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Benito Casagrande
Gli italiani in Finlandia meritano un console così? |
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Lui,
il console onorario Benito Casagrande, di chiare origini
italiane, di carriera ne ha fatta. La sua non era una famiglia
ricca, né nobile, né conosciuta negli "ambienti
buoni" finlandesi. Nonno Casagrande, appena giunto in
Finlandia, faceva suonare l'organetto girando la manovella nella
piazza della città. Il nipote, Benito, è un
architetto, presidente di un numero considerevole di associazioni,
console onorario. Vista così, la cosa, non può che
suscitare una certa simpatia, verso quest'uomo di origini italiane
che dal nulla ha creato un minuscolo impero. Vista dal di fuori,
la cosa, ti fa pensare che, tutti quei pettegolezzi che girano non
solo tra gli italiani che vivono in Finlandia, ma ancor di più
tra gli stessi finlandesi, sono dettati dall’invidia,
"malattia" di cui di solito soffre chi, nella vita, non
ha fatto molta strada. Che non abbia il genio d Settentrione Tempo fa, parlando con un italiano, quest’ultimo mi disse: “Fossi Casagrande, farei le stesse cose che lui ha fatto. È naturale che ognuno pensi ai propri interessi”. Non ho dubbi; del resto, quell’italiano, nel suo piccolo ne ha fatti di interessi a spese degli operai dei cantieri navali. Come non ho alcun dubbio che ci siano italiani che la pensano allo stesso modo. Di buono c'è che, quell'italiano, non verrà mai insignito del titolo di console onorario. Quindi, il suo pensiero, non mi disturba più di tanto. Il console Casagrande, al contrario di quell’anonimo italiano, dovrebbe possedere o quantomeno mostrare, una certa moralità. Di quante ne abbia combinato e continui a combinarne dal punto di vista professionale, abbiamo già detto. Abbiamo anche detto, non molto tempo fa, di come si comportò nei confronti di un italiano, gestore di un ristorante sottostante il consolato e dei cui locali è proprietario Casagrande. E non solo noi ce ne occupammo, ma anche la stampa finlandese (si veda l’articolo comparso sull‘Iltalehti del 26.2.2003). Il console buttò fuori il gestore del ristorante per affittare i locali ad un altro ristoratore finlandese, considerato più “fine”. E anche questa poco piacevole storia fu perdonata al console. Oggi, il nostro poco amato Casagrande, dopo una serie di altre uscite che non andrò a menzionare, ha superato se stesso, negando i fondi all'unica rivista di italianistica nei paesi nordici: Settentrione. Il motivo? Di sicuro sappiamo che non lo ha fatto perché ha ritenuto Settentrione poco interessante sotto l’aspetto culturale. Certo, come ogni rivista, i suoi punti deboli li ha anche la nostra, ma da questo a togliergli i fondi, ne passa. Anche perché, come abbiamo detto, non solo è l'unica del genere in Scandinavia, ma è anche una delle pochissime cose che, in Finlandia, abbiano a che fare con la cultura italiana. E lo dice uno che non ha certo mancato di muovere critiche ai redattori della rivista. E allora, per quale motivo Casagrande ha tolto i fondi, concessi per tanti anni tramite la Fondazione dell’università, per finanziare Settentrione? Scovando scovando, alla fine abbiamo imboccato la strada giusta, ed ecco cosa abbiamo scoperto. Quando il fine giustifica i mezzi... una causa, ma senza honoris Cercare nella vita delle persone, a volte può condurre a scoprire cose che neanche si immaginavano. È questo il caso del console onorario Benito Casagrande. Chi di voi avrebbe ad esempio pensato che il nostro console fosse stato un massone (vedi l’articolo pubblicato da Hymy l’8.8.1994)? Cosa non illegale in Finlandia. Ma che dire del fatto che, dopo aver lasciato la massoneria, Casagrande, probabilmente grazie all'aiuto di qualcuno dei suoi tanti amici influenti, è diventato un Cavaliere di Malta? Passando prima dai Templari di non so che – e neanche mi interessa saperlo. Due cose che contrastano tra loro. Non sono un esperto di associazioni cavalleresche o leggi del Vaticano, ma mi pareva che, negli anni in cui si svolge tutto, addirittura il Vaticano usasse scomunicare gli appartenenti alla massoneria. Ma evidentemente non è stato il caso di Casagrande che, come detto, non solo non verrà scomunicato, ma riuscirà anche ad entrare nella più importante delle associazioni cavalleresche cattoliche. Con la stessa scorciatoia era diventato successivamente console onorario. Oggi lo ritroviamo presidente di innumerevoli fondazioni, di tutti i tipi, nonché all’affannosa ricerca di origini più o meno nobili della sua famiglia – ma senza esito – pronto a rifilarci figlie e parenti che ne fanno le veci nel consolato. Un consolato inutile se non dannoso per gli italiani che vivono a Turku. Italiani come quelli che lavoravano ai cantieri navali, otto anni fa e che non solo non si videro garantiti dal loro console, ma addirittura, lo stesso console, intervenne andando contro i loro interessi. Italiani – e non solo italiani – come quelli che oggi si vedono negati del fondo che contribuiva alla realizzazione di Settentrione. E proprio quest’ultima cosa, più delle altre, dimostra quello che realmente Casagrande è, cioé il contrario di quello che vuole farci credere di essere. Casagrande non ha mai fatto nulla per l'Italia, né per gli italiani, né per la cultura italiana. Il fondo Irma e Benito Casagrande, creato grazie a donazioni fatte da amici di Casagrande, successivamente destinato a finanziare Settentrione, è stato oggi negato dal console, per un motivo che non gli fa, ma soprattutto non ci fa molto onore: perché gli unici interessi di Casagrande sono quelli personali. Ed infatti, stando alle voci che circolano, pare che il console abbia improvvisamente deciso di destinare il fondo ad un'altra iniziativa. Quale? Quella che ha a che fare sempre con un libro, ma con contenuti di diversa natura, ovvero la storia del palazzo acquistato anni fa da Benito Casagrande. Altro che cultura italiana. Altro che Mecenate. Ma non finisce qui; l’Università di Turku ha infatti deciso di consegnare a Benito Casagrande la Laurea Honoris Causa. E lo fa con la seguente motivazione: Come riconoscimento per la sua attività creativa e attiva nel Consiglio di Amministrazione di Turun Yliopistosäätiö. Cosa che ha reso possibile la costruzione dell’edificio dove ha sede la Facoltà. Per il suo contributo in tutte le soluzioni architettoniche riguardanti l’immagine della città di Turku. Non sono a conoscenza dell'attività creativa e attiva che Casagrande ha avuto nel Consiglio di Amministrazione di Turun Yliopistosäätiö, né del resto. Ma di una cosa sono certo e, in verità, ne hanno la certezza anche moltissimi turkuensi. E cioé del fatto che, quelle che l'Università di Turku chiama soluzioni architettoniche riguardanti la città di Turku, meriterebbero un altro nome: "Il sacco di Turku". Nome che farebbe senz'altro più giustizia all’impresa, sia dal punto di vista architettonico che da quello dell'assegnazione degli appalti. Ma di questo ne parleremo tra qualche giorno. Quello che oggi ci interessa evidenziare è, come ho detto, il fatto che con ogni probabilità, non avremo più la rivista Settentrione. Certo, i soldi della fondazione Irma e Benito Casagrande depositati presso Yliopistosäätiö vengono attribuiti su volontà dei due intestatari, ma appartengono alla Fondazione di cui il console è anche vicepresidente. È un suo diritto toglierli alla cultura e donarli a chi ha intenzione di scrivere un libro per esaltare la sua casa e la sua famiglia. Certo, Casagrande può anche utilizzare parte di quei soldi per finanziare tutto il necessario alla cerimonia che lo vedrà insignito della Laurea Honoris Causa, dal cilindro alla spada e allo spuntino al castello. Sicuramente non c'è nulla di illegale in tutto ció. C'è però che Casagrande è il console onorario d’Italia a Turku, e da un console onorario, ci si aspetta almeno un po' di moralità e che faccia onore al paese che rappresenta. Quanto ho scritto sono sicuro che non smuoverà l’interesse del nostro caro ambasciatore de Mohr, né quello di qualche italiano che vive in Finlandia. E neanche quanto scriverò nei giorni che verranno, a proposito del console Benito Casagrande, delle sue amicizie, delle indagini giornalistiche e giudiziarie, smuoveranno l'interesse di qualcuno. Perché in fondo, non tutti, ma molti di noi, la pensano come quell'italiano, quello che avrebbe fatto anch'egli ció che Casagrande ha fatto. Molti italiani la pensano come lui, ma non tutti. Tra di noi ci sono anche coloro che non meritano un console onorario come Benito Casagrande e soprattutto, ci sono molti che non vedono di buon occhio la possibilità che la figlia di Casagrande diventi in futuro console onorario d’Italia. Cosa molto probabile vista l’importanza del ruolo che il papà le ha già affidato all’interno del consolato. (23.5.2006) Domenico Sternativo Nel prossimo articolo:
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