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Il vino: quello sincero e quello... ingannevole!

Parliamo di vino e lo facciamo cominciando dalla fine. Da una relazione del noto farmacologo Hartmut Glossman scopriamo che, il vino, se preso in modiche quantità e dopo i 30 anni, aiuta a prevemire cancro, diabete, alzheimer, aiuta il sesso e allunga la vita. Parola del prof. Glossman, ma la pensano tutti allo stesso modo? Veramente no! Anzi c'è chi sostiene l'esatto contrario. Noi de Il Loggione abbiamo quindi raccolto del materiale, da interviste, studi, fatti di cronaca e ve lo racconteremo nel corso di questa piccola storia del vino, a puntate.

Torniamo dunque a Glossman e ai risultati del suo recente studio sui benefici effetti che il vino ha sulla nostra salute. Docente alla Medical University di Innsbruck, Glossman è farmacologo e biochimico clinico di fama internazionale. Il 4 settembre scorso ha presentato a Palazzo Vecchio (Firenze), in occasione del congresso mondiale della Society for Medicinal Plant Research, la sua relazione dal titolo; Healt Benefits of Wine (i benefici effetti del vino sulla salute). Con Glossman era presente anche un suo collega della Medical University, il professor Michael Popp, altrettanto famoso negli ambienti della ricerca scientifica, patron della multinazionale tedesca Bionorica, leader nel settore delle piante medicinali, nonché cultore della dieta mediterranea. Glossman smentisce immediatamente quello che altri ricercatori hanno sostenuto prima di lui e cioè che l'alcol ha sempre effetti negativi sul nostro organismo. O meglio; secondo i suoi studi, quelli che andrebbero indicati come dannosi alla nostra salute, sono soprattutto i superalcolici, whisky, cognac, brandy, vodka, gin che, generalmente possono causare molti malanni, compreso il cancro. Nel caso del vino invece, soprattutto quello rosso, gli effetti sono sempre benefici. Sempre comunque se a consumarlo sono gli adulti e, naturalmente, in quantità contenute. Le principali sostanze benefiche, contenute nel vino sono: polifenoli, tannini, resveratrolo, kamferolo e quercetina.

A dar ragione a Glossman vi sono anche i risultati delle recenti ricerche svolte dall'Università di Seattle, dalle quali risulta che modiche quantità di vino abbassano il rischio di cancro ai polmoni e alla prostata. Inoltre, ben cinque studi clinici dimostrano che, un moderato consumo di vino abbassa del 50% la possibilità di ammalarsi di Alzheimer. E questo sarebbe qualcosa di grandioso alla luce della scarsa efficacia che i farmaci hanno sulla malattia. Ancora; il vino rosso (sempre in modiche quantità) può prevenire il diabete mellito.

Tutto ciò indurrebbe chiunque a diventare consumatore di vino, se non fosse che, come abbiamo detto, vi sono altrettanti illustri medici a pensarla diversamente dal prof. Glossman ed esistono inchieste giornalistiche che svelano inganni da parte di chi lavora per l'industria del vino. Inoltre quello che non è chiaro è il motivo per cui un Paese come l'America, all'avanguardia nella ricerca scientifica,continui a imporre sulle etichette del vino la scritta “pericoloso per la salute”, senza distinguere tra qualità e provenienza.

Concludiamo questa prima parte della nostra piccola inchiesta sul vino con due confortevoli dati che ci fornisce il prof Glossman:

  1. Il tasso dannuo di mortalità tra i 55 e i 75 anni è molto più basso tra chi consuma un po' di buon rosso e si alza notevolmente tra chi ne fa un uso eccessivo.

  2. Il vino rosso giova alle prestazioni sessuali del maschio in età avanzata.

    E pensare che c'è chi consuma una fortuna in un insipido (credo) viagra. (11.9.2005)






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