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Cronaca

Studenti lingua italiana (Turku) vs Giornalisti italiani 1–0

Quando ero bambino, tra i miei desideri vi era quello di diventare giornalista di cronaca nera – leggendo i miei scritti capirete perché non lo sono diventato. Però la cronaca ha continuato ad interessarmi in maniera particolare. Uno dei miei miti, ad esempio, era Mario Francese, il giornalista ucciso da cosa nostra. Uno di quelli che scovavano la notizia prima degli altri, addirittura prima di giudici e poliziotti – famoso è il processo in cui suggerì le domande al PM, visibilmente in imbarazzo. Oggi ce ne sono pochi come lui, anzi, nessuno. Oggi, la maggior parte dei giornalisti di Nera, in Italia, scrivono restando in casa, usando internet e il telefono. Scoprendo a volte l'acqua calda, ma tenendosi ben lontani da situazioni, come dire: noiose.

L'altro giorno ho letto su un notissimo quotidiano italiano che, la Procura Antimafia, ha diramato la notizia che gruppi di criminali provenienti dall'Est europeo, hanno in Italia interessi legati ad attività mafiose. Posso comprendere che ci siano stati validi motivi che hanno indotto la Procura a diramare solo oggi la notizia. Quello che mi viene difficile comprendere è, come mai, il giornalista di cronaca del più importante quotidiano italiano, ne parli solo adesso. Voglio dire: il sottoscritto ne era già a conoscenza più di due anni fa per aver avuto la possibilità di leggere alcuni esami degli studenti di lingua italiana dell'Università di Turku. (21.3.2007)




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