(09.09.02, darg) -
L'H.C. Valpellice rinuncia nuovamente alla prima squadra. La memoria torna subito ai quattro anni di oblio (dal 1992 al 1996) a causa dei lavori di copertura al Palaghiaccio di Torre. Ora il problema non � la struttura (anche se l'esilio a Pinerolo non � certo la soluzione ideale). E la crisi potrebbe essere - per questo - ancora pi� grave.
Il fatto � che le Olimpiadi 2006, lungi dal creare un humus favorevole alla crescita del movimento hockeystico locale, stanno togliendo spazi ed opportunit�. Intendiamoci: grazie ai Giochi, Torre Pellice potr� disporre - finalmente! - di un meraviglioso palaghiaccio da 2500 posti... al sicuro dalle anse minacciose del torrente Pellice. Tuttavia questo avverr� nel 2004 o 2005. E nel frattempo chi si occupa di hockey in valle annaspa.
Dicevamo delle ragioni. Che vanno cercate nel comprensibile appoggio politico ricevuto dall'Hc Torino: perch�, tre mesi fa, quando si parlava di un dream team torinese in Extra Liga, era la Valpe ad essere iscritta all'A2. Poi, a causa del ridimensionamento dei progetti del Torino, la compagine giallobl� si � iscritta alla Serie cadetta, togliendo ogni possibilit� ai biancorossi di trovare risorse tecniche, organizzative ed economiche.
Si pu� parlare di colpe? Probabilmente no. Torino fa il suo gioco. Ed � normale che sia sostenuta da Federazione, Regione, Comune e Vipers Milano. Le Olimpiadi si faranno nel capoluogo piemontese: soprattutto ne portano il nome. Bisogna creare un movimento in loco, che dia immagine. La scommessa sar� portare gli spettatori sugli spalti. Una scommessa che a Torre Pellice sarebbe gi� vinta. Nonostante il bacino di utenza sia immensamente inferiore.
Se qualche colpa pu� essere attribuita, va piuttosto cercata nella frammentazione, diciamo pure nella divisione, che caratterizza il gi� scarso movimento hockeystico piemontese. Non stiamo qui a discernere su chi abbia cominciato (come si fa tra i bambini). Certo � che "dispetti" in ambito di tesseramento, prestiti negati, sgarbi gratuiti e a pagamento, non sono la base ideale su cui lavorare.
A rimetterci non sono solo i tifosi. Ma anche i giocatori e le stesse societ�.
L'All Stars � nata per far crescere a livello nazionale i ragazzi tra i 15 ed i 19 anni, sobbarcandosi oneri non indifferenti. Merita un plauso: da sola, probabilmente, la Valpe non ce l'avrebbe fatta. Ma resto convinto che la prima squadra - a Torre come a Pinerolo - non possa che avere i colori biancorossi e le insegne dell'Hcv. Spero tanto di essere smentito, ma la Serie B di quest'anno non avr� la cornice di pubblico ed il movimento creato dalla B del 97/98 (l'anno di Tovo, Doglio, Ermacora e Marchetti).
Un giorno, il dirigente dell'All Stars Ricci mi disse: "I ragazzi crescono meglio in una societ� "asettica", senza orgogli campanilistici". Posso anche essere d'accordo con lui. Ma il successo di pubblico di uno sport e di una squadra non pu� prescindere dalle ragioni del cuore.
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