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Secondo alcuni
autorevoli testi di tecnica aeronautica il calabrone non può volare, a causa
della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma
il calabrone non lo sa e continua volare.
Igor
Sigorsky
Fin dalla sua comparsa sulla terra l’uomo ha cominciato ad
invidiare gli uccelli, tanto che appena ha presunto di avere un minimo di
conoscenze sul volo ha cominciato con gli esperimenti.
Eh… quanti si sono schiantati dopo aver gustato qualche
attimo di ebbrezza, finché non ha capito che con le proprie forze non sarebbe
mai riuscito nell’impresa, così ha cominciato a pensare di farlo con l’ausilio
di un mezzo meccanico.
Passi per gli uccelli, fra la cui specie vi sono esemplari
bellissimi, ma il calabrone…! ! ! Pensa
un po’ una semplice vespa crabro, tanto brutta a vedersi, vola e per di
più in barba ad ogni legge di tecnica aeronautica ! ! ! ???
Mi viene in mente quel cartone nel quale a willie il coyote manca il terreno sotto i piedi, ma lui continua a correre o
rimane sospeso finché non se ne accorge e, solo allora, cade rovinosamente.
Ecco il punto, Sigorsky lo dice: << il calabrone non lo sa >>.
Pensate se qualcuno riuscisse a spiegare al calabrone che il
suo volare è un’illusione, che in effetti secondo le leggi fisiche non gli è
possibile e che potrebbe cascare da un momento all’altro. Allora il nostro caro
insetto comincerebbe ad essere roso dal tarlo del dubbio (un insetto roso dal
tarlo è il massimo nevvero?), e ne resterebbe talmente condizionato che un
brutto giorno, fatalmente, cadrebbe.
Morale: i tecnici aeronautici, fra i quali mi piace
immaginare anche il nostro Giancarlo, avevano ragione?
Ma no!
Semplicemente solo chi ignora riesce a fare cose meravigliose.
Ma intendiamoci: chi ignora i condizionamenti, i lacci ed i
lacciuoli, le pastoie, gli accordi sottobanco, gli imbrogli… in due parole solo i Peter Pan!
Ma, a parte i calabroni, dove sono?
Macchianera