ASSEMBLEA NAZIONALE
COORDINAMENTO PROFESSORI IDONEI
1. Chi Siamo
2. Situazione attuale
3. Disegno di Legge Delega
4. Iniziative di Protesta
1. CHI SIAMO
La discussione autunnale sulla Legge Finanziaria 2004 e la previsione di un rinnovo per il 2004 del blocco delle assunzioni nel settore dell’Università e degli Enti pubblici di Ricerca già sancito dalla Legge Finanziaria 2003 ha indotto, a Novembre 2003, circa 3800 vincitori di idoneità di I fascia (ruolo di professore ordinario) e di II fascia (ruolo di professore associato) a coordinarsi per poter esprimere il proprio totale dissenso nei confronti delle scelte politiche del Governo verso l’Università e la Ricerca pubbliche. Il coordinamento ha preso un nome – Coordinamento Professori Idonei – e ha costruito un sito www.mat.uniroma2.it/idonei con una propria mailing list e un proprio Forum, che ha costituito e continua a costituire il punto di riferimento e lo strumento dell’azione comune.
Di questi 3800 professori idonei (60% circa associati e 40% ordinari), 600 sono “non strutturati”, ovvero non sono già inquadrati nei ruoli di ricercatore e professore associato.
Mercoledì 26 novembre 2003, a Roma, presso l’Università la Sapienza, il Coordinamento ha tenuto la sua prima conferenza stampa: l’ampia partecipazione e la presenza della stampa e della televisione hanno consentito la formulazione della sua linea programmatica che ha incontrato in breve la solidarietà di molti colleghi e di figure eminenti della cultura e del mondo scientifico italiano, tra i quali Luciano Maiani, Direttore del CERN, Ginevra; Margherita Hack, astrofisica, Trieste; Giorgio Parisi, Fisico, Roma e Luigi Luca Cavalli Sforza, Genetista, Stanford; l’Accademia dei Lincei.
In particolare:
Di contro, il governo italiano destina – si veda il Testo coordinato del Decreto-Legge 30 settembre 2003, n. 269 – un fondo di 1 miliardo di euro (spendibili in 10 anni) alla creazione artificiosa di un cosiddetto “centro di eccellenza”: è il caso, ben noto, della prevista costituzione dell'Istituto italiano di tecnologia (IIT), che nessuno scienziato italiano ritiene essere utile e produttivo, e su cui la Consulta dei Rettori, il CUN, la VII Commissione al Senato, e vari scienziati italiani di primissimo piano hanno espresso un parere fortemente negativo. Altri 50 milioni di euro sono destinati (Legge Finanziaria 2004, art. 4 co 167) all’Università campus bio-medico (CBM), mentre la somma destinata all’attività di ricerca scientifica e tecnologica dell’intero sistema universitario pubblico italiano negli anni 2004, 2005, 2006 non supera i 35 milioni di euro (Legge Finanziaria 2004, art. 4 co 159)!
2. Situazione Attuale
L’assunzione degli idonei chiamati dalle Facoltà viene lasciata ad un meccanismo di “deroga” previsto nella Finanziaria 2004 (Legge Finanziaria 2004, art. 3 co 54-55), come già in quella 2003. Il meccanismo delle deroghe consente agli Atenei di chiedere deroghe nominative al Ministero per poter assumere i professori idonei. In caso di accettazione della richiesta di una deroga, il Ministero finanzia straordinariamente tale assunzione.
Nel 2003 le deroghe, che sarebbero dovute arrivare per consentire la presa di servizio al 1 Settembre 2003, sono arrivate solo a fine anno e i (pochi) fortunati (si parla di 600 persone) hanno potuto prendere servizio solo a fine anno o ai primi di Gennaio 2004. Inoltre, per non ben specificati motivi, il Ministro ha ritenuto di distribuire 8 milioni di euro di deroga “a pioggia” tra i vari Atenei italiani, senza alcun preciso sistema di spartizione e senza tener conto delle richieste nominali.
Il risultato di questo finanziamento a pioggia è stato che ogni Ateneo ha ritenuto di poter gestire le deroghe in modo autonomo, con la conseguenza di creare enormi disparità di trattamento tra persone nelle medesime situazioni.
Uno dei problemi maggiori è stato il calcolo del cosiddetto “Delta”. Il Delta è il costo di ogni avanzamento di carriera (da ricercatore a associato o ordinario, da associato a ordinario): costo che l’Ateneo deve sostenere per assumere l’idoneo. In molti casi, questo costo è zero o addirittura negativo per assumere docenti che sono già in servizio nell’Ateneo, per il meccanismo degli scatti di anzianità. Pertanto in molti casi l’assunzione di un idoneo non comporta di fatto un aumento di spesa per l’Ateneo.
Se gli Atenei
avessero
ritenuto di calcolare i Delta reali, la presa di servizio di tutti gli
idonei
chiamati non avrebbe richiesto che
poche
decine di milioni di euro (stando ai calcoli del Ministero). Invece molti
Rettori hanno ritenuto di dover calcolare il Delta come differenza tra gli
stipendi medi del ruolo di partenza e di quello successivo. Questa
interpretazione, nonostante sia stata rifiutata dalla sentenza del TAR del
Molise, ha fatto si che la questione degli idonei rimanesse gravemente
aperta.
Dopo la pressione esercitata dal CPI sull’opinione pubblica nei mesi scorsi e dopo che vari mezzi di informazione hanno dato spazio al problema, il Ministero si è impegnato a risolvere la questione degli idonei entro l’estate tramite le Deroghe 2004 (si veda l’intervista al Dott. D’Addona pubblicata sul Corriere della Sera, 8 gennaio 2004).
Una delegazione del CPI ha incontrato a metà gennaio il Prof. Tosi, Presidente della CRUI, il quale ha manifestato l’intenzione della CRUI di farsi collettore delle richieste di deroga che verranno presentate al Ministro.
Tuttavia, una nota della stessa CRUI nella quale si suggerisce ai Rettori di fare solo le chiamate che possono essere coperte dai bilanci di Atenei, così “come se il blocco non ci fosse”, sta facendo sì che la quasi totalità degli Atenei stia chiamando solo quegli idonei che già prestano servizio nell’Ateneo stesso e il cui Delta reale è molto basso. Cioè, si sta di fatto creando un’intollerabile discriminazione ai danni sia degli idonei non ancora strutturati, sia degli idonei con anzianità ridotta e quindi con costo più alto. Discriminazione che prescinde completamente dal merito individuale e che attiene invece solo al loro costo. Il CPI sta monitorando la situazione e denuncerà all’opinione pubblica, ai politici e in sede legale ogni caso di discriminazione che verrà rilevato.
Il meccanismo blocco/deroga – una “invenzione”del Governo Berlusconi che non ha pari nel resto del mondo, specie per settori così strategici come l’alta formazione e la ricerca – sembra in tal modo destinato ad aumentare leggermente i fondi straordinari degli Atenei senza tuttavia risolvere la questione degli idonei.
Noi siamo convinti che in Italia l’Università Pubblica sia finanziata poco e male e che certamente servano molti finanziamenti straordinari fin da subito per non rischiare di perdere competitività rispetto al mondo universitario europeo. Siamo anche convinti che il meccanismo blocco/deroghe sia un grave errore che, insieme al Disegno di Legge Delega presentato dal Ministro Moratti (di cui parleremo ampiamente in seguito), porterà al tracollo il sistema universitario pubblico italiano.
Invitiamo pertanto la CRUI a denunciare a gran voce lo scempio che sta accadendo, pretendendo lo sblocco “tout court” delle assunzioni del personale docente, un aumento congruo dei finanziamenti all’Università e agli Enti di ricerca pubblici, e il ritiro del Disegno di Legge Delega.
3. Disegno di Legge Delega presentato dal Ministro Moratti
Solo il costante impegno nella ricerca attiva è garanzia di un livello superiore e competitivo della formazione universitaria.
Un’effettiva superiorità della formazione universitaria è data dall’unione inscindibile tra ricerca e didattica e quindi dall’indivisibilità – nella medesima persona – del docente e del ricercatore.
Partendo da questa certezza noi – 3753 docenti universitari vincitori di concorso e purtuttavia ancora privi di una collocazione accademica all’altezza delle nostre qualificazioni – RAVVISIAMO invece nel Disegno di Legge Delega sul "riordino dello stato giuridico dei professori universitari" recentemente presentato dal Ministro Moratti, e approvato dal Consiglio dei Ministri, UNA COLPEVOLE DISATTENZIONE VERSO LA VALORIZZAZIONE E IL POTENZIAMENTO DI QUESTO PRINCIPIO.
Il DDL Moratti prevede infatti un insieme di misure fortemente penalizzanti per i docenti e soprattutto assai pericolose per il regolare funzionamento e lo sviluppo del sistema pubblico dell'Università e della Ricerca in Italia.
Ø SPRECA RISORSE e non ne introduce di nuove: la “Relazione finanziaria” si fonda solo sui risparmi da parte degli Atenei.
Ø NEGA L'AUTONOMIA delle singole Università.
Ø MINACCIA UN PATRIMONIO DI CONOSCENZE E DI SAPERI riconosciuti all’Università pubblica italiana a livello mondiale.
In particolare:
1. SPRECA le risorse esistenti e MANCA DI INVESTIMENTI E DI NUOVE RISORSE FINANZIARIE quando elimina la distinzione fra tempo pieno e tempo definito, e consente ai docenti impegnati in attività professionali al di fuori dell'Università di percepire l'intera retribuzione del tempo pieno (art. 1, lettera m). Ciò comporterà per le Università un crescente onere finanziario, valutato dallo stesso DDL: “pari a 5,57 milioni di euro per l’anno 2004, a 27,85 milioni di euro per l’anno 2005 e a 55,70 milioni di euro a decorrere dall’anno 2006” (art. 3, co 1). Dei soli due commi dedicati dall’art. 3 del DDL alla “Copertura finanziaria”, il primo concerne la valutazione di quest’onere cui sono chiamate a provvedere le stesse sedi universitarie tramite i propri risparmi sulle supplenze e sugli affidamenti. Inoltre, l’attività di ricerca scientifica, in completo disaccordo dalle direttive europee, viene di fatto considerata un “optional” a totale discrezione del docente, visto che il docente non ha alcun obbligo oltre le 350 ore di attività para-didattiche e niente è riconosciuto verso chi svolge attività di ricerca a tempo pieno.
2. PRECARIZZA il personale universitario:
Ø scompare il ricercatore di ruolo, con la conseguente introduzione di un precariato di 5+5 anni certamente privo della serenità economica necessaria ad un proficuo ed indipendente lavoro di ricerca;
Ø la stessa docenza – ridotta a solo due fasce, contro le direttive europee – viene precarizzata e il suo reclutamento viene diradato e governato dall'alto dal Ministero stesso.
3. L’ACCENTRAMENTO della gestione dei concorsi nelle mani degli organi di governo centrale (MIUR, Ministero delle Finanze) porrà di fatto “sotto tutela” il mondo universitario italiano: aumenterà il peso delle clientele politiche nella gestione dei concorsi e diraderà l’adeguamento numerico del personale docente universitario alle esigenze didattiche delle singole Facoltà. Il ritorno al sistema concorsuale di tipo nazionale (che non ha eguali nel resto dei paesi civili) rende palese il rischio che i concorsi siano molto diradati nel tempo per lungaggini burocratiche, come già avvenuto in passato. Ciò aumenta ancora di più la precarizzazione e l’incertezza di chi voglia dedicarsi alla carriera universitaria, oltre a non consentire programmazioni di sorta da parte degli Atenei.
Ne conseguirà:
Ø l’interruzione di quel trend di ringiovanimento del corpo docente verificatosi dopo il 1999 e segnalato dalla Stima degli effetti dei pensionamenti nel periodo 2002-2017 pubblicata nel luglio 2002 dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, MIUR.
Ø Il monte ore di 120 ore minime di didattica frontale obbligatoria, quantificato dal DDL e già eccedente rispetto alla media europea, sarà certamente destinato a crescere man mano che il “turn-over” previsto dei pensionamenti del prossimo decennio (il 45% dell’attuale dotazione di docenza andrà in pensione, secondo la già citata Stima) non potrà essere compensato né da un adeguato ricorso a supplenze e affidamenti, né da un’autonoma gestione delle procedure di valutazione comparativa (i concorsi).
Ne consegue che
RITENIAMO CON GRANDE PREOCCUPAZIONE
che i punti 1) 2) 3) siano destinati a indebolire e a provincializzare gravemente il sistema universitario pubblico italiano da più punti di vista:
a. L'ONERE FINANZIARIO imposto agli Atenei dall’abolizione del tempo definito porrà le Università pubbliche in condizioni di grave ristrettezza di bilancio che le costringerà – come previsto dalla stessa Legge Delega – a rinunciare a quei contratti esterni che sono tutt’oggi all’origine di proficui scambi nazionali e internazionali.
b. in tal modo, L'AGGRAVIO DELL'ONERE FINANZIARIO contraddice vistosamente sia la disposizione alla lettera f (art. 1) che prevede la stipula di contratti di diritto privato a tempo determinato da parte delle Università per assolvere alle proprie esigenze didattiche e scientifiche, sia la “Relazione illustrativa” che parla di “una articolata gamma di rapporti di lavoro” come conseguenza dell' "affidamento di insegnamenti per contratto a studiosi italiani e stranieri.
c. inoltre, L'AGGRAVIO DELL'ONERE FINANZIARIO e la conseguente, prevedibile, riduzione dei contratti esterni contraddice gravemente l’obiettivo della “Relazione illustrativa” di voler correggere il “localismo accademico”, dal momento che è invece prevedibile che tale localismo verrà dilatato dalla difficoltà – per i limiti finanziari – a potenziare e ad ampliare le proprie risorse didattiche e di ricerca.
d. IL CONCENTRARSI DEL CARICO DIDATTICO delle lauree brevi e delle lauree specialistiche sul solo organico interno all’Università e sui titolari di contratti di collaborazione coordinata e continuativa (ex ricercatori) comporterà l’aumento del carico didattico individuale dei docenti (art. 1, lettera n) a spese – ancora una volta – della loro competitività scientifica a livello internazionale.
e. l’assolvimento degli oneri necessari alla ricerca è affidato di fatto SOLO ai rapporti dei docenti con ISTITUZIONI ED ENTI PRIVATI (art. 1, lettera m).
f. il LUNGO PRECARIATO, unito alla BASSA REMUNERAZIONE, scoraggerà non solo i giovani dall’intraprendere una carriera faticosa e piena di sacrifici come quella del ricercatore scientifico, ma di fatto bloccherà del tutto il tanto decantato “rientro dei cervelli”: un eccellente ricercatore ha bisogno non solo di appropriata remunerazione (cosa che in Italia, tra l’altro, non c’è), ma di un ambiente sano con molti giovani motivati e preparati intorno. Un progetto di ricerca scientifica seria ha bisogno della collaborazione di tante persone: dagli esperti ricercatori di fama ai giovani. Il DDL Moratti, contrariamente a quanto auspicato nella Relazione Introduttiva dello stesso, creerà in pochi anni un ambiente “vecchio”, incapace di produrre risultati di rilievo.
Siamo certi che tali disposizioni, oltre a non correggere il “localismo accademico” (come invece pretende la “Relazione illustrativa”), siano destinate anzi a rendere ASFITTICI E PROVINCIALI gli atenei pubblici italiani e a trasformarli in istituti di istruzione totalmente privi del peso e della competitività propri dell’istituzione e della tradizione universitaria, e favoriscano di contro le università private alle quali il governo in questo momento sta riservando un trattamento economico totalmente diverso.
Ci appare allora molto significativo che la parola RICERCA ricorra nello schema di disegno di legge delega solo 15 volte, di cui 8 volte all’interno della locuzione “Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”. Delle 7 volte rimanenti, 2 si riferiscono ad un generico accenno a: “attività didattiche e di ricerca” (lettera f) e “attività di ricerca, didattica e gestionale” (lettera n), mentre delle 5 restanti, 3 si riferiscono a “programmi di ricerca” da attuarsi “sulla base di convenzioni con imprese o fondazioni ….” (lettere g, h), e le ultime 2 si riferiscono ai “contratti di collaborazione coordinata e continuativa con possessori di laurea specialistica” (lettera i) che sostituiranno le figure a esaurimento dei ricercatori, e alle “strutture di ricerca anche private” con cui i docenti potranno collaborare in un regime che prevede l’esaurimento della distinzione tra tempo pieno e tempo determinato.
A significare che, OLTRE ALLA COPERTURA FINANZIARIA, E' L'ANIMA STESSA DELLA FORMAZIONE UNIVERSITARIA ad essere assente dal DDL Moratti.
4. Iniziative di Protesta
Fino ad oggi il CPI ha mantenuto nei limiti di un civile dibattito intellettuale l’ondata di protesta e di sdegno dei professori idonei, ricevendo in cambio solo promesse non mantenute.
Al protrarsi del blocco delle assunzioni, alla confusione che regna a livello ministeriale e tra i Rettori sull’applicazione del perverso meccanismo delle deroghe, si aggiunge adesso la proposta di riforma dello status giuridico dei docenti da parte del Ministro Moratti, proposta della quale, come spiegato in precedenza, non possiamo che dare giudizi estremamente negativi.
Questo quadro ci spinge a proporre e intraprendere le azioni di protesta più avanti riportate.
Invitiamo oggi tutti i presenti e tutto il mondo accademico a condividere e appoggiare queste forme di protesta, fintanto che la questione idonei non sia positivamente risolta e il DDL Moratti ritirato e riscritto dopo una discussione aperta e attenta con tutti gli interessati. Se una riforma del sistema universitario pubblico è necessaria – e tutto il mondo accademico ritiene che lo sia – essa deve avvenire con il pieno coinvolgimento di tutti coloro che lavorano e operano nel settore.