RUBRICHE  : Viaggio nella  Napoli greco-romana

                          

 

    Strade e porte     

 

 

 

 


Lasciando la regione litoranea si arrivava alla cinta muraria, attraversando la quale si entra nella città percorrendo una strada in salita, l’attuale via Mezzocannone, che si inerpica fra la zona dell’Università e di S. Giovanni Maggiore, zona questa che fu inglobata entro le mura in seguito al trattato di alleanza con Roma (326 a.C.) per accogliere gli abitanti della città vecchia (Parthenope o Palepolis) nella cinta della nuova (Neapolis). Un nuovo muro venne edificato lungo le vie Sedile di Porto, S. Maria la Nova, S. Chiara e Pallonetto di S. Chiara, fino alla torre che fiancheggiava la porta al largo S. Domenico. Delle vecchie mura, correnti dalla citata porta fino all’altezza dell’Università, fu abbattuta la parte superiore, quella fino al vicoletto di Mezzocannone, la parte inferiore fu conservata e creò, fronteggiando le nuove mura, un via incassata che divenne canale pubblico e rimase aperta verso il basso, avendo libero sbocco al mare, mentre nella parte superiore venne chiusa da una nuova porta: la porta della Ventosa.

La città rimaneva divisa in quattro zone da tre strade  grandi e parallele, chiamate decumani, che correvano da est ad ovest e venivano attraversate perpendicolarmente da molti vicoli, detti cardines, paralleli tra loro.

Ogni decumano aveva alle proprie estremità una porta: quello centrale, decumanus maior, attualmente via Tribunali, aveva ad oriente la porta di Capua e ad occidente un’altra porta del cui nome se ne è persa la memoria. Il decumano inferiore, attuali Forcella e S. Biagio dei Librai, aveva da un capo la porta di Nola e dall’altro quella Cumana o Puteolana. Il decumano superiore, attualmente SS. Apostoli, Anticaglia, e Sapienza, era delimitato ad est da una porta della quale non si ricorda il nome e ad ovest dalla porta Romana.

Anche alcuni cardines avevano all’estremità delle porte. Fra queste se ne ricordano alcune edificate verso mezzogiorno, ed una un po’ più all’interno dell’attuale porta S. Gennaro, non se ne conservano resti a causa dell’accrescimento della città greca.

Le strade erano lastricate da grandi massi di travertino o di pietra vesuviana, spesso ai quadrivi vi si trovavano pozzi pubblici dai quali veniva attinta l’acqua, lungo i fianchi delle stesse erano eretti busti di numi, eroi o di benemeriti, tanto che un Satirico romano ebbe a dire che per le strade della città era più facile trovare un dio che un uomo.

Fuori le porte stazionavano veicoli da nolo: la reda, la carruca, il cisium e il caragutium a due ruote, in grado di percorrere la distanza fra Roma e Pozzuoli, nel tempo che intercorre dall’alba alla sera, percorrendo la via litoranea fatta costruire dall’imperatore Domiziano.                                                                                                                

                                                         

                                                                                Gennarino

 

 

                       

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