IL SABATO
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Continuo a propinarvi
storie della mia vita, è vero che non reco alcun danno, per il semplice motivo
che oltre che dall’altro assiduo frequentatore, nonché papà, del sito, la mia
rubrica non è seguita da alcun socio, ma mi preoccupo lo stesso: hai visto mai
che qualcuno m’”inciampa” nella link…, potrebbe anche pensare <<ma che
vuoi che me ne importi dei suoi sabati!>>.
In ogni caso ho questa possibilità e allora
do sfogo a quanto ho tenuto finora represso. Non nel senso che faccio uso di
questa rubrica quale lettino dello psicanalista, ma semplicemente liberando la
smania di scrivere che ho sempre represso. La parte deteriore di me crede che
io abbia delle capacità in campo letterario, cosa che razionalmente respingo
col massimo sdegno, ma che nel segreto della zona più nascosta del mio animo,
ed è questo il dramma, accetto supinamente: per presunzione, per vanagloria, o
non so per cos’altro, ed il peggio è che dopo avere esternato il mio
modestissimo pensiero mi sento anche soddisfatto.
In questo periodo mi
sento particolarmente ispirato (che fortuna vero?), forse perché cerco di
fuggire realtà che vivo attualmente, fatta di ricerca di clientela per un nuovo
agente, molto giovane, che sto inserendo nella mia organizzazione. Un lavoro
alienante sotto molti punti di vista. Questa situazione mi ha indotto a cercare
una valvola di sfogo nel pensare che alla fine nella settimana capita anche un
sabato, giornata sulla quale tanto si è scritto e parlato. I ricordi mi hanno
immediatamente assalito.
Mi sono tornati alla
mente i sabati scolastici del periodo beneventano, legati all’attesa del dì di
festa che spesso, con la famiglia, trascorrevo a Napoli, presso i parenti che
tanto amavo e dai quali in seguito, purtroppo, mi sono sentito tradito, ma non
per loro colpa: da qualcuno perché mi ha lasciato anzitempo, tradendo le attese
che avevo riposto nella sua persona facendole rimanere tali, da qualcun altro
perché sopravvivendo ha avuto modo di farmi intendere che non era da lui che
potevo aspettarmi quello che speravo, commettendo così un grossolano errore di
valutazione. Fatto giustificabile dalla mia allora tenera età e dall’affetto
che nutrivo per loro, che m’impediva di vedere come realmente fossero, non in modo
sbagliato per carità, semplicemente non come io avevo immaginato e sperato.
Probabilmente sono io che sono cambiato, crescendo, divenendo uomo, o
almeno persona adulta, che poteva anche entrare in competizione, o in conflitto,
con loro. Non più bambino innocente ed inoffensivo, ma persona in grado di
interferire con i loro affetti, progetti, idee.
I sabati al primo
Istituto, quando le visite a Napoli andavano diradandosi, perché giovanotto
avevo interessi nella mia città d’adozione. In quella giornata il mio compagno
di banco spesso si assentava: titolare in una squadra di pallavolo che militava
in serie B, alla vigilia delle trasferte andava in ritiro. Nutrivo molto
affetto per Paolo (questo è il suo nome), vivevo nella sua ombra, era il mio
modello. Era, e certamente lo è ancora, un ragazzo buono, generoso, sempre
pronto ad aiutarti, da libro CUORE insomma. Senza accorgersene ha avuto una
gran ruolo negli anni della mia formazione, piansi non poco per il distacco dovuto
al nostro trasferimento a Napoli, tanto sospirato da parte dei miei genitori.
I sabati napoletani,
quelli ancora in età scolare, hanno il sapore delle frequentazioni a localetti
dove si esibiva il complesso musicale del quale faceva parte mio fratello. In
seguito giunsi all’affrancamento da quella che era diventata un’abitudine al
limite dello squallore. Ero stufo di vedere ragazzette truccatissime che
ostentavano camicette scollate e vertiginose minigonne, accompagnate da
bulletti da quattro soldi, che sembravano non aspettare altro che essere
provocati per dar luogo ad una rissa. Cominciai a frequentare luoghi all’aria
aperta, ad andare al bowling o al cinema. Così quando presi a frequentare
quella che sarebbe diventata la mia compagna per la vita, mi sono spesso
trovato ed essere rimproverato “perché non la portavo mai a ballare” (cosa che
per la verità succede spesso anche adesso, e non solo a me).
Fino a giungere ai
sabati odierni sui quali però preferisco sorvolare, sia perché chi dovrebbe
leggere queste righe sa bene come li trascorro, sia perché dovrei ammettere di
avere pessime frequentazioni.
Purtroppo per me, continuo a riporre delle
aspettative in questa giornata, per cui riesco ancora a provare una punta di
delusione quando puntualmente, alla fine della giornata, mi accorgo della
vanità delle mie speranze; non so se tutto questo sia segno di un residuo di
fanciullezza che anima ancora il mio spirito, oppure si tratti di masochismo, o
ancora se sia un artificio che inconsciamente, meccanicamente, mette in essere
il mio cervello, perché mi possa illudere di provare ancora dei sentimenti
giovanili.
Macchianera