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Da pizza e mandolino a geni e raffinati

Come cambia la considerazione per gli emigrati italiani


La sinistra non voleva che gli emigrati italiani votassero. Perché molti di loro non conoscono la realtà del nostro paese, dicevano. La verità è che avevano la certezza che il loro consenso, dettato da certe nostalgie, sarebbe andato all'altra parte politica, alla destra. Dei nostalgici, legati alla bandiera alla pizza e al mandolino, così ci consideravano. Poi è arrivato il momento di concederla, anche a noi emigrati, la possibilità di sceglierci il rappresentante politico. Abbiamo votato e addirittura deciso le sorti politiche del nostro paese. Ecco che, con la vittoria del centro-sinistra sancita proprio dal voto degli italiani all'estero, politici, intellettuali e giornalisti si sono accorti che i connazionali che non vivono più in Italia, sono più colti (grazie agli scambi con altre culture), più preparati, intelligenti... È stato necessario l'esito del voto per far sì che l’opinione di certi connazionali in Patria cambiasse. Anche per coloro che, per il loro lavoro hanno scelto di dedicarsi agli emigrati, come Severgnini del Corriere della Sera o Zucconi de La Repubblica. E proprio quest’ultimo, che non nasconde le sue simpatie e antipatie politiche, si è lasciato andare a una serie di elogi verso la comunità italiana che vive all’estero, tanto da far arrabbiare e “offendere”, qualche italiano in patria. Per Zucconi, ormai gli emigrati italiani sono quasi tutti ricercatori di fama, professioniti di rango e nella peggiore delle ipotesi, gente normale che però ha il vantaggio di essersi arricchita dagli scambi culturali. Come dire: eccovi lo zuccherino per aver mandato a casa Berlusconi. Tipico modo di fare degli italiani. Chiunque viva all'estero, sa che la realtà non è quella presentata da questi intellettuali. Evidentemente, Zucconi, durante le sue trasferte negli Stati Uniti, è abituato a frequentare solo quel tipo di italiani di cui scrive sul suo giornale. Evidentemente, negli Stati Uniti, di quel tipo di italiani ve ne sono e tanti. Ma la realtà, nel resto del mondo e soprattutto in Europa è ben diversa. Gli emigrati, ieri battezzati dalla destra come “i veri patrioti, coloro che più di chi vive in Patria porta l’Italia nel cuore” e oggi battezzati dalla sinistra come “gli italiani più intelligenti, preparati e con vedute più ampie", in realtà sono spesso simili a quelli rimasti in Patria. Sono, la maggior parte di loro, dei modesti impiegati, dei modesti imprenditori, dei modesti insegnanti, dei modesti operai. A volte sono invidiosi, amanti delle conventicole, delle raccomandazioni, proprio come gli italiani in patria. Il più delle volte non si differenziano neanche tanto da quegli italiani pizza e mandolino. Ad esempio quando rientrano per una vacanza nel loro paesello e raccontano della fortuna e della carriera che hanno fatto nel luogo in cui vivono, raccontando balle. O quando parlano della loro Italia agli stranieri, raccontando altre balle. Poi ci sono anche i ricercatori, gli scienziati, i grandi imprenditori, gli industriali; ma quelli, da soli, non avrebbero cambiato il voto degli italiani alle elezioni politiche. Tra quelli, ne abbiamo avuto prova dalle interviste che hanno rilasciato, spesso ci sono coloro che non votano neanche per il centro-sinistra. Insomma: gli italiani che vivono all'estero, né erano tutti pizza, mandolino e nostalgia come li rappresentavano i vari Zucconi un tempo, né genio, raffinatezza e capacità imprenditoriale come li rappresenta Zucconi oggi. Gli emigrati hanno semplicemente espresso le proprie preferenze, sulla base di notizie acquisite, ideologie a cui appartengono, sentimenti di vario genere. Forse, gli emigrati, hanno solo una cosa in più dei connazionali in Patria: essere collaudati agli elogi e agli zuccherini dei politici e degli Zucconi. E poi, comunque sia andato l'esito delle elezioni, moltissimi emigrati sanno che, comunque, l'unico sino a questo momento ad aver fatto qualcosa per loro è stato Mirko Tremaglia. Ciò non è stato sufficiente per fargli ottenere consensi all’estero e ritengo che un po’ se la sia anche voluta. Comunque, gli emigrati ora si aspettano che anche nel centro-sinistra qualcuno faccia qualcosa per loro. A parte gli elogi che fanno piacere solo alla vecchia categoria pizza e mandolino. (14.4.2006)




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