The Iron Horse, nascita d’una nazione 

di Enrico Pantalone

 

Regia di John Ford

Cast: George o’Brien, George Wagner, Madge Bellamy, William Fox, Cyrill Chadwick

 

Questo film rappresenta l’ultimo atto della conquista del west nelle terre nordamericane, l’unione ferroviaria tra la Central Pacific e la Union Pacific, le due società che partendo dai due lati opposti degli Stati Uniti accorciarono di fatto l’America.

Nel film vediamo quello che successe attraverso l’occhio dell’Union Pacific, ma tutto ci lascia supporre che anche dalla parte opposta pressappoco le cose si svolsero nella stessa maniera.

John Ford come al solito compie uno dei suo straordinari capolavori, pensate che nel 1924 quando questo film fu girato egli, solo 29enne, aveva già al suo attivo ben 49 film a partire dal 1914 (ne aveva solamente 19 alla prima regia….) e pochi anni dopo era e resterà per anni uno dei capisaldi del western americano.

La produzione fu sbalorditva, niente riprese negli studios, il 90% del film fu girato in esterni, nel deserto del Nevada.

Per rendere più veritiera la storia ed i personaggi furono chiamati 3000 veri operai delle ferrovie, 1000 operai cinesi, 800 indiani delle tribù Sioux, Cheyenne e Pawnee, 10000 sterratori del Texas e furono portati in luogo circa 1300 bufali per creare un ambiente adatto.

La cavalleria, i soldati blu che proteggevano i lavoratori furono impersonati da veri militari di stanza a Salt Lake City, insomma Ford voleva creare un clima reale di ricostruzione storica ed antropologica.

Per tenere un filo diretto con la vita civile la produzione aveva affittato divesi treni e uno era espressamente dedicato alla posta ed alle richieste del cast, che si rivelò l’arma vincente, non c’era nessuna primadonna, O’Brien era all’esordio, lo stesso si può dire della Bellamy, gli altri erano vecchie volpi preparatissime, le riprese andarono via lisce ed eseguite in maniera estremamente professionale ed alla sera si ricostruivano i vecchi campi, le tende ed il fuoco dove un centinaio di cuochi preparavano piatti sostanziosi e ricchi vitamine per dare forza a tutti quanti visto che il sole era implacabile.

Insomma, il film, grazie a Ford, capovolse i canoni degli studios hollywoodiani dell’epoca, doveva essere un film su un grande momento della storia americana, forse il momento più alto dal punto di vista civile, l’unone dei due mari e lo fu, il successo fu strepitoso, John Ford oramai entrava nella leggenda come regista di western, ma non solo, era un e sarebbe rimasto un mito.

La storia ovviamante muove sul canovaccio delle traversine dei binari che danno il ritmo agli uomini ed allo scorrere della giornata, si cerca d’aumentare il numero delle miglia giornaliere messe appunto a binari, tra mille peripezie, odi razziali, villain ed indiani che cercano di sabotare la riuscita dell’opera gigantesca, naturalmente i cattivi alla fine non prevarranno e George O’Brien potrà portare a termine la sua missione: gli Stati Uniti erano così uniti e saldi, la nascita della più grande nazione del mondo contemporaneo era così un fatto compiuto.

 

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