TRADIZIONE FINNICA


LA FIGLIA DI ILMA

Vivela la bella vergine Lounnotar, figlia di Ilma, negli sconfinati spazi dell�etere; ma le pesavano i suoi giorni soli, nell�aria deserta e senza gioia. Allora discese dall�alto e si lanci� tra le onde.
Un soffio impetuoso si lev� da oriente, gonfi� il mare, cull� la fanciulla: e vento e flutti la resero feconda. Per settecento lunghissimi anni Ilmatar port� nel suo grembo il greve fardello increato, e gemeva, vagando sulla cresta delle onde spumose.
�Che tristezza questa vita errabonda in seno al vasto mare� Meglio trascorrere vergine i giorni nell�aria, come figlia di Ilma, che andare in perpetuo vagando, come madre delle acque, tra i gelidi flutti. Grande Iddio Ukko, che reggi ogni cosa, accorri in mio aiuto! Poni fine a queste mie tormentose doglie!�
Ed ecco che un�aquila dalla ampie ali solc� l�aria con grande frastuono, cercando dove sostare sulla vasta distesa. Allora Ilmatar fece emergere dall�acqua il ginocchio, per offrire all�uccello riposo. Su quell�appoggio l�aquila costru� il suo nido, in cui depose sei uova d�oro ed un uovo di ferro.
Da tre giorni covava, e la figlia di Ilma sentiva il calore delle piume crescere fino a bruciarle la pelle. Scroll� il ginocchio, e le uova andarono in frantumi, rotolando negli abissi marini. Met� di un guscio form� la madre terra, l�altra met� divenne il firmamento. Il tuorlo fu il sole radioso, l�albume la luna lucente. I frammenti si trasformarono in nuvole e stelle.

Trascoreo i giorni, i mesi, gli anni.
Quando giunse la decima estate, la figlia di Ilma lev� la fronte sopra la cresta delle onde coperte di bruma, e incominci� a modellare il mondo. Plasm� promontori, spian� spiagge, intagli� anse profonde. Immergendosi, produsse le fosse marine; prendendo il largo, cre� isole e scogli.
Ma il figlio che teneva nel suo grembo continuava ad agitarsi invano, voglioso di luce. Trenta estati e altrettanti inverni aveva trascorso l�intrepido V�in�m�inen nell�angusto oscuro nascondiglio, quando l�attesa incominci� a pesargli: ed invoc� il sole e la luna, supplic� gli astri del cielo.
�Sole e luna splendenti, liberate l�eroe! E tu, Orsa radiosa, insegnagli come varcare gli ignoti cancelli di questa stretta dimora! Conduci a terra il figlio dell�uomo, perch� possa contemplare le bellezze del firmamento!�
Ma il sole e la luna rimasero sordi all�appello.
V�in�m�inen percosse allora con l�anulare la porta sbarrata della sua prigione, forz� il passaggio con l�alluce sinistro e, trascinandosi sulle ginocchia, raggiunse la soglia. Cadde a capofitto nel mare e per ben otto anni rimase in balia dei flutti, finch� approdato su una spiaggia spoglia, si rizz� in piedi, levando il capo a scrutare le stelle.
Cos� nacque V�in�m�inen dal seno della vergine Ilmatar, cos� giunse a riva il nobile cantore. E tosto volse gli occhi attorno, e contempl� una landa desolata senza segno di vita.
�Chi sparger� i semi per rendere il suolo fecondo?�, disse. �Dar� incarico a Sampsa, il figlio dei campi, di gettarli nelle distese piane e paludose, tra la sabbia e le pietre, per coprire di pinete le alture, cospargere di erica le valli; negli acquitrini cresceranno salici e betulle, tra le rocce i ginepri.�
Obbed� il giovinetto; e, quando V�in�m�inen and� a ispezionare i terreni, gi� gli alberi cresciuti si coprivano di frutti. Solo la divina quercia non metteva radici: dopo una settimana ancora non era comparsa.
Quattro fanciulle falciarono l�erba rastrellarono il fieno, lo ammucchiarono al limite dell�isola brumosa. Ed ecco che un vecchio emerse dal mare, diede fuoco al mucchio, nascose tra le ceneri una ghianda. Subito spunt� un tenero germoglio, che in breve crebbe rigoglioso di fronde, raggiunse il cielo, ferm� le nuvole nel loro cammino, vel� il sole e la luna.
�Che sar�, senza la luce, la vita dell�uomo?�, si domand� V�in�m�inen. �Bisogna svellere questo tronco immane. Luonnotar, divina madre che mi portasti in seno, manda un eroe tra i tanti che popolano il mare, perch� abbatta l�albero funesto.�
Ed ecco emergere dai flutti un essere non pi� grande dello zoccolo di un bue, con un casco di rame sul capo. Tutto aveva di rame: calzari, manopole, cintura ed anche l�ascia che gli pendeva al fianco, con il manico lungo un pollice e la lama grande appena quanto un�unghia.
�E tu saresti un uomo?�, lo apostrof� il cantore. �Non vali pi� che un morto.�
�Sono un piccolo genio del mare. Vengo a svellere la quercia cresciuta ad oscurare il sole�, disse l�omino uscito dalle onde.
Sotto lo sguardo stupito di V�in�m�inen, ingigant� fino a toccare con il capo le nubi; con un passo raggiunse la riva, con un altro la terra rosso-bruna, con il terzo la colossale pianta. Percosse il tronco con l�accetta, una, due, tre volte. Al terzo colpo il fuoco scatur� dall�acciaio, e l�albero immane s�inclin� verso il suolo, precipitando con la folta chioma. I sole riprese a brillare, le  nuvole a vagabondare portate dal vento, l�arcobaleno si dispieg� luminoso nel cielo. Chi ebbe la ventura di raccogliere un ramo della quercia abbattuta ottenne in sorte felicit� imperitura; chi ne stacc� un ramoscello conobbe i segreti della magia, chi ne prese una sola foglia pot� conquistare un amore duraturo. Con le schegge staccatesi dal tronco, portate dal vento sul mare e gettate dai flutti sulle altre rive, si fecero frecce ed armi superbe.
V�in�m�inen si incammin� pensoso lungo la riva. Tra la sabbia minuta scorse sette granelli, che ripose nella sacca di martora, per seminarli presso la fonte di Kaleva, sul confine dei campi di Osmo. Ed ecco che la cinciallegra si mise a cantare tra le fronde.
�La spiga d�avena non crescer�, se prima non verr� dissodata la terra, se il bosco non sar� abbattuto e incenerito�, diceva.
V�in�m�inen costru� un�ascia dalla lama affilata e butt� gi� la foresta, lasciando in piedi solo una betulla, perch� offrisse riparo agli uccelli e il sacro cuculo vi si posasse per far risuonare il suo canto. Un�aquila scesa dal cielo si ferm� a guardare.
�Perch� hai risparmiato quell�albero. V�in�m�inen?�, domand�.
�Perch� tu trovassi riposo, perch� gli uccelli potessero cantare.�
�Retto � il tuo agire, nobile cantore, Dar� fuoco alle piante abbattute, e il vento le consumer�, riducendole in cenere, a cui potrai affidare i tuoi semi.�
Suscit� la fiamma, e la tramontana si scaten� a incenerire i tronchi.
Allora V�in�m�inen trasse dalla sua sacca sette grani, e li sparse attorno, pronunciando le magiche parole che rendono fertile il suolo: �Verso le sementi tra le dita del Creatore, su questo ferace terreno dissodato. Antica madre terra, fa che l�erba germogli; escano dal torpore le zolle, crescano le spighe a cento e a mille nel campo lavorato con fatica. E tu, Ukko, che governi gli astri lucenti, raccogli le nubi dai quattro punti del cielo, e riversa sulla terra la pioggia ristoratrice�.
Ukko, l�onnipotente, tenne consiglio nella celeste dimora, e radun� i nembi per irrigare i campi dove l�orzo bruiva, ondeggiando alla brezza nei solchi.
Ma ecco che il cuculo domand�: �Perch� questa betulla � stata risparmiata?�.
�Perch� tu possa levare il tuo canto beneaugurante dal folto dei suoi rami. Canta, dunque, petto d�argento; canta sera e mattina e nel mezzo del giorno, per celebrare i tesori dei boschi e la fertilit� dei campi della mia terra!�.


L�ORIGINE DEL FERRO

Ukko, signore del firmamento, separata l�aria dall�acqua, da quest�ultima trasse la terra. Ma il ferro non c�era ancora nelle sue vene profonde.
Il dio si sfreg� le mani e, premendole sul ginocchio sinistro, ne trasse tre fanciulle, perch� fossero madri del ferro. Con rapidi passi le vergini si incamminarono lungo il bordo di una nuvole, e avevano il seno rigonfio, i capezzoli bruni induriti. Spremettero il latte su terreni e acquitrini, lo mescolarono a limpide acque. La prima sparse un latte nero, da cui nacque il ferro flessibile; la seconda vers� latte rosso, che gener� il ferro rigido e rude; dal latte bianco che sgorg� dalle mammelle della terza ebbe origine l�acciaio brunito.
Di l� a qualche tempo, il ferro volle conoscere il fuoco, suo fratello maggiore. Ma il fuoco si infuri� nel vederlo, si lev� spaventoso, minacci� di bruciarlo.
Il ferro atterrito sfugg� alla sua avida gola, rifugiandosi in un terreno paludoso, ai piedi di una rupe scoscesa, dove i cigni deponevano le uova. Penetr� fra gli acquitrini, vi rimase nascosto un anno, due, tre, sotto tronchi caduti e radici contorte. Ma non pot� pi� a lungo evitare la morsa rabbiosa del fuoco. Un lupo fece irruzione nel pantano; un orso calpest� la melma: il suolo trem� sotto i loro passi, la terra si spacc� scoprendo il ferro l� dove le fiere avevano affondato le unghie e calcato i talloni.
Il fabbro Ilmarinen era gi� nato, nel colmo di una buia notte, su un monte di carbone; il giorno dopo gi� era cresciuto e, impugnando tenaglie e martello, cercava dove impiantare la fucina. Vide la terra paludosa, e l� fiss� il suo mantice. Poi, seguendo le tracce del lupo, le orme dell�orso, scorse la vena di ferro.
�In che stato ti trovo�, esclam�, �Calpestato da bestie feroci!� Ed ecco che un subitaneo pensiero gli attravers� la mente: �E se lo portassi con me per forgiarlo col fuoco?�
Il ferr� trem� di paura.
�Non temere�, lo rassicur� Ilmarinen. �Il fuoco non brucia colui che gli � amico. Non potr� farti alcun male nell�officina dalla bianca fiamma, dove sarai trasformato in spade che valenti guerrieri stringeranno in pugno, in fermagli che orneranno le vesti delle donne.�
Sul far della sera il ferro, tratto dal fango, giunse alla fucina. IL fabbro lo gett� nell�ardente fornace, soffi� una prima volta, una seconda, una terza, finch� il metallo liquefatto riboll� come schiuma, si distese al calore come pasta di grano.
�Salvami, fabbro, da questo tormento!�, supplic�.
�Se ti trarr� dalle fiamme, non diventerai terribile e crudele? Non ti scaglierai contro gli uomini, i fratelli venuti come te dalla terra?�
�Non nuocer� ai figli di mia madre: sar� compagno del viandante, arma in sua difesa�, promise il ferro.
Ilmarinn lo trasse allora dal fuoco; lo pos� sull�incudine, lo rese morbido a colpi di martello, ne forgi� lance, asce, strumenti di ogni tipo. Eppure qualcosa mancava a indurire il metallo. Il fabbro riflett� qualche istante; prese un po� di cenere, la disciolse nell�acqua che doveva temprare l�acciaio, la saggi� con la lingua
�Questo non pu� bastare a rendere duro il mio ferro�, si disse.
Un�ape si alz� in volo, prese a girargli intorno.
�Mehil�inen, ti prego, portami sulle tue ali per un po� del dolce nettare colto dalla corolla di sei fiori, per dare forza al ferro!�, sollecit� l�artefice.
Ma la vespa, uccello di Hiisi, spiava ogni sua mossa da una fessura del tetto di betulla. Giunse ronzando, gett� nell�acqua che doveva indurire l�acciaio veleno di serpe, bava di rospo, acido di formica. Il fabbro si lasci� ingannare, credendo che fosse tornata l�ape.
�Quest�acqua temprer� il mio ferro�, disse, traendolo prontamente dalla forgia.
L�acciaio, immerso nell�acqua inquinata, colto da furore viol� il giuramento.
Si fece duro, si gett� sul fratello per sbranarlo con denti voraci: e il sangue scorse da quel giorno a fiotti, macchiando la terra.


L'ORIGINE DEI SERPENTI
Sy�j�t�r, la spaventosa idra, sput� nei flutti; il vento disperse la bava, la corrente allarag� la saliva, il caldo sole l�ammorbid�, lo spirito delle acque per sei anni la cull� in superficie, finch� l�onda della risacca non la depose a riva.
Tre figlie della natura passeggiavano lungo il mare in tempesta. Videro la saliva di Sy�j�t�r e si chiesero l�un l�altra: �Che potrebbe diventare, se il creatore l�animasse, fornendola dei suoi occhi?�.
Ukko ud� la domanda e rispose: �Un mostro uscirebbe dallo sputo di un mostro, se il mio alito gli concedesse la vita: il male genera male�.
Hiisi, il maligno, intese per caso quelle parole, e dicise di farsi anche lui creatore, soffiando il suo fiato sulla bava di Sy�j�t�r.
Ne nacque un rettile nero: il cuore gli veniva da Sy�j�t�r, il cervello dalla schiuma delle onde impetuose, la testa dal seme di un pisello cattivo, gli occhi dai grani di lino di Lempo, la lingua dallo spiedo di Keitolainen, gli orridi denti dalla pula dell�Orzo di Tuoni. IL dorso gli fu formato con la grande forca di Hiisi, la coda con le trecce di Pahalainen, gli intestini con la cintura della morte. Hiisi gli diede vita con il suo alito infuocato.
Questa fu la tua famiglia, serpe malvagio, nero figlio delle viscere del mondo, che hai il colore della terra brulla. Ritirati dal cammino del viandante, lascia il passo a chi deve andare, o ti gonfierai di dolori e il tuo corpo scoppier� in tre parti!

IL FURTO DEL SOLE, DELLA LUNA E DEL FUOCO
V�in�m�inen suonava. Suonava il suo kantele, fonte di gioia, che aveva la cassa scavata nel cuore della betulla screziata e le caviglie di legno di quercia.
Con i pollici piegati pizzicava le corde fatte con capelli di vergine fanciulla: e i monti fremevano commossi, si levavano gli scogli dal mare, gli alberi danzavano gioiosi, esultavano i prati in letizia. Uomini e donne accorsero per udire la dolce melodia. Vennero gli animali del bosco, i pesci affiorarono dalle onde, gli uccelli si posarono sui rami pi� vicini.
Il vecchio V�in�m�inen traeva dallo strumento accordi soavi. La musica si lev� fino alle stanze della luna, alle finestre del sole. Il sole scese a posarsi tra i rami di un pino, la luna tra le fronde di una betulla.
Louhi, la maga, la vecchia sdentata padrona di Pohjola, stese su entrambi le rapaci mani, li trascin� nel suo paese coperto di brume; nascose la luna in una caverna tra le rupi perch� non brillasse; incant� il sole nel seno di un monte ferrigno, perch� non emanasse calore.
�Non uscirete dalla prigione in cui vi ho rinchiuso, se non verr� io stessa a liberarvi, con i miei nove stalloni, che una sola giumenta ha generato�, disse.
Non ancora soddisfatta, rap� il fuoco dalle casa di V�in�l�: le tenebre di una notte senza fine scesero sulla terra di Kaleva e invasero le dimore divine.
Ukko, il creatore, si chiese quale incantesimo nascondesse la luna, quale velo oscurasse i raggi del sole. Calzato d�azzurro, invano ricerc� gli astri scomparsi, percorrendo i campi del cielo. Infine, dalla lama sfavillante della sua spada fece guizzare una vivida fiamma e, battendo il dito sull�unghia, ne trasse scintille che vivide sprizzarono nei vasti prati di stelle. Ne prese una, per farne un nuovo sole ed una nuova luna, e l�affid� ad una vergine dell�aria,m perch� la ninnasse in una culla d�oro sospesa a cinghie d�argento, carezzandola con le morbide dita. Ma quella sventata si lasci� sfuggire la rossa fiammella, che precipit� fischiando attraverso le nove sfere celesti.
Udendo il sibilo, il vecchio V�in�m�inen si volse turbato a Ilmarinen.
�Fratello, hai visto un fuoco solcare il firmamento?�
�L�ho visto. Pu� essere il sole. Che dobbiamo fare?�
Decisero di andarlo a cercare.
S�incamminarono verso il punto in cui era caduta la fiamma, chiedendosi quale fosse la strada. Giunti ad un fiume ampio quasi quanto il mare, intagliarono una barca in un tronco e, quando fu pronta, con gli scalmi e i remi d�abete, la spinsero in acqua, e presero a remare senza meta. La dolce Ilmatar and� loro incontro.
�Chi siete, stranieri? Come vi chiamate?�, domand�.
�Siamo naviganti. Io sono V�in�m�inen, e questo � Ilmarinn, l�abile fabbro. Ma tu non vuoi dirci chi sei?�.
�Sono la primogenita delle vergini dell�aria, l�antica madre della stirpe umana. Posso sapere dove vi recate?�
�Qualcuno ha rapito il fuoco delle nostre case�, rispose V�in�m�inen. �Abbiamo visto una luce solcare il firmamento e cerchiamo la fiamma discesa dalle nubi�.
�Una scintilla creata da Ukko se ne fugg� dal cielo�, spieg� Ilmatar. �L� dove cadde si scaten�, compiendo misfatti e spargendo rovina. Vecchi e fanciulli arsero, avvolti dalla vampa crudele, finch� una donna non scongiur� il fuoco, costringendo la fiamma a ritrarsi attraverso la ghiera incandescente del fossato di un campo.�
�Dov�� ora? Dove ha trovato rifugio?�
�Dopo aver bruciato prati ed arso paludi, si gett� tra i flutti del lago di Alue, che riboll� straripando sulle rive. Alcuni pesci inseguirono la scintilla, e l�inghiott� un lavareto azzurro. Il lago riebbe le sue acque nel volgere di una sola notte, ma l�avido pesce conobbe i pi�  grandi tormenti. La fiamma lo arse, spasimi dolorosi gli contrassero il ventre. Mentre nuotava gemendo tra le anse delle isole, lo divor� un pallido salmone.�
�Che conobbe a sua volta il tormento del fuoco�, disse pensoso V�in�m�inen.
�Vagava oltre le punte dei promontori, tra le grotte profonde del mare, invano cercando sollevo, e se lo mangi� un luccio grigio. Ora il ghiottone costeggia gli scogli dei gabbiani, le rocce su cui posano le folaghe, giorno dopo giorno riarso dalla vampa che dentro lo brucia.�
�Fratello, dobbiamo prendere quel pesce�, dichiar� l�intrepido cantore.
�intrecceremo una rete con rami di ginepro; gli daremo la caccia tra isole e scogliere�, approv� il fabbro.
Costruirono un tramaglio dalle larghe maglie; e le donne, calatolo in acqua, remarono con vigore lungo le rive coperte di canne e di giunchi. Gettarono e ritirarono la nassa, ma non trovarono il fuggitivo.
Allora sulla barca salirono gli uomini. Stesero e lanciarono la rete lungo le coste di Kal�vala; ma, tra le maglie rade, ancora sfugg� il luccio grigio.
�Ilmarinen, amico mio, dobbiamo preparare una rete di lino dalle cento maglie, se vogliamo catturare l�orribile pesce in cui arde il fuoco di Ukko caduto dal cielo�, disse V�in�m�inen
�Come troveremo i semi da spargere nel terreno arato?�, domand� il fabbro.
C�era una striscia di terra non dissodata nel mezzo di una grande palude. Scavando fra due tronchi, trovarono la semente custodita da un verme di Tuoni. C�era anch un mucchio di venere, avanzo di un battello consumato.
L� seminarono, sulla sponda del lago di Alue. Spuntarono tosto i germoglio, crebbero a dismisura in una sola notte. Erpicato, mondato e stacciato, il lino venne scaldato con vigore, immerso in una tinozza, seccato in un baleno.
Le donne frantumarono gli steli, li pettinarono con cura, riducendoli in stoppa, che avvolsero sul fuso e filarono: e tutto in un�unica notte.
Gli uomini fissarono le corde per approntare la grande rete, e la navetta scivol� veloce, intrecciando le maglie. Infine il tramaglio fu pronto. Era largo cento tese, e settecento ne misuravano i bordi. Lo appesantirono con piombi, lo fornirono di galleggianti, e i giovani pi� gagliardi salirono in barca. Trascinarono in acqua la rete, la tirarono in lungo e di traverso: presero piccoli ghiozzi, carpe e persici pieni di lische, ma non il pesce che stavano cercando.
�Ilmarinen, fratello mio, tocca a noi andare sul mare�, disse allora V�in�m�inen.
Calarono i tramagli presso un isolotto che affiorava dai flutti, fissando dall�altro lato la corda all�approdo, al limite di un campo. Pesci di ogni razza rimasero imprigionati tra le maglie, perche e pagelli, trote e salmoni, ma non quello che stavano inseguendo.
V�in�m�inen decise di allargare la rete. Ad ogni lato fecero un�aggiunta di cinquecento braccia, e settecento le misurava la fune.
�Possiamo spingerci pi� al largo, gettare i tramagli pi� a fondo�, disse Ilmarinen.
E V�in�m�inen invoc�: �Vellamo, signora delle acque, vecchia dal seno di alghe! Vieni a cambiare la camicia di giunchi che ti ha donato la figlia del vento, con quella di finissimo lino che abbiamo tessuto per te! E tu, Ahto, sovrano del mare dagli innumerevoli anfratti, con una pertica di sette braccia smuovi le acque setaccia i golfi, snida il branco di pesci dai nascondigli profondi, dove non giunge la luce e non si muove la sabbia!�.
Appena V�in�m�inen ebbe pronunciato l�incantesimo, un piccolo uomo si affacci� alla superficie del mare.
�C�� bisogno di un battitore, capace di maneggiare una pertica lunga?�, domand�.
�L�hai detto�, rispose il vecchio aedo.
�Ho sradicato nella foresta un alto abete, ed una rupe gli serve da peso. Devo battere con tutto il mio vigore o solamente quanto � necessario?�
�Se batterai quanto � necessario, impegnerai tutto il tuo vigore.�
Il minuscolo eroe spinse i pesci a branchi verso la rete tesa che il runoia reggeva, mentre il fabbro faceva forza sui remi. Quando tutti furono imprigionati dalle maglie, issarono sulla barca la nassa e tornarono a riva, a lato del rosso pontile. V�in�m�inen suddivise il bottino secondo la specie dei pesci, e scov� il luccio grigio.
�Oser� toccarlo senza guanti di ferro o di pietra che proteggano le mie mani?�, si chiese l�animoso cantore.
Lo ud� il figlio del sole.
�Io lo farei�, disse, �se solo avessi il coltello di mio padre per squarciare il luccio.�
Ed ecco che cadde dal cielo il pugnale dal manico d�oro e dalla lama d�argento, che il valoroso impugn� per sventrare il pesce dalla grande bocca. Nel suo ventre c�era il pallido salmone, e nel salmone il lavareto che stavano cercando. Il figlio del sole lo apr�, e nell�intestino trov� un fiocco azzurro. Lo sciolse, e ne cadde un fiocco rosso, nel cui mezzo si annidava la scintilla fuggita dal cielo.
Nell�attimo in cui V�in�m�inen si chiedeva come trasferirla nelle case prive di fuoco, la fiammella guizz� dalle mani del figlio del sole, bruci� la barba del vecchio cantore, ustion� le guance e le mani del fabbro. Subito Ilmarinen pronunci� un potente incantesimo invocando sollievo al dolore.
�Vieni figlia di Turja vestita di rugiada, e porta con te un ramaiolo per attingere gelida acqua dal tuo vaso e aspergere di ghiaccioli le scottature del mio corpo! Vieni, ragazzo di Pohjola dalle mani guantate di brina! Il ghiaccio abbonda nella tua terra, dove gli orsi danzano tra colline innevate e le anitre guazzano nei fiumi dalle candide rive. Placa con la neve il bruciore delle ferite provocate dal fuoco! E tu, supremo Ukko, signore dei nembi, fa� sorgere nubi a oriente e occidente, perch� versino rinfrescanti piogge nei punti che la fiamma ha guastato!�
Mentre la formula dell�incantesimo leniva il dolore, rimarginando le piaghe, il fuoco si avvent� su un cespuglio di ginepro, rapido penetr� tra gli abeti, divor� con la vampa rapace la vasta pineta.
L�intrepido V�in�m�inen si pose sulle sue tracce, e prosegu� instancabile il cammino fino a che non lo trov�, ridotto nuovamente a scintilla, nel cavo di un olmo marcito.
�Fuoco, scintilla celeste, dono del Creatore!�, esort�. �Perch� non troni al tuo focolare di pietra, anzich� gettarti nelle acque profonde e spingerti tanto lontano? Nascosto sotto le braci, ti conserverai il giorno e la notte, sempre pronto a spargere luce e calore. Vieni tra le schegge dell�esca, nella marmitta di rame, perch� possa riportarti nella casa dell�uomo!�
La magia delle parole plac� il fuoco, che docilmente si affid� al divino cantore.

Tuttavia il sole non riscaldava con i suoi raggi le lande di Kal�vala, non splendeva la luna nel buio della notte. Piante e animali soffrivano, stretti nella morsa del gelo.
Gli uomini tennero consiglio, e fu deciso che Ilmarinen, l�abile artefice, forgiasse luna e sole. Mentre li modellava nella sua fucina, battendo sull�incudine il pesante martello, il vecchio runoia si affacci� alla soglia.
�Che cosa prepari, fratello?�, volle sapere.
�Una luna d�oro ed un sole d�argento da sospendere in alto, al posto di quelli che ci hanno rubato.�
�Vana sar� la tua fatica, fabbro. L�oro non briller� come la luna, l�argento non splender� come il sole.�
Ilmarinen port� a termine ugualmente la sua opera, iss� la luna in cima ad un abete, il sole fra i rami di un gigantesco pino. Ma V�in�m�inen aveva visto giusto: inutile era stato il generoso impegno.
Disse allora l�aedo: �E� tempo di interrogare la sorte, per sapere dove � nascosto il sole, dove � svanita la luna:�
Prese dei trucioli di ontano, li ammucchi� nel mezzo dello staccio suddiviso in spicchi, ed agitandolo pose la domanda, dopo aver chiesto al Creatore di poter trarre un responso veritiero. Seppe cos� che il sole si celava presso la luna, imprigionata nel seno ferrigno del monte sovrastante Pohjola: l� doveva andare, se voleva riportarli in cielo.
Si mise in cammino, e il terzo giorno fu in vista delle alture, sulla sponda del fiume. Chiese a gran voce una barca, ma non lo ud� nessuno. Allora, raccolto un mucchio di rami secchi di pino, fece un grande fal�. Le fiamme si levarono alte, tra le nuvole dense di fumo. Le vide Louhi, la maga, volgendo gli occhi allo stretto della finestra della sua dimora.
�Che � quel rogo che arde laggi�?�, domand� ad un giovane che stava nel cortile. �E� un fuoco troppo piccolo per essere di guerrieri, troppo grande per essere di pescatori.�
�Un eroe gli passeggia intorno, sull�altra sponda del fiume�, rifer� il servo.
Ma gi� dalla riva il runoia divino gridava a gran voce: �Porta una barca, ragazzo di Pohjola, procura un traghetto a V�in�m�inen!�.
�Non ci sono barche per te: se vuoi guadare il fiume, buttati in acqua e rema con le dita�, rispose�.
�Non � vero uomo chi si volge indietro�, riflett� l�intrepido cantore.
Si tuff� nelle gelide onde, nuot� come un luccio veloce, pass� lo stretto e mise piede a terra. I giovani di Pohjola con parole di scherno lo invitarono a entrare nel recinto, poi dentro la loro casa.
V�in�m�inen avanz� tra gli uomini della maga sdentata, che tracannavano idromele, pronti a lanciarglisi contro.
�Chi sei, miserabile vecchio?�, lo schernivano. �Che cosa ti ha spinto fin qui? Che notizie ci porti?�
�Strane notizie della luna scomparsa, singolari notizie del sole che ci � stato rubato�, rispose.
�Il sole � ben nascosto, la luna � rinchiusa nel monte di ferro che sovrasta Pohjola�, gli dissero. �Non lasceranno la loro prigione, se noi non ne apriremo le porte. Non fuggiranno, se non li lasceremo andare.�
�Quand�� cos�, dovremo batterci, incrociando le spade.�
L�eroe trasse l�arma dal fodero: sulla punta brillava una luna, sull�elsa risplendeva un sole. Per affrontarsi uscirono all�aperto; e il vecchio falci� ad una ad una le teste dei giovani avversari, come steli di lino. Si mise quindi alla ricerca del sole e della luna.
Giunto all�enorme rupe dalle nove entrate, sbarrate da cento chiavistelli, scorse una fessura nella roccia; sguain� la lama fiammeggiante, spezz� in due la pietra. Attraverso la spaccatura intravide un groviglio di serpi intente a bere la birra che la maga sdentata sottraeva alla gente di Kal�vala. Tagli� la testa ai rettili, poi prov� a scuotere le porte con tutte le sue forze, tent� di spalancarle pronunciando parole incantate. Ma tutto fu vano. Con il cuore greve di tristezza V�in�m�inen torn� sui suoi passi.
�Amico�, disse al fido Ilmarinen, �ho fallito: non c�� scongiuro capace di spezzare gli incantesimi di Louhi. I chiavistelli non si sono infranti, le porte non si sono spalancate.�
�Che posso fare per aiutarti?�, domand� l�abile artiere.
�Forgiami un forcone a tre denti, una dozzina di cunei appuntiti un grande mazzo di chiavi ed un fascio di picche, perch� possa raggiungere la luna nascosta nella rupe, il sole prigioniero nelle viscere del monte.�
Subito l�artefice si pose al lavoro; e Louhi, la maga sdentata signora di Pohjola, avvertendo un presagio come di sventura, si fece ali di piume, per raggiungere a volo la fucina. Aprendo la finestra, per vedere se soffiava il vento, il fabbro scorse lo sparviero grigio.
�Che vai cercando qui, tristo uccello?�, domand�.
�Voglio vederti lavorare, Ilmarinen, artiere di insuperabile maestria.�
�Ho forgiato il cielo, se � questo che vuoi dire.�
�E adesso che cosa stai preparando?�
�Un collare da gogna, che incateni alla roccia la vecchia senza denti di Pohjola.�
La maga riprese il volo con il cuore greve per l�incombente sciagura. Trasse dalla caverna la luna, liber� il sole dalle viscere del monte. Poi, mutata in colombo, torn� alla fucina di Ilmarinen.
�La luna � nuovamente libera nel cielo�, annunci�. �Il sole sta gi� sorgendo all�orizzonte.�
Ilmarinen vide che gli asti avevano ripreso il loro posto abituale, e corse esultante da V�in�m�inen.
Il divino runoia volse in alto lo sguardo, e dal suo petto si lev� un inno i gioia.
�, luna dal volto splendente! Salve, sole liberato dalla buia prigione, cuculo d�oro che ci porti il giorno! Donaci luce, calore e salute; sospingi la selvaggina sui nostri sentieri, poni la fortuna in cima al nostro amo! Possa tu sorgere ogni mattina e procedere felicemente lungo il cammino celeste, per concludere il tuo viaggio nella serenit� della sera!�
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