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Fra le tante professioni che ho esercitato, e vi assicuro sono state tante, c’è stata anche quella di piccolo imprenditore; in un certo periodo della mia vita, infatti, in società con alcuni parenti, misi su una piccola fabbrica di borse.
Napoli ed il suo
hinterland è pieno di aziende di piccole dimensioni, con un numero di addetti
di qualche decina di elementi, che infoltiscono le fila del cosiddetto
“sommerso”. I dipendenti lavoravano senza alcuna garanzia e senza alcuna
prospettiva futura, non avendo alcuna forma di assicurazione, e non ricevendo
uno straccio di contributo. Non cito il mio disagio in questa situazione, che
infatti non durò molto (la situazione intendo), che potrebbe risultare
strumentale in questa sede, ma voglio riportare il ricordo sgradevole che porto
dell’arroganza dei miei soci che, come tutti i datori di lavoro nero
d’altronde, incuranti della situazione di difetto nella quale ci trovavamo,
pretendevano da questi dipendenti il pieno e rigoroso rispetto di orari di
lavoro, che erano al di fuori di ogni parvenza di legalità, una dedizione che
non poteva avere riscontro nella contropartita economica, ben lontana da una
retribuzione che si avvicinasse ad una paga sindacale, e soprattutto
un’assoluta fedeltà. Nell’ipotesi in cui fossero venuti a mancare uno o più di
questi requisiti ci si sentiva autorizzati a licenziare in tronco
l’inadempiente. Il bello era che se questi si decideva a rivolgersi alle sedi
competenti, per vedere riconosciuti i propri diritti, non avrebbe trovato più
nessuno disposto ad offrirgli un lavoro: si era bruciata la piazza.
Quante volte ho sentito
dire: <<ti vanno a denunziare, manco fossi un delinquente: fai bene a
questo mondo!>>, oppure: <<qui a Napoli (o a Panecuocolo, è lo
stesso) ha finito di lavorare>>
Tralascio
ogni considerazione di ordine morale, sarebbe superflua, mi preme sottolineare
un fatto che non vuole assolutamente essere una giustificazione: i miei soci ed
io non ci siamo arricchiti con questa pratica, ricordo che soprattutto i primi
tempi furono molto duri. I nostri clienti pretendevano di pagare prezzi molto
bassi e la forte concorrenza ci costringeva a fare salti mortali per contenere
i costi. Poi trovammo acquirenti del nord d’Italia e del nord Europa, questi ci
permisero di alzare un po’ i prezzi, ma non molto, poiché quello che li
attraeva, a parità di qualità ovviamente, era il listino.
Chi trae il maggior
profitto da questo andazzo? Il produttore? Il committente? Il consumatore?
Certamente non l’operaio. E chiudo qui perché mi direte che ho scoperto l’acqua
calda e che sono il solito.
Ho risentito la frase: “in questo caso non
lavorerà più per nessuno…” detta, di recente, da una persona che stimo, e che
continuo a stimare, che non si sognava assolutamente di voler negare alcun
diritto al soggetto al quale era riferita, ma che in fondo in fondo esprimeva
la meraviglia, e forse un po’ di indignazione, e non solo sue, per essere stato
richiamato al rispetto di diritti altrui cui normalmente nessuno si sogna di
ottemperare, almeno qui da noi.