Affittatemi dunque quella tomba, a calce bianca con le linee
in rilievo di cemento - assai lontano sottoterra.

Mi agg�mito al tavolo, il lume vivissimo rischiara
quei giornali che da idiota io rileggo, quei libri privi di interesse.

Al di sopra della mia sala sotterranea, a una distanza enorme,
s'impiantano le case, s'addensano le brume. Il fango
� rosso o nero. Citt� mostruosa, notte senza fine!

Meno in alto, ci sono le fogne. Ai lati, lo spessore del globo
solamente. Gorghi d'azzurro forse, pozzi di fuoco. Forse
� su quei piani che s'incontrano lune e comete, favole e mari.

Nell'ore di amarezza immagino sfere di zaffiro, di metallo.
Sono padrone del silenzio. Perch� dovrebbe all'angolo
della volta impallidire una parvenza di spiraglio?
(Arthur Rimbaud, tradotto da Gian Piero Bona)
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