(17.12.02, darg) -
E' stato per sedici anni nella prima squadra della Valpe, tra A, B e C. Una bandiera, un leader fin da ragazzino, unanimemente il pi� grande giocatore di scuola torrese della storia. Mauro Viglianco giunse ad essere inserito nella lista dei probabili olimpici a Sarajevo 1984, poi per� non se ne fece nulla e la Valpe fin� in B.
Dopo qualche anno, Mauro diede un doloroso addio alla Valle. Ma lo stile e la grinta del "capitano" restano ancor oggi impressi nella memoria di tanti tifosi biancorossi. Che l'hanno applaudito (come poteva essere altrimenti?), quando domenica 15 � tornato a Torre da avversario, dopo quattordici anni di lontananza, per guidare in pista Les Aigles du Mont Blanc (la rivale pi� accreditata dell'Hcv per il primo posto nel girone della C).
Mauro, quanti ricordi, qui, in Val Pellice...
Davvero! Prima della partita che mi ha riportato a Torre, ci ho pensato per almeno quindici giorni. Mi sono sentito vecchio. Ma poi in pista ho dato tutto per la mia squadra. E sono contento di essere riuscito a strappare un pareggio. Anzi: secondo me, meritavamo di vincere noi.
Abbiamo rivisto la stessa rabbia agonistica che ha contraddistinto tutta la tua carriera con la maglia della Valpe...
Non conosco altri modi di giocare, fin da ragazzino, da quando misi i pattini sul Laghetto di Blancio. Poi gli allenamenti alla Sea, il campionato allievi, l'esordio in prima squadra. Tutto sudato. Sempre con il massimo dell'impegno, quello che pretendo oggi dai miei giocatori.
Avevi 19 anni quando la Valpe vinse la Serie B. Che squadra era?
Una bella squadra. Ricordo la festa al ristorante Flipot, gestito da mia madre, e le matricole ai giocatori pi� giovani (Mauro ormai era un "veterano", ndr).
Purtroppo fu l'inizio di un periodo molto difficile. I sette anni in Serie A furono un calvario, soprattutto per me che non ho mai accettato di perdere. Andare in giro per l'Italia ed essere presi sempre sottogamba, a Bolzano, Ortisei, Asiago... Quante volte piangevo disperato a fine partita, dopo una brutta sconfitta.
Cosa mancava a quella Valpe?
A Torre Pellice � sempre mancato un allenatore. Quando vincemmo la B c'era Jaks, aveva dato una buona impostazione. Ma dur� un anno. La nostra generazione - parlo di me, Saletta, Rivoira, Parodi - ha sempre dovuto imparare sulla propria pelle o al massimo dai giocatori pi� esperti, come De Biasio o Gregoretti.
Ho tanti rimpianti: sono convinto che, se avessi giocato altrove, sarei riuscito ad arrivare alla Nazionale, o almeno sarei stato preso in considerazione dalla Federazione.
Non hai mai avuto proposte per andare a giocare in un altra societ�?
S�, nel 1982 mi volevano il Varese, il Merano e un'altra squadra che non ricordo. Forse mi avevano richiesto anche prima, ma non ho mai saputo nulla. In quell'epoca, mia madre aveva lasciato il ristorante, dove lavoravo anch'io, per un'altra attivit� commerciale e cos� mi ritrovai senza un'occupazione. Volevo sposarmi, avere un figlio (di l� a poco nacque Gabriele, giocatore dell'All Stars, ndr). Chiesi al presidente Cotta Morandini di essere stipendiato dalla societ� dodici mesi l'anno, o di avere un lavoro che mi permettesse di allenarmi, oppure di essere lasciato libero di andare a giocare altrove. L'avvocato, che era assessore in Provincia, mi aiut� ad entrare nelle Guardie Forestali. E cos� rimasi a Torre Pellice.
L'addio fu rimandato di qualche anno. Giocasti a Como, poi approdasti in Valle d'Aosta...
S�, la vita non va sempre per il verso giusto e a volte hai bisogno di cambiare e di ricominciare. Io l'ho fatto a Courmayeur. Ho vinto nel 90/91 il campionato di B2, ottenendo la promozione in B1. Poi per� sono arrivati Da Rin e Zumofen e per me non c'� stato pi� spazio. Mi spedirono a Cogne, di nuovo in B2, ma dopo qualche partita smisi di giocare, concludendo la carriera.
Per ricominciare pochi mesi fa, alla bella et� di 45 anni...
Ho accettato perch� la societ� mi ha dato carta bianca ed � bello poter allenare. Abbiamo fatto grandi progressi, chi ha visto la partita contro il Pinerolo e poi quella contro la Valpe pensava che avessimo nuovi giocatori in organico!
Certo, il mestiere di allenatore � impegnativo. E' molto difficile dire a qualcuno: "Stai fuori", perch� so quanto si pu� stare male. Ma sono convinto di poter insegnare qualcosa: almeno lo spirito con cui si deve scendere in pista. Anche per questo, mi spiace molto di non poter allenare mio figlio Gabriele.
Ora vedremo: chieder� ai dirigenti de Les Aigles se vogliono provare a vincere il campionato o preferiscono continuare a livello amatoriale. Qui l'hockey subisce la grande concorrenza dello sci: ma con i risultati si stanno muovendo i giornali e chiss� che le cose non cambino. Comunque, che fatica giocare! Ogni giorno scopro un acciacco nuovo!
(PS: A dire il vero, domenica 15, tutti questi acciacchi non si sono notati!)
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