Prem Rog - Il cinema sociale
di Raj Kapoor
Premessa
Per alcuni settori
della società indiana una vedova non può risposarsi dato che il legame con il
marito continua per molte vite. La rottura del legame è vissuta come un
inaccettabile sacrilegio, una sorta di tradimento.
Le severe regole a cui sono sottoposte avrebbero lo scopo di non suscitare in
loro desideri mondani e attrarre l’attenzione di altri
uomini.
Cast:
Rishi Kapoor –Devdar
Padmini Kolhapure – Manorama
Shammi Kapoor -
Bade Raja Thakur
Anno: 1982
Colore
Che il cinema popolare hindi sia completamente lontano dalle tematiche sociali, rischia
di essere un luogo comune che vorremmo sfatare, almeno in parte.
Uno dei registi/attori che ha avuto voglia di misurarsi con
gli aspetti problematici dell'India è Raj Kapoor che già negli anni ‘40
e ‘50 si era fatto interprete delle istanze di una società in veloce
cambiamento e delle contraddizioni che la modernità portava con sé.
Pur riconoscendosi come persona molto
religiosa, Raj Kapoor non
ha risparmiato critiche all'abuso delle tradizioni, soprattutto da parte dei
ceti più ricchi della società.
Uno dei film che in maniera più esplicita esplora
l'arroganza delle classi elevate e le severe consuetudini sociali è Prem Rog
(Malattia d'amore); si tratta della
storia di Manorama, figlia di un ricco possidente che
viene data in moglie a un ragazzo del suo stesso rango sociale, nonostante sia
innamorata di Devdar, intraprendente e romantico che
ha però il difetto di essere orfano e, quindi, senza la minima possibilità di
sposare Manorama.
Alcuni giorni dopo il matrimonio, sfortunatamente il marito
di Manorama muore in un incidente stradale e la
ragazza si ritrova nell’infelice condizione di vedova che le porterà grandi
amarezze e difficoltà.
La prima arriva dalla famiglia di provenienza che impone a Manorama di sottoporsi a una serie
di riti, tra questi la rasatura completa dei capelli, fatto che provoca in lei
grande sconcerto. Interviene a questo punto una delle cognate che decide di
riportare la ragazza a casa della famiglia del marito. Sfortunatamente anche
qui Manorama si confronta con il disprezzo riservato
alle vedove e in particolare è costretta a subire le violenze del cognato...
Tornata nuovamente nella casa paterna accetta di sottoporsi
alle usanze che quel gruppo sociale riserva alle vedove: da quel momento in poi
deve vivere separata dal resto della famiglia, in una piccola stanza spoglia,
ed è costretta a indossare un sari bianco senza altro
tipo di ornamento e senza poter avere cura per i capelli e il viso. Ha il
dovere di fare pasti molto poco abbondanti e solo in
certi orari...
Oltretutto alcuni nel suo villaggio considerano un motivo di
sfortuna l'incontro con una vedova e quindi la evitano.
Nel frattempo Devdar viene a conoscenza della sorte della ragazza da un'amica
comune, Radha, e quando scopre le condizioni di vita
di Manorama ne resta sconvolto, non accetta di vedere
la donna che ama ridotta a quel tipo di vita e decide di rinsaldare il suo
rapporto con lei. Ma gli incontri frequenti, le passeggiate e i contatti dei
due ragazzi sono condannati dalla società e il peggio accade
quando Devdar afferma apertamente di volere
sposare Manorama.
Come ultima risorsa gli viene
offerta dallo zio della ragazza la possibilità di una fuga d'amore che, pur
portando disonore a Manorama, darebbe però alla
famiglia la possibilità di salvaguardare la propria onorabilità.
Da questo punto in poi si assiste a
una serie drammatica di eventi che toccheranno profondamente le due famiglie e
l'intero villaggio.
Alcune caratteristiche cinematografiche, anche da non
esperti, vorremmo metterle in risalto: prima tra tutte
l’uso della musica. Chi ama e conosce il lavoro di Raj
Kapoor sa bene quanto egli avesse
un orecchio particolarmente sensibile alla qualità delle canzoni che sceglieva
per i suoi film, ma anche quanto fosse abile nel trattare l’uso della musica di
sottofondo, commento e sottolineatura dei momenti emotivi più salienti della
storia.
L’incalzare delle note coinvolge e trasporta lo spettatore
fin dentro al cuore della realtà emotiva dei personaggi.
In questo film, inoltre Raj Kapoor si permette un uso ben riuscito della qualità
simbolica dei colori, caratteristica di molte culture asiatiche. La costruzione di una dicotomia rosso/bianco enfatizza o
anticipa lo sviluppo a cui i suoi personaggi sono destinati. Vogliamo ricordare
in questa sede che generalmente in India il bianco indica il lutto, la perdita,
in opposizione al rosso che è il colore della fertilità e della vita, non a
caso, usato dalle ragazze durante il giorno del matrimonio.
Nella la prima parte del film si assiste al
peculiare dialogo cromatico che coinvolge principalmente Devdar
e Manorama, in alcune scene i due personaggi
indossano abiti bianchi o rossi.
Tornando al tema centrale del film, la realtà di una giovane
vedova, ci è illustrato attraverso il punto di vista
di Devdar, Egli torna al villaggio qualche tempo dopo
il matrimonio di Manorama. Passo dopo passo scopre le
condizioni di vita a cui è costretta, è il pubblico stesso che, in realtà,
attraverso l’esperienza del ragazzo scopre la verità e con lui ne sente la
profonda ingiustizia.
Non è solo quello che Devdar
decide di fare, ma anche le cose che dice, molto forti e a tratti sconvolgenti:
in una scena altamente drammatica arriva ad affermare, rivolgendosi alla moglie del prete hindu, che vorrebbe fuggire in un altro villaggio, “Il
sistema delle caste non è stato sradicato, qualcuno dovrà combattere questo
sistema”.
Pensiamo che davvero poche altre volte in un film popolare
siano state dette parole di questo tipo con tale forza e chiarezza, non solo si
tratta di regole abusate da ricchi e prepotenti proprietari terrieri, ma sono
sbagliate in sé.
E questo Devdar
lo grida davanti a tutto il villaggio: la violenza, l’arcaicità e l’inutilità
di un sistema di comportamenti destinati a fare vittime innocenti.
Sia chiaro, il discorso di Raj Kapoor non è di rottura completa con la cultura e la
tradizione, in realtà le cose sono più articolate e
complesse. A cominciare dal matrimonio combinato che l’altra ragazza, Radha, accetta e che non è portatore in sé di disgrazie, Radha ha accanto a sé un marito che le fa vivere una vita
spensierata, fatta di uscite al cinema, le regala bei
sari degni dell’élite mondana delle attrici, le da una figlia.
Anche nella triste sorte di Manorama, oltre al coraggioso e innamorato Devdar c’è la figura chiave dello zio paterno della ragazza
che, sebbene in un primo momento sia del tutto contrario al loro matrimonio,
forte del fatto che le tradizioni del suo rango sociale imponevano alle vedove
una serie di restrizioni, alla fine prende coscienza della necessità di
cambiamento.
E’ lui a rivolgersi al fratello minore (padre violento di Manorama) e vedendolo moribondo, amaramente commenta come
non sia riuscito a vedere la luce della verità.
Questo passaggio non è secondario e non va trascurato, dato
che il cambiamento nei comportamenti sociali e del sistema avviene con
l’appoggio e la promozione delle vecchie generazioni,
è una soluzione che, pur mantenendo tutta la sua forza dirompente, è via di
uscita non traumatica da modelli non più accettabili.
A questo scenario aggiungiamo la partecipazione corale degli
abitanti del villaggio che, venuti a conoscenza
dell’attacco violento del padre di Manorama e dei
suoi sgherri, decidono di ribellarsi e difendere Devdar
e i suoi genitori adottivi. In un esemplare intreccio tra tematiche
di giustizia sociale e di progresso che non è, e non può essere rigetto della
propria cultura, ma superamento di ciò che in realtà è arbitrario.
In conclusione ci interessa
sottolineare come il discorso di progresso socio/culturale non ha posizioni anti hindu, avviene invece
proprio all’interno di quella cultura, è un progresso di cui, attraverso la
rivolta del villaggio, l’intera società si fa interprete; non rigetta la
tradizione ma attraverso la voce degli anziani indica il nuovo cammino da
seguire; è infine, promosso e appoggiato dalle istituzioni religiose, nel film
rappresentate dal prete hindu.
Scomparso nel 1988 Raj Kapoor, nella sua eleganza narrativa,
nel suo spirito sentimentale e nelle sue connotazioni progressiste, è una voce
che ci piacerebbe poter ascoltare ancora oggi per lasciarci condurre per mano
ancora una volta attraverso la realtà del suo paese, senza pregiudizi o
stereotipi, ma con lo stesso sguardo appassionato e limpido che gli apparteneva.
Rita Sotgiu