ALCUNI  VERSI  DEDICATI A NOVARA DI SICILIA
 
 



 
 

"Unico ed intimo testimone d'un epoca a noi ignota è quella rupe, la Rocca Salvatesta, che abbiamo veduto nascendo, ed abbiamo contemplata adulti. Con essa ci siamo rallegrati vedendola la mattina indorata dal primo raggio di sole e poi salutata la sera dall'ultimo. 
L'abbiamo veduta coperta di neve, poi sbattuta dall'aquilone e dal fulmine: l'abbiamo toccata, ci siamo stati sopra. 
Lungi da essa, l'abbiamo sognata e ci è parso di vedere Novara, la nostra casa, il nostro focolare, le persone amate. Con gioia l'abbiamo riveduta e col cuore quasi abbracciata. Ci è stata sempre presente. Vecchi e curvi sotto il peso degli anni e delle delusioni ad essa tardo ed ansioso volgerem lo sguardo, la risaluteremo ancora una volta trepidanti e sconfortati, poi, un'altra e un'altra ancora.... poi l'ultima. 
Sarem cenere, ma essa udrà ancora le armonie della vita e sarà sempre là immobile e grandiosa, finchè un soffio dell'onnipotente natura la frantumerà, confondendo quei granellini fra gli immensi atomi del Creato." 
 - Gaetano Borghese, storico Novarese, 1875 -
 



 

Novara!
 È il tuo richiamo, il tuo ricordo, la tua fanciullezza, la tua adolescenza, l'arcobaleno dei tuoi sogni, la girandola dei tuoi pensieri, l'epicentro  dei tuoi affetti, che si moltiplicano e non svaniscono, un cantico che inebria, una certezza che ti ringiovanisce.

Novara!
È lo scintillio delle tue pupille,
il sorriso delle tue labbra... il palpito più dolce del tuo cuore, la tua vita di oggi, quella di ieri dei tuoi!

Novara!
  Con le sue case antiche e nuove, alle falde della Roccia Salvatesta, sferzata dalla pioggia levantina, dal turbine della neve, 
baciata dal sole, 
    avvolta dalla nebbia, con le sue viuzze e vicoli in cui hai sgattaiolato ragazzo, con i suoi ballatoi di favola, 
è il tuo paese, il tuo mondo!

 "Scava nel suolo, e cerca del paese le radici eterne, dovunque è un'ombra d'albero che si raccoglie su te".

       Novara, "nutrita di roccia, tu affondi nella roccia le tue radici e t'è impresso sul volto di fiore il mistero della madre pietra".

                Da "I canti dell'Isola" (1925) di Ada Negri (n. a Lodi il 3-2-1870, m.  a Milano l'11-1-1945)
 



 

NOA

Dei monti ridenti sul mare,
della Rocca che a picco s'innalza
e sussurra materna e superba
le leggende più care e più belle,
tra crepe ascose di secoli andati,
di vestigia, di guerre e di fasti
della terra che i natali mi diede,
io parlo ...

Dei tetti rupestri ed aviti,
di vie ciottolose ed anguste,
coi ricordi di oggi e di ieri,
sussurranti i fatti e la storia,
dei cocci di un tempo remoto
e le ansie di gente risorta
da un servaggio di tristi deliri,
io parlo ...

Della Noa antica e montana,
dei suoi figli migliori nel tempo,
di cenobi, di templi vetusti,
di quei luoghi di martiri e prodi
ed asilo di santi e beati,
ove dormono i miei e mio padre,
dopo il breve ed aspro cammino,
io parlo ...
 

Ugo Di Natale


Noara







Ritta s'innalza a picco e l'alta testa
cela fra nubi e per quasi gigante
che a l'aerea magion sostegno appresta.
Or sostenuta da la nebbia errante
par che si avanzi, e la nevosa cresta
sull'azzurro torreggia luccicante.
A quel monte sommessa, il sol rischiara
la bella e solinga terra di Noara.
In ordin vago le casette bianche
dolcemente discendono il declivio.
Greppi muscosi, fertili valanche.
Vallate sparse di pallente ulivo,
quivi una gotica chiesa e là benanche
alto s'estolle un campanil giulivo.
E un diruto castel, una Badia
primeggian soli su per l'erta via.
Anche da lungi ti saluto, o bella
piaggia che desti asilo al mio dolore,
quando seguir la madre e la sorella
dovetti, al tempo del comun terrore.
Allor fu cerca ogni rimota cella,
la propria vita allor più s'ebbe a cuore.
Ma giorni io trassi in sicurtade amara
mentre ergevasi altrui funesta bara.
Fra me dicea: - Quei rovesciati massi,
quei frantumi, d'ellera conserti,
portan ancor di sanguinosi passi
le impronte; e questi baluardi inerti
rifulsero di lance, e d'alti chiassi
s'udiro rimbombar questi deserti.
Su gli spaldi ove i nidi il gufo aduna
fors'anco sventolò la Mezzaluna.
Allor, volgendo altrove il guardo intento
lo fermavo sovente al mar lontano.
E' un promontorio, scarso monumento
d'una città ch'or serba il nome vano.
Tindari fu, dove il mal talento
ancor fe' noto il predator romano.
Eremo or fatta, ogn'anno, a sciorre un voto
solo v'accorse il popolo devoto.
Poi miravo nel centro la serena
valle cui rammentar m'è sempre dolce.
Un monte quivi dall'eretta schiena
al ciel si estolle e un villaggetto folce.
E' Tripi; e forse lì sorse Abacena.
A questa scabra rupe, che soffolce
sol capre, il montanar tremando riede
ove l'antica Sterope ebbe sede.
E se lungi n'andrò, piaggia diletta,
e più non godrò la tua bella vista,
la memoria di te non mai negletta
sarà da me, per sorte lieta e trista.
L'aria dei monti che tanto mi alletta,
la pace che il pensiero vi riacquista
e ogni erboso sentier mi fan più cara
la montuosa e placida Novara.
 
 

Maria Cristina Anselmo


NOVARA


Forse che busso invano alla tua porta,
sicula Novara, per aprire il cuore
all'ombra scura delle tue querci,
ovvero salgo il Pizzo Salvatesta
per indorare i miei capelli bianchi
ai forti miti dell'età tua prima?
Risponde l'eco delle tue campane
che soffia il vento verso la marina,
ov'io seggo pensoso, innamorato,
con la bocca dolce del tuo rosolio
nell'antico caffè della piazzetta
che cova l'ombra della mia memoria.
Ancor oggi, verrò (ma non più quello)
pellegrino dolente, a spargere
rugiada viva sulle speranze
che rinverdiscono ad ogni primavera.
Amico volto mi farà da specchio
per contare le rughe dell'attesa
che il tempo scava nella dura roccia.
Sfavilla il sole al bronzo dell'Artista,
fiammeggia il sole al marmo del tuo Eroe,
sempre fedele alla grande festa
che chiama i figli dai lontani lidi.
Ti prego, non ridere svogliata
come disciolta nebbia nella valle;
non essere crudele, anche se il cuore
t'hanno aggredito i nuovi saraceni.
Io non t'amo per dote, ma perchè bella
si erge la Rocca, aperta ai mondi
infiniti delle stelle ed è granito
il tuo volere tra le alpestri rupi.
Or che l'afoso mondo del petrolio
violenta il cielo della mia Sicilia,
Tu dici: - "vieni, amante della pace,
tra le mie braccia ossigenate e pure ". -

Nello Cassata



NOVARA...!!







Nuvara terra sacra e mè ricordi
cù la tò "Rocca" maistusa e granni
ca signu è di rispettu e libirtati
tu 'ntà lu munnu onuri e amuri spanni!
Tu 'nta li tò vaneddi mi criscisti
dannumi 'nsignamenti e tanti amuri
comu fici mè matri, e mi 'nsignasti
ca l'animu si forgia 'ntò duluri !!!
S.Giorgi, a Nunziata, la Batia,
Vallò Faanga, Arangia e Santa Maria,
stì posti cui scurdari si li pò?
Chista è Nuvara, sù li me ricordi,
è parti di la vita mè passata
di chidda vita chi giammai la scordi,
ca fu la giuvintuti spinsirata !!

PIPPO LABISI


Serenata

Billicchia chi d'arrètu a ssà fièsra
tu mi pustij quannu di ccà passu
òprimi a porta ch'èu mi stàiu a rassu
e nun ti 'fferru e 'mpagi ti lassu.
Ma si tu vòi, 'nton sàutu 'mbillicu
ppì senti la tò bucca prufumada
e 'nghirucchiuri comu fà un minniccu
ti prighiria di dèmmi nà basgiada !!

Quannu a lu ruggiu vài ccù bumbaèllu
e porti l'acqua frisca ppì la casa,
ti cantu sciadu mèu chistu sturnellu:
tu sì comu nà rosa villutada: 
fliglitta biella sì megliu i nà fada
tu spanni oduri e amuri 'ntà cuntrada
èu spettu u jornu chi mi d' di sì
ma riddugidi si nnò mi fài muì !!

Sciadu, quannu ti scontru ppì la strada
spanni chiù oduri di nà sciura-viora
chiù biella sì i nà rosa villutada
la tò parrada è dùcia chi cunsòra
la tò faccicchia è russa e giriusa
la tò bucchitta è ducia e saburusa
tu hai tutti i billizzi di nà fada
e ti vuissi prestu comu spusa! 


IL MIO PAESE 

Ai piedi di un monte, 
che il mare sovrasta 
con le isole Eolie, 
sorge un paese, 
tra verdi convalli, 
e canti d'uccelli. 
E' la terra mia cara, 
si chiama: Novara 

E il monte l'abbraccia, 
in amplesso materno, 
d'inverno ammantato 
di candida neve, 
i venti respinge, 
la pioggia contrasta, 
con l'alta sua cima 
avvolta di nubi 

S'innalzano alte, 
su tutte le case, 
le cuspidi aguzze 
di chiese vetuste 
che, a sera, diffondono, 
per valli remote, 
l'invito a pregare, 
nell'ora più pia 
per il buon Redentore 
e la Madre Maria 

Novara è la terra 
di storia ed eroi, 
che trepidi in guerra 
da forti lottarono, 
di geni e di santi 
è stata la madre. 
Noi tutti l'amiamo, 
con monti e le strade. 
Gran Dio, spargi grazie 
sulle sue contrade ! 

UGO DI NATALE 
 



LA ROCCIA
 
 

O roccia Salvatesta, solitaria,
Io salgo con ardor sulle tue cime
T'avvolge l'ampia nudità dell'aria
T'amerò sempre d'un amor sublime.
Sei tu di beltà quasi divina,
Si apre in fondo ridente la marina.





ROSARIO ORLANDO (tratto da "Rugiada su Novara" Firenze 1971)


TE, NOVARA AMO
 
 

Sia che placida all'ombra
dell'alto macigno
cullata nel grembo
t'adagi;
Sia serena, ridente,
tra folte pinete,
al cielo svettanti,
t'elevi;
Terra ch'alpestre, sovrana,
antica e superba,
il mare Tirreno
sovrasti;
E, teste sul monte,
l'illustre Abaceno,
un tempo fiorente
vedesti;
Mentre prosi ed artisti,
poeti e scrittori,
all'arte, alla Patria
sacrasti;
Te, regale ed altera,
gentile, ospitale,
mia cara NOVARA,
io AMO !...
TE, eremo di Santi,
di Fede gran Tempio,
d'oranti conventi
adoro !...
Te, co' dolci tramonti
con l'erbe aulenti,
co' fiori dei monti,
ammiro !....


UGO DI NATALE

 
 

Gli scherzi di...... S.Ugo

 

Cchiòvi o nun cchiovi, ntà stagiunada,

avidi sempri l'acqua raziunada.

Vi dannadi, fimmini in cucina,

che nun putidi calari a pasta, di mattina.

E si fannu i tri, i quattru e puru i sei,

sta scurennu, ma 'mpì l'acqua, nun sunnu affari mei.

Manca u carburanti, a trivella è guasta,

a tavura è imbandita e tali è rimasta.

Vi veni di jttàri quattru santiuni,

ma ristadi fermi comu veri minchiuni.

Vi scenni u suduri, guardati a roccia,

nenti lavaggi e nenti doccia.

Si fa notti; l'acqua sta rivannu! Evviva, ecco!

Farsu allarmi, mangiàdi a...secco!

Vi dugnu un cunsigliu, senza affanno.

Fagidivi a doccia suru a capo d'anno.-

 

 

 

Nino Paratore  

 

Ma dall'alto dei Cieli arriva la risposta......direttamente da S.Ugo !

A Nino Paratore

 

...E ora senti cà, caru Avvucatu....

Stà vota fusti propriu esageratu!...

A Nuvara, è veru, l'acqua manca;

"Spettari e nun venìri spessu stanca!"

Non c'è mancu bisognu ì santiari....

Chiuttostu, tanti cosi s'hannu a fari!

Tu sì un bonu patri e un bon maritu...

Sì, tra tutti i mè figli, u preferitu!

Ed è veru chi amu anchi schirzari.....

Ma un bellu serbatoio t'u poi fari!!!

Di milli e centu litri, e ancora tanti!

Cussì mangi, ti lavi e preghi i Santi !

A.Maria Cutroneo

 


 

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