TRADIZIONE INDIANA

IL DIO OFFERTO A SE STESSO
In origina quaggi� non vi era nulla.
Mrtyu, la fame, ravvolgeva l�universo: poich� fame � morte.
Nella sua mente concep� un pensiero: �Possa io manifestarmi a me stesso�, e pregando si mise in moto.
Da lui nacquero le acque primordiali, e dalla sua esultanza la luce.
La superficie delle acque si consolid� e divenne la terra.
Dalla sua fatica Mrtyu sprigion� il fuoco.
Poi desider�: �Possa io avere un secondo me stesso�.
Mrtyu.fame si accoppi� allora in spirito con la Voce, e il suo seme divenne l�anno. Trascorso un anno, si sgrav� e spalanc� la bocca per divorare il neonato. Questi fece: �Bhan!�, e cos� ebbe origine la Parola.
Allora riflett�: �Se me ne cibo, ben piccolo sar� il mio alimento�.
Unendosi alla Voce diede vita a tutto quello che esiste, gli inni di lode, le formule sacrificali, le melodie liturgiche, gli olocausti, gli uomini, gli animali: e man mano che nascevano li divorava.
Egli desider�: �Possa io apprestare un grande sacrificio�.
Sprofond� nell�ascesi, sprigion� energia, e il suo corpo incominci� a gonfiarsi. �Possa il mio corpo essere offerta sacrificale�, disse ancora.
E divenne cavallo, che in capo ad un anno sacrific� a s� stesso. L�aurora � la testa del cavallo, il sole il suo occhio, il vento il respiro, il fuoco la bocca spalancata, il cielo il dorso, l�aria il ventre, i punti cardinali i fianchi, le stagioni le membra, i mesi le articolazioni, i giorni e le notti le zampe, le costellazioni le ossa, le nuvole la carne, la sabbia il nutrimento nel suo stomaco, i fiumi gli intestini, le montagne il fegato e i polmoni, gli alberi il pelo. Quando spalanca la bocca lampeggia, quando sbuffa tuona, quando orina piove. Il suo nitrito � la Parola.
Come destriero port� i Deva (dei celesti), come stallone i Gandharva (semidei, ispiratori della musica e dell�amore), come corsiero gli Asura (Demoni antecedenti i Deva), come cavallo gli uomini.

I Deva e gli Asura si contesero i mondi. Gli d�i del cielo dissero: �Dominiamo gli Asura nel sacrificio mediante la melodia liturgica�. E aggiunsero, rivolti alla Parola: �Canta l�udg�tha per noi!� (l�udgitha � la parte centrale del saman, la melodia liturgica che accompagna il canto nelle strofe del Rgveda).
La Parola cant�, e cantando procur� a agli d�i quanto godimento c�� nella parola; cantando procur� a s� stessa quanta bont� vi � racchiusa.
�Con questo cantore finiranno col sopraffarci�, dissero gli Asura.
Si precipitarono sulla Parola e l�abbatterono con il male, con tutto ci� che viene detto di improprio o di stolto.
Allora gli d�i si rivolsero al Prana: �Canta l�udgitha per noi!�.
Lo Spirito vitale cant�, e cantando procur� agli d�i ci� che di buono � nel respiro. A s� stesso quanta fragranza � possibile odorare.
�Con questo cantore finiranno col sopraffarci�, dissero gli Asura.
Si precipitarono sul Prana e l�abbatterono con il male, cio� con quanto sgradevolmente odora.
Allora gli d�i si rivolsero all�Occhio: �Canta l�udgitha per noi!�
L�Occhio cant�, e cantando procur� agli d�i ogni delizia che viene dalla vista, e a s� stesso quanto esiste di bello a vedersi.
�Con questo cantore finiranno col sopraffarci�, dissero gli Asura.
Si precipitarono sull�Occhio e l�abbatterono con il male, con quanto � ripugnante allo sguardo.
Allora gli d�i si rivolsero all�Orecchio: �Canta l�udgitha per noi!�.
L�Orecchio cant�, e cantando procur� agli d�i ogni piacere che giunge dall�udito, a s� stesso quanta armonia si pu� percepire.
�Con questo cantore finiranno col sopraffarci�, dissero gli Asura.
Si precipitarono sull�Orecchio e l�abbatterono con il male, con quanto di sgradito si pu� udire.
Allora gli d�i si rivolsero al Pensiero: �Canta l�udgitha per noi!�
Il Pensiero cant�, e cantando procur� agli d�i ci� che di positivo concepisce la mente. A s� stesso il compiacimento di un riflettere perfetto.
�Con questo cantore finiranno col sopraffarci�, dissero gli Asura.
Si precipitarono sul Pensiero e l�abbatterono con il male, con quanto si pu� pensare di cattivo.
Allora gli d�i si rivolsero all�Alito, che risiede nella bocca: �Canta l�udgitha per noi!�
L�Alito cant� per loro.
�Con questo cantore finiranno col sopraffarci�, dovettero riconoscere gli Asura.
Gli si precipitarono addosso per trafiggerlo con il male: come una olla di terreno si sbriciola nell�urtare la pietra, cos� si frantumarono gli Asura.
Allora gli d�i domandarono: �Dov�era colui che ha mostrato tanto attaccamento per noi? Egli � la bocca, � l�essenza di tutte le membra�.
Da quella divinit� Mrtyu, ch� il male, si teine lontano, cacciato ai confini del mondo.
Quel dio guid� per primo la parola, che, condotta al di l� della morte, si trasform� in fuoco. Svincol� dalla morte il prana, che divenne vento; l�occhio che divent� sole, l�orecchio che si mut� in spazio etereo, la mente che fu la luna.
Quindi, cantando, procur� a s� stesso il nutrimento.
Dissero allora gli d�i: �Hai ottenuto per te con il canto tutto ci� che costituisce sostentamento: danne anche a noi!�.
�Immedesimatevi in me!�.
Penetrarono in lui da ogni parte e furono soddisfatti.

PURUSA CREA IL MONDO
All�origine c�era solo lo Atman (S� stesso: rappresenta il polo positivo della realt� che trae origine nell�individuarsi dello Spirito universale in s� stesso), sotto forma di Purusa.
Purusa si guard� attorno e null�altro vide all�infuori di s�.
�Io sono colui che �, disse: e quello fu il suo nome.
Ma poi ebbe paura, come accade a chi � solo.
Riflett�: �Di che debbo temere, se nulla esiste al di fuori di me?�. Perch� si ha timore soltanto di un altro.
Tuttavia non provava piacere nella sua solitudine; e, poich� si estendeva quanto un uomo e una donna abbracciati, divise s� stesso in due parti, maschio e femmina.
Cos� il vuoto fu colmato dalla donna. Stringendola in un amplesso, Purusa gener� la stirpe umana.
�Come pu� congiungersi a me, se mi ha creata da s� stesso?�, si domand� la donna.
Decise di nascondersi e si mut� in vacca. Purusa si fece toro per possederla: e dal coito nacquero gli armenti.
Poi lei divent� giumenta, e lui stallone; lei asina, e lui asino: unendosi a lei diede vita ai solipedi. Fu capra e lui becco, fu pecora e lui ariete: si accoppiarono, e vi furono capre e montoni.
Cos�, via via, fu originata ogni specie vivente, gi� gi� fino alle formiche.
Allora disse Purusa: �Io sono la creazione, ho generato tutto ci� che esiste�.
Quindi comp� l�azione della zangola (con lo sfregamento delle mani), e il fuoco sprizz� dalla sua bocca e dalle sue mani, che perci� sono prive di peli all�interno, cos� come la matrice.
Poi, col suo seme, produsse il rorido soma (nettare estratto dall�omonima pianta, bevanda sacra offerta agli d�i, che ne traggono nutrimento).
Poich� tutto ci� che esiste o � cibo o � mangiatore, il soma � l�alimento, i fuoco il divoratore.
Tutto il mondo era ancora immanifesto: egli lo rese manifesto con il nome e la forma dicendo: �Questo cos� si chiama, questo ha tale forma�.

IL SACRIFICIO DI PURUSA
Purusa ha mille teste, mille occhi, mille piedi. Copre la terra da un�estremit� all�altra, e l�avanza ancora dieci dita.
Purusa null�altro � che questo universo, quel che � stato, quel che deve venire.
E� il signore del dominio immortale, perch� cresce pi� di quanto nutrimento assuma.
Grande � la sua potenza. Tutti gli esseri sono un quarto di lui; gli altri tre sono la sua parte immortale nel cielo.
Con tre quarti di Purusa si � innalzato lass�; con l�ultimo � nato quaggi�. Si � allargato in ogni direzione, dando vita a cose viventi e inanimate.
Da lui � scaturita l�Energia creatrice, dall�Energia creatrice � nato Purusa. Una volta nato si � esteso al di l� della terra, sul davanti e sul di dietro.
Quando gli d�i apprestarono il sacrificio primordiale, di cui Purusa costituiva la vittima, la primavera forn� il burro rituale, l�estate il legno da ardere, l�autunno l�offerta. Sull�altare sacro aspersero Purusa, grazie a lui compiendo l�olocausto, come i santi e i veggenti.
Da quell�immolazione senza riserve si trasse il grasso rituale; ne derivarono gli animali che volano nell�aria e quelli del deserto.
Da quell�immolazione incondizionata nacquero le strofe, le melodie, i metri e le formule liturgiche.
Da quell�immolazione totale ebbero origine i cavalli e tutte le bestie che hanno doppia fila di denti. Vennero i bovini, le capre e le pecore.
Quando ebbero smembrato Purusa, come ne distribuirono le parti? Che divenne la sua bocca, che ne fu delle braccia? Che nome ricevettero i piedi e le cosce? La bocca divent� il Brahmano, le braccia il Guerriero, le cosce l�Artigiano, i piedi il Servitore. La luna nacque dal suo cervello, il sole dal suo occhio; dalla sua bocca uscirono Indra (divinit� protettrice della casta dei guerrieri) e Agni (fuoco sacrificale, figura della casta degli artigiani), dal suo alito il vento; dall�ombelico fuoriusc� l�atmosfera; dai piedi fu generata la terra, dall�orecchio il Cielo. Cos� fu dato ordine al mondo.

LA DISTRIBUZIONE DELLA TRIPLICE CITTA� DEGLI ASURA
D�i e antidei si scontrarono con alterne vicende; ma, dopo la sconfitta degli Asura, Trarakaksa, Kamalaksa e Vidyunmalin intrapresero pratiche ascetiche cos� rigorose che il Grande Avo, compiacendosi dei loro corpi emaciati, li sollecit� a chiedergli dei doni.
�Fa che nessuno possa mai ucciderci�, dissero.
�Non pu� esserci l�immortalit� completa. Perci�, Asura, mutate la vostra richiesta!, ribatt� il Signore dei Mondi.
Tornarono a prostrarsi davanti a lui dopo una lunga riflessione.
�Donaci, Grande Avo, tre citt� sulla terra, che dopo mille anni diventino una sola. Allora verranno distrutte con un unico dardo: e quella sar� la nostra morte.�
Il dio accett� e torn� in cielo.
Gli asceti affidarono l�incarico di produrre le loro citt� a Maya, che manifest� tre fortezze, una d�oro, l�altra d�argento, la terza di nero ferro, ognuna di cento leghe di larghezza e altrettante di lunghezza, con alti palazzi sovrastati da giardini, mura e portali adorni. La rocca d�oro era in cielo, quella d�argento nell�aria, quella di ferro poggiava su un disco sopra la terra. Ne divennero rispettivamente sovrani Tarakaksa, Kamalksa e Vidyunmalin.
Ben presto i tre re con la loro energia sopraffecero il trimundio, e in numero incalcolabile i capi degli Asura affluirono da ogni parte verso le fortezze.
Poi Hari, figlio di Tarakaksa, commosse il Grande Avo con le sue pratiche ascetiche, e gli richiese un dono: �Si manifesti nella nostra citt� una piscina dorata dotata del potere di guarire e rendere pi� possenti quanti, feriti da arma, si immergano nelle sue acque!�.
Grazie a quella concessione gli antidei non subivano pi� perdite in battaglia.
Ma, accecati dall�orgoglio della loro superiorit�, persero il senno: per dimostrare quanto potevano, giunsero a distruggere gli eremi dei saggi e i pilastri sacrificali, trasgredendo ogni legge morale.
Stanco dell�oppressione, Sakra (epiteto di Indra, antico dio della tempesta e della folgore), circondato dai Marut (i Saettanti, i sette dei della tempesta), attacc� le citt� da ogni lato, scagliando terribili folgori. Ma non pot� trapassare le fortezze, rese impenetrabili dal dono accordato dal Manifestatore.
Allora il signore degli d�i ebbe paura, e assieme agli altri Deva si present� al Grande Avo.
�Io devo essere imparziale�, dichiar� il dio. �Ma quei malvagi che vi arrecano offesa e vi opprimono, trasgredendo il dharma (la legge che regola l�universo), vanno uccisi. Dal momento che le loro rocche possono essere trapassate soltanto da un unico dardo, nessuno sar� in grado di farlo, se non Sthanu (Siva), il Vittorioso. Dovrete eleggerlo vostro campione.�
Guidati da Brahma, si recarono quindi da Siva, e con scelte parole lodarono il S� di ogni cosa, l�Immacolato che si attiene ai voti.
Ognuno si era fatto l�idea che avesse varie forme; ma ciascuno, immersosi nelle profondit� del suo essere, si accorse con stupore di ritrovarvi la propria immagine assieme a quella degli altri.
Sorridendo, il dio dai tre occhi domand� agli d�i prosternati: �Che posso fare per voi?�.
Rispose Brahma, per il bene del mondo: �Con il potere conferitomi da Prajapati (Signore delle Creature) ho accordato un grande dono agli Asura. Ora nessuno � pi� in grado di contrastarli, e stanno calpestando ogni principio morale. Tu solo puoi contrapporti a loro. Distruggili!�.
�Gli avversari degli d�i devono morire, questo � certo. Ma io non sono in grado di annientarli da solo. Sarete voi, tutti assieme, a sterminare i nemici in battaglia, perch� unione significa forza: e vostra arma sar� la mia energia. Vi concedo perci� met� della possanza che possiedo.�
�Non saremmo capaci di sostenerla�, obiettarono. �Sii tu, piuttosto, ad abbattere gli Asura, assumendo met� della nostra forza.�
Siva acconsent�.
�Procuratemi arco, freccia e carro da guerra, e distrugger� i nemici dei celesti�, promise.
�Raccoglieremo tutte le forme esistenti in ogni parte del trimundio, per prepararti un cocchio senza eguale, che Tvastr (artefice celeste, costruttore degli strumenti degli d�i) sapr� convenientemente disegnare�.
Con la dea Terra inghirlandata di citt� e di montagne, di isole e foreste, fecero la cassa del possente carro. Il monte Mandara fu il suo asse; i vasti fiumi formarono le aste, i punti cardinali e intermedi costituirono la copertura. Le costellazioni divennero stendardi, l�era Krta (La prima delle quattro ere, l�et� dell�oro) fu il giogo, il serpente Vasuki (uno dei Re Serpenti) il palo al quale era fissato. Le vette dell�Himalaya e del Vindya furono gli annessi delle ruote, che gli d�i formarono con le Colline dell�Aurora e del Tramonto e decorarono con il cerchio dei sette saggi.
L�oceano, dimora degli Asura, costitu� l�altro asse, i cui pioli furono il Gange, la Sarasvati, la Sindhu e il cielo. Giorno e notte, ore e stagioni ornarono il carro; erbe, fiori, frutti, germogli di ogni specie furono i campanellini.
Il Dharma, l?Artha e il Kama fornirono, congiunti, il ricurvo palo tripartito. Con la Luna e il Sole i Deva fecero le ruote, con i dieci Signori dei Serpenti forgiarono la solida asta, con le due nuvole della Fine del Mondo le corregge del giogo. La pelle distesa sul fondo fu il cielo costellato di astri e pianeti.
I Grandi Protettori vennero trasformati in destrieri, le cui criniere furono legate con i cobra divenuti nastri: Attivit�, Veridicit�, Ascesi e Profitto diventarono le redini, l�Intelletto fu la base del carro e il suo percorso la Parola.
Cos� le energie del cosmo si congiunsero nella mirabile opera, attorno alla quale fluttuavano vessilli multicolori, nel fulgore abbagliante dei fulmini e degli arcobaleni.
Le verghe di Brahma, della Morte, di Rudra e della Febbre divennero i corridori che dovevano affiancare il cocchio; lo precedevano il Rgveda, il Sameveda e il Purana, mentre L�Itihasa e lo Yjurveda proteggevano il retro.
Il mantra Vasat si trasform� in frusta, il mantra Om si pose nel punto pi� alto del carro, in tutto il suo splendore.
Allora Siva mise il toro sul suo stendardo e, indossata l�armatura, impugn� l�infrangibile arco fatto con l�adorno delle sei stagioni, che aveva per corda la sua ombra (perci� egli � il Tempo e la morte), e prese anche l�incorruttibile dardo, costruito da Visnu, Agni e Soma.
Quando sal� sul carro cielo e terra tremarono, e sbigottirono gli stessi d�i.
�Chi sar� il mio auriga?�, domand� ridendo.
�Chiunque sceglierai�, riposero.
�Colui che � migliore di me.�
Cercarono allora il Grande Avo.
�Abbiamo fatto come tu hai detto: il carro e pronto e Siva equipaggiato. Manca per� l�auriga, alle cui mani sono affidati il cocchio, i cavalli, le armi e lo stesso guerriero. Mantieni, signore, la tua promessa di esserci di sostegno! Tu solo Primo degli d�i, sei in grado di reggere le redini.�
�Tratterr� i cavalli nel corso del combattimento�, rispose Brajma.
Come sal� sul carro, i rapidi corsieri piegarono le teste, mentre Siva esortava, esultante: �Guidaci contro gli Asura, sii testimone della possanza del mio braccio mentre anniento i nemici!�.
I destrieri, divorando i cieli, raggiunsero tosto la triplice citt�. Il muggito del Toro riemp� lo spazio in ogni direzione. Tra i nemici del dharma alcuni perirono all�istante, gli altri si apprestarono alla lotta.
Siva, invaso da divino furore, tese l�arco. Ma per l�eccitazione di Soma, Agni e Visnu che in esso dimoravano, il carro sprofond� malamente. Visnu usc� dunque dalla punta del dardo e, trasformatosi in gagliardo toro, sollev� l�immane peso.
Allora il possente Rudra si erse sulla testa del toro e sul dorso di un cavallo e, ruggendo,a questo mozz� le mammelle, a quello spezz� gli zoccoli in due: perci� i bovini hanno l�unghia divisa e gli equini non hanno mammelle.
Il dio si volse quindi verso le fortezze nemiche, incoccando la freccia. In quel preciso istante le tre rocche si fusero in una, e ne esultarono li d�i.
�Vittoria!�, urlarono le schiere celesti, i Siddha e i saggi, mentre la saetta di Siva ardeva le fila degli Asura, precipitando nell�oceano occidentale la triplice citt�, avvolta in un solo immane rogo.
Il dio dai tre occhi trattenne il fuoco del suo furore, ingiungendogli: �Non incenerire il mondo!�.
Cos� gi d�i, le genti, i saggi poterono tornare alle rispettive sedi.

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