Thanmatra – Raccontare l’Alzheimer  di Rita Sotgiu

 

Regia: Blessy

Anno: 2005

Colore: colore

Lingua: Malayalam

Cast: Mohanlal (Rameshan), Meera Vasudevan (Lekha), Arjun Lal (Manu)

 

Il film Thanmatra è un ottimo punto di partenza per descrivere caratteristiche e tematiche di una delle più vivaci cinematografie indiane. Ci si riferisce alla realtà dei film in lingua malayalam dello stato sud indiano del Kerala.

Si tratta di una parte dell’India che ha caratteristiche che lo differenziano da altre realtà indiane, fra cui si vuole ricordare: un alto tasso di alfabetizzazione sia maschile che femminile, la presenza di una comunità cristiana molto numerosa e la presenza di un governo locale di orientamento comunista.

Lo stato del Kerala ha una delle cinematografie più interessanti dell’intero paese, un tipo di cinema con una grammatica propria che lo distingue dalla produzione in lingua hindi, ma lo rende un po’ differente anche rispetto alle altre cinematografie del sud.

Tale differenza si evidenzia nell’aspetto estetico di attori e attrici, piuttosto distante dall’omologazione “alla MTV”, in quanto non ci sono cloni di modelli o preferenze per anoressiche figure femminili. Anche per quello che riguarda tematiche e modalità narrative, il cinema malayalam si pone in una posizione maggiormente peculiare rispetto al resto del panorama filmico indiano.

 

Il film proposto è in realtà una storia semplice che affronta una realtà per certi versi nuova per il pubblico indiano. Si tratta della storia di Rameshan, un sindacalista e tenace promotore di alfabetizzazione e scolarizzazione della popolazione. Si potrebbe descriverlo come una brava persona, un padre di famiglia responsabile e affettuoso con la moglie e i figli.

Il suo impegno sociale lo porta ad essere un punto di riferimento rispettato da colleghi e amici.

Ad un certo punto della sua esistenza però Ramesh, suo malgrado, si ritrova a dover affrontare le prove e le penose conseguenze dell’Alzheimer, malattia neurologica che la sua famiglia non conosceva.

Il racconto delle vicende è mirabilmente interpretato dall’attore Mohanlal, uno dei migliori attori dell’India contemporanea; l’abilità di tutto il cast consiste nel dare una rappresentazione convincente e decisamente credibile di cosa possa significare, non solo per chi si ammala ma, anche per tutto il suo nucleo familiare, fare i conti con una patologia così distruttiva.

Pian piano si vede l’evoluzione della malattia nella modificazione di comportamenti e nel relazionarsi di Ramesh nei confronti delle persone a lui più vicine, si assiste con un senso di dolente impotenza alla graduale e inesorabile chiusura di una porta che rende il malato un vero e proprio estraneo.

Qui si deve sottolineare anche la particolare bravura del regista e sceneggiatore Blessy nel focalizzare e rendere con efficacia il dolore e anche l’amore per una persona che, fuori dalla propria volontà non potrà mai più essere ciò che era stata. Nella sua tragedia tutti sono coinvolti, la moglie, i figli, l’anziano padre che è costretto ad accudire nuovamente il figlio in una seconda e insopportabile infanzia.

Le musiche del film sono molto gradevoli e interamente inserite nella narrazione degli eventi.

Si diceva che la tematica del film non è molto convenzionale e il motivo questa volta risiede nel fatto che la stessa realtà demografica indiana inizia solo ora a fare i conti con una malattia neurologica che colpisce prevalentemente una popolazione anziana. Si tratta di una realtà non così diffusa come in occidente ma, anche in questo paese si inizia a vedere la crescita di una malattia che è necessario poter spiegare al pubblico; in questo senso ed evitando il rischio di fare una lezione in pedagogia, sia il regista che gli attori hanno saputo raccontare, con chiarezza e semplicità un aspetto nuovo dell’esistenza.

E’ particolarmente apprezzabile il voler focalizzare la situazione prendendo in considerazione l’intero mondo affettivo ed emozionale di un gruppo familiare sovrastato da una situazione che non può e non deve mai dover vivere nella solitudine, in India ma anche da noi.

 

Il film è disponibile in dvd e con sottotitoli in inglese e per questo ci sentiamo di raccomandarne la visione, per non perdere l’occasione di poter fruire di un film indiano lontano sia dalla più commerciale Bollywood, ma anche lontano da filmografie autoriali a noi più note, come quella bengali.

E’ un film che mostra come si possa proporre qualità e intelligenza senza troppo allontanarsi dal cinema popolare e riteniamo che in questo Thanmatra abbia raggiunto il suo scopo.

Rita Sotgiu

 

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