| Taci anima stanca di godere Taci anima stanca di godere e di soffrire (all'uno e all'altro vai rassegnata). Nessuna voce tua odo se ascolto: non di rimpianto per la miserabile giovinezza, non d'ira o di speranza, e neppure di tedio. Giaci come Il corpo, ammutolita, tutta piena d'una rassegnazione disperata. Noi non ci stupiremmo non � vero, mia anima, se il cuore si fermasse, sospeso se ci fosse il fiato� Invece camminiamo. Camminiamo io e te come sonnambuli. E gli alberi son alberi, le case sono case, le donne che passano son donne, e tutto � quello che �, soltanto quel che �. La vicenda di gioja e di dolore non ci tocca. Perduta ha la sua voce la sirena del mondo, e il mondo � un grande deserto. Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso. |
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| Taci anima mia� Taci anima mia. Son questi i tristi giorni in cui senza volont� si vive, i giorni dell'attesa disperata. Come l'albero ignudo a mezzo inverno che s'attrista nella deserta corte io non credo di mettere pi� foglie e dubito di averle messe mai. Andando per la strada cos� solo tra la gente che m'urta e non mi vede mi pare d'esser da me stesso assente. E m'accalco ad udire dov'� ressa sosto dalle vetrine abbarbagliato e mi volto al frusciare d'ogni gonna. Per la voce d'un cantastorie cieco per l'improvviso lampo d'una nuca mi sgocciolan dagli occhi sciocche lacrime mi s'accendon negli occhi cupidigie. Ch� tutta la mia vita � nei miei occhi. Ogni cosa che passa la commuove come debole vento un'acqua morta. Io son come uno specchio rassegnato che riflette ogni cosa per la via. In me stesso non guardo perch� nulla vi troverei. E, venuta la sera, nel mio letto mi stendo lungo come in una bara. |
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| Piccolo quando un canto d'ubriachi Piccolo quando un canto d'ubriachi giungevami all'orecchio nella notte d'impeto su dai libri mi levavo. Dimentico di lor la chiusa stanza all'aria della notte spalancavo e mi sporgevo fuor dalla finestra a bere il canto come un vino forte. Con che occhi voltandomi guardavo la chiusa stanza e dopo lei la casa dove gi� tutti i lumi erano spenti! Pi� d'una volta sulla fredda ardesia al vento che passava nei capelli alla pioggia che mi inzuppava il viso io piansi delle lacrime insensate. Adesso quell'inganno anche � caduto. Ora so quanto amara sia la bocca che canta spalancata verso il cielo. Pur se ancora mi desta dal mio sonno quel canto d'ubriachi per la via ad ascoltar mi levo con sospeso dall'improvvisa commozione il fiato, e vado ancora a mettere la faccia nel vento che i capelli mi scompigli. Rinnovare vorrei l'amara ebbrezza e quel sottile brivido pel corpo, e il ben perduto cui non credo pi� piangere come allora� Ma non m'escono che scarse sciocche lacrime dagli occhi. |
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| La bambina che va sotto gli alberi La bambina che va sotto gli alberi non ha che il peso della sua treccia, un fil di canto in gola. Canta sola e salta per la strada; ch� non sa che mai bene pi� grande non avr� di quel po� d'oro vivo per le spalle, di quella gioia in gola. A noi che non abbiamo altra felicit� che di parole, e non l'acceso fiocco e non la molta speranza che fa grosso a quella il cuore, se non � troppo chiedere, sia tolta prima la vita di quel solo bene. |
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