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Solidarietà ad Ariel Toaff

Quella di Ariel Toaff è una vicenda che mi porta indietro negli anni, ai tempi del Liceo. Ad uno dei più bei ricordi di scuola, al mio professore di Latino, ma anche ad uno dei più brutti, la prepotenza degli estremisti. Certo, la storia che sto per raccontarvi è piccola cosa, confronto a quella indecente, vergognosa, di cui è stato vittima lo scrittore – e la Libertà. Ma è anche questa una storia che ben rappresenta il nostro paese, il suo modo di far politica. Un giorno, il nostro professore, accennò qualcosa sulle Foibe. Nessuno di noi studenti era mai riuscito a capire da che parte politica egli stesse. Io ho sempre pensato che fosse equidistante da ogni schieramento, da ogni ideologia. Era uno studioso, uno che non frequentava amicizie né associazioni: un solitario. La mattina veniva a scuola e il pomeriggio, dopo la penichella, spesso lo si poteva incontrare nei giardini della villa comunale, intento a leggere un libro e a fumare un Toscano. Era una persona dignitosa, che godeva del rispetto della gente, il mio professore. Ma bastò poco, un accenno di Storia, di quella storia per decenni censurata, mai apparsa in tv e neanche sui libri di scuola, soffocata dai politici, negata dalla sinistra, per sollevare la rabbia di un “figlio di papà”, lo sdegno di Mariella, insegnante e comunista che si faceva chiamare per nome (ma si raccomandava di non rendere pubblica la cosa) e la conseguente protesta dei loro compagni. Il giorno dopo, davanti al cancello, furono affissi cartelli su cui era scritto il nome del professore, accompagnato da un "Fascista!". L'insegnante fu richiamato dal preside: da quel giorno le sue lezioni si limitarono al Latino, a Cicerone, al libro di testo.

Da quel giorno, la grande dignità di quell’insegnante, fu scalfita dalla strafottenza e dalla violenza di gente che nascondeva odio e intolleranza dietro la parola libertà. Era questa l’Italia di qualche anno fa, quella di comusti e democristiani divisi in tutto, tranne quando si trattava di censurare i fatti della Storia del nostro Paese. Di quella Storia scomoda che, allora come oggi, comunisti e democristiani, pretendono di tenere ancora nascosta. Nulla è cambiato dai tempi del Liceo. Se non il fatto che, ultimamente, al ricatto morale sono state aggiunte altre leggi che tendono a censurare non solo le opinioni della gente, ma anche quelle degli storici, dei ricercatori, degli studiosi. Il desiderio di censura, accompagnato da azioni violente dei gruppi estremisti è rimasta intatto e ne abbiamo avuto prova durante la presentazione dell’ultimo libro di Giampaolo Pansa. Altri paesi europei, di questa Europa della cui libertà tanto andiamo fieri da renderci estremamente critici nei confronti dell'"America imperialista", stanno anch'essi emanando leggi che mirano a blindare la Storia. E così, Ariel Toaff, in questi giorni si è visto costretto a ritirare il suo libro. Un libro che non ho letto, ovviamente, e che non potremo mai leggere. Un libro in cui, le cose scritte erano opinabili o condivisibili, un libro, insomma, espressione di libertà che credevamo aver da tempo conquistato. Invece no, quel libro è stato bruciato. Come facevano i nazisti un tempo, solo che oggi, a farlo, sono coloro che, al posto della svastica, espongono scudi crociati – o campanili – e falce e martello. Coloro che, per convenienza, non accetteranno mai il Revisionismo come Scienza. Sembra che, in questa nostra Italia, la parola Libertà si limiti ogni giorno di più ad un assorbente con le “ali” o ad uno shampoo antiforfora. (3.3.2007)



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