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RUBRICHE : SCARABOCCHI

 

I gabbiani virtuali di Gaber

 

                  

 

 

         Ma allora ha ragione Gaber, la sua generazione ha perso? È proprio una razza in estinzione? Ad ascoltare il suo ultimo lavoro, La mia generazione ha perso, sembra proprio di sì.

         Anche se non proprio negli stessi termini sono domande che spesso mi faccio, soprattutto quando vedo un partito con una storia perlomeno censurabile vincere le elezioni e mandare al governo un ex repubblichino, tanti giovani che si appassionano alla visione di programmi televisivi del tipo Il grande fratello, ragazzini delle scuole elementari con il telefonino.

         Anch’io ero tra quelli che stavano in piazza presuntuosamente  convinto di poter cambiare veramente le cose. Questo l’ho raccontato ai miei figli, i quali mi hanno risposto che sono stato fortunato, che almeno avevo degli ideali, loro non hanno nemmeno quelli.

         Io ho dovuto ammettere che purtroppo quegli ideali li abbiamo visti soccombere sotto i colpi del nuovo che avanza, con i suoi telefonini sempre più sofisticati, con il viagra, il Buddismo come moda, i siti porno, ma soprattutto con la folla di pseudointellettuali tutti con la pretesa di essere i depositari del vero.

         In questo vuoto di vere ideologie si è insinuata la dittatura del mercato che con i propri tentacoli (pubblicità, globalizzazione, l’uso scorretto dei mass-media…) ci ha illuso di averci fatto conquistare ogni tipo di libertà, mentre subdolamente ci sottraeva quella più importante: la libertà di pensare.

         Gaber come al solito è bravissimo a censurare i comportamenti, le contraddizioni, gli errori strategici, con pochi versi taglienti che si susseguono con ritmo lento ma incalzante, spaziando tra conformisti trasformisti; uomini e donne affrancatisi dal passato con gli occhi rivolti al futuro; classificazione dei luoghi comuni secondo una presunta appartenenza alla destra o alla sinistra; obesi immagine di un Infinito di un Leopardi americano; fino a giungere all’ironica classificazione dei tanti tipi di comunisti, fra di essi quelli così pieni di slancio da riuscire a sdoppiarsi: una parte alle prese con le fatiche quotidiane, l’altra pronta a spiccare il volo rivoluzionario, quello in grado di cambiare veramente le cose, ma rimasti lì con le ali aperte senza essere capaci di volare come gabbiani ipotetici, giunti ai nostri giorni ancora sdoppiati: da una parte l’uomo inserito che vive un’esistenza fatta di mera sopravvivenza, dall’altro ancora gabbiano, ma senza neanche l’intenzione del volo, perché il sogno ormai si è rattrappito.

 

                                                                                  Macchianera                    

 

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