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Storia |
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Menzione
speciale al merito sportivo: i 2 delfino di Alessandro Petrucci |
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Mirage avvistato all'Helios |
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Il
gesso, la radio e l'ulna del Professhogenband |
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| E
siamo finiti anche sul giornale |
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La
battuta più bella |
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Premessa: Noi Nuotatori Masters
La cosa fondamentale da premettere, e dalla quale deve partire ogni
riflessione su ciò che seguirà, è che noi siamo una squadra ....... e che
squadra ........di Nuotatori Masters. La domanda che, parafrasando un vecchio programma su Rai tre di
Lubrano, potrebbe sorgere spontanea è: ” cosa sono dei Nuotatori? E cosa sono
dei Masters?”.
I
Nuotatori sono delle persone di qualsiasi sesso, età, peso od altezza, che in
una tenuta quasi adamitica o evitica, a seconda che si tratti d’uomini o
donne, frequentano delle strutture sportive dotate di vasche dalle varie
dimensioni, piene d’acqua e dal dolce odore (per noi Nuotatori è un odore) di
cloro.
Questi
individui rimbalzano, con più o meno grazia nei movimenti (in questo caso si
potrebbe giustamente parlare di stile), in mezzo ad una selva di schizzi ,da un
bordo di piastrelle azzurre ad un altro.
Il
perché i “Nuotatori veri” facciano tutto questo anche in grigie giornate
d’inverno quando fuori piove e fa freddo e, soprattutto, lo facciano dando la
sensazione di faticare, ancora oggi non è stato accertato ed è oggetto di
numerosi studi.
La
motivazione che personalmente mi sento di dare, è che ho scoperto essere
condivisa da altri “Nuotatori veri”, è che a noi tutto ciò piace e,
sembrerà strano ai non adepti, ci fa star bene; specialmente se in acqua c’è
una Marzia (la prima stesura della storia e antecedente i fatti del 2000 caro
Pesce Rosso) od una Norma ,punto di vista maschile con espresso invito alle
Nuotatrici ad esprimere il loro.
Si
dovrebbe, per capire la sensazione, in primo luogo osservare la faccia od il
comportamento quotidiano di questi sportivi sui generis al termine di
un’alienante giornata di lavoro, studio o di semplice dolce far nulla, ed in
un secondo momento quella che assumono dopo una nuotata (che si allenino o no è
lo stesso) sotto la doccia, nello spogliatoio tra battute scherzi ed
atteggiamenti che sarebbero degni del miglior pavone o di fronte ad una birretta
tra loro; sono tutti quanti cotti, fisicamente provati ma mentalmente
soddisfatti e rilassati
Per quanto riguarda il concetto di Master, se uno, o di Masters, se più
di uno, questo può definirsi sia come uno spirito od uno stato d’animo, sia
come una giustificazione o per meglio dire la causa di un comportamento
di quei soggetti precedentemente definiti come Nuotatori.
Il Master è, nella definizione giuridica del termine, qualsiasi Nuotatore al di sopra dei venticinque anni che, con comprovata
idoneità fisica allo svolgimento d’attività agonistica, sia tesserato per un
Ente Sportivo affilato alla Federazione Italiana Nuoto (F.I.N.) in Italia; o
tesserato per Enti Sportivi affiliati alle Federazioni competenti per
territorialità e merito al di fuori dello Stato Italiano.
Ma
tralasciando il diritto si può affermare che il Master è essenzialmente quel
Nuotatore il quale, nello spirito di andare a mangiare bene, bere meglio ed a
divertirsi con gli amici (più siamo e meglio è) va in giro per le piscine di
mezza Italia, Europa ed avvolte del Mondo per misurarsi con altri Nuotatori; i
quali sono giunti, mossi da motivazioni uguali, nello stesso luogo ed al
medesimo istante (anche perché esiste un calendario del circuito master).
Per
quanto riguarda la giustificazione o la causa di un comportamento riporto il
pensiero espresso da Alessandro “ Supplì
“ Petrucci,
in base al quale alla propria donna od al proprio uomo si può affermare che:
io sono un Master e di conseguenza devo andare ad allenarmi e nel week end devo
andare in giro per il mondo (sai si fanno anche i Campionati Europei e Mondiali)
a fare le gare.
Nei
confronti del Nuotatore stesso l’essere Master diviene lo specchio della
propria coscienza, la quale anche nei momenti più bui gli ricorda
sussurrandogli all’orecchio che essendo
un Nuotatore che si definisce Master devi andare ad allenarti, anche se sfinito,
hai fame (tranne il Supplì perché lui mangia sempre prima), hai passato
una giornata del cavolo a lavoro e la donna o l’uomo ti rompe perché non stai
mai con loro e preferisci quei tuoi amici pesci.
Ed adesso veniamo alla storia della nostra squadra ed alle persone,
Nuotatori Master, che la compongono. Come si sa la storia è fatta di
personaggi, di fatti, d’aneddoti, così in questa sorta di racconto (scritto
da me e spero anche da altri) cercherò di farvi conoscere i personaggi
attraverso tutto ciò che mi viene in mente ed attraverso quel che tutti gli
altri mi suggeriranno; sarà una sorta di “ Beautiful “ infinito che crescerà
ad ogni ristampa (poveri voi).
Noi, fatti (sfatti) e personaggi
Il Nostro Presidente Romolo Guru
Considera è: un personaggio, il suo quaderno un fatto (fatto da lui).
Se
fossimo in un film io sarei la voce narrante fuori campo e tutto quanto
inizierebbe con un inquadratura a stringere su di un quaderno blu ad anelli e
fogli gialli, rosa e celesti. Su quel quaderno c’è tutta la storia, in
numeri, di tutta la nostra squadra.
Il
nostro Presidente ha scritto a mano tutti i risultati che i suoi Nuotatori hanno
riportato da quando ha creato la squadra Master, quel quaderno che sopravvive
alle moderne tecnologie informatiche con la sua biro e le sua carta è la nostra
memoria storica.
Io
tutti coloro che compongono il team li conosco, e se la matematica come dicono
non è un opinione, siamo più di quaranta, lui personalmente li ha scovati tra
i propri atleti, allievi o dipendenti come Giulia “Estertester” Pompili;
li ha personalmente chiamati a casa , come me Andrea “PantaPolipo” Pantalei;
li ha cercati tra i suoi amici , tra i sui parenti come Barbara (la
figlia) e Piera “la donna più bella
del mondo” Brandini (la Moglie); ed infine grazie alla sua opera di
coinvolgimento altri a catena sono
andati direttamente da lui.
Il presidente ci fa trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno, lui vede
e provvede; è sempre presente;
primo ad arrivare alle gare, lo potete vedrete cronometro alla mano prendere
tutti i tempi, i passaggi, segnare i risultati sul programma prima e sul
quaderno poi, andare a fare i reclami, chiamarci se ci allontaniamo; è
l’ultimo ad andarsene la sera; organizza le trasferte , le cene sociali, i
meeting di ritrovo al via della stagione; e pensate che nonostante tutto questo
ha anche una vita sociale, si allena, lavora, mangia e dorme; santa donna
Piera (la Moglie).
Prima
che io entrassi in questo giro la squadra era già ben cospicua, Romolo
aveva già fatto proseliti, di conseguenza mi trovo, in questo momento, di
fronte a due problemi per la stesura di questo racconto.
Per
prima cosa sono nell’impossibilità di riportare la storia di quelli che già
c’erano (una sorta di vecchio test........ ) perciò inizierò da quando sono
arrivato (nuovo test.............) ripromettendomi di completare l’opera
attraverso ricostruzioni accurate ed indagini, ad esempio potrei registrare i
racconti di Lucio “Freccia”
Lattanzi, come una sorta di “Radici” è chissà che tutto questo non
diventi un best sellers di fama mondiale
(Rocco Smiterson), o potrebbero diventare delle storie da far ascoltare ai
bambini come le favole di Gianni Rodari.
In
secondo luogo non è che io frequenti quotidianamente tutti quanti i Nuotatori e
le Nuotatrici Master dell’Helios, di conseguenza per alcune persone il
ritratto, gli aneddoti od i fatti riportati potrebbero sembrare superficiali,
non sufficientemente in linea con il resto della storia e dei personaggi,
in questo caso il mio sforzo consisterà nel ricercare l’aiuto degli altri
componenti per approfondire il tratto, ad esempio potrei far scrivere tali
profili e fatti al famoso narratore Pasquale “Ten
Ten” Campo detto Lino. Si potrebbero verificare scene esilaranti che
alimenterebbero un nuovo ciclo di films demenziali dei fratelli Zucker.
| Menzione
Speciale al merito sportivo: i 2 delfino di Alessandro "Supplì"
Petrucci |
Spettacolare 200 delfino - ma ci metterei un punto interrogativo, nel senso che
era delfino od un nuovo stile che presto andrà sui manuali del nuoto
mondiale?-, dell' ormai non più “Supplì” Petrucci: da oggi in poi per me
sarà Alessandro "2Delpho" Petrucci.
Tutto il pubblico incitava il nostro nuotatore in quella che può essere
considerata una fatica degna di Ercole; "Coach" Ricciardi, sulle
gradinate, scandiva impassibile i parziali ai passaggi di ogni 50, evidenziando,
con la sottile ironia con cui è famoso nel mondo, le differenze in secondi,
quasi minuti, tra una vasca e l'altra.
Il
presidente "Guru" Considera, che con la propria macchina fotografica
voleva immortalare ogni istante della gara del suo temerario master, dal
blocchetto di partenza faceva strani gesti con le mani all'indirizzo dello
sventurato atleta; infatti, per quanto tentasse, non riusciva mai ad inquadrarlo
nel proprio obbiettivo. Troppo breve era, infatti, l'attimo di tempo in cui il
Petrucci affiorava, al fine di riempire di ossigeno i suoi aridi polmoni, con la
testa fuori dall'acqua; quell’acqua della vasca marchigiana che, gelida e
pesante, lo circondava implacabile, senza avere il minimo rispetto per la fatica
umana anzi disumana.
L'acido lattico aumentava nei muscoli e nel sangue dell'agonizzante nuotatore
che affrontava, una dopo l'altra, le quattro vasche che lo separavano dal
traguardo. Intanto dopo i primi 50 metri, apparivano nella mente dell'ardito
atleta le prime immagini sacre, i dubbi cominciavano ad insinuarsi nella sua
mente: "ma chi me lo ha fatto fare" erano le parole che sentiva, ormai
molto offuscate, nella propria testa.
Nonostante tutto avanzava e metro dopo metro, centimetro dopo centimetro,
millimetro dopo millimetro vedeva, anzi , sognava, la meta (la metà della gara
pensava qualcuno), le gambe unite nel regale stile a delfino lasciavano il posto
alle gambe rana della più plebea (leggete accessibile) farfalla. Il vento
iniziava a soffiargli contro, le nuvole offuscavano il sole e la gialla piastra
di arrivo sembrava sempre meno vicina alle sue braccia, quelle braccia che ormai
arrancavano disperatamente e che lui cercava di brandire nell’acqua e
nell’aria nel tentativo disperato di aggrapparsi all’agognato bordo: e
pensare che mancavano ancora centoventitre metri alla fine.
L'acqua sembrava ormai sommergerlo completamente senza rilasciarlo più, il
delfino con cui si era presentato al grande pubblico si era trasformato, alla
seconda vasca, in una farfalla sgraziata e pesante nei movimenti, mentre nella
terza e nella quarta frazione quello stile assomigliava ormai sempre più ad una
sorta di "stile anguilla".
Le
braccia non uscivano più completamente fuori dall'acqua, anzi strusciavano,
rimbalzavano sulla superficie -come i sassi piatti lanciati dai bambini che
giocano in riva al mare-: emergevano all'altezza della seconda costola, appena
sotto la linea del pettorale ormai marmoreo, ed entravano nell’acqua distrutte
dallo sforzo dopo essersi trascinate faticosamente per ventidue centimetri
all'altezza degli zigomi.
Nella
mente del nostro valoroso ed azzardato atleta, nel frattempo, balenava anche
l'idea di alleggerirsi di tutti i pesi superflui, cuffia, occhialetti, costume e
tutto quanto ciò che in quel momento sembrava inutile ed “affossante”.
Lì davanti a lui appariva il miraggio della fine, il cronometrista si alzava
dalla sedia di plastica bianca, -dove aveva trascorso quell'interminabile lasso
di tempo che aveva separato il fischio di partenza di quella batteria
dall’avvistamento di in master all’orizzonte dell’ultima vasca-, e si
avvicinava al bordo per decretare ed ufficializzare il termine della serie.
Tutto
il pubblico si alzava in piedi ed iniziava l'omaggio al nuotatore che stava
concludendo la sua personale lotta contro l'acqua e contro tutte le leggi della
fisica. Finalmente il palmo delle sue mani, aiutate dall'ultimo sussulto di
forza, premevano contro la piastra ed il tempo si fermava componendo dei numeri
sul tabellone elettronico, dal via dello starter erano trascorsi tre minuti ed
un secondo.
Ora iniziava il tempo dei festeggiamenti, degli allori e dei complimenti, sempre
che il nuotatore, o ciò che ne rimaneva, fosse riuscito ad uscire dall'acqua e
raggiungere i suoi compagni, i quali lo attendevano a braccia alzate e senza un
filo di voce. Alla fine, mentre arrancava disorientato sulle piastrelle del
bordo vasca, il nostro master alzava gli occhi e veniva assalito da una ventata
di paura, si era ricordato che quel "pazzo" del Pantalei senza il
minimo rispetto per l'impresa appena compiuta (era il primo atleta dell'Helios
ad essersi segnato ed aver concluso un 200 delfino) lo aveva segnato anche nella
staffetta 4 x 50 stile in prima frazione.
| Un
Mirage avvistato all'Helios |
Ma
chi è …….. Ufo Robot?.
Ragazzi devo darvi un notizia straordinaria domenica 20 gennaio 2001 all'Helios
Club è stato avvistato un razzo di quasi 90 chili, viaggiava a velocità mai
percorse prima; zizagando avanti ed in dietro tra le mura della piscina ed
affermano dei testimoni presenti, quella mattina, di averlo visto addirittura in
acqua.
Questa
cosa grande e pelosa percorreva 100 metri a stile libero, mai definizione di una
nuotata fu più appropriata, stile subito ribattezzato Stile
Minagra
ed inserito nei manuali del nuoto a pag. 72 , in 1':06'':84.
I pochi ed attoniti spettatori si stropicciavano gli occhi, guardavano e
riguardavano il cronometro e non riuscivano a credere a ciò che era evidente,
il Miraggio Minagra, l'uomo che non si allena quasi mai se non sotto la doccia
di casa sua ,la moglie Dominicche gli deve togliere la cuffia e gli occhialetti
quando entra nel bagno, aveva abbattuto, anzi sfondato, quello che anche Piero
Angela aveva definito a quark un limite umano: il Muro dell'un primo e sette
secondi.
Romolo
veniva svegliato dal suo riposino pomeridiano, accorrevano i primi giornalisti
Ansa, addirittura si pensava alla CNN.
Ragazzi
da oggi il Minagra gasato non definitelo Miraggio ma alla francese Mirage come
il monoreattore ad ala triangolare che viaggia a velocità superiore a Mach 1,
perché da oggi non c'è in fisica il muro del suono ma il "muro Minagra"
| Il
gesso, la radio e l'ulna del Professhogenband |
Da
quando Stefano, dopo due mesi, si tolse il gesso.
Speriamo
che finalmente che sia finita la lunga peripezia del Professore (noi tutti
sappiamo che si tratta di Stefano Smriglio) e del suo gesso. Dopo la bellezza di
due mesi, giorno più giorno meno, tornerà ad avere piena padronanza del suo
braccio destro.
La
gente di Fiumicino non vedrà più quello strano individuo che alle ore più
disparate della giornata vagava per il lungomare ora camminando, ora
corricchiando il tutto facendo circonduzioni e ginnastica isometrica. Si
fantastica, ma credo che siano leggende metropolitane, che s’immergesse nella
piscinetta del suo giardino tra pesci rossi e gatti per fare il morto a galla
con il braccio ingessato alzato e curare le sue crisi d’astinenza da cloro e
antialghe. Lo trovavano sotto la doccia con costume, cuffia ed occhialetti a far
ripetute in A2 di lavaggio della caviglia e di B1 per bagno di schiuma e
frizione del quadricipite femorale.
Incrociamo
le dita e facciamo il tifo per lui aspettando il brindisi al braccio destro
ritrovato.
Dopo
i campionati italiani di Citta' di Castello Romolo, che ha potenti agganci nella
stampa lidense ci ha fatto trovare questa sorpresa.........non si poteva più
girare per le strade.

Desenzano
gennaio 2001
Alessio,
Andrea, Marco B., Alessandro sul bordo piscina vedono arrivare, dagli
spoiatoi, un "piccoletto"(si fà per dire sarà stato alto un metro e
settantasette) tutto palestrato, definito in ogni genere di muscolo esistente
nel corpo umano.....parti del che si possono vedere.
"Guarda
quello, indicandolo con il dito......... ma n'do va, dice l'altro........ sembra
ercolino, gli risponde il terzo della fila ...............si se butta fa tre
bracciate su se stesso e va a fondo come un torsolo".
Quell’ercolino
era Alessandra Toja master 35 che ha fatto 28''56 sui 50 dorso record italiano
della sua categoria, la gambata a delfino all'uscita della virata(un metro
davanti a tutti) quei quattro master ancora se la ricordano.
Termoli
Aprile 2001
Al
ristorante, cena a base di pesce, rigatoni al sugo di garnchio; Romolo prende il
mestolo e riempendolo dal vassoio al centro della tavola si gira verso Betta (di
Roberto), un granchio se ne sta, immerso nel sugo, adagiato sui rigatoni con una
chele che penzola, tremolante , al di fuori della posata; Piera osserva la scena e lancia la battuta della
serata " guarda quel granchio sembra ancora vivo"...... " a piè
e se me piji per ..... pure tu" risponde Romolo.
Palma
di Maiorca luglio 2001
A
Palma la figura peggiore l'ha fatta Lima Bellucci. Ad una vecchietta claudicante
che gli camminava accanto con cinque medaglie al collo, credendo che fosse
straniera, si rivolgeva in maniera divertita in italiano chiedendole se tutte
quelle medaglie le avesse acquistate; più esattamente è stato: " A nonnè,
'ndo l' hai comprate tutte quelle medaglie".
Lo
sventurato, matricola in campo internazionale, non sapeva che la suddetta "nonnetta"
non era altri che Gamenara Nella una master 85 italiana, la quale in maniera
cortese, ma ferma, rispondeva: " Non le ho comprate, le ho vinte!!!".
Ancora non riesco ad immaginare la faccia di "Mr. Bean" Bellucci, e
voi?
Cagliari
Marzo 2003
"Se guardo giù mi sudano i piedi" (Ottavi laura sul volo di ritorno
dalla terra sarda)....è la giustificazione al fatto che lei soffre di
vertigini.
Montecatini
Aprile 2003
La
protagonista é ancora una volta Laura "Camioncina" Ottavi, che
sfoggia prima della gara la sua splendida tenuta (contro ogni tentazione "againist
only tentation" - inglese maccheronico del Panta - scritto
correttamente sarebbe: against all temptations ) così composta: Occhiali
Blu elettrico, maglietta
blu
scuro, porta tesserino con cordoncino
giallo
fosforescente, pantacollant arena definiti da lei
blu elettrico con bande
fuxia
e stemmi verde
acqua,calzettone al ginocchio (stile Batistuta)
grigio
topo,
ciabattina verde e
nera.
......
ed Alessio "Poggiolini" Brugnoli esordisce con " Sei vestita come
la bandiera della pace"..... ma dove sarà scritta la parola PACE?
Ne
sto raccogliendo altre.
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