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A proposito di infelicità
Popolo infelice, quello italiano (e di Johnny Stecchino) Questa volta devo arrendermi alla realtà, anche uno ostinato come me deve farlo davanti all’evidenza. I sondaggi parlano chiaro: gli italiani sono tra i più infelici in Europa. Al contrario dei popoli nordici, che sono tra i più felici. E me ne sono reso subito conto, durante la mia ultima vacanza in Italia, nella mia Bari. Appena arrivato, sul tratto di strada che collega l’aeroporto al luogo in cui si trova la mia casa, vedevo viaggiare centinaia di auto, in un senso e nell’altro. Molti si immettevano sulla complanare est che dà al mare. Andavano lì, sicuramente, per condividere la propria infelicità con le migliaia di persone: tutte, nel medesimo modo, infelici. Era sabato mattina, quando sono arrivato, giorno in cui c’è il mercato, con un’infinità di bancarelle di ogni dimensione che si perdono a vista d’occhio. Si camminava facendosi strada con i gomiti, immersi tra migliaia di persone che, infelici, compravano di tutto: scarpe, magliettine, cappellini, mutande, oggetti per la casa e pure la mortadella, ma col seme di finocchio, oltre ai tarallini, la focaccia... Erano infelici, tutti, e glielo si leggeva sul volto. Ad un certo punto mi sono sentito chiamare, era Alberto, un mio amico. Sorrideva, come di solito sorride una persona infelice, mentre mi tirava per un braccio, invitandomi, anzi costringendomi a seguirlo. “Al Caffè Italiano”, mi dice “mi aspettano gli altri, ma non sanno che sei arrivato: facciamogli una sorpresa”. Povero Alberto, mi dico, è così infelice da trovare soddisfazione nel rivedermi. La sua auto è parcheggiata poco distante, è una Hummer. Lo scorso anno aveva comprato una BMW non so che modello, ma pur di trovare un modo per alleviare la sua infelicità, l’aveva cambiata con questa Hummer. Una macchinetta da un centinaio di migliaia di euro. Ma mi dice che non è comunque servita a fargli diminuire la sua infelicità. Il motivo? Beh, “è sputtanata, ormai ce l’hanno in tanti” e ciò lo fà meno figo e più infelice. Al bar ci sono tutti i nostri amici, o quasi. Manca Tommaso che è a consumare la sua infelicità da qualche parte negli States con la sua nuova compagna americana. Sono tutti infelici in quel bar, a bere Negroni, a sgranocchiare arachidi e micro panzerottini con la speranza che possano fargli venire un po’ di appetito che manca per via dell’infelicità. Ci diamo appuntamento per la sera, sempre lì, al Caffè Italiano, per poi partire alla volta del Divinae Follie, discoteca nota come luogo dove si radunano gli infelici. Sabato sera
Domenica Mi sveglio che sono all’incirca le undici. Forse ho solo sognato, quindi decido di andare a controllare. No, non ho sognato. Le strade sono invase da auto lussuose, la gente si dà appuntamento per la sera, ridono, scherzano, ma sono infelici. Anche la Hummer di Alberto è vera e anche la mora della sera prima, mi assicura, era in carne e ossa, anzi in carne e basta. “Stasera facciamo un salto al Bocca che Balla”, mi dice. Oddio, penso, un altro posto dove si radunano gli infelici. Inutile dire che anche il Bocca che Balla, di domenica, era stracolmo. Tutti a bere, ballare, ridere e scherzare, a fare qualcosa per dimenticare di essere italiani, quindi infelici. Lunedì, martedì, mercoledì e giovedì È in questi giorni che l’infelicità si fà sentire di più. Infatti per le strade c’è meno gente, perlopiù donne con le buste della spesa in mano. Sembrano avere fretta, ma poi le vedi fermarsi a chiacchierare con un’amica, a parlare col pizzicagnolo che il prosciutto crudo comprato ieri aveva troppo grasso o col macellaio che le fettine di vitellino gliele tagli più sottili. Poi arriva sera e i negozi di abbigliamento sono ancora aperti per via della clientela ritardataria, le pizzerie fanno notte, giovani e meno giovani passeggiano in piazza o sul corso, gli scooter ti sorpassano da destra e da sinistra, le comitive si impossessano della propria zona a parlare, ridere, scherzare, ma sono infelici. “Di Venere e di Marte non si compra e non si parte”, ma io non riesco più a sopportare tutta questa infelicità, quindi spero che venerdì arrivi presto per tornarmene tra la gente felice. Anche se, devo dirlo, noi italiani un pregio lo abbiamo: sono sessant’anni che in Italia ci sono mafia, stragi, terrorismo, politici corrotti, aerei di linea che vengono abbattuti e nessuno ha mai saputo né perché né da chi sono stati abbattuti, disoccupazione, abusivismo edilizio, ma solo l’altro ieri ci siamo decisi a diventare infelici. Però è anche vero che una sciagura come quella del governo Mortadella non l’avevamo mai neanche immaginata. Venerdì Sono a Helsinki, in attesa del volo che mi riporti a Turku: la gente è felice. Devo farmene una ragione. In fondo che motivo avrebbero di non esserlo? Anche se un italiano che vive e scrive qui in Finlandia dice che questo posto è sì bello, felice, ma ha anch’esso un problema che lo affligge: l’ananas sulla pizza. Un altro, sempre sul genere Johnny Stecchino, dice che il vero problema della Finlandia sono gli adolescenti che sputano per strada. Un altro l’alcolismo. Ma tutti sono concordi a dire della Finlandia come del Paese in cui vive un popolo felice. E poi in Italia ci sono quei palazzoni in cemento... Mentre in Finlandia... mmmmhhhhmmm che architettura! Sono seduto a riflettere: io qualche motivo per dire che in Finlandia si è più felici che in Italia lo avrei. I finlandesi, ad esempio, sono 5 milioni e mezzo in confronto ai sessanta milioni di italiani e, soprattutto, qui gli extracomunitari non ammazzano un giorno sì e l’altro pure. Ma non ditelo in giro. In Italia c’è la mafia, punto. Su tutto il resto omertà che parlarne è politicamente scorretto. (25.5.2007) |
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