L’infinito

Testo di G. Leopardi

Lay-out di R. Momesso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

 

Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura.

 

 

E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando:

e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei.

 

 

 

Così tra questa immensità s’annega il pensier mio; e il naufragar m’è dolce in questo mare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Post-fazione (come dice Luciano de Crescenzo, sarebbe il contrario della pre-fazione):

Mi piace moltissimo questa poesia. Come dicono i docenti, è in “endecasillabi sciolti”, cioè non c’è la rima; per questo mi pareva artificiosa quella suddivisione ( interminati/spazi – sovrumani/silenzi) ed allora ho provato a riscriverla in “semi-prosa”.

Those who find beautiful meanings in beautiful things are the cultivated. For these there is hope.[Oscar Wilde]

 

 

 

 

 

 

 

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