Sir Anthony Quayle (1913-1989)

 

Sono sempre pieno d’ammirazione e di riverenza quando rivolgo il mio pensiero a questo grande attore inglese, devoto suddito della Corona Britannica, artigliere di Sua Maestà nella seconda guerra mondiale coinvolgente e superbo in ognuna delle sue interpretazioni cinematografiche, a dire il vero a 360 °, sia egli si divertisse con Woody Allen, sia egli interpretasse ruoli altamente drammatici (il Cardinale Woolsey per esempio).

Fine scrittore, ha lasciato diverse testimonianze non solo artistiche, ma anche di ricerca storica, documentari in cui appariva eccezionale narratore con il suo incidere lento e prezioso, quasi levigasse ad arte e suntuosamente un fine mosaico d’altri tempi, evidentemente frutto di lunghi studi sui tempi ed i modi della recitazione effettuati all’Accedemia d’Arte Drammatica.

Egli interpretò Marcello nell’Amleto ( 1948) diretto ed interpretato da Laurence Olivier, una trasposizione ancora oggi pietra miliare nel cinema rispetto alla gran drammaturgia letteraria e soprattutto intelligente gladiatore (Verulo) nel film La Caduta dell’Impero Romano (1964) dove la sua interpretazione fu una vera chicca in un film dai mezzi enormi, per la verità un po’ insipido.

In genere i suoi personaggi sono vivi, reali e danno l’esatta sensazione della realtà, non sono ricercati in maniera maniacale, vivono l’esperienza senza tentennamenti, si ha veramente la sensazione che egli trasmetta la pubblico l’immedesimazione, appare un uomo normale, un attore che caratterizza i suoi personaggi, quasi sempre importanti nell’economia del film, in maniera che gli stessi si collochino perfettamente a cavallo tra ciò che vuole il regista e ciò che concepisce il pubblico.

 

Enrico Pantalone

 

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