Giorno per giorno



I

<< Nessuno mamma, ha mai sofferto tanto�>>
E il volto gi� scomparso
ma gli occhi ancora vivi
dal guanciale volgeva alla finestra,
e riempivano passeri la stanza
verso le briciole dal babbo sparse
per distrarre il suo bimbo�


II

Ora potr� baciare solo in sogno
le fiduciose mani�
E discorro, lavoro,
sono appena mutato, temo, fumo�
Come si pu� ch'io regga a tanta notte?


III

Mi porteranno gli anni
chiss� quali altri orrori,
ma ti sentivo accanto,
m'avresti consolato�


IV

Mai, non saprete mai come m'illumina
l'ombra che mi si pone a lato, timida,
quando non spero pi��


V

Ora dov'�, dov'� l'ingenua voce
che in corsa risuonando per le stanze
sollevava dai crucci un uomo stanco?�
La terra l'ha disfatta, la protegge
un passato di favola�


VI

Ogni altra voce � un eco che si spegne
ora che una mi chiama
dalle vette immortali�


VII

In cielo cerco il tuo felice volto,
ed i miei occhi in me null'altro vedano
quando anch'essi vorr� chiudere Iddio�


VIII

E t'amo, t'amo, ed � continuo schianto!�


IX

Inferocita terra, immane mare
mi separa dal luogo della tomba
dove ora si disperde
Il martoriato corpo�
Non conta� Ascolto sempre pi� distinta
quella voce d'anima
che non seppi difendere quaggi��
M'isola, sempre pi� festosa e amica
di minuto in minuto,
nel suo segreto semplice�


X

Sono tornato ai colli, ai pini amati
e del ritmo dell'aria il patrio accento
che non riudr� con te,
mi spezza ad ogni soffio�


XI

Passa la rondine e con essa estate,
e anch'io, mi dico, passer�
ma resti dell'amore che mi strazia
non solo segno un breve appannamento
se dall'inferno arrivo a qualche quiete�


XII

sotto la scure il disilluso ramo
cadendo si lamenta appena, meno
che non la foglia al tocco della brezza�
E fu la furia che abbatt� la tenera
forma e la premurosa
carit� d'una voce che mi consuma�



XIII

Non pi� furori reca a me l'estate,
n� primavera i suoi presentimenti;
puoi declinare autunno,
con le tue stolte glorie:
per uno spoglio desiderio, inverno
distende la stagione pi� clemente!�


XIV

Gi� m'� nelle ossa scesa
l'autunnale secchezza,
ma, protratto dalle ombre,
sopravviene infinito
un demente fulgore:
la tortura segreta del crepuscolo
inabissato�

XV

Rievocher� senza rimorso sempre
un'incantevole agonia dei sensi?
Ascolta cieco: << Un'anima � partita
dal comune castigo ancora illesa�>>

Mi abbatter� meno di non pi� udire
i gridi vivi della sua purezza
che di sentire quasi estinto in me
il fremito pauroso della colpa?


XVI

Agli abbagli che squillano dai vetri
squadra un riflesso alla tovaglia l'ombra,
tornano al lustro labile d'un orcio
gonfie ortensie dall'aiuola, un rondone ebbro,
il grattacielo in vampe delle nuvole,
sull'albero, saltelli d'un bimbetto�

Inesauribile fragore di onde
si d� che giunga nella stanza
e, alla fermezza inquieta d'una linea
azzurra, ogni parte si dilegua�




XVII

Fa dolce e forse qui vicino passi
dicendo: << Questo sole e tanto spazio
ti calmino. Nel puro vento udire
puoi il tempo camminare e la mia voce.
Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso
lo slancio muto della tua speranza.
Sono per te l'aurora e intatto giorno >>.
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