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Buonismo, pacifismo di principio, politica dettata dagli interessi dei singoli stati membri: ecco come l'Europa ha deciso di suicidarsi


L'11 settembre 2001 i fondamentalisti islamici, non l'Islam, dichiararono guerra all'Occidente. Anzi no. Diciamo meglio; attaccarono vigliaccamente l'America e la popolazione civile americana e successivamente dichiararono la loro entrata in guerra contro l'Occidente. Dopo quel giorno seguirono una serie di minacce e alle minacce sono seguiti i fatti. Ieri Madrid, oggi Londra, domani? I terroristi sono tra noi e lo sapevano anche gli inglesi. Il loro è il Paese crocevia dei più temibili terroristi islamici. Di lì ne sono passati tanti prima di recarsi a combattere in Afghanistan, in Cecenia e in Iraq. In Inghilterra vivono personaggi come il siriano Omar Bakri, presidente del movimento Al-Muhajiroun (gli emigranti), che dichiarò in un'intervista al Times che «tutta la Gran Bretagna è diventata Dar al-harb (Casa della guerra) e la vita e le proprietà degli infedeli non sono più sacre», che i musulmani britannici «hanno l'obbligo di unirsi ad Al Qaeda, alle sue filiali e organizzazioni nel mondo»! E sempre in Inghilterra ha vissuto Abu Qatada, colui che emise le fatwa richieste dal Gia che gli servirono a legittimare il massacro di civili in Algeria. E che dire di Abu Hamza al Masri, di origine egiziana con cittadinaza britannica, accusato di aver promosso attentati terroristici nello Yemen.

Questi sono alcuni dei “promotori” del terrorismo islamico che vivono e si muovono liberamente in Europa. Poi ci sono le braccia, i kamikaze, coloro che si confondono tra i propri connazionali e che restano in attesa dell'”ordine”. L'Europa è piena di cellule dormienti che prima o poi vengono svegliate. Dopo l'11 settembre ci siamo voluti illudere che in Europa non ci sarebbe stato alcun attentato, ma quello che è successo a Madrid ci ha rimesso addosso la paura. Ma la paura è passata ancora e ci ha fatto nuovamente abbassare la guardia, sino a giovedì scorso. Cosa dovrà succedere ancora per fare in modo che si possa tutti noi comprendere che siamo in guerra? Una guerra che non abbiamo voluto noi occidentali, ma dentro la quale siamo stati tirati a forza. Una guerra dichiarata da persone che vogliono toglierci quello che ci appartiene, ovvero il nostro mondo, la nostra voglia di essere occidentali, di appartenere alla cultura occidentale. Ed è proprio lì che ci colpiscono. Colpiscono le metropolitane che ci portano al lavoro, gli autobus che portano i nostri figli a scuola, gli uffici e i luoghi dove si produce. Se qualcuno si stia chiedendo ancora cosa vuol dire essere Occidentali, che cosa è l'Occidente, allora tracci pure un perimetro all'interno del quale ci metta New York, Madrid e Londra. Questo è l'Occidente, la voglia di essere e di vivere nel modo in cui abbiamo scelto. La voglia di credere nei nostri ideali di libertà, il luogo in cui non si muore se si è cristiani, ebrei, musulmani o buddisti.

E mentre il radicalismo islamico continua a seminare vittime nel nostro Occidente, nello stesso giorno dell'attentato a Londra, a poche ore di distanza dall'accaduto, una delle più importanti associazioni islamiche di immigrati e un Imam della Capitale britannica hanno chiesto ai cittadini arabi di rimanere in casa per paura di ritorsioni da parte della popolazione inglese. Forse, invece, qualcuno gradirebbe che gli immigrati arabi si mostrassero e mostrassero tutto lo sdegno per quanto accaduto. Forse, ma per quello c'è ancora tempo, avremmo desiderio di vedere gli islamici che vivono in Europa e nel mondo occidentale scendere per le strade a contestare il terrorismo. Il contrario di quello che ci toccò vedere in TV dopo l'11 settembre, quando milioni di arabi si radunarono nelle piazze a festeggiare l'infame attentato. Il contrario di quello che ho visto con i miei occhi di emigrante, quando tanti, tantissimi islamici “scaricavano” sul proprio telefonino il giochino degli aerei che abbattevano le torri e lo mostravano divertiti o quelli che esaltano le parole di una canzone rap dall'indecente “ritornello” che recita «Osama mi attrae come una stella, è capace di abbattere le Torri». È arrivato il momento di conquistarsi il rispetto dei popoli che vi ospitano e di farvi riconoscere distinguendovi da coloro che ci hanno dichiarato guerra. Non ci si può più nascondere dietro discorsi di tolleranza e comprensione; siamo tutti vittime del terrorismo e noi tutti ora abbiamo il dovere di combatterlo e di non lasciare che ancora una volta il dolore e la rabbia si plachino, sino al prossimo attentato.

Nel frattempo alcuni moderati islamici, come Abdel Rahman al-Rashed, intellettuale saudita e direttore della televisione Al Arabiya, in un editoriale invitano le autorità europee a cacciare i terroristi e lo fanno senza usare mezzi termini. Anzi rivolgono un vero e proprio atto d'accusa all'Inghilterra e all'Europa tutta, rei di aver dato asilo ai terroristi. Shaker al Nabulsi, accademico giordano, fa notare che, l'Inghilterra in particolare, attraverso la parola tolleranza ha consentito alla peggiore specie di fondamentalisti di poter proclamare la loro guerra attraverso alcune moschee e giornali che preannunciano i discorsi dei terroristi. Che intenzione dei fondamentalisti islamici è far sventolare la propria bandiera su Buckingham Palace, di creare un califfato nella capitale britannica.

Anche nel caso della lotta al terrorismo, l'Europa ha dimostrato la propria incapacità e quella dei politici che la rappresentano. L'Europa non ha sentito la necessità di agire per prevenire o combattere il terrorismo. Ha finto di credere che non ci avrebbe toccato e anche dopo l'attentato che vide coinvolta Madrid, non ha fatto nulla di realmente efficace per contrastarlo. I paesi che compongono l'Unione Europea non vanno oltre il proprio singolo interesse, e così anche nel caso del terrorismo; un modo di fare politica che ci portiamo dietro da mezzo secolo. Da noi, è ormai divenuta una consuetudine sbraitare contro gli Stati Uniti, sempre pronti a intervenire, anche militarmente, quando il caso lo richiede. Addirittura qualcuno in Europa ha indicato l'America come causa del terrorismo. In realtà è solo un modo furbo di nascondere il nostro immobilismo e lo scarso valore politico di chi ci governa. E mentre da un lato siamo pronti a scagliarci contro l'America, dall'altro aspettiamo che gli stessi USA trovino la soluzione ai problemi del mondo. La guerra che ci hanno dichiarato non è un bluff, quindi non possiamo continuare a sottovalutarla. Restare immobili significa aspettare il prossimo attentato; forse in Italia, forse in Danimarca, o chissá dove. L'unica certezza che abbiamo è che un altro attentato ci sarà, perché è dimostrato che i terroristi islamici fanno seguire alle parole i fatti. I governi europei hanno il dovere di difendere i propri cittadini, anche prendendo decisioni che, lo sappiamo, non saranno accettate da tutti. Per i “pacifisti ad ogni costo” è forse giunto il tempo di riflettere se è ancora il caso di lasciare che ci ammazzino nelle nostre case. Il nostro nemico ha un nome, si chiama terrorismo e va combattuto anche con la forza, senza perdere ancora altro tempo. (11.7.2005)


Tekohyvyys”, periaatepasifismi, jäsenmaiden omia etuja ajava politiikka: näin Eurooppa päätti tappaa itsensä

11. syyskuuta 2001 islamilaiset fundamentalistit, ei siis islaminusko, julistivat sodan Länsimaille. Tai sitten eivät. Sanokaamme toisin; hyökkäsivät pelkurimaisesti Amerikkaan ja amerikkalaisia siviilejä vastaan ja myöhemmin julistivat sodan Länsimaita vastaan. Tätä päivää seurasi sarja uhkailuja ja uhkailuja seurasivat teot. Eilen Madrid, tänään Lontoo, entä huomenna? Terroristit ovat meidän keskuudessamme ja myös englantilaiset tiesivät sen. Heidän maansa on pelätyimpien islamilaisten terroristien risteyspaikka. Monet heistä ovat kulkeneet Englannin kautta matkalla taistelemaan Afganistaniin, Tshetsheniaan ja Irakiin. Englannissa asuu henkilöitä kuten syyrialainen Omar Bakri, Al-Muhajiroun-liikkeen (siirtolaiset) puheenjohtaja, joka julisti Times-lehdelle antamassaan haastattelussa, että “koko Iso-Britanniasta on tullut Dar al-harb (Sodan koti) ja epäuskoisten elämä ja omaisuus eivät ole enää pyhiä”, että isobritannialaisilla islaminuskoisilla “on velvollisuus liittyä Al Qaedaan, sen eri haaroihin ja organisaatioihin maailmassa”! Englannissa asui myös Abo Qatada, joka pani täytäntöön GIA:n määräämät fatwat, jotka auttoivat häntä oikeuttamaan Algerian siviilien verilöylyn. Mainittakoon vielä egyptiläistä alkuperää oleva Abu Hamza al Masri, jolla on Iso-Britannian kansalaisuus ja jota on syytetty Yemenin terroristi-iskuista.

Nämä ovat joitakin islamilaisen terrorismin “edistäjiä”, jotka asuvat ja liikkuvat vapaasti Euroopassa. Sitten ovat vielä kamikazet eli he, jotka soluttautuvat omien maanmiestensä joukkoon ja jäävät odottamaan “käskyä”: Eurooppa on täynnä nukkuvia soluja, jotka ennemmin tai myöhemmin herätetään. Syyskuun 11.:nnen tapahtumien jälkeen olemme halunneet kuvitella, että Euroopassa ei olisi ollut enää lainkaan terroristi-iskuja, mutta Madridin tapahtumat herättivät jälleen vanhat pelkomme. Mutta pelko laantui taasen ja unohdimme jälleen olla varuillamme, viime torstaihin asti. Mitä pitää vielä tapahtua, jotta me kaikki voisimme ymmärtää olevamme sodassa? Sodassa, jota me länsimaalaiset emme ole halunneet, mutta johon meidät on vedetty väkisin mukaan. Sodassa, jonka ovat julistaneet ihmiset, jotka haluavat ottaa meiltä pois sen, mikä meille kuuluu, toisin sanoen meidän maailmamme, halumme olla länsimaalaisia, kuulua länsimaalaiseen kulttuuriin. Ja juuri sinne he iskevät. He iskevät metroihin, jotka vievät meidät työpaikoillemme, linja-autoihin, jotka vievät lapsemme kouluun, toimistoihin ja paikkoihin, joissa tuotetaan. Jos joku vielä ihmettelee, mitä tarkoittaa olla länsimaalainen, mitä ovat Länsimaat, voi hän piirtää ympyrän ja laittaa sen sisälle New Yorkin, Madridin ja Lontoon. Tätä ovat Länsimaat, halu olla ja elää valitsemallamme tavalla. Halu uskoa vapauden ihanteisiimme; paikka, jossa kukaan ei kuole sen takia, että on kristitty, juutalainen, islamilainen tai buddhalainen.

Sillä aikaa kun islamilainen radikalismi jatkaa uhrien vaatimista Länsimaissamme, Lontoon iskun samana päivänä, vain muutaman tunnin kuluttua tapahtuneesta, yksi tärkeimmistä islamilaisten maahanmuuttajien järjestöistä ja eräs lontoolainen Imam kehoittivat arabialaisia jäämään kotiin peläten englantilaisten vastaiskuja. Ehkä jotkut sen sijaan haluaisivat nähdä arabialaisten maahanmuuttajien tulevan esiin ja näyttävän paheksuntansa tapahtuneen johdosta. Ehkä, mutta siihen on vielä aikaa, haluaisimme nähdä Euroopassa asuvien islamilaisten lähtevän kaduille osoittamaan mieltään terrorismia vastaan. Siis täysin päinvastaisen reaktion, jonka näimme tv:stä syyskuun 11.:nnen tapahtumien jälkeen, kun miljoonat arabit kokoontuivat toreille juhlimaan häpeällistä iskua. Päinvastaisen myös sille, jonka näin omilla maahanmuuttajan silmilläni, kun useat islamilaiset “latasivat” kännykkäänsä pelin, jossa lentokoneet tuhoavat tornit, ja näyttivät sitä huvittuneina. Toiset ylistivät rap-kappaletta, jonka säädyttömässä kertosäkeessä kerrotaan kuinka “Osama vetää minua puoleensa kuin tähti, hän pystyy tuhoamaan tornit”. On tullut aika ansaita isäntäkansojen kunnioitus ja tulla tunnetuksi erottumalla niistä, jotka ovat julistaneet sodan. Enää ei voi piiloutua suvaitsevaisuuden ja ymmärryksen taakse; me kaikki olemme terrorismin uhreja ja meillä kaikilla on velvollisuus taistella sitä vastaan, eikä antaa jälleen kerran tuskan ja vihan laantua, aina seuraavaan iskuun asti.

Sillä välin eräät maltilliset islamilaiset, kuten Abdel Rahman al-Rashed, saudiarabialainen intellektuelli ja Al Arabiya-televisiokanavan johtaja, eräässä pääkirjoituksessa kehoittavat hyvin suorasukaisesti Euroopan viranomaisia ottamaan terroristit kiinni. He suoranaisesti syyttävät Englantia ja koko Eurooppaa turvapaikan antamisesta terroristeille. Jordanialainen akateemikko Shaker al Nabulsi huomauttaa myös, että erityisesti Englanti on suvaitsevaisuuden nimissä sallinut pahimpien fundamentalistien julistaa sotansa käyttämällä eräitä moskeijoita ja sanomalehtiä, joiden kautta heidän terroristiset puheensa on välitetty. Hän jatkaa toteamalla, että islamilaisten fundamentalistien tarkoituksena on saada lippunsa Buckinghamin palatsin salkoon ja luoda kalifikunta Lontooseen.

Myös taistelussa terrorismia vastaan Eurooppa on näyttänyt oman ja sitä edustavien poliitikkojen kykenemättömyyden. Eurooppa ei ole katsonut tarpeelliseksi ryhtyä toimiin terrorismin ehkäisemiseksi tai sitä vastaan taistelemiseksi. Se on teeskennellyt uskovansa, että loppujen lopuksi terrorismi ei olisi sitä koskenut, ja jopa Madridin iskun jälkeen se ei ole tehnyt mitään todella tehokasta sen vastustamiseksi. EU-maat eivät ajattele muuta kuin omaa etuaan ja niin ne tekevät myös terrorismin suhteen; tällä tavalla olemme tehneet politiikkaa jo puolivuosisadan ajan. Meille on tullut jo tavaksi räyhätä Yhdysvalloille, jotka ovat aina valmiita ryhtymään toimenpiteisiin, myös sotilaallisesti tarpeen vaatiessa. Joku Euroopassa on jopa syyttänyt Amerikkaa terrorismista. Tosiasiassa tämä on vain ovela tapa piilotella meidän taantumuksellisuuttamme ja johtajiemme vähäistä poliittista arvoa. Ja kun toisaalta olemme valmiit käymään Amerikan kimppuun, odotamme toisaalta, että juuri he löytäisivät ratkaisun maailman ongelmiin. Meille julistettu sota ei ole bluffausta, joten emme voi enää aliarvioida sitä. Tekemättä mitään jäämme odottamaan seuraavaa iskua; ehkä Italiaan, ehkä Tanskaan, tai ties minne. Ainoa varma asia on, että toinen isku tulee olemaan, sillä olemmehan jo nähneet, että islamilaisten terroristien sanoja seuraavat teot. Eurooppalaisilla hallituksilla on velvollisuus puolustaa kansalaisiaan tehden myös päätöksiä, joita eivät tiettävästi kaikki hyväksy. “Pasifistien millä hinnalla hyvänsä” olisi ehkä jo aika miettiä, onko edelleen aiheellista antaa terroristien tappaa meitä kodeissamme. Meidän vihollisellamme on nimi, terrorismi, ja sitä vastaan pitää taistella myös voimakeinoin, aikaa enää menettämättä. (11.7.2005)

Käännos: Sanna Autere




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