RITRATTO DI LEI

di Cristina Nari

L'aula è gremita di gente.

Non si era mai visto un simile campionario di razze nello stesso posto: nelle prime file ci sono gli altaniani dagli occhi viola, con la pelle così bianca e glabra, i corpi così longilinei da sembrare angeli; dietro ci sono i Maran, che abitano su un pianeta dal clima tanto rigido da dover modificare il loro metabolismo entrando in letargo per metà dell'anno; e tra di loro gli Agàdir , famosi in tutto il Sistema per la loro capacità di cambiare sesso..... per questo motivo, gli Agàdir sono i più richiesti dai turisti per l'amore mercenario.

Qua e là si scorge persino qualche terrestre. Sono tutti esseri umani, naturalmente, ma non potrebbero essere più diversi, divisi tra loro sin dalla nascita. Eppure sono riuscito a radunarli tutti nella stessa stanza....

Oh! senza volerlo, sia chiaro, se potessi scegliere dove andare questo sarebbe l'ultimo posto che mi verrebbe in mente; ma loro sono venuti qui a causa mia, e in un certo senso mi fa sentire orgoglioso.

Io mi chiamo Daniel. Se avessi un cognome sarebbe Travis, lo so per certo perché ho fatto delle ricerche, ma i cognomi sul mio pianeta sono stati banditi molti anni fa. Perché "generano confusione e sono antidemocratici", almeno così mi hanno insegnato a scuola. Dunque, io sono solo Daniel e sto seduto nel banco degli imputati, seguito in ogni gesto da un centinaio d'occhi.

Non che mi senta a disagio. Anzi, non sono mai stato più tranquillo! Guardo le cose come se succedessero a qualcun altro, ma finalmente le comprendo.

- Signor Daniel di Aragon, ha la parola. Vuole esporci con parole sue come si sono svolti gli avvenimenti? -

Per guardare in faccia il giudice devo allungare il collo. Strani i processi di Hèlios; dove l'imputato può parlare per primo ma il giudice può guardarti dall'alto in basso! .... decido di ignorare il baldacchino e guardo avanti a me. Mi alzo, perché così mi è stato raccomandato di fare, e cerco di ricordarmi come è cominciata:

- Quando vidi quella foto seppi di aver trovato l'amore della mia vita.

Non scambiatelo per un comune colpo di fulmine, no, lei era molto di più. Se dico di essere stato fatto per lei, o che siamo anime gemelle, sono ancora lontano dalla verità.... il linguaggio ha i suoi limiti.

Lei era proprio graziosa, con quel ciuffo sbarazzino e il visetto candido, a metà tra infanzia e adolescenza. Non poteva-esserci nulla di brutto dietro quell'espressione. Più o meno doveva avere sui diciotto, diciannove anni, eppure dal suo sguardo traspariva una franchezza e una decisione che non ho mai visto in nessun adulto. Mi ero sempre burlato delle teorie sulla reincarnazione, ma quello sguardo l'ho riconosciuto subito per istinto.

....So quello che pensate, ve lo leggo in faccia: questo è un oscurantista, nella nostra sicura, ordinata civiltà tecnologica non si può credere ancora a queste cose....

ma vedete, non è il fatto di avere un androide personale al mio servizio che mi rende sicuro. e l'esserci liberati dal lavoro, o dalla necessità del cibo non ci aiuta... adesso abbiamo molto più tempo libero, ed è proprio questo che ci spaventa...­

Un mormorio di disapprovazione si leva dal pubblico.

- ...SILENZIO, PREGO! - grida il giudice - La testimonianza non è finita. Continui, signor Daniel. -

-lo... io non volevo rimproverare nessuno, ma non parlo solo per me.

A volte mi sentivo irreale, e so che è così per molti dei miei amici; anche se non ne abbiamo mai parlato. So che la religione non è ragionevole, ma rappresenta un brandello delle nostre radici,e non potete immaginare quanto siano importanti le radici qui, su Monocerus. Io sono nato in questo pianeta, ma i miei genitori sono terrestri e non ci siamo mai conosciuti..... -

La faccia larga e piatta del giudice si muove in un cenno di diniego.

- Signor Daniel, le ricordo che l'imputato è lei. Sta forse cercando di mettere sotto accusa il pianeta che l'ha generosamente ospitato? -

Ha ragione. Sto esagerando, ma adesso che conosco i miei sentimenti non posso fare a meno di buttarli fuori come un torrente in piena, anche se so che la forma non è appropriata. Fingo di schiarirmi la voce per prendermi più tempo, ma posso solo sperare di non essere troppo aspro:

- ...Mi spiace. Naturalmente ci avete lasciati qui per il nostro bene, perché... la Terra era diventata invivibile e le famiglie si stavano imbarbarendo.... -

Il giudice leva la mano per prevenire la protesta dei terrestri, troppo tardi, e in mezzo al baccano lo sento mormorare Appunto!

I terrestri vengono allontanati dall'aula, qualcuno fa ancora in tempo a tirare un bicchiere di carta, e io chino la testa con aria colpevole. Seguono trenta secondi di tragico silenzio. Poi il giudice riprende a parlare:

- Come ho già avuto modo di farle notare - dice in tono stranamente neutro - lei è qui per essere giudicato, non per sparare sentenze. Se non si attiene ai fatti sarò costretto a chiedere la perizia psichiatrica. -

Questo mi lascia letteralmente ammutolito. Giro gli occhi di qua e di là, ma non oso aggiungere altro.

- Stava parlando di una foto. Di chi era questa foto? -

-...la foto ... si. - mi sforzo di sussurrare - Io l'ho vista in mi periodo particolare della mia vita - e questo lo dico a voce alta.

- Le ho detto che, talvolta, mi sembrava che nulla di ciò che facevo valesse la pena, mi pareva di non esistere: ma anche questi erano brevi sprazzi di lucidità a distanza di anni, momenti che capisco solo ora.

In quel momento, invece, sentivo più chiaramente di essere insoddisfatto. D'altra parte non vorrei accusare nessuno, può darsi che lo fossi non perché gli altri non mi davano niente, ma perché io non avevo niente da dare agli altri. -

Questa fase l'avevo letta in un romanzo, e sembra tranquillizzare il pubblico. Un altaniano sorride ironico. Io decido di non mentire più, se posso farne a meno.

- Potrebbe essere più stringato? - chiede il giudice - Non c'è bisogno che si dilunghi a descrivere ciò che provava, ci parli degli avvenimenti! -

- Anche i sentimenti si possono considerare degli avvenimenti - replico a mò di scusa.

- Certo, ma in questo momento le sue opinioni personali ci interessano poco. - A quel punto lo guardo finalmente dritto negli occhi:

- Sono spiacente, ma quello che é successo non si può separare da quello che provavo. Si tratta della stessa cosa. -

Il giudice ha un sospiro strozzato. Si sta esasperando, lo sento, del resto l'ha voluto lui. E' da più di un'ora che mi sta facendo pressioni, deve farmi parlare perché così dice la legge, ma sta cercando di farmi dire solo quello che piace a lui.

- Va bene - conclude infine - può continuare, ma non tollererò altre invettive; alla prossima verrà riportato in cella.­

Getto uno sguardo intorno, e mi accorgo che il pubblico si sta divertendo più che ad una partita di tennis.

-...Grazie. Quella foto aveva molto a che fare coi miei sentimenti. Non che prima non ne provassi del tutto, ma erano come attutiti, in sordina.... per un po' ho creduto di aver vissuto, poi arriva il momento in cui ci si sveglia dalla consuetudine e si scopre che il meglio deve ancora venire. Parlo in generale, ovviamente, di tutti e di nessuno: è qualcosa che può accadere a lei; o agli Agàdir, o anche sulla Terra. Non sto dicendo che un pianeta sia migliore o peggiore di un altro..... In passato succedeva con la nascita di un figlio, quando ancora era permesso tenerli, per altri bastava un viaggio non programmato. un incidente senza conseguenze... grandi e piccoli avvenimenti che hanno lo scopo di rivelarci l'esistenza di altri mondi, altri stati mentali.

Nel mio caso, il risveglio aveva gli occhi buoni e severi di una ragazza che sfilava in un corteo di protesta, una persona che non avevo mai visto prima. Già... perché quell'immagine faceva parte di una mostra fotografica sulle colonie in guerra organizzata dal mio Liceo.

La foto era stata scattata nella zona neutrale, all'estremità della nazione. un territorio che per la sua posizione difficilmente sarebbe entrato nel conflitto.... Eppure il corteo delle ragazze chiedeva la pace, chiedeva la cessazione immediata di tutte le ostilità. Perché lo facevano?

Non avevano nulla da temere, eppure protestavano lo stesso. Per me che non avevo mai avuto bisogno di desiderare niente era qualcosa di incomprensibile. Se l'avessero fatto per loro stesse l'avrei accettato meglio... La ragazza mi parlava di un mondo a cui non appartenevo - non in senso letterale - ma lei, e quelle come lei, erano diverse da tutti coloro che ho conosciuto, per questo sembrava di un altro mondo.

E tutto ciò che ho raccontato sulla foto mi è accaduto in un attimo; come un flash. Allora il conflitto non si era ancora esteso sin qui, la guerra la vedevo solo in tivù, e la trovavo anche un po' noiosa. Ma osservando lei mi resi conto di colpo che queste atrocità erano reali, che le teste mozzate e le bambine stuprate erano vere, e che questa guerra non era meno brutale di quelle terrestri. Acquistai il catalogo fotografico, ma poi capii che non mi bastava. Volevo la sua foto, ma non volevo rovinare il libro: ero cosciente di quello che significava, l'amore per la ragazza si accompagnava al rispetto per ciò che stava succedendo.

Risparmiai come un forsennato per comprarmi un altro catalogo, appena in tempo prima che la mostra chiudesse. Ritagliai la foto con ogni cura. La accarezzavo ogni sera ma poi la rimettevo nella cornice perché non si sciupasse. Era lei che aspettavo. Forse anche la ragazza mi aspettava, con la differenza che io non avevo alcuna possibilità di diffondere la mia immagine perché potesse riconoscermi.

Ma potevo almeno cercare informazioni su di lei.

Così, io che avevo passato il mio tempo tra la scuola, gli amici e la discoteca, cominciai a raccogliere notizie sulla guerra, la politica, la zona neutrale, la Storia terrestre, nel disperato tentativo di conoscere almeno il suo nome. E non lo facevo più solo per lei, erano argomenti che mi interessavano sul serio!

Cambiai letture. Prima adoravo i fumetti comici e i romanzi tratti da film, dopo cominciai a divorare saggi e biografie. Mi piacevano soprattutto le storie sulle popolazioni di pellirosse, Kiowa in particolare. Mi iscrissi ad una associazione umanitaria, firmai decine di petizioni e ne diffusi altrettante. Distribuivo i volantini a scuola e per la strada. Ma della ragazza nessuna traccia. Quella che avevo doveva essere la sua unica foto in circolazione.

Guardandola più spesso iniziai a scorgere altre sfumature, per esempio come reclinava la testa; la compostezza della sua figura, nuove tonalità nello sguardo. Non era solo decisa, era triste, ma era proprio la tristezza a renderla più bella. Quando - circa un anno fa - la scuola annunciò che avrebbe incluso degli studenti tra gli aiuti umanitari feci carte false per partecipare al viaggio. Avrebbero costeggiato la zona neutrale, e proprio al confine le ragazze del corteo dovevano portare i rifornimenti. Con un po' di fortuna, chissà, avrei potuto vederla.

Certo non sapevo. non potevo immaginare cosa fosse una guerra, io ch'ero sempre vissuto ad Aragon.

Quando informai il mio tutore si mostrò molto colpito. e fece di tutto per dissuadermi. Mi disse che la regione in guerra era quella che somigliava di più alla nostra patria d'origine, la Terra, che le colonie coinvolte erano il frutto di una generazione che si ostinava a conservare le vecchie tradizioni e che per questo risentivano della nefasta influenza terrestre. Mi spiegò chiaramente che quella gente era "il nostro più clamoroso fallimento", ma ottenne (effetto opposto. Ero sempre più attratto da quei luoghi... Per anni ero vissuto lontano dagli istinti e non ero stato felice, ora ne ero sicuro. Mi sentivo ansioso di conoscere il "lato oscuro" della razza umana: per quanto fosse orrenda, la violenza doveva pure avere uno scopo. Al di là delle ragioni di convenienza comuni ad ogni conflitto dev' esserci un senso, per quanto distorto, uscito dai binari delle leggi naturali - pensavo tra me.

Mi rifiutavo di credere che la guerra sia una fatalità che si può trasmettere come una malattia contagiosa, che si debba solo "aspettare che passi".

Certo, con il mio tutore non mi espressi proprio in questo modo. Non mi avrebbe capito. Gli dissi semplicemente che sentivo il bisogno di rendermi utile a qualcuno, il che era vero. Lui non fu d'accordo, ma ormai avevo raggiunto la maggiore età e non poté far nulla per impedirmi di partire.

Mi interrompo per un attimo: il giudice ha un'espressione di vera sofferenza, ma la giuria e il pubblico si stanno divertendo. Chissà su questa storia si potrebbe scrivere un libro!

- Se si sta domandando dove andavo a pescare i libri - aggiungo - la risposta è semplice: per strada. Incontrammo almeno tre biblioteche e librerie sventrate dalle bombe, con gli scaffali ancora parzialmente in ordine. Per contro, non c'era anima viva. Dopo giorni e giorni non avevamo ancora incontrato nessuno. La guerra sembrava una cosa lontana., non fosse stato per i disastri che testimoniavano quanto fosse reale.

-...ma la guerra è finita? - domandai ingenuamente al ragazzo che mi stava a fianco, uno spilungone dall'aria tranquilla.

- Macché... è stato così anche l'ultima volta - rispose come se con questo mi avesse spiegato tutto.

Ci accampammo per la notte, fissando le tende ai lati del furgone dal momento che il terreno era così fangoso da sembrare sabbie mobili... -

D giudice ha un movimento nervoso come a dire: "sempre 'saggerato!.... - Vada a vedere, se non ci crede... -

- Sssi, ssssii, le credo. Continui. senno' facciamo notte! -

Il tono mi lascia un po' interdetto. Perché ad un giudice è possibile assumere un atteggiamento che in un testimone verrebbe definito "oltraggio alla corte"?

- Be' ... - sussurro - mi sembrava un po' strano che il terreno fosse così molle mentre il sole picchiava sui fiumi asciutti, e io gettai via i vestiti invernali che avevo portato. Me ne lasciai parecchi alle spalle, ogni volta che ripartivamo per quella destinazione che mi sembrava sempre più lontana.... maglioni e cappelli, un paio di calzoni, gettai via un bel po' di roba perché un intrico di rami giganteschi ci sbarrò la strada, costringendoci ad abbandonare il furgone. -

-... Uhmmmm... - fa il giudice con il mento stancamente appoggiato alla mano - e Biancaneve non c'era? -

- Come?... -

- Nulla! Vada pure avanti -

- Stavo per dire che voltandomi casualmente, mi accorsi che i miei vestiti venivano raccolti di volta in volta da bambini laceri, vecchi, donne, che li acchiappavano per poi guizzare via appena rallentavo il passo. Lo dissi ad Albion. Cosa eravamo venuti a fare se la gente si rifiutava di avvicinarci se addirittura aveva paura di noi? Lui mi fece un'alzata di spalle che poteva voler dire sia "Passerà!" , sia "Ti sei inventato tutto!".

Dal canto mio, mi convinsi definitivamente che fosse scemo.

Chi aveva avuto la bella idea di nominarlo caposquadra?! L'aspetto vissuto contrastava molto col suo carattere, che era invece pigro e tranquillo. Non era un debole, questo no, sapeva mediare e l'ho visto frenare in tempo più di una crisi isterica; ma prendeva le sue decisioni solo quando le circostanze lo tiravano per i capelli.

Non mi diceva mai nulla, a parte le sue interminabili citazioni. Io non avevo imparato un solo nome dei nostri compagni di viaggio. Non avevo idea di dove stessimo andando e cosa avremmo dovuto fare.... se avessi creduto che poteva servire a qualcosa , avrei puntato i piedi pretendendo di essere riaccompagnato a casa: ma avevo diciotto anni, ero andato di mia volontà, e non c'era speranza di tornare indietro prima dei tempi prestabiliti.

Al mattino presto, un momento prima che ripartissimo comparvero i federali nelle loro divise colorate, così stirate e smaglianti che sembravano le comparse in un film di guerra. Albion e gli altri si irrigidirono, io colsi al volo la vaga opportunità di fare un viaggio più comodo e mi sporsi da dietro un albero:

-...HEEHEEEY!...da questa parte! - gridai sventolando il braccio.

- Ma sei rincoglionito?! - replicò Albion tirandomi indietro. Cì disperdemmo evitando i proiettili, per fortuna eravamo abbastanza lontani, solo un paio di bossoli andarono a conficcarsi alla base dei tronchi. lo non capivo più niente.

- .. ma che... che cc.... - balbettai .

- ...cazzo, Daniel - imprecò lo spilungone del giorno prima - lo credevo che lo sapessi! -

- Sapere cosa!?.... -

- Non c'è nessuna guerra da queste parti. E' solo una repressione delle colonie più arretrate per dare alla tv qualcosa di cui occuparsi... ! -

Mi fermo perché io stesso ho bisogno di una pausa per riflettere, per calmarmi.

- E si aspetta che noi crediamo a questa storia? - commenta il giudice con voce priva d'espressione.

- Non è tutto.... non sono ancora arrivato al motivo per cui mi hanno arrestato. L'esercito non accennava a seguirci. Forse aveva solo voluto spaventarci... e c'era riuscito benissimo! Proseguendo il cammino capimmo finalmente perché il terreno era così molle: cadaveri, corpi seminati ovunque, sangue che scorreva come acqua. Per lo più erano uomini sulla cinquantina, ma vidi anche qualche ragazzo della mia età.

Ero annichilito. Nella confusione mentale mi domandai la cosa che interessava di meno, cioè che fine avessero fatto i corpi che il cui sangue aveva ammorbidito il terreno intorno al furgone. Se fossero stati seppelliti dai familiari superstiti, o se invece fossero stati spazzati via dallo stesso esercito.. -

- Signor Daniel - interviene il giudice - la sua immaginazione è degna del "Silenzio degli innocenti"... -

Mi guardo alle spalle e scopro che una ragazza del pubblico si sente male. Molti membri della giuria si sono allontanati o stanno uscendo in questo momento.

- Direi che le circostanze impongono la sospensione dell'udienza - aggiunge lui in tono compiaciuto - Riprenderemo domani. -

Questa notte l'ho sognata.

Si ergeva altissima sopra Aragon e spalancava le braccia, non ricordo se per spiccare il volo o per saltare sulla città. Strano sogno... Dicono che quando i bambini piccoli disegnano le cose di proporzioni enormi significa che istintivamente danno più importanza all'oggetto grande: per lo psicologo è un fatto evidente, ma i bambini non ne sono consapevoli, per loro nel disegno ogni cosa ha le stesse dimensioni. Allo stesso modo, per me era perfettamente naturale che lei fosse ingigantita, non ho provato né sorpresa né spavento. Non sono un bambino, ma cretto che i disegni dei piccoli e i sogni dei grandi abbiano la stessa capacità di mostrare la vita dell'inconscio.

Che strane cose mi vengono in mente. Cose che ho studiato per interesse personale e che pensavo che non mi sarebbero mai servite... invece mi servono a sopravvivere.

E difficile restare seduto in una cella d'un metro e mezzo senza fare bislacche associazioni mentali.

L'importante è che io tenga a mente il resto del discorso che dovrò fare al giudice. Lo dico perché, secondo le voci, sono molti gli imputati che da un giorno all'altro non sapevano più dire il loro nome. Sarà anche questo un effetto del virus? La perdita di memoria?

Adesso mi ricordo una bellissima frase d'amore di Oscar Wilde, scritta quando era in carcere: "la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è l'unica ragione per continuare a vivere in questo."

Non devo piangere.

- Bentornato, signor Daníel - fa il giudice col suo abituale sarcasmo. E' composto e impassibile come l'ho lasciato ieri. Per qualche assurdo motivo ho come la sensazione che sia rimasto li tutta la notte, col martelletto in mano, in attesa che io facessi il mio ingresso alle nove del mattino. Che ce l'abbia con me è stato piuttosto evidente...

- Per la salute del pubblico e della giuria, mi auguro che i particolari raccapriccianti siano finiti. -

-...S ... si. - rispondo incerto. - Come dice?! -

-...Sono finiti!!! - ripeto a voce alta. Accidenti a lui! Lo fa sembrare una storia inventata.

- ...Beh, non credo che possa essere definito raccapricciante - aggiungo impacciato. - Che cosa? -

- Abbiamo trovato un villaggio. Una specie di baraccopoli . abitata solo da bambini dai sei ai dodici anni. Sembrava ci stessero aspettando, e finalmente capii dove eravamo diretti. Fu un momento molto felice per tutti, ci fu la distribuzione delle provvigioni, anche se lei non era tra le altre ragazze. Le mie prime amicizie in quel posto me le feci coi bambini. -

C'è qualche sorrisino tra la giuria, Forse ho sbagliato tattica. Che basti andare più d'accordo coi bambini per essere considerato infermo di mente? ...ora che ci penso, nessuno dei miei compagni si tratteneva coi piccoli a meno che non fosse strettamente necessario.

Dunque ci fermammo li, a prenderci cura dei ragazzi. Mi faceva piacere, però ero pieno di confusione. Se la guerra era finta, contro chi protestavano le ragazze della foto.? Oppure lo stesso corteo era una messinscena? In questo caso non sapevo da parte di chi. L'idea che la mia anima gemella fosse una mistificatrice era inaccettabile.

Dormii poco e male. Ero sveglio, e allo stesso tempo ero lontano mille miglia da lì; non so dopo quanto tempo mi accorsi che mi stavano tirando per un braccio. Mi tirai su di colpo e vidi Albion, sopra di me, boccheggiare come un disperato.

- Che succede?! - esclamai spostandomi di lato - Ci stanno attaccando di nuovo?... - Albion parve sul punto di rispondere. Poi ebbe uno spasimo e cadde in avanti.

- Albion... per favore, parla! - gridai spaventato cercando di scuoterlo.

- Ehi, sono le tre del mattino! - protestò qualcuno dall'esterno - Fate le vostre cose in silenzio! - tuonò una ragazza ficcando la testa nella tenda.

- Oh, mio Dio!... - soggiunse. Strinse i pugni sulla bocca, allungò rigidamente le braccia e chiamò gli altri in maniera abbastanza calma; lo trasportarono fino alla sua tenda.

Albion era malato. Incapace di parlare, tanto meno di camminare, ci guardava con occhi pieni di panico ma i più spaventati eravamo noi. Per farlo mangiare dovevamo imboccarlo a turno. Bisognava sostenerlo nei suoi bisogni una decina di volte al giorno, e la maggior parte di noi non era abituata a questo tipo di lavori.

Non ho mai capito perché, fra tutti, Albion avesse chiesto aiuto proprio a me.... Forse è stato un caso, forse è uscito di notte e si è sentito male quando si trovava vicino alla mia tenda.

- Accidenti! - imprecò la ragazza col bambino - Con il capo in quelle condizioni non possiamo certo spostarci. -

- Ma brava! - sbottai - lui sta male e l'unica cosa che ti viene in mente è che non possiamo scappare! -

- Bè, qualcuno dovrà pure pensarci! - - Ma tu non eri infermiera, scusa...? - La ragazza, che seppi si chiamava Lucrezia, mi fissò con uno sguardo di ghiaccio. - Mi piacerebbe molto sapere quali nuove malattie vi siete inventati qua sopra... ma, con tutta la buona volontà, non le conosco! -

Quella frase mi irritò profondamente.

- E con questo che vuoi dire, che lui sta fingendo? Perché dovrebbe fare una cosa simile??? -

Non rispose né all'una, né all'altra domanda.- Finché non ne sapremo di più dovremo autoisolarci in quarantena. - si limitò ad aggiungere.

- Al diavolo... ! - fece un altro ragazzo - io non mi separo dal gruppo. -

II bambino di Lucrezia prese a strillare. Lei pestò pesantemente il piede per tema. - COSA HAI DETTO?! -

Il ragazzo che aveva parlato deglutì, e il suo sguardo si perse nel vuoto. -...Niente.­- Molto bene, allora. Vieni, Luca, mormorò prendendo in braccio il figlio - non è niente, è tutto a posto... - gli disse in tono rassicurante.

Albion continuava ad essere nutrito, ma deperiva sempre di più. A un certo punto cominciò a non sopportare più il cibo.

Due o tre di noi facevano la guardia dandosi il cambio, tre per notte in postazioni diverse, per avvertirci in caso di brutte sorprese. Impulsivamente avevo rimproverato Lucrezia ma coi vestiti ormai laceri, il capogruppo immobilizzato e quel mare di bambini da difendere mi sentivo come nel film "II signore delle mosche".

Era inquietante. Dietro ogni baracca mi sembrava di scorgere il nemico, per ogni normale uscita di qualcuno ala ricerca d'acqua o di cibo stavo in ansia finché non tornava. La notte che il turno di guardia toccò a me fu un vero incubo.

Albion stette male per diversi giorni. Quando ci eravamo appena rassegnati a perderlo, all'alba ci diede la sveglia passando davanti alle tende.

- Forza, forza, in piedi! - urlava dentro ogni apertura, anche nelle baracche dei bambini - Non abbiamo tutto il giorno, prima si smonta meglio è! -

Non avevamo voglia né tempo per farci domande, e fummo entusiasti di ripartire coi bambini al seguito.

In poco meno di mezz'ara, Albion mi parlò della sua ragazza, delle scuole che ha frequentato, del suo interesse per il nuoto e mi disse persino che da piccolo aveva avuto la scarlattina! Ero sconcertato. Non l'avevo mai visto così attivo e ciarliero. ... Sembrava quasi che la malattia gli avesse fatto bene! -

Il giudice mi guarda per la prima volta con occhio attento, scrutatore. Sostengo il suo sguardo, ma non riesco a capire perché mi turbi tanto.

- Continui...- e lo dice in tono di sfida.

Mi sento a disagio, ma raccolgo la sfida e vado avanti, con un piacere quasi masochistico.

-La ragazza, dopo l'ho incontrata... -

- ..... OOOOOOOH, alla buon'ora! - ribatte il giudice in tono sarcastico. Lo ammazzerei.

-...ma non era lei. - concludo. Tra la giuria c'é un silenzio teso.

- O meglio, non era la ragazza che mi aspettavo. Ci siamo fermati col suo gruppo, ma nel vederla ho dovuto frenare subito il mio entusiasmo. Era vestita di nero, come nella foto, aveva lo stesso splendido viso, ma l'atteggiamento era CM tutto sbagliato. Si chiamava Lara ed era fredda, formale, di rado si lasciava toccare da qualcuno e dava la mano solo quando ci era assolutamente costretta. D'altra parte, non potrei neanche dire che lo facesse apposta... dava l'impressione che non ci pensasse, che dimenticasse le normali regole dell'educazione.

I ragazzi ed io le chiedemmo spiegazioni sugli ultimi avvenimenti, sulla falsa guerra, sui soldati che sparavano sui civili. Mi disse che anche lei e il "gruppo in nero" erano infuriate per queste cose. Aveva scoperto che la sua immagine, assieme a quella di altri, era stata "rubata" e riutilizzata per ricreare lo scenario di guerra e di protesta attraverso il computer. Voleva denunciare il governo.

Ora, forse i miei compagni non se ne sono accorti, ma c'era qualcosa che non quadrava in quel discorso. Se erano state fatte delle manipolazioni, degli imbrogli, perché usare l'immagine di persone realmente esistenti. che potevano riconoscersi nelle foto in ogni momento e denunciare il fatto? Le ragazze in nero, poi, erano facilmente riconoscibili. Come si fa ad essere così idioti?! pensavo.

In realtà l'idiota ero io, ma non lo sapevo ancora. Però ero anche fortunato: nel gruppo finirono con l'ammalarsi tutti, anche i bambini, io sembravo l'unico immune dal virus. Abbiamo dovuto fermarci spesso dove capitava. per assistere i malati .... e ogni volta che uno guariva, avevo la sensazione di trovarmi davanti a un'altra persona. Lucrezia era meno autoritaria. Luca non piangeva più, diventato precocemente adulto. Connie, una delle ragazze in nero, divenne aggressiva e quasi violenta, tanto che siamo stati costretti ad allontanarla.

Ero raggelato. Probabilmente la malattia provocava dei danni cerebrali, modificando il carattere, avevo il terrore di poter perdere il controllo di me stesso da un momento all'altro. Questo da solo bastava a rendermi nervoso ed irritabile, e qualcuno cominciò a pensare che mi stessi ammalando anch'io, guardandosi bene dal dirmelo esplicitamente.

Per lo stesso motivo non potevo fidarmi di nessuno. Con chi avrei parlato, realmente? Non potevo saperlo. Con le tende aperte, sognavo spesso di essere aggredito nel sonno.

In qualche modo cominciai a credere che anche Lara si fosse ammalata e che la malattia l'avesse cambiata. Per me e' comodo dire una cosa simile, di lei conoscevo solo la foto, che talvolta tiravo fuori dalla tasca come per fare un confronto, la mia idea di lei era fantasia, eppure non riuscivo ad accettare di essermi sbagliato così clamorosamente. Comunque sia, non ebbi il coraggio di farle sapere che ero venuto lì per lei.... -

Respiro a fondo. E' adesso che viene il bello.

- ....Abbiamo dovuto allontanarci parecchie volte, per fare spedizioni alla ricerca d'acqua, e un paio di volte per cercare d'urgenza delle medicine. La prima abbiamo avuto fortuna, la seconda abbiamo dovuto arrangiarci con quello che forniva la natura. E' proprio durante una di queste spedizioni che sono incappato in una torre. Sembrava piantata lì per caso.

Una torre di vedetta in pieno deserto, senza nulla intorno, è forse la cosa più assurda al mondo., e forse è proprio il senso dell'impossibile che l'ha difesa fino ad allora.

Con me non ha funzionato. Anzi, mi ha reso ancora più curioso. La porta era sbarrata, naturalmente, e ho sudato sette camicie per sfondarla, sperando che conservasse scorte di farina o cose del genere. Non c'era nulla da mangiare, ma c'era un pannello di comandi che ruotava nella parete circolare.

Rimasi affascinato dal movimento lento ed ipnotico. Ormai ero lì; perché non provare a schiacciare qualche leva? Lo so, la curiosità uccide il gatto, per quel che ne sapevo quel coso poteva essere un razzo che mi avrebbe spedito dritto su Marte. Ma non era un razzo.

Tirai non so cosa accompagnandomi al movimento circolare, e al centro della sala comparve una bambina bruna, di circa otto anni. Sconvolto, pensai di avere azionato un teletrasporto - anche se finora li ho visti solo nei film. Il teletrasporto é inverosimile....

- Da dove vieni? - le dissi avvicinandomi - Stai bene, vero? Non ho fatto niente di sbagliato... -

Incredibile! Volevo essere rassicurato da una bambinetta di otto anni; ma ad ogni passo che muovevo verso di lei si faceva sempre più indistinta, più sbiadita. Quando arrivai al punto dove stava ero rimasto solo io.

In un certo senso, avrei preferito soffrire il senso di colpa per aver ucciso una bambina, piuttosto che dover scoprire che potevo ricreare di volta in volta un altro Albion, un'altra Lara, i bambini.... -

Lascio trascorrere qualche secondo. In aula non si sente volare una mosca.

- Le immagini erano tridimensionali e, stranamente, si potevano toccare. Sono riuscito a sfiorare Lara un attimo prima che si disintegrasse, ed era solida come me. Però; appunto, le mie proiezioni duravano al massimo qualche minuto ed erano del tutto casuali, non sapevo cosa stavo facendo. La torre sembrava già impostata in una certa maniera, e di sicuro doveva esserci una specie di sistema di sicurezza per impedire che in giro circolasse più di un doppione.

...Perché ormai ne ero sicuro: tutti quelli colpiti dal virus erano morti, e in qualche maniera erano stati sostituiti da repliche. Copie che somigliavano all'originale solo dall'esterno, segno che chi le ha prodotte in realtà conosceva poco le persone. Oppure non si è dato pena di perfezionarle perché non lo riteneva necessario. Che cosa ne sia stato dei cadaveri, o come siano stati portati via senza che nessuno di noi lo notasse, questo non lo so. -

Il giudice sogghigna.

-...Comodo. Allora anche il mostro di Dusseldorf poteva difendersi dicendo di aver "distrutto" delle copie. -

- E come fa a sapere che non è stato così? rispondo io per provocarlo. Ci riesco. - Lei... LEI OSA... .- parla con voce concitata - Osa insinuare che il governo ha messo in atto un piano di autodístruzione, che stia massacrando l'umanità facendo in modo che nessuno se ne accorga!? Ma è una cosa folle!!! E' l'autodifesa più stupida che abbia m.... -

Incrocio le mani dietro la schiena e lo fisso negli occhi, che adesso mi sembrano proprio bovini.

- Non ho più parlato del governo. Gli ho attribuito solo l'iniziativa della falsa guerra... -

- E ALLORA DI CHI DIAVOLO STA PARLANDO?! -

Sento gli sguardi di pubblico e giuria contro la mia nuca. Li sento bruciare.

- Mentre "noi" eravamo tutti occupati a progettare superandroidi perfettamente inutili... -

- Non ci faccia lezioni di morale, sono fuori luogo! -

-... mentre ci tenevamo impegnati ad affrontare una guerra che non è mai esistita, si è introdotto tra noi un terzo elemento. Di soppiatto.

Non ha avuto bisogno di mostrarsi alla luce del sole, non si è dovuto sforzare particolarmente: gli è bastato installare delle macchine ad ologrammi in 31) in punti strategici - così perfette che le immagini si possono toccare - e sostituire le persone che una per una morivano di malattia. Non so se Lucrezia avesse ragione a dire che il virus è una creazione umana.... francamente ne dubito.

Se di invenzione si tratta, non è da parte del governo, al più sarà un ultramoderno DDT...

Per "loro" non c'è stato bisogno di presentazioni, no, bastava aspettare. E dopotutto non ci si presenta mai ai parassiti che infestano il giardino di casa! Le macchine hanno lo scopo di agevolare l'epidemia, di far credere che sia innocua e indurci a rinunciare alla già debole intenzione di chiedere aiuto alla Terra.

In realtà, questo pianeta non è mai stato adatto a noi, mentre probabilmente è più adatto alla loro costituzione. "Loro" considerano gli esseri umani degli insetti fastidiosi di cui sbarazzarsi, e contano sul fatto che siamo troppo miopi per renderci conto di quello che sta succedendo. Quando saremo tutti estinti, non dovranno fare altro che spegnere le macchine e stabilirsi qui. -

Il gelo che c'è in aula mi penetra nelle ossa. Mi guardano tutti, con espressione indecifrabile.

- ...Mi ascolti! - continuo allargando le mani - Sono stato accusato di aver ucciso non una, e neanche due persone, ma tutti i miei compagni di viaggio! Anche i bambini, anche la ragazza che mi ha spinto ad andare laggiù... Le pare ragionevole una cosa simile?! Io mi sono limitato a distruggere il pannello di comandi della torre! Non credevo che la loro morte sarebbe stata così reale, più reale di quella dei loro originali, ma posso giurare davanti a Dio che non ero là, nel momento in cui sono morti!...

Perdiana, perché avrei dovuto farlo? - - Perché lei è pazzo, signor Daniel. - Deglutisco senza capire.

- Signor giudice, neanche un pazzo si comporterebbe contro i suoi interessi fino a questo punto... Uccidere i miei compagni, tornare a casa e sedermi ad aspettare di essere arrestato. Una cinquantina di persone, uccise tutte insieme... non basta l'assurdità di questa accusa a dimostrare la tesi, se non di un complotto, almeno di una montatura contro di me?!? -

La domanda rimane in sospeso davanti alla faccia dei giudice. Cazzo, non avrei dovuto parlare di interessi, così sembro un insensibile...

E adesso che lo noto. Il giudice è "disturbato", come un televisore mal regolato. Una cosa che dura qualche secondo appena, nessuno tranne me sembra essersene accorto. Anche qui! Mi guardo intorno, cerco la ragazza che ieri ha vomitato, e vedo solo corpi rigidi e facce attente. Statue. Statue vive che sembrano in attesa di istruzioni. Quanti di loro sono reali e quanti sono già scomparsi nel nulla?

Quando si è sentita male, la ragazza era ancora lei? Oppure ha vomitato perché cominciavano ì primi segni della malattia?... C'è un cenno di intesa, o forse un gesto di compatimento, tra giudice e giurati. Io abbasso la testa.

- Fate entrare i testimoni - dice il giudice con voce piatta, come se nulla di ciò che ho raccontato avesse importanza.

Ora ho la certezza che sarò condannato a morte.

In un certo senso mi consola il fatto di aver detto la verità - forse per la prima volta nella mia vita. L'ho detta a me stesso.

...e ti par poco?





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