Thillana Mohanambal di Rita Sotgiu
(Quando
il cinema tamil celebra i propri valori culturali)
Cenni
sul titolo: Thillana è un componimento che fa parte
della musica classica dell’India del Sud, anche
conosciuta come musica Carnatica, è utilizzato spesso
come base musicale per la danza classica indiana chiamata Bharatanatyam.
Titolo:
Thillana Mohanambal
Anno:
1968
Durata:
175’
Cast: Sivaji
Ganesan - Shanmugan
Padmini: Mohana
Manorama:
Jil Jil Sundari
“Un
saluto a tutti gli estimatori delle arti”, con questa frase presa direttamente dalla modalità di presentazione
degli spettacoli teatrali nello stato indiano del Tamil
Nadu, esordisce il film, ponendo già dall’inizio lo
spettatore nella ricostruzione virtuale dell’esperienza teatrale.
La
prima scena, nello scorrere dei titoli di apertura
mostra lo svolgersi di una festività religiosa, una delle principali occasioni
che gli artisti hanno per organizzare i propri spettacoli. Luogo privilegiato è
il tempio poiché la musica e la danza classica sono fortemente
interconnesse con la religione induista, un trattato delle scritture sacre è
interamente dedicato alle arti.
Per
questo motivo danza e musica portano in sé un elemento
spirituale da cui non si può prescindere.
La
storia inizia con l’arrivo in città di due compagnie, una di musicisti con a capo Shanmugan e l’altra
formata da danzatrici che ha Mohana come artista
principale. Quando i due gruppi si incontrano si sviluppa
immediatamente una certa tensione e antagonismo tra Shanmugan
e Mohana.
Dietro
questo atteggiamento si cela l’attrazione tra i due
tanto che Shanmugan, pur di nascosto decide di
assistere all’esibizione di Mohana.
Le
due compagnie lasciano la città e prima di arrivare alle rispettive
destinazioni, percorrono in treno una parte del percorso. E’ importante parlare
della scena che si svolge nel treno dato che è diventata estremamente
popolare nella cinematografia tamil; nel vagone gli
artisti si preparano a passare la notte e intanto Shanmugan
e Mohana si scambiano pensieri e sensazioni in un
dialogo fatto solo di sguardi, in un repertorio gestuale efficace ed evocativo.
Qui
ci interrompiamo un momento per parlare brevemente dei due attori interpreti, Sivaji e Padmini. Hanno girato
insieme un gran numero di film e hanno costituito la coppia romantica in
assoluto più importante di tutto il cinema dell’India del Sud, oltretutto Sivaji è stato insignito della “Légion
d’Honneur” (prestigiosa
onorificenza che il governo francese assegna a chi si distingue in campo
artistico). Ad oggi è considerato tra i grandi del cinema indiano.
Padmini
oltre ad essere stata attrice di grande presenza
scenica, è stata una importante ballerina di danza classica indiana e le scene
di Thillana Mohanambal sono
state danzate dall’attrice, senza controfigure. Al termine della carriera si
trasferisce in America dove ha aperto un’accademia di danza dove ha insegnato
per molto tempo. La scuola è uno dei centri principali per chi voglia seriamente formarsi nel Bharatanatyam.
Torniamo al film, la storia si dipana seguendo anche elementi tipici del cinema
commerciale. Mohana attira l’attenzione di un ricco
possidente che pur di averla, incurante del rifiuto
della ragazza, organizza un piano per rapirla e portarla in un rifugio segreto.
In
seguito si aggiunge un altro spasimante che è motivo di incomprensioni
e un momentaneo allontanamento tra Shanmugan e Mohana ma, come in ogni racconto popolare che si rispetti,
arriva un personaggio che aiuta i due innamorati a ritrovarsi e chiarire i
reciproci sentimenti.
In
Thillana Mohanambal non
solo c’è l’esaltazione dell’arte e dell’amore, lo stesso discorso amoroso trova
espressione nei dialoghi tramite metafore che rimandano alla musica e alla
danza. Per spiegare questo tipo di espediente
riportiamo la descrizione di una scena dove Mohana e
la madre si scambiano delle opinioni.
Siamo nella prima metà del film, i due protagonisti si
stanno già innamorando. La scena
ha inizio quando la madre di Mohana
inizia una discussione con gli altri componenti del gruppo e al suo arrivo Mohana chiede se sia in atto una conferenza e, con una nota
di ironia, chiede secondo quale melodia la madre stesse discutendo.
Nel
sentire questa notazione la madre risponde che, quale che sia la melodia, Mohana deve cantare secondo il ritmo e la melodia a lei gradite. Mohana risponde che non potrebbe cantare seguendo una
melodia che non le piace e preferisce sceglierne una di suo gradimento, anche
nel caso la madre non fosse in grado di capire quel
motivo musicale. Alla fine la madre ribadisce in modo
più esplicito che la figlia deve muoversi nella direzione scelta da lei e la
ragazza ribatte che le sue gambe non sono in grado di muoversi secondo le
indicazioni imposte dalla donna.
Questa
scena ci aiuta a capire come il discorso artistico e amoroso si sovrappongono
con particolare eleganza, è chiaro che le due donne stanno parlando di Shanmugan e dell’atteggiamento da tenere con lui, la madre
fa capire alla figlia che il musicista rappresenta una scelta a lei sgradita ma Mohana si impone e
contrasta la madre dicendo che a lei spetta scegliere l’uomo della sua vita.
Mohana
accetta la sfida che le propone Shanmugan di
partecipare a una competizione artistica, decide di ballare
al ritmo composto dal musicista, in una sequenza di figure e passi che la
impegnano fisicamente in un doloroso crescendo che trova il suo culmine quando
cominciano a sanguinarle i piedi, nonostante tutto Mohana
termina la sua danza. Di rimando in una scena seguente anche Shanmugan, nello sforzo di suonare inizia a sanguinare da
una ferita non ancora rimarginata.
Sanguina
lui e sanguina lei, nella relazione d’amore si dà e si riceve in misura eguale
e come due artisti gli innamorati interagiscono in un dialogo amoroso che danza
all’unisono.
Così
l’incontro tra due arti e il loro connubio si interseca
mirabilmente con l’amore che nasce e trova la sua via per esprimersi
completamente; la danza e la musica che fanno danzare i corpi e l’anima sono
parte dell’amore che fa danzare le anime al ritmo eterno della vita e della
spiritualità.