Tutti conoscono la strada di S. Gregorio Armeno,
chi non ci è andato almeno una volta, con l’approssimarsi del Natale, per
comprare un pastore o semplicemente per respirare l’aria natalizia mischiandosi
alla folla che in quei giorni la frequenta.
Alla
fine della salita ci si trova in uno spiazzo: alla propria destra la chiese di
S. Lorenzo maggiore (piazza S. Gregorio A.), di fronte la statua di S. Gaetano
e la chiesa di San Paolo maggiore (piazza S. Gaetano), dalla cui sinistra, destra
per chi guarda, si snoda, costeggiandola, il vico Cinquesanti che termina nella
strada dell’Anticaglia.
Questa strada prende il nome da due
archi fatti di mattoni sotto i quali si transita, perché l’attraversano da un
lato all’altro. Chissà quanti, che per ventura si trovano a passare sotto
quegli archi, si sono lamentati per la vista di quei mattoni luridi e
ammuffiti, che i proprietari delle case, alle quali quei ruderi si appoggiano,
non si sono ancora decisi a coprire d’intonaco e a darvi una mano di vernice
bianca.
Eppure quei ruderi sono lì a
testimonianza di quella che fu la Napoli greco-romana ed indicano che proprio
in quei paraggi sorgeva il Teatro dove Nerone volle dar saggio della propria
abilità di suonatore e cantante, poiché a suo parere solo i greci, e Napoli era
erede della cultura ellenica, erano degni di incoronarlo. Poco distante sorgeva
il Foro che inglobava il Macellum ed il Tempio di Castore e Polluce (i
Dioscuri), e ancora il Tempio di Apollo, il ginnasio, i templi, i portici, le
mura… tutta la città antica.
E da qui partiremo: faremo una
escursione nella Napoli antica e chi vorrà seguirmi si accorgerà che molte
volte, camminando frettolosamente per una strada del centro storico, ha
guardato qualcosa senza sapere che si trattava di una vestigia di un passato
risalente anche a più di duemila anni fa.
Ci si potrà rendere così conto del valore storico
dei ruderi, magari diventarne più rispettosi e tenere in maggior pregio questa
nostra città.
Gennarino