CONTESSA LARA
� lo pseudonimo di Evelina Cattermole Mancini
Nata a Firenze (o a forse a Cannes) nel 1849

PIOVE

Ella s'� alzata tardi e da la camera
Passa, cantando, in n salotto azzurro
Dove cinguettan de gli uccelli esotici
e il fuoco langue in un gentil sussurro.
Dio! Che contrasto fra il suo nido tiepido
E l'aspro inverno ch'ulula di fuori,
tra i smorti rami che a la pioggia tremano
e i suoi vaselli di smaglianti fiori!
E pur quanta armonia v'ha nel poetico
mister che lega le pi� stranie cose:
velluto e cenci, chiara luce e tenebre,
fiocchi di neve e petali di rose!
Quanta armonia tra i merletti candidi
E i vapor bianchi delle alpine creste!
Ella sorride del pensier fantastico
E pi� si stringe nella calda veste.
Oggi non uscir�. Le strade fracide
Sembran que' specchi lunghi e appannati,
davanti a cui le nostre ave posavansi
i n�i sopra i visetti incipriati.
E la pioggia vien gi� greve e continua
insin all'alba, e tutto il cielo � nero.
Oggi non uscir�; pure � monotono
L'essere sola e prigione un giorno intero.
Son l� dinanzi a lei dotti fascicoli,
un trapunto di seta a cui lavora,
e i giornali di mode: un adorabile
miscuglio di poeta e di signora.
Ma � stanca d'aforismi e di polemiche
Su 'l vero e l'ideale: unica scuola
� il bello: e il bello splende entro le pagine
di Manzoni e Renan, d'Hugo e di Zola.
Il ricamo la tedia. E' cos� stupido
Contar de' punti per storpiare un fiore!
Pur invidia le semplici di spirito
Che d'altr'arte non sanno o d'altro amore.
Amore! Un lampo di desio le sfolgora
A questa idea ne' grandi occhi sereni;
e a scriver corre sopra un foglio roseo:
'Son sola. Piove; mi fa freddo. Vieni'.

MEZZANOTTE

          Quando a notte si velano
Le pie stelle, e il suono dell'ore
Da San Carlo al Corso in dodici
Balzi arriva nel mio cuore,
          e la luna solitaria
per il cielo chiar s'effonde,
e gli alati sogni calano
lievi, a frotte vagabonde,
su 'l terrazzo io muoio tacita,
e tra' fior del parapetto.
          Ma un'altra ombra a un punto sorgere
ecco dietro: su le chiome
sento un bacio e un respir tiepido
che si esala nel mio nome.
          Non mi volgo io, ma con languido
atto il capo indietro piego,
e d'un braccio quel suo pallido
viso al mio stringo e ripiego.
          Le nostre ombre si confondono
Mentre avvinti si rimane:
e s'intorno alto singhiozzando
invisibili fontane.
          Volan l'ore... Chi mai numera
I miei baci e i baci suoi?
Par che Dio non lasci vivere
Nella notte altri che noi.
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