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Da qualche mese il mio nucleo familiare si è
arricchito della presenza di un cane, questo ha sconvolto le abitudini di tutti
i componenti, tranne quelle di Fabio che si limita ad accarezzarlo, fargli
qualche coccola ogni tanto ed a litigare con Eliana per non portarlo a
spasso il pomeriggio, unica uscita della quale non è incaricato il
sottoscritto.
Si
tratta di una femmina, prelevata da un canile di Lucrino, alla quale abbiamo
imposto il nome “Kira”, in ricordo di un altro cane di famiglia, ha circa un
anno di vita e non ha tardato a farsi amare da tutti.
La
mattina molto presto comincia a grattare la porta, nuova, ahimè, del salone,
nel quale è confinata durante la notte, perché non intende più stare sola, così
mi costringe ad alzarmi ed a portarla a spasso, per permetterle di soddisfare i
propri bisogni fisiologici. Ma se prima farlo mi costava un grosso sacrificio,
adesso, forse perché mi ci sono abituato, forse, o soprattutto, a causa
dell’arietta piacevole che mi accoglie in strada di prima mattina, non ne sento
il peso.
Così
sopporto di buon grado le impuntature di Kira, i capricci, il far finta di fare
un bisogno per poi desistere immediatamente, il trascinarmi all’inseguimento di
un gatto o di un cane randagio, o, e questa è la situazione più critica,
l’accerchiamento di un nugolo di randagi quando è in calore.
Ma
grazie a Kira ho avuto modo di cogliere un aspetto della vita giornaliera che
non avevo ancora avuto modo di scoprire, quella che ho chiamato: “la sfilata
degli sconfitti”. Forse sarà la mia fantasia, ma credo di scorgere nei volti di
quanti a quell’ora si affrettano a raggiungere, a piedi, il proprio posto di
lavoro, un’espressione comune: l’immagine del fallimento, il rimpianto di non
essere, a quell’ora, ancora fra le lenzuola a godere, per qualche altra oretta,
del dolce riposo, invece di affrettarsi per andare a fare qualcosa che non li
gratifica sotto nessun aspetto.
A
costo di apparire retorico o, peggio, patetico non nego che una mattina
fermatomi a riflettere mi sono commosso, non per loro, o almeno non solo, ma
per l’inutilità di quanto tutti andiamo facendo giorno dopo giorno,
arrabbiandoci, litigando con gli altri convinti di avere ragione, ma in effetti
soltanto per imporre le nostre convinzioni, facendoci strada a spintoni,
credendo di essere più forti o più furbi degli altri, cercando di accumulare
sempre più “roba”, perché è così che ci si misura oggi.
Poi,
per fortuna, a distrarmi è arrivata di corsa Ketty, la cagnetta di una fabbrica
vicino casa mia, sempre in cerca di qualcosa di commestibile, perché ha
partorito da poco otto cuccioli che deve continuamente allattare. Come al
solito mi ha fatto le feste, memore delle volte che le porto da mangiare,
mentre Kira, gelosa, cercava di allontanarla abbaiandole contro.