolescenza", ed. Upsel). Per la seconda, basta chiedere alla Pattuglia Nazionale MIE: dopo questi anni di studio e osservazione, è in grado di dare la massima garanzia che quello che il castorismo propone è già davvero scoutismo nella sua integralità, anche se in forma adeguatamente "piccina".
L'articolo che proponiamo (di Alessandro Casagrande, incaricato L/C del Lazio, capobranco e ...capo colonia AIC) ci aiuterà a guardare a questa realtà con gli occhi di un capo e, forse, a stimolare una maggior curiosità sull'argomento, favorendo un confronto aperto e aiutandoci a maturare decisioni consapevoli e chiare.

La LEGGE: "Il Castorino è felice perché è operoso ed è amico di tutti."
Il PATTO: "Prometto di essere amico di Gesù, di amare tutti, e di fare bene ogni cosa."
Il MOTTO: "Insieme"

Roma, 1 Giugno 2003 

Tema
L'Arcobaleno

Svolgimento
Guardare un bambino negli occhi, provoca delle emozioni indescrivibili. È come se uno vi chiedesse: "come è fatto un arcobaleno?"
Il fanciullo è il prototipo di un rapporto con Dio, colto essenzialmente come Padre. "È degli uomini, quindi dell'essere fanciulli, il Regno di Dio" (Mt 19,14). Ma questo cammino inizia da fanciulli e per questo essi hanno diritto di essere accompagnati nella missione che Dio ha loro affidato.
"Quando siamo al servizio di un fanciullo si tratta di ben altra cosa che un po' di sentimento: si tratta della dignità eterna dell'uomo che deve diventare fanciullo, che non partecipa alla vita intima di Dio se non diventando questo fanciullo, che egli comincia ad essere prima di tutto nella sua infanzia" (da "Il fanciullo nella comunità cristiana" di Don Carlo Galli).
Guardare negli occhi un bambino è come cercare di svelare un mistero, uno scrigno che cela un tesoro ricco di valori. E non ci sono i valori grandi e quelli piccoli, i valori dell'adulto e quello dei bambini: solo valori, degni di essere apprezzati.
Questo mi accade ogni volta che un bambino mi prende la mano.
Dopo tanti anni di servizio in branco, in reparto, come capo gruppo e nei vari livelli associativi, mi sono avvicinato in punta di piedi al mondo dei bambini più piccoli dei nostri lupetti e coccinelle: il mondo dei castorini. Non nascondo di aver avuto gli stessi pensieri e perplessità che ora voi avete, specialmente se è la prima volta che sentite parlare di scoutismo "a meno di otto anni". 
Eppure, con tanta umiltà, ho affrontato l'iter (non facile) previsto nella formazione capi dell'AIC (Associazione Italiana Castorini) ed ho imparato tanto. 
Non dimenticherò mai quel giorno, quando alcune mamme accompagnarono per la prima volta i loro bambini: gli occhietti spalancati, un sorriso velato dai primi timori. Questo avevamo, grandi e piccoli. Una favola, un gioco molto semplice, una canzoncina e con queste poche cose si creò un clima di gioia e di semplicità. Ora capisco cosa intendeva Francesco quando descriveva la semplicità: l'unione della povertà con la gioia.
Allora iniziò questa bella esperienza che ancora oggi continua.
I primi castorini sono tutti scout nel mio gruppo; dopo il passaggio, l'essere stato castorino, aiuta il bambino ad inserirsi nel clima del branco. L'ambiente educativo dei castorini è di supporto alle famiglie per il superamento della crisi di crescita dei loro figli che inizia con la scolarizzazione, la cosiddetta piccola adolescenza e poi ... attraverso i castorini abbiamo coinvolto anche gli adulti che ora sono capi in altre unità. 
Chissà se queste parole serviranno a fugare alcuni dubbi: di certo susciterà un po' di curiosità in più.
E un bel giorno, dopo la tempesta, l'arcobaleno ci inviterà a far festa.

Alessandro Casagrande
IAB L/C Lazio

AGESCI - ATTI CONSIGLIO GENERALE 2003

 


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