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Intervista a Ulderico Munzi, autore del libro «Gli Aquiloni non volano più»

Innanzitutto un grazie per aver scritto questo libro su un eroe italiano dimenticato.Come mai l'interesse per la vicenda di Diego Manzocchi è tornata solo ora di attualità? Eppure la sua tomba nel cimitero degli Eroi di Helsinki era nota, sia ai finlandesi che alle autorità diplomatiche italiane.

Diego Manzocchi, che amava amare come scrisse se non sbaglio Agostino, meritava di uscire dall’oblio. Credo che ben pochi sapessero della sua esistenza in Italia e tra questi c’era il senatore Manzella che ne ha scritto in un articolo di fondo mesi fa ricordando il Manzocchi come “fratello di eroismo” del Quattrocchi ucciso dai terroristi islamici. Il senatore Manzella tra l’altro ha recensito il mio libro su Repubblica. L’eroismo è un fattore umano su cui si può a lungo discutere, Manzocchi ne era dotato pur conservando intatta la sua fragilità. I finlandesi lo hanno onorato. Gli italiani, no. Solo adesso, grazie al mio libro, si parla di lui. Ho ottenuto con difficoltà la Sala Baracca alla Casa dell’Aviatore di Roma per presentarlo. Lo Stato Maggiore dell’Aeronautica era molto riluttante: Manzocchi restava un disertore. Solo l’intelligenza del generale di brigata Landi, anche lui pilota di valore, ha fatto crollare le resistenze.

Ha avuto collaborazione nella Sua accurata ricerca da parte di ambienti dell'ambasciata d'Italia a Helsinki? È vero che l'Italia ufficiale ha fatto resistenza nei confronti di una riabilitazione de facto di Manzocchi da attuarsi in occasione delle visite di Scalfaro e Ciampi in Finlandia?

La diplomazia italiana mi ha aiutato a Roma e a Helsinki. Ringrazio l’ambasciatore Massolo, oggi segretario generale della Farnesina, per la sua intelligente, affettuosa e premurosa collaborazione. Scalfari e Ciampi, brave persone, avrebbero voluto onorare la tomba del Manzocchi, ma c’era sempre qualcuno che ricordava che Manzocchi aveva disertato. Se fosse stato, come sostengono alcuni, un agente del governo di Roma inviato in Francia per controllare antifascisti e militari francesi, il Manzocchi sarebbe stato subito (o quasi subito) riabilitato da Mussolini e la salma rimpatriata. Figuriamoci: era morto dopo essersi battuto contro gli “odiati” sovietici!

Quale è stata la reazione dei parenti di Manzocchi quando ha cominciato ad occuparsi di Diego? L'hanno aiutata o hanno temuto che potesse tornare di attualità il problema della diserzione?

Sono stati tutti onesti, diretti e leali. Ai loro occhi Diego è un eroe. Hanno parlato senza alcuna reticenza, da Giovanni Zecca, la cui madre Rosa era la vera confidente del Diego (i carabinieri trovarono nella sua abitazione lettere e fotografie subito fatte rimbalzare alla magistratura militare), alla cugine Giuliana e Teresita e al pronipote Diego Roncoroni, al signor Bottà di Morbegno e ad altre persone che non ho citato con nome e cognome perché sono volute restare pudicamente nell’ombra nonostante le loro importanti testimonianze. Nessun parente e nessuna fonte mi ha mai indicato Manzocchi come una spia. Se lo fosse stato, la sua figura oggi ne resterebbe deturpata. In realtà c’è qualcuno che intende deturparne il ricordo appena portato alla luce per motivi che per il momento non riesco a precisare. I veri parenti del Diego, comunque, sono sul chi vive…

"Diserzione" è una parola piuttosto pesante e certamente fu una decisione grave per Manzocchi. Lei scarta definitivamente l'ipotesi che Manzocchi sia passato in Francia per amore di Justine, la ragazza francese che aveva incontrato in Riviera?

Manzocchi era un grande seduttore, un grande pilota e un grande ingenuo. Non gli avrei mai affidato un compito spionistico e non gli avrei affidato nemmeno mia sorella. Nella sua vita c’è stata una donna più anziana di lui, Sonja, conosciuta in Libia come racconto nel mio libro, che ha potuto svolgere un ruolo, direi, “occulto”; me ne hanno parlato alcuni sopravvissuti tra i coloni italiani in Libia – ce ne sono alcuni di cui non posso fare il nome -, ne parlano le carte dei reali carabinieri dell’epoca e altre carte francesi, tra le quali ci sono accenni alla “francesina” di Novi Ligure... Le lettere scritte dal Manzocchi e ritrovate con il timbro della Questura di Sondrio riferiscono del suo antifascismo, direi, istintivo, passionale. Sono state trovate all’Archivio di Stato dal mio collaboratore Danilo Passi, entrato da qualche mese con grande merito nell’Arma dei Carabinieri. Se i lettori, anche quelli italo-finlandesi, mi aiutano a fare una seconda edizione, non solo correggerò alcuni errori tecnici e storici, ma andrò oltre nel racconto... C’è tanto da dire ancora su Diego, basta sfogliare i documenti in mio possesso. Bisogna dire, però, che per una donna Diego era capace di tutto!

Se invece, come Lei sostiene nel Suo libro, Manzocchi disertò perché disgustato dalla politica fascista, perché lo fece nel modo più complicato possibile, e cioè "rubando" un aereo? Non poteva scegliere altri modi di evasione dall'Italia fascista?

Nell’animo molto sensibile di Diego si mescolavano i sentimenti per la giovane donna incontrata a Novi Ligure, dove lui si esercitava sugli idrovolanti, e il disgusto per un certo fascismo e una certa prevaricazione esercitata su di lui dalle gerarchie militari. Verissimo: poteva andarsene diversamente! Bastava chiedere una licenza, prendere un treno e presentarsi a una caserma della gendarmeria francese… Se i miei impegni me lo consentiranno, forse un giorno aggiungerò altri particolari alla vicenda di Diego come ho già accennato.

Manzocchi era un giovane affascinante, che aveva molto successo con le donne. Oltre a Justine Lei menziona Sonja, da lui incontrata in Libia, dove lei era violinista in un locale pubblico. Di Sonja in precedenza non si era mai scritto. Lei ha fatto un ottimo lavoro di detective. Dove ha trovato le informazioni su questo personaggio che sembra giocare un ruolo rilevante in questa vicenda? Oppure, come sospetta Luigi G. de Anna, questa Sonja è una creazione romanzesca?

De Anna deve essere una bravissima persona… So che deve andare in pensione. Avrà così il tempo di continuare le sue ricerche spero senza imbrattare la figura di Diego. Alcuni suoi ex discepoli mi hanno telefonato raccontandomi tante belle cose. Perché non si muove e scende in Italia per leggere i rapporti dei Reali Carabinieri su Sonja e vedere i microfilm? Non ho il tempo di continuare la polemica con lui. Faccio un’eccezione in questa sede. E preciso che il mio libro non è un saggio storico, tristemente storico. Ho lasciato che la Storia parlasse liberamente.

Lei ha fatto ricerche in molti archivi. Posso chiederLe chi si è occupato della ricerca negli archivi finlandesi? De Anna sostiene che Lei non abbia familiarietà con gli archivi francesi perché non cita nel suo libro di quali archivi si tratta. Cosa gli risponde?

Sono stato dal 1986 un giornalista del Corriere della Sera a Parigi, mia moglie è francese, i miei figli sono francesi, e la Francia, la conosco, un po’ perché ci vivo e un po’ perché ci lavoro ancora. E ho un’infinità di amici, da Glucksmann a Milza, Le Goff e Lévy. Gli archivi francesi non sono di facile accesso? Certo, è vero, un mio conoscente francese, ex funzionario, ha bussato invano alle loro porte e le ha trovate chiuse proprio perché era un ex funzionario. Ma chi ha parlato “solo” di archivi francesi?

Che cosa potrebbe o dovrebbe fare la Finlandia di oggi per onorare chi morì eroicamente per la sua libertà? E che cosa dovrebbe fare l'Italia?

La Finlandia ha già fatto molto. Diego ha il suo posto nel Cimitero degli Eroi. Pensiamo al futuro… La Finlandia ha uno splendido ambasciatore a Roma, Mäkelä, un uomo di elevata cultura e di alta moralità che mi vanto di conoscere. Spetta a lui – e qui voglio essere molto chiaro – decidere chi abbia in Italia e tra gli italiani di Finlandia le carte in regola, ma veramente in regola (attenzione!) per fare “qualcosa” in memoria di Diego Manzocchi. C’è gente che comincia a muoversi in modo bizzarro intorno alla figura di Diego Manzocchi.

Che cosa potremmo fare noi italiani di Finlandia per far meglio conoscere Manzocchi?

Creare un’associazione che porti il nome di Diego Manzocchi e nominare come presidenti magari con turni annuali due suoi discendenti, cioè Giovanni Zecca di Morbegno e Diego Roncoroni di Como. Quest’ultimo è giovane e brillante, l’altro è un grande umanista e soprattutto un uomo onesto. E, ripeto, voi dovete vagliare e sorvegliare con estrema attenzione ogni iniziativa. Non si può far rischiare a Diego di cadere dal piedistallo dove merita di essere.

Possiamo avere la speranza di una Sua nuova visita in Finlandia? magari per presentare la traduzione finlandese degli "Aquiloni"

Se ci sarà, verrò di certo.

Ringraziamo Ulderico Munzi per l’intervista che gentilmente ha voluto concederci.

Nota: Il Loggione cerca di dare, nel suo piccolo, un contributo alla storia di Diego Manzocchi. Di lui abbiamo scritto subito dopo la pubblicazione del libro «Gli Aquiloni non volano più», di lui vorremmo continuare a scrivere per stimolare l’interesse dei nostri lettori, affinché gli italiani in Finlandia abbiano la possibilità di conoscere meglio l’eroe italiano.

Anche per questo saremmo lieti di poter pubblicare le opinioni del professor Luigi G. de Anna. Opinioni che, come noto, contrastano non poco con quelle dello scrittore e giornalista Ulderico Munzi. Siamo convinti che la discussione (non la polemica), quella che scaturisce dalla ricerca storica dei fatti, altro non possa fare se non bene: a Manzocchi, a noi e alla Storia.

In ultimo, sarebbe auspicabile la riabilitazione definitiva di Diego Manzocchi da parte delle autorità italiane. Per tale cosa, naturalmente, dovrebbe mobilitarsi l’Ambasciata italiana in Finlandia e, perché no, l’Istituto di Cultura, magari organizzando un seminario su Manzocchi, al quale invitare Munzi e de Anna: L’idea non mi sembra malvagia, al contrario la ritengo utile e interessante, sicuramente molto più utile e interessante che mandare i consoli onorari in vacanza in Puglia a spese dei contribuenti italiani (e qui la polemica era inevitabile). (25.7.2007)




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