TRADIZIONE NORRENA

La mitologia norrena � il risultato dell'incontro tra le varie forme di religione che nel corso dei secoli  si avvicendano  nel nord Europa.

ALL�INIZIO DEI TEMPI
All�inizio dei tempi non vi era n� cielo n� terra, n� mare n� sabbia, n� flutti, n� erba: solo il gorgo del Caos, l�immenso spazio vuoto, l�abissale voragine di Ginnungagab. In esso si annidava lo spirito, padre dell�universo, che fu creatore di Nifheimr, il mondo del freddo e del buio che si estendeva al nord, e di Muspellsheimr, il mondo infuocato del sud, avvolto il primo in gelide nebbie, in incandescente fulgore il secondo.
Tra l�uno e l�altro zampillava la fonte Hvergelmir, da cui sgorgavano dodici fiumi dalle torbide acque velenose, che fluendo si solidificarono in ghiaccio, come le scorie di un fornace, estendendosi da ogni lato e colmando l�abisso. Verso settentrione Ginnungagab rimase incrostato di ghiacci, nell�interno fu bagnato dalle piogge e battuto dai venti, a sud rischiarato dalle tiepide scintille di Muspellsheimr. Il caldo soffio che ne veniva fece sciogliere le brine e nascere la vita. Le gocce, addensandosi, presero forma nel colossale Ymir, che fu il primo della stirpe dei Giganti del Ghiaccio.
Ymir cadde in un sonno profondo, e dormendo stillava sudore. Ad un tratto dall�incavo del suo braccio sinistro sbucarono un maschio e una femmina, e i suo piedi generarono un altro figlio, il gigantesco mostro a sei teste di nome Vaf�r�dnir.
Poi dalla crosta disciolta emerse Audumula, la mucca dalle cui mammelle sgorgarono i quattro fiumi di latte che nutrirono Ymir.
Poich� attorno non c�era traccia di erba, la vacca incominci� a lambire con la lingua i blocchi salini di ghiaccio.
La sera del primo giorno ne affior� la chioma di Buri, al termine del secondo il capo, alla fine del terzo l�intero corpo vigoroso e possente.
Buri gener� Borr, che da Bestla, figlia di un gigante, ebbe Odino, Vili e V�, i signori del cielo e della terra.
I tre, venuti in contesa con Ymir, lo uccisoro, e nel sangue che sgorg� dalle sue ferite affogarono tutti i Giganti. Uno solo si sottrasse alla strage, salendo in barca con la sua famiglia: il saggio Bergelmir.
Dalla carne di Ymir i figli di Borr trassero le terre; le ossa divennero montagne, i denti massi di roccia ed alberi i capelli.
Con il sangue i tre fratelli divini fecero l�acqua dell�Oceano, che strettamente legarono ad anello attorno alla terra, perch� nessuno potesse andare oltre.
Dal cranio ricavarono il cielo, che collocarono in altro, e ai quattro angoli, a sorreggerlo, posero un nano. Con il cervello crearono le nubi tempestose.
Poi presero le scintille che spruzzavano fuori da Muspellsheimir, per rischiarare il mondo.
Collocarono al proprio posto gli astri fissi, e di quelli vaganti stabilirono la rotta, perch� in base ad essa si potessero dividere i giorni e calcolare gli anni.
Sulle rive dell�Oceano, al bordo della terra, fissarono la dimora dei Giganti, J�tunheimr, che divisero con un baluardo fatto con le sopracciglia di Ymir dalla regione interna, cui diedero il nome di Midgardr: e questo per proteggere dalla loro violenza gli uomini, che nel frattempo avevano creato, traendoli da due alberi trovati sulla spiaggia.
Odino diede loro spirito e vita, Vili saggezza e movimento, V� li dot� della parola e dei sensi. Chiamarono il maschio Askr, la femmina Embla, e coprirono i loro corpi di vesti.
I figli di Borr disseminarono in ogni dove metalli preziosi: abbondavano a tal punto che se ne facevano tutti gli utensili, e quell�epoca fu detta et� dell�oro.
Nel centro del mondo gli d�i costruirono la fortezza di �sgardr, che il fiume �fing separava dalla terra dei Giganti, e l� si stabilirono con le loro famiglie.
Odino e la sua sposa Frigg generarono i sapienti Asi, i quali poi vennero a lotta con l�altra stirpe divina, quella dei Vani, maestri di magia, che per finire accolsero tra loro. Perci� il dio � chiamato anche Allf�dr, padre di tutti, e di tutti � pi� forte e potente.
Quando la Notte, figlia di un gigante, unendosi ad un Asa gener� il Giorno, il dio trasfer� in cielo madre e figlio, e diede a ciascuno un destriero perch� facessero il giro del mondo. La Notte percorreva le vie del firmamento cavalcando Hr�mfaxi, che ogni mattina irrorava il suolo di rugiada con la bava che gli bagnava il morso. Il corsiero del Giorno aveva nome Skinfaxi, e illuminava cielo e terra con lo splendore della sua criniera.
Poi gli d�i, per punire l�uomo che arrogantemente aveva chiamato i suoi figli con i nomi di Luna e di Sole, trasportarono in cielo i due fratelli: a S�l fecero guidare i cavalli che trainavano il carro solare, costruito con una scintilla proveniente da Muspell; a M�ni affidarono il compito di dirigere il corso della luna e governare il crescere ed il calare.
Allo stesso modo della superficie terrestre, era diviso in tre mondi l�interno della terra: quello delle Tenebre, abitato dagli Elfi Neri, Ninflheimr, il regno delle nebbie  e dei morti, e Niflhel, il pi� basso di tutti, sede di punizione delle anime malvagie.
Gli Elfi Neri erano nati dai vermi di cui pullulava la carne di Ymir, per decisione degli d�i, che li avevano dotati di intelligenza e aspetto umano, mantenendoli di proporzioni tali che fra un elfo ed un uomo vi fosse la stessa differenza in statura esisteste fra un uomo e un gigante. Grazie alle loro ridotte dimensioni, i nani, destinati a vivere nelle viscere della terra, potevano facilmente penetrare nelle fenditure delle grotte e nelle crepe del suolo e scavare le gallerie da cui estraevano oro, argento e pietre preziose. Gobbi, deformi, taluni con zampe d�uccello al posto dei piedi, erano fabbri ed orafi, abilissimi nel forgiare armi, utensili e preziosi monili.
Altrettanto numerosi quanto gli Elfi Neri erano gli Elfi Bianchi, splendenti pi� del sole, che abitavano a Giml�, la regione della luce, uno dei tre regni in cui era diviso il cielo. Gli altri erano ad �sgardr, dove stabilirono la loro dimora gli Asi, e Muspellsheimr, sede dei Giganti del Fuoco.
I tre mondi sotterranei, i tre terrestri, i tre eterei poggiavano sull�imponente frassino Yggdrasill, perno dell�universo, che spingeva le sue tre radici sino alle pi� lontane profondit� della terra e con i rami raggiungeva le regioni superne.
La prima delle radici, irrorate tutte le sorgenti prodigiose, si protendeva fino a Niflheimr, sede dei defunti, la seconda fino al regno dei Giganti del Ghiccio, la terza fino a Midgardr, la zona abitata dall�uomo.
Sotto la radice che giungeva fra i Giganti si trovava la fonte di M�mir, che dava conoscenza e memoria a chi vi si abbeverava.
A Midgardr irrorava la radice di frassino protesa verso il cielo la sacra sorgente Urdarbrunnr dalle limpide acque, e la nebbia sottile che ne vaporava dava ristoro alla terra con rugiada pi� dolce del miele.
Tre vergini della stirpe dei Giganti, le Norne, sedute presso la fonte, incidevano su tavolette le rune contenenti il passato, il presente e il futuro, stabilendo il destino di ciascuno: perch� da loro dipendevano le sorti umane e divine. Ogni giorno innaffiavano Yggdrasill, perch� i rami continuassero a verdeggiare fino al giorno de Ragnar�kkr, il crepuscolo degli d�i.
In cima al frassino stava un�aquila di grande sapienza, che aveva tra gli occhi uno sparviero, il fattore del tempo.
Brucavano le foglie dei rami una capra, dalle cui inesauribili mammelle veniva il met, la sacra bevanda degli d�i e degli eroi, ed un cervo, dalle cui salde corna stillava l�acqua che alimentava in Niflheimr la fonte Hvergelmir, madre di tutti i fiumi.
Ma altri animali divoravano avidamente il grande albero, facendolo soffrire. Oltre a Nidh�ggr, il serpente dell�oscuro abisso, che si annidava invidioso e malvagio sotto la radice protesa verso il regno dei morti, altre serpi dalle avvolgenti spire e dal morso letale rodevano la scorza dell�immane frassino, affrettando la sua rovina, e con quella la fine del mondo. Quattro cervi beccavano avidi le foglie, ed uno scoiattolo dagli aguzzi denti di nome Ratatoskr scorrazzava su e gi� lungo il tronco, a fomentar discordia tra Nidh�ggr e l�aquila saggia.
Fra terra e cielo gli d�i gettarono un ponte di tre colori, che chiamarono Bifr�st, l�arcobaleno, su cui passavano a cavallo ogni giorno per andare da �sgardr a Urdarbrunnr.


IL MURO DI ASGARDR

Nel corso della guerra tra Asi e Vani, era stato gravemente danneggiato il possente muro che circondava �sgardr.
Raggiunta la pace, gli Asi decisero di costruire una nuova cinta, a protezione e difesa contro possibili attacchi delle forze del male. Mentre ne studiavano il progetto, si present� un fabbro della stirpe dei Giganti, che, senza rivelare la sua origine, si disse in grado di edificare una fortezza cos� salda e possente da resistere a qualsiasi assalto.
�Quale compenso chiedi per portare l�opera a compimento?�, domand� Odino.
�Che mi sia concessa in sposa Freyja, e che in dote mi porti il sole e la luna.�
Gli Asi, interdetti, presero tempo. Esaminarono la situazione, e finirono con l�accettare la proposta di Loki di fissare per la fine del lavoro un termine tanto breve che non fosse possibile al costruttore completare totalmente l�edificio.
Odino disse dunque al fabbro: �Avrai quanto hai richiesto, a patto che il castello sia terminato entro l�inverno. Se il primo giorno di primavera non sar� perfezionato in ogni sua parte, non potrai avanzare pretese di sorta. Inoltre nessuno dovr� aiutarti nel lavoro�.
�Utilizzer� soltanto il mio destriero Svadil�ri per portare le pietre.�
Su consiglio di Loki, il patto venne concluso in tali termini.
Il gigante si mise subito all�opera. Il cavallo trasportava nottetempo il materiale, che il suo padrone sistemava di giorno: gli enormi macigni che gli procurava facevano crescere la costruzione incredibilmente in fretta.
Pareva agli d�i che oltre la met� del lavoro fosse fatta dall�animale; ma non potevano intervenire, perch� il contratto era stato stipulato con giuramenti solenni.
Quando la fine dell�inverno era ormai vicina, la fortezza era quasi ultimata, ed appariva inattaccabile, cos� alta e solida com�era. Ma gli Asi non erano contenti, perch� pensavano con terrore al momento in cui il gigante avrebbe preteso che gli consegnassero Freyja, la dea della primavera e dell�amore, e che spogliassero il cielo degli astri splendenti che rischiaravano il giorno e la notte.
A tre giorni dall�inizio della bella stagione, si riunirono dunque a consiglio, e furono tutti d�accordo nell�attribuire a Loki la causa della situazione, perch� non solo li aveva sollecitati ad affidare al gigante la costruzione del castello, ma aveva appoggiato la sua richiesta di servirsi del cavallo.
Lo minacciarono dunque di una brutta fine, se non avesse escogitato il modo di far perdere al fabbro il diritto alla ricompensa pattuita.
Loki spaventato promise.
Quella stessa sera, mentre il gigante andava con Svadil�ri a prendere i massi che ancora mancavano per ultimare l�opera, una puledra sbuc� dal bosco, lanciando un alto nitrito. A quel richiamo il cavallo con uno strattone strapp� il freno e prese ad inseguire al galoppo la giumenta, che altri non era se non l�astuto dio.
Gli animali si addentrarono nel folto della foresta, invano inseguiti dal fabbro. All�alba il gigante non ebbe perci� a disposizione il materiale necessario per proseguire il lavoro. E cos� l�indomani e il giorno successivo, l�ultimo dell�inverno.
Allora, in preda all�ira, grid�: �non per mia colpa l�edificio � rimasto incompiuto. Se non mi darete il compenso pattuito, distrugger� la fortezza che ho innalzato per voi�.
La violenza della collera del costruttore conferm� i dubbi dei committenti circa la sua origine; e gli d�i sgomenti si affrettarono a chiamare Thor, che si trovava in Oriente a combattere altri giganti.
Tornato tra i suoi senza indugio, il dio affront� il fabbro, e con il suo martello gli frantum� in mille pezzi il cranio.
Intanto Loki, con l�abituale perversione, sotto le spoglie della giumenta, si era fatto montare da Svadil�ri, e dopo un po� partor� uno splendido puledro fornito di otto zampe: il prodigioso Sleipnir, il destriero di Odino.

LA SAPIENZA DI ODINO
Nella piana centrale di �sgardr gli d�i costruirono dodici castelli fulgidi d�oro. Quello di Odino era Gladsheimr, detto anche Valhalla, la sede degli Eletti. Il dio vi accoglieva i valorosi morti in battaglia, che le Valkirie, le vergini guerriere che avevano combattuto al loro fianco, conducevano a volo alla dimora celeste, in groppa ai veloci destrieri.
Cinquecentoquaranta erano le porte del castello, e ognuna era larga abbastanza da consentire il passaggio di ottocento eroi affiancati l�uno all�altro.
L�entrata di ponente era sovrastata da un lupo e da un�aquila, simboli sacri di Odino.
Ricopriva l�edificio un tetto di scudi, sorretti da aste di lance. Armi lucenti tappezzavano le pareti e splendide corazze contornavano l�ampia sala centrale, dove gli d�i riposavano su dodici seggi d�oro massiccio, uno dei quali, a forma di trono a tre gradini, era riservato alla triade suprema, costituita da Odino, Thor e T�r.
Ai piedi di Odino stavano accucciati due lupi, che si cibavano con la carne inesauribile del cinghiale S�hr�mnir, di cui si nutrivano anche gli eroi del Valhalla.
Signore della guerra e degli eserciti, il dio scendeva al volo, armato di tutto punto, sui campi di battaglia, cavalcando Sleipnir, il possente destriero a otto zampe.
Nelle notti successive al solstizio d�inverno, tra l�infuriare degli uragani, guidava poi attraverso il cielo tenebroso la fitta schiera degli spettri, di cui era chiamato imperatore. Ma centoventisei erano i nomi che venivano attribuiti al supremo ordinatore del mondo, per ricordarne qualit� e funzioni.
Dall�alto del suo scranno, brandendo nella destra la fulgente lancia, egli spingeva il suo sguardo sul mondo, volgendo a mezzogiorno l�unico sfolgorante occhio che gli era rimasto. L�altro l�aveva perso per amore del sapere.
Gi� in precedenza, per nove intere notti, ferito da un colpo di lancia, era rimasto appeso al grande frassino Yggdrasill spazzato dai venti, offrendosi in sacrificio a se stesso, senza mangiare n� bere, prima di poter raccogliere le rune che dovevano dargli conoscenza di tutte le cose.
Con la potenza di quei segni era divenuto signore di ogni magia: poteva tutto e il contrario di tutto, poich� chi possiede il segreto della duplice natura degli esseri pu� avvalersene nel bene e nel male.
Insegnando agli d�i e a pochi uomini eletti l�arte di incidere quei simboli sacri ed arcani su pezzi di legno di faggio per trarne gli auspici, il dio infondeva nelle loro menti la scienza, di cui egli stesso continuava ad essere assetato.
Dal nonno paterno aveva appreso nove possenti canti, ma voleva aggiungere una saggezza all�altra, attingendo alla fonte della conoscenza, che sgorgava presso la radice del frassino cosmico nel regno dei Giganti. Soltanto il gigante M�mir beveva di quell�acqua, servendosi di un corno nascosto nel tronco di Yggdrasill.
�Dammene un sorso�, lo supplic� Odino.
�Solo se in cambio avr� uno dei tuoi occhi�, rispose M�mir.
Il dio si priv� di quello sinistro, che da allora il gigante irror� ogni mattina di idromele, per conservargli intatto lo splendore. Per nascondere l�orbita vuota, Odino nei suoi viaggi si mise da quel giorno sul capo un cappello calato sul sopracciglio, e nella sede celeste port� un casco fiancheggiato da due ali d�aquila.
Quando la guerra degli Asi e dei Vani si concluse con uno scambio di ostaggi, M�mir fu tra quelli. Ma i Vani, sospettando di essere stati ingannati, lo decapitarono, e inviarono agli Asi il capo mozzo. Odino lo prese, lo spalm� con unguenti d�erbe, perch� non si decomponesse, e con potenti incantesimi gli diede ancora facolt� di parlare, per apprendere sempre nuovi segreti.
Dal bacile in cui Asi e Vani suggellarono l�accordo di pace sputandovi dentro, gli d�i trassero un essere di straordinaria saggezza, che fu chiamato Kvasir. La sua sapienza era tanta che nessuno poteva rivolgergli domande alle quali non sapesse trovare risposta.
Generosamente, Kvasir decise di non tenere per s� il tesoro della conoscenza e prese ad andare per il mondo, per dispensarla ad altri.
Fu cos� che un giorno giunse alla grotta di due elfi neri, Fjalarr e Galarr. Invidiosi dell�intelligenza e dell�eloquenza di cui era dotato, lo uccisero, e raccolsero in tre vasi, mescolandolo a miele, il suo sangue, capace di conferire il dono della poesia a chi lo bevesse. Quando poi gli d�i domandarono loro se avessero notizie di Kvasir, risposero: �L�ha soffocato la sua stessa scienza.�
Spinti dal loro istinto malvagio, invitarono poi il gigante Gillingr, che era andato a trovarli con sua moglie, a seguirli in alto mare su una grande e nave ancorata nei pressi della loro grotta.
�Ti mostreremo la rotta, precedendoti sui nostri canotti: non hai che da seguirci�, assicurarono.
Troppo tardi il gigante si avvide degli insidiosi scogli disseminati lungo la costa: le imbarcazioni leggere passarono agevolmente, ma la sua barca affond�, cozzando contro le rupi.
�E� accaduta una disgrazia�, dissero gli elfi alla moglie di Gillingr e, mentre usciva dalla loro grotta, per andare a vedere dove era accaduta la sciagura, appostati sopra l�ingresso le fecero cadere sul capo una macina da mulino.
Ma il nipote di Gillingr, il gigante Suttungr, quando venne a conoscenza dell�accaduto, decise di vendicarsi. And� alla caverna, agguant� i due con le sue enormi mani e li depose su una roccia in mezzo al mare, perch� l�alta marea li inghiottisse.
�Non puoi lasciarci qui a morire di freddo e di fame�, protestarono Fjalarr e Galarr. �Riportaci a terra, e ti daremo i vasi che contengono il sangue del saggio Kvasir: chi lo beve diventa poeta e cantore.�
Suttungr si lasci� convincere e, ricevute le preziose anfore, le nascose nel seno di un monte, affidandole alla custodia della figlia Gunnl�d.
Ora, Odino aveva due corvi, che al sorgere dell�alba inviava nel mondo; tornavano a sera a posarsi sulle sue spalle, e gli sussurravano nell�orecchio quanto avevano visto nel loro instancabile errare.
Quando il dio seppe quello che era accaduto, subito scese nel paese dei Giganti.
In un prato vide nove servi di Baugi, fratello di Suttungr, intenti a falciare il fieno.
�Volete che vi arroti le falci?�, disse loro. Ed affil� le lame con una pietra prodigiosa, rendendole tanto taglienti che gli uomini facevano pi� alcuna fatica.
�Quanto vuoi per venderci codesta tua dote?�, gli domandarono.
Il dio chiese un prezzo assai mite e, quando i falciatori gli si fecero attorno per concludere l�affare, lanci� in mezzo a loro la pietra: per impadronirsene, i servi si azzuffarono con tale ferocia che si uccisero l�un l�altro con le falci.
Baugi era desolato per la perdita dei suoi uomini, quando Odino gli si present� chiedendo ospitalit� per la notte.
�Sostituir� io i falciatori, se mi permetterai di bere un sorso del sangue di Kvasir, che tuo fratello custodisce.�
�Sattungr ne � gelosissimo, e non posso prometterti nulla. Ma, quando avrai falciato tutti i miei prati, ti accompagner� da lui, e spero che esaudisca il tuo desiderio.�
I campi di Baugi si estendevano a perdita d�occhio, e il dio, falci� l�erba per l�intera estate, facendo da solo il lavoro di diciotto braccia. Al giunger dell�autunno venne accompagnato da Suttungr, ma non ottenne neppure una goccia della preziosa bevanda.
Allora sugger� a Baugi il modo per ottemperare ugualmente alla sua richiesta.
Si fece accompagnare al monte in cui Gunnl�d custodiva i vasi, e gli forn� un trapano perch� lo forasse, ma quando il gigante disse di avere finito e Odino prov� a soffiare nel buco, gli saltarono in faccia schegge di roccia.
�Prosegui: il monte non � ancora perforato�, ordin�.
Baugi riprese a trapanare, e finalmente il dio, trasformatosi in serpe, pot� penetrare strisciando nelle viscere della montagna. Preso allora l�aspetto di un giovane gigante, si present� a Gunnl�d. Giacque tre notti con lei, e per ciascuna ottenne il permesso di bere un sorso del prezioso idromele.
Con tre golate vuot� i vasi e, mutandosi in aquila, si lev� a volo verso le alte nubi.
Suttungr prese a inseguirlo, anche lui trasformato in rapace, ma gi� gli d�i, vedendo arrivare Odino, avevano posto una coppa nel cortile, perch� vi sputasse dentro la bevanda che ancora teneva in bocca: e il dio aveva cos� fretta di liberarsene che qualche schizzo si sparpagli� attorno.
Don� poi l�idromele agli Asi e a quanti, tra gli uomini, volva fossero poeti: ai poetastri destin� le gocce versate per terra.
Poich� possedeva il dono della poesia, Odino fu chiamato Inventore dei Canti.
Molti viaggi comp� ancora, avvolto nel suo manto azzurro cupo, con il capo coperto dal cappello a larghe falde e col bordone da viandante in mano, in cerca di sempre pi� vasto sapere. Percorse i nove mondi e giunse fino al tenebroso Niflheimr, sprofondato nel seno della terra, dove Hel, la dea della morte, gli rivel� il destino degli Asi e la loro ineluttabile rovina.

IL MARTELLO DI THOR
A Thor, figlio di Odino, rideva il cuore in petto. Ma altrettanto impetuoso quanto la sua prorompete gioia era il terribile furore. Quando la collera si impadroniva di lui, sprizzava lampi dagli occhi, e la sua voce soverchiava l�urlo del vento e il mugghio dei marosi.
Il dio del tuono attraversava l�aria su un carro trainato da due velocissimi caproni, di cui reggeva le redini con la mano sinistra, avendo la destra occupata dall�inseparabile martello Mj�llnir, che implacabilmente schiantava qualsiasi oggetto contro il quale venisse lanciato.
Ed ecco come ne era venuto in possesso.
Il signore del fuoco, Loki, il genio del male sempre pronto a compiere scelleratezze e a giocare d�astuzia, si era divertito un giorno a tagliare la folta chioma di Sif, moglie di Thor. Quando il dio vide lo scempio, invaso dalla collera tremenda si gett� sul colpevole, per stritolarlo con le sue stesse mani.
�Lasciami, ti prego�, supplic� Loki. �Mi far� fare per Sif dagli Elfi Neri una chioma d�oro pi� bella di quanto tu possa sognare: e i capelli cresceranno sul suo capo come fossero veri.�
Dai nani fece confezionare, oltre alla preziosa capigliatura, una lancia per Odino ed una nave per Freyr. Quando ebbe i tre pregiati lavori, li mostr� al nano Brokkr, lanciando una sfida: �Scommetto la testa che tu fratello Eitri non sar� mai capace di far nulla di simile.�
Punti sul vivo, i due elfi si misero d�impegno al lavoro.
Eitri depose tra le fiamme una pelle di maiale e, dovendo assentarsi dall�officina, ordin� a Brokkr: �Soffia col mantice senza interromperti, fino a che non verr� a trarre dal fuoco quello che vi ho messo�.
Loki, trasformato in moscone, si pos� sulla mano di Brokkr e lo punse, per far perdere ai nani la scommessa. Ma l�elfo, imperterrito, prosegu� nel suo impegno fino al ritorno del fratello, che, tratto dalle fiamme un cinghiale dalle setole auree, vi gett� subito dentro dell�oro.
�Soffia forte, finch� non torner� a togliere dal fuoco quello che vi ho messo�, raccomand� di nuovo.
Come lasci� la fucina, il moscone si pos�  sul collo di Brokkr e lo punse. Ma il nano, resistendo al dolore, continu� a menare il mantice, come gli era stato detto. Eitri, rientrato, estrasse dalle fiamme un anello di straordinaria bellezza, e vi gett� del ferro, ricordando al fratello, prima di andarsene nuovamente via: �Soffia, finch� non sar� qui a tirar fuori dal fuoco quello che vi ho messo�.
Questa volta il moscone si pos� tra i due occhi del nano, e la puntura fu pi� dolorosa delle precedenti. Il sangue col� sullo palpebre di Brokkr, appannandogli la vista, cos� che fu costretto a lasciare per un attimo il mantice per asciugarsi;
ed Eitri, tornando, si lament�: �Il mio lavoro � rovinato!�.
Il martello che trasse dal fuoco aveva infatti il manico corto, ma era ugualmente un opera mirabile.
�Portalo ad �sgardr, con l�anello e il cinghiale, perch� gli d�i stabiliscano chi ha vinto la scommessa, se io o Loki�, disse al fratello.
Odino, Thor e Freyr sedevano sui loro seggi nel Valhalla, pronti ad emettere il verdetto. Loki consegn� al primo la lancia, al secondo la chioma d�oro, al terzo la nave, illustrandone le virt�.
�La lancia non mancher� mai il bersaglio; la chioma aderir� alla pelle della testa di Sif, crescendo come se foses vera; la nave, una volta dispiegate le vele, avr� sempre vento favorevole in qualunque direzione vada; ma Freyr, quando vorr�, e potr� piegarla e riporsela in tasca, come un pezzo di stoffa.�
Fu la vola di Brokkr di presentare i doni. A Odino offr� l�anello,a Freyr il verro dalle setole d�oro, a Thor il martello, dicendo: �Ogni nove notti Odino, il tuo anello ne produrr� altri otto altrettanto preziosi; il tuo cinghiale, Freyr, superer� nella corse il pi� veloce destriero, nell�aria e sull�acqua, nella luce e nelle tenebre: perch� non c�� notte tanto buia n� luogo tanto oscuro che lo splendore delle sue setole non possa rischiarare. Quanto al martello, Thor, frantumer�, senza riceverne danno, qualunque cosa gli si parer� dinanzi, e per quanto lontano tu lo getti, torner� sempre da s� nella tua mano. Ha un solo difetto: il manico un po� corto�.
Nonostante l�imperfezione, gli arbitri stabilirono all�unanimit� che l�oggetto pi� prezioso fra i sei presentati era il martello, che li avrebbe difesi dai Giganti: il nano aveva vinto la scommessa.
�Hai perso la testa�, disse quindi a Loki.
�Dimmi a che prezzo posso riscattarla, e ti dar� quel che chiedi�.
�Voglio la tua testa, e solo quella.�
�Prendila, allora!�, schern� Loki, sfuggendo a Brokkr grazie ai suo calzari fatati, che lo portavano sull�acqua e nel cielo a fulminea rapidit�.
�Ti prego, Thor�, supplic� il nano, �fermalo e riconducimelo qui!�
Thor lo esaud�. Ma Loki blocc� la mano dell�elfo, che si apprestava a mozzargli il capo: �Fermo! Solo la testa � tua, non il collo!�.
Brokkr non seppe che replicare. Prese allora una correggia e un coltello per forare le labbra di Loki e cucirgli la bocca. La lama per� non tagliava.
�Ci vorrebbe la lesina di mio fratello�, pens�. E subito si trov� lo strumento tra le mani.
Saldi punti bloccarono la bocca di Loki. Ma il dio del fuoco non ebbe difficolt� a spezzarli.

Thor non si separava mai dal possente Mj�llnir. Per maneggiarlo infilava dei guanti di ferro, ed accresceva la forza del suo lancio allacciandosi una cintura prodigiosa.
Violenti giganti e malefici elfi caddero sotto i suoi colpi.
Ma una notte, mentre gli Asi dormivano tranquilli, qualcuno rub� l�arma preziosa.
Avvertito da un sogno premonitore, Thor balz� gi� dal letto, scosse la barba, aggrott� la fronte, e si diede a cercare la refurtiva, in preda ad una collera crescente.
Ma del martello non c�era alcuna traccia.
Disperato, Thor si rivolse a Loki, l�unico in grado di dargli con la sua astuzia aiuto: e questi si rec� da Freyja.
�Prestami la tua veste di piume, perch� possa cercare il martello di Thor.�
�Te la darei, se anche fosse d�oro, te la darei se anche fosse d�argento�, rispose amabilmente la dea, �purch� tu riesca a trovarlo.�
Tra un frusciare di penne, Loki vol� oltre il recinto degli Asi, e non si ferm� finch� non giunse a J�tunheimr, la terra dei Giganti, dove il re Prymr, seduto su una collinetta, pettinava la criniera ai suoi cavalli e intrecciava lacci d�oro per i suoi levrieri.
�Novit� dagli Asi?�, domand� a Loki, sornione.
�Mala ventura li ha colti�, rispose pronto il dio. E subito aggiunse: �Sei stato tu a sottrarre a Thor il suo martello?�
�L�hai detto: e, con sopra otto miglia di terra, � cos� ben nascosto che nessuno lo ritrover�, se non mi concederete di sposare Freyja.�
Loki torn� alla fortezza degli Asi.
�Hai notizie che ti ripaghino della fatica del volo?�, domand� ansioso il signore del tuono.
�Prymr ha riposto il tuo martello in un nascondiglio che mai riusciremo a scovare. Per restituirlo, ci chiede di consentire alle sue nozze con Freyja�.
Riferirono alla dea la proposta, e l�assal� una collera tremenda.
�Mi credete cos� vogliosa di maschi da seguirvi al paese dei Giganti?�, si mise ad urlare, gettando a terra il prezioso monile Br�singamen, che i nani avevano cesellato per lei. E la udirono tutti gli d�i.
Riuniti in consesso, a lungo discussero il modo i recuperare il martello finch� Heimdallr, il dio dell�alba degli Asi, che conosceva il futuro come i Vani, sugger�: �Si metta Thor l�acconciatura da sposa, orni il suo collo col monile di Freyja! Appendiamo al suo fianco un mazzo di chiavi tintinnanti, e gli coprano le ginocchia vestiti femminili! Avvolto nel velo nuziale, con il petto gonfiato di sassi e la chioma sollevata alta sul capo, nessuno lo riconoscer�.�
�Dovrei mostrarmi ai vostri occhi come un invertito? Mai!�, protest� il dio.
Ma Loki intervenne: �Presto i Giganti abiteranno in �sgardr, se non rientri in possesso del martello. Che � mai abbigliarsi da donna? Io ti accompagner� in J�tunheimr, in veste di ancella�.
Thor venne dunque agghindato da sposa: indoss� un candido abito che giungeva ai suoi piedi, mise al collo il monile di Freyja, leg� al fianco un mazzo di chiavi; simul� il seno con pietre e si lasci� acconciare i capelli. Quindi part� con Loki sul suo carro.
La corsa dei sue gagliardi caproni che lo trainavano era cos� veloce e travolgente che al loro passaggio le montagne cadevano in pezzi e le fiamme dei fulmini bruciavano la erra. Si scaten� un uragano. I mari si gonfiarono minacciosi e i fiumi uscirono dagli argini, tra cupi rimbombi di tuono.
Vedendo giungere il cocchio celeste, Prymr ordin� ai suoi soddisfatto: �Suvvia, miei fedeli, ornate con rami di ginepro le panche della sala, ricopritele con cotte dalle maglie d�acciaio, per ricevere Freyja, mia sposa! Io possedevo giovenche e tori dalle corna d�oro, favolosi gioielli e preziosi monili: adesso ho tutto, perch� soltanto Freyja mi mancava�.
Fu allestito un grandioso banchetto; i servi portarono sulla mensa le vivande, i coppieri colmarono le coppe di birra e idromele. Com�era costume, la fidanzata velata sedeva accanto alla sua compagna, in fondo alla sala, dalla parte stretta. Aveva fame e mangiava avidamente. Divor� un bue e otto salmoni, bocconi prelibati destinati alle donne, e innaffi� il cibo con tre interi barili.
Prymr osserv� insospettito: �Si � mai vista una sposa addentare pi� carne o una fanciulla bere tanto idromele?�
L�astuta ancella seduta di fronte fu pronta a spiegare: �Da otto giorni e otto notti Freyja non toccava cibo n� bevanda, tanto era il suo desiderio di venire in J�tunheimr�.
Prymr, convinto, si accost� alla futura moglie per sollevarle il velo e baciarla; ma tosto fece un balzo all�indietro, quanto era lunga la sala.
�Perch� sono cos� terribili i suoi occhi? Sembra che dentro abbiano fuoco ardente.�
L�espertissima ancella rispose: �Sono otto notti che Freyja non dorme, tanto era il suo desiderio di venire in J�tunheimr�.
In quel momento entr� nella sala la sorella del re, per chiedere alla sposa, come dono nuziale, gli anelli d�oro rossi che portava alle mani, in cambio dei quali offriva benevolenza e affetto.
Ma il re impaziente affrett� la cerimonia.
�Si porti il martello per consacrare Freyja, le si ponga Mj�llnir in grembo e V�r, dea delle promesse matrimoniali e della fede coniugale e della fede coniugale, ci unisca in sacro vincolo!�
Dodici giganti e quindici servi trasportarono nella sala il pesante martello, che la madre di Prymr aiutava a sorreggere, vecchia di trecento anni.
Rise il cuore nel petto di Thor, alla vista dell�arma ritrovata. Appena gli fu posata sulle cosce, l�afferr�, ed ergendosi sull�alta persona colp� per primo il sovrano, poi tutti suoi, facendone strage. N� risparmi� la sorella del re, che aveva osato chiedergli un dono, ed ebbe invece che anelli una botta sonante.

COME T�R PERSE UNA MANO

Vi era in J�tunheimr una gigantessa di nome Anfrboda, che gener� al dio Loki Hel, il lupo Fenrir e il serpente di Midgardr.
Consultando le profezie, gli d�i vennero a sapere che i tre fratelli rappresentavano un tremendo pericolo per gli Asi, ai quali avrebbero procurato solo sfortuna e danni. Odino ordin� dunque che venissero condotti al suo cospetto. Releg� Hel in Niflheimr, l�infimo dei mondi, con il compito di accogliere i morti per vecchiaia o malattia, con i quali doveva dividere le vivande di cui si nutriva. Gett� quindi il serpe dentro il profondo oceano, dove crebbe a tal punto che, girando attorno alla terra, riusciva quasi a mordersi la coda.
Quanto a Fenrir, gli d�i lo trattennero in un primo tempo nel Valhalla, non sapendo che farne, In seguito decisero di metterlo in ceppi, poich� ingrossava a dismisura, giorno dopo giorno, ed era ormai cos� spaventoso a vedersi che solamente T�r aveva l�ardire di accostarsi a lui, per portargli il cibo. Prepararono perci� una robusta catena, con cui gli proposero di lasciarsi legare, per dare, sciogliendosi, dimostrazione della propria forza. Il lupo acconsent�, giudicando, a prima vista, che avrebbe facilmente potuto svincolarsi: gli bast� infatti stirarsi, e i ceppi caddero infranti.
Gli d�i si procurarono una seconda catena, pi� salda della prima, e invitarono nuovamente Fenrir a cimentarsi, prospettandogli la grande fama che gli sarebbe venuta, se fosse riuscito a liberarsi da solo. L�animale consider� sia il rischio che la gloria, e si lasci� legare, pensando che il suo vigore era cresciuto, da quando aveva affrontato la precedente prova.
Questa volta dovette sforzarsi, battere la catena sul terreno e puntare le zampe per mandarla in frantumi. Negli Asi si insinu� il timore che non sarebbero mai riusciti a tenere a bada quel figlio di Loki.
Odino, preoccupato, mand� dagli elfi Neri Sk�rnir, il fido servo di Freyr, perch� affidasse alle loro arti magiche la preparazione di un davvero infrangibile legame. I nani si misero all�opera d�impegno, impiegando ingredienti pressoch� introvabili: rumore di passo di gatto, barba di donna, radici di montagna, nervi d�orso, voce di pesce e saliva d�uccello. Ottennero cos� un nastro di nome Gleipnir, che, nonostante la fragile apparenza serica, possedeva una prodigiosa robustezza.
Gli d�i condussero Fenrir sull�isola di Lyngvi, nel lago di �msvartnir; e l� gli mostrarono il laccio, sollecitandolo ad una nuova prova.
�E� pi� tenace di quanto sembri�, dissero per vincere la sua diffidenza, passandoselo di mano in mano, per saggiarne la resistenza. �Noi non riusciamo a spezzarlo, ma tu saprai strapparlo�.
�Che gloria potrei ricavare dal rompere un legame tanto sottile?�, ribatt�.
�eppure voi mi sfidate, e pi� me ne chiedo il motivo, pi� mi convinco che, per quanto fine sembri, codesto nastro deve essere fatto con l�inganno e l�astuzia. Se non dovessi liberarmene, mi lascereste qui senza aiuto per chiss� quanto tempo.�
�Non temere: sei cos� robusto che non avrai problemi a svincolarti. Ma, nell�eventualit� che proprio non dovessi riuscirci, interverremo immediatamente�, assicurarono.
�Mi lascer� legare, per non passar da codardo�, disse allora Fenrir. �Ma, a garanzia della vostra lealt�, uno di voi terr� la sua mano nella mia bocca durante la prova.�
Gli d�i si guardarono l�un l�altro sconcertati. Ma l�intrepido T�r non esist� ad infilare la destra nella fauci del lupo.
Fenrir non riusc� a spezzare la magia di Gleipnir; anzi, ogni suo sforzo rendeva pi� salda la stretta. Allora si diede per vinto e chiese di essere sciolto.
Tutti risero, tranne T�r, al quale il lupo, resosi conto che non l�avrebbero pi� lasciato andare, stacc� la mano.
Gli d�i fecero passare il capo del laccio attraverso una rupe e lo fissarono sottoterra. Poi infissero ancora pi� a fondo nel terreno un altro masso, che usarono come picchetto. Poich� il lupo, ululando rabbiosamente, tentava di azzannarli, gli conficcarono in bocca una spada, che, con l�impugnatura bloccata contro la mascella inferiore e la punta infissa nel palato, lo costrinse a tener spalancate le fauci: ne col� bava in tale abbondanza che si form� il fiume V�n.
Gli Asi tirarono un sospiro di sollievo, ma Odino sapeva che Fenrir non sarebbe per sempre rimasto in catene, e al crepuscolo degli d�i, insieme alle altre potenze del male, sciolto dal laccio avrebbe assalito la terra e vinto lo stesso re del Valhalla, per soccombere poi, a sua volta, nell�universale rovina.
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