RUBRICHE    :       Viaggio nella Napoli greco-romana

                                   

                                                         Porto e Molo

 

 

 

        

 

 

La spiaggia era frastagliata e formava due seni, embrioni di due porti: il più grande occupava quella che è l’attuale piazza Municipio, parte del Castel Nuovo (Maschio Angioino), parte della via Medina, la calata S. Marco, e le strade attigue; l’altro si estendeva fino a via Maio di porto, inglobava quindi gran parte della via C. Colombo, via De Gasperi sfiorando il corso Umberto e P.za Bovio. Quest’ultimo, più piccolo, rivestiva maggior importanza poiché prossimo alla città, divenne infatti un porto molto frequentato dai naviganti di tutto il mondo allora conosciuto.              

         Dopo la II guerra Punica, Annibale tentò, ben due volte invano, di impadronirsene: ne avrebbe fatto volentieri un punto di approdo per le navi cartaginesi.

Il tempo non ne sminuì l’importanza, neanche nei primi secoli dell’Impero, quando il vicino porto di Pozzuoli raggiunse un’importanza straordinaria, tanto che quella città fu chiamata Delo minore.

         I Napoletani, come i loro progenitori greci e cumani, si dedicarono al mare; con le loro navi conquistarono le incantevoli isole del golfo e stabilirono traffici commerciali che apportarono loro ricchezza e permisero la diffusione della moneta. Nel 326 a.C. dovettero però sottomettersi ai Romani i quali, completamente a digiuno delle arti marinaresche, li obbligarono a mettere la flotta a loro disposizione.

         Il porto era affollato di ogni tipo di imbarcazione, fra di esse la famosa Alessandrina, unica alla quale veniva concesso di tenere le vele inalberate una volta varcate le bocche di Capri.

         Il molo era invece popolato di gente di ogni sorta, per la maggior parte marinai, riconoscibili dal cappello a larghe falde, la sciarpa di lana imbottita e il mantello, annodato sulla spalla sinistra, che lasciava scoperte le braccia. Ci si imbatteva inoltre in personaggi che sui muretti esponevano libri vecchi, secchi ed ammuffiti, intorno ai quali si aggiravano probabili acquirenti. Tale uso si protrasse fino agli inizi dello secolo scorso (‘900).

         In fondo al porto sorgeva l’Arsenale (navalia) diviso in numerosi cantieri (stationes), dove si costruivano e conservavano le navi.

 

                                                                                                                                                 Gennarino

 

 

                      

 

 

 

 

 

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