Amleto (Hamlet)  

155’, 1948

Regia Laurence Olivier 

Interpreti: Laurence Olivier, Jean Simmons,  Eileen Herlie, Basil Sidney

 

Amleto è uno dei film che hanno fatto la storia del cinema, premiato ovunque (a Venezia come a Hollywood) è un film inglese, anzi un vanto della cinematografia britannica, non c’è traccia alcuna del sistema hollywoodiano in nessuna delle sue parti e segue rigidi schemi teatrali: è forse l’unica pellicola che ha trovato d’accordo i critici d’entrambe le parti del palcoscenico (teatrale e cinematografico).  

Gran merito indubbiamente va alla sceneggiatura, stesa dallo stesso Olivier e da Alan Dent (un maestro inglese in questo campo) praticamente adattata dal testo del dramma solamente in alcuni punti, dati i tempi diversi tra teatro e cinema.

Non staremo certo a narrare la storia ben conosciuta da tutti noi, ma cercheremo di far comprendere il perché del successo indiscusso della pellicola fin dalla sua prima uscita.

Laurence Olivier era nel pieno della sua maturità artistica tanto da potersi destreggiare sia come attore sia come regista (oltre al fare lo sceneggiatore come abbiamo visto in precedenza) ed in entrambi i ruoli fu certamente impeccabile, fisico perfetto da Amleto, incarnava già senza recitare l’eterea e vigorosa figura del principe di Danimarca nella sua finta pazzia, per cui la interpretazione divenne proverbiale, ancora oggi presa ad esempio per l’impostazione del personaggio anche se a dir del vero alle volte assume nella recitazione un tono di saccente superbia, forse plastica che incute timore e sembra donare la pellicola solo ad u pubblico avvezzo al palcoscenico teatrale, cosa peraltro smentita dal resto del film dove Olivier si muove con consumata maestria.

Come regista cercò sempre di far prevalere la profondità di campo nelle riprese, necessarie per far comprendere meglio allo spettatore lo spazio entro cui si recitava e che inevitabile doveva essere adattato per lo schermo, in altre parole non poteva essere visto nella sua interezza.

Egli fece quindi “giocare” le macchine da presa quasi liberamente, facendo in modo che esse potessero godere di ampia insolita movimentazione, questo perché erano poche le scenografie da allestire, proprio come in teatro si giocava sulla rapidità di passaggio dell’azione attraverso un occhio particolarmente attento e questo permise quindi di mantenere il testo shakespeariano sostanzialmente immutato facendo gioire gli esteti amanti del teatro.

Grande una giovane Jean Simmons nei panni di Ofelia e Eileen Herlie in quelli della regina madre, le sue due “antagoniste” che recitano un film nel film, unica concessione di Olivier fuori dal testo originario, da leggersi in chiave psicologica come un impedimento al raggiungimento dei fini cercati: una per amore l’altra per odio o per disprezzo.

Un gran film, un grande attore.

 

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