|
|
LORENZO -UNA STORIA VERA- di Cristian Caldera e Claudio Caliari
Molti passanti si voltavano a guardarlo mentre camminava svelto lungo la via stringendosi nei suoi brividi. In un'altra occasione avrebbe preferito passare per i campi anche a costo di allungare la strada, ma quel giorno i commenti divertiti della gente passavano veramente in secondo piano. Era sfinito e l'unica cosa che desiderava era arrivare a casa per potersi scaldare un po', e pensare come poteva cercare di cavarsela il giorno dopo. La strada che stava percorrendo era affiancata da numerosi negozi, che esponevano voluttuosi i loro prodotti in modo da attirare l'attenzione di ogni passante. Cartelli colorati annunciavano sconti di ogni tipo. Lui percorreva il tragitto almeno due volte al giorno e spesso si fermava ad osservare le vetrine, divertendosi nell'immaginare quando avrebbe potuto comprarsi un nuovo stereo, o l'ultimo cd degli U2. Sogni. Quel giorno però percorreva il marciapiede tenendo lo sguardo fisso per terra, senza pensare a nulla. Poi il marciapiede terminò d'improvviso e lui si accorse di percorrere il bordo della strada che lo avrebbe condotto a casa, dove avrebbe potuto scaldarsi. Superò il primo tornante e si avviò verso il secondo, sulla via in salita. Il paese in cui viveva sovrastava la cittadina. La strada che lo raggiungeva descriveva tre pigri tornanti, prima di entrare fra le case. Era un tragitto di circa quattro chilometri. Lorenzo si sentì sollevato di essersi lasciato alle spalle le occhiate della gente. Qualcuno certo si era chiesto cosa ci facesse quel ragazzo in canottiera in pieno inverno per le strade di Tione, ma lui aveva ben altri problemi per curarsene. Una signora che conosceva di vista si era fermata a chiedergli se stava bene, al che lui aveva bofonchiato qualcosa imbarazzato e aveva proseguito per la sua strada. Mancavano ancora tre chilometri al paese e il freddo lo stava stordendo; anche se era ancora presto si era già alzato il vento e gli ci voleva poco a indovinare che per qualche giomo sarebbe stato influenzato. Doveva ringraziare quei tre anche per questo. Era dall'inizio dell'anno scolastico che se la prendevano continuamente con lui, ma negli ultimi dieci giorni, da quando Claudio era partito per uno dei suoi soliti viaggi, si erano divertiti a calcare la mano: ormai viveva nel terrore di quello che gli avrebbero fatto il giorno dopo. All'inizio non era stato niente di particolarmente diverso dal solito, lo avevano semplicemente costretto a fargli copiare i compiti. Solo che poi, quando aveva protestato che il professore se ne sarebbe accorto, loro lo avevano rassicurato che non sarebbe successo. Aveva impiegato qualche secondo a capire cosa stavano facendo: mentre Francesco, gli parlava, Renato ed Andrea avevano dato fuoco al suo quaderno sotto i suoi occhi allibiti. Il giorno dopo avevano iniziato a derubarlo sistematicamente. Anche questo non era niente di nuovo; quante volte gli avevano fatto fuori tutti i soldi della settimana in birre e brioches, o in prestiti che non avevano nessuna intenzione di restituire. Ma ad un assalto continuo e sistematico non era preparato. Per fargli capire che non scherzavano gli avevano tagliuzzato tutti i vestiti con un taglierino, senza andare tanto per il sottile e facendogli anche un bel po' di tagli. Il giorno dopo aveva venduto qualcuno dei suoi cd per avere i soldi con cui pagarli, e per quel giorno era andata quasi liscia; si erano divertiti solo a strattonarlo un po'. Tanto potevano farlo impunemente, anche sotto gli occhi dei professori: qualcuno aveva paura di loro, altri semplicemente non ci badavano, in fondo era un ragazzo snello e muscoloso. Fino a un certo punto potevano sembrare dei giochi tra amici. Se solo avessero saputo tutto ciò che subiva. Le ferite si rimarginavano troppo lentamente rispetto al ritmo con cui le subiva. Anche in quel momento l'aria fredda che lo investiva gli procurava delle fitte di dolore, facendogli bruciare la pelle segnata dalle cicatrici. Purtroppo la calma di quel giorno era stata effimera. Il giomo successivo erano tornati alla carica nei cessi, chiedendogli ancora soldi. Lui aveva risposto che non ne aveva, ma loro avevano voluto controllare che fosse vero, e quando lui gli aveva dato tranquillo il portafogli per fargli vedere che non aveva nulla, loro si erano infuriati. Gli avevano preso il blocchetto dei buoni mensa, ridendo mentre lui cercava di recuperarto. -Ridatemelo!- aveva urlato più volte -Mi deve durare l'intera settimana.- Non c'era stato nulla da fare. Erano dei bastardi! Bastardi troppo forti per potersi ribellare. E non solo fisicamente. Oltre a lasciarlo a pancia vuota lo facevano anche stare al tavolo con loro e, dopo che loro si erano abbuffati di fronte a lui, facendogli venire i crampi allo stomaco, lo obbligavano a portare via i loro vassoi. Per giunta, a casa, sua madre era una convinta salutista che portava in tavola porzioni microscopiche e che considerava un crimine il mangiare qualcosa fuori orario, così la sera non faceva che rivoltarsi nel letto con lo stomaco che brontolava, sognando un pasto decente. O il ritorno del suo amico. Al terzo giorno che gli toccava saltare il pranzo aveva così fame che mentre sparecchiava i vassoi aveva fatto piazza pulita di tutti gli avanzi di pane che i tre bastardi avevano lasciato. Poi si era accorto che invece di uscire si erano fermati a guardarlo e stavano ridendo. Di lui. Come sempre. Quando si impose di distogliere la mente da quei ricordi, si accorse di aver raggiunto il paese. Lorenzo si rallegrò subito - finalmente era arrivato a casa e avrebbe potuto scaldarsi e mettere qualcosa sotto i denti Entrò di corsa in cucina, aprì il frigo. Vuoto. In quel momento sarebbe bastato motto meno a esasperarlo. Le spiegazioni della madre, scarabocchiate su un biglietto sopra il tavolo, aggiunsero solo altro sconforto: sua madre non aveva fatto in tempo a fare la spesa, perché l'avevano chiamata per un lavoro. Quindi lui avrebbe dovuto arrangiarsi. Con un movimento titubante, busso alla porta al piano terra, dove viveva una sua cara amica, Silvia. Lo aveva aiutato più volte nei momenti peggiori. Era l'unica con cui poteva aprirsi e maledire tutte le persone che incontrava: quasi la sua confidente. Venne ad aprire con i lunghi capelli castani bagnati, che le scendevano sulle spalle allargandosi a ventaglio. Ma Lorenzo non ci fece caso, all'inizio. Quando stava per entrare. già tutto preso a raccontare le sue sventure accorse che Silvia aveva aperto indossando solo un accappatoio rosa che, in quel momento, si era aperto, rivelando il suo corpo nudo di graziosa sedicenne. Sembrava non se ne fosse accoda, perché attese per un secondo le sue parole. Poi il suo sguardo segui quello dell'amico, che si era abbassato istintivamente. Anche lei in quel momento si accorse di non essere vestita, lancio un urlo e sbatté la porta con forza. Lorenzo rimase allibito nel giroscale. Un attimo dopo. Silvia tomo ad aprire. Questa volta indossava un paio di jeans stretti ed una maglia rossa, che si accordava con il colore che avevano assunto le sue guance. -Scusa, non volevo disturbarti balbetto Lorenzo, mentre si sedeva-è solo che mia madre é uscita e non ha comprato nulla. Con quella sua dannata mania di prendere solo cose fresche, giorno per giorno, ho su la cucina più vuota della mia pancia, se é possibile. -Non ti preoccupare, ti preparo io qualcosa.- sorrise Silvia aprendo un mobile e iniziando a affettare il pane. -Grazie, sei un'amica- rispose Lorenzo, sorridendole con gioia, e raccontandole la sua giornata, le ultime anghene subite e le paure del giorno seguente, sbafando intanto il succulento panino che gli aveva preparato. Silvia soffriva motto per lui -quanto voleva abbracciarlo e consolarlo- sapeva che Lorenzo era un'ottima persona, gentile e disponibile e pensare che alcuni se ne approfittavano, solo perché non aveva la forza di ribellarsi, le sembrava ingiusto e perfido. Pochi minuti dopo, divorato in pochi bocconi panino che gli aveva preparato, scappò rapido come era venuto: -ora devo tornare a casa. Il pof ci ha nempito di compiti, senza contare che devo rifare quelli di ieri, perché me li hanno rubati di nuovo. Sei la mia salvezza- esclamo, con la bocca ancora piena -Non so come avrei fatto senza il tuo aiuto- Lei lo salutò con un silenzioso sorriso, pieno di sentimento. Lorenzo non se ne accorse neppure: era già uscito chiudendosi la porta alle spalle. Silvia rimase in ascolto fino a quando senti chiudersi la porta dell'appartamento di sopra, poi si concesse uno sbuffo sconsolata ed inizio a sistemare quello che aveva appena usato. Il giorno dopo sorse e trascorse senza che succedesse nulla. A Lorenzo sembrava un sogno. I tre aguzzini non si erano fatti vedere e questo era per lui un preludio alla vera felicità. Quella sera mentre stava rincasando in fretta dopo aver gettato la spazzatura, senza alcun pensiero se non la volontà di godersi quegli attimi di pace, i suoi tormentatori tornarono a farsi vivi. Lorenzo dedusse subito che erano ponti per andare a qualche festa, visto che indossavano jeans neri e giubbotti di pelle dello stesso colore. Avevano i capelli pieni di gel, che li teneva diritti sopra la testa, e al collo portavano orgogliosi tutto il loro oro. Arrivarono in modo e lo circondarono. Mentre lui spostava il suo sguardo dall'uno all'altro, scesero e lo salutarono con la loro ironia volgare. Lorenzo si concentro su Francesco, il capo banda, per vedere che cosa volesse da lui. Improvvisamente si senti afferrato dalle braccia e trascinato dietro i bidoni. -Abbiamo bisogno di soldi- esordi il capo, mettendogli un dito contro il petto -é sabato sera e abbiamo voglia di spendere.- Non c'era neanche bisogno di minacce: ricordava benissimo che cosa era successo la volta precedente, quando aveva cercato di non darglieli. Non ci teneva a finire di nuovo tra i rifiuti maleodoranti, con la vergogna di dover chiamare qualcuno a togliere la sbarra di ferro con cui avevano chiuso il cassonetto. -Ma che cosa volete? Mi avete già derubato ieri!- replico, cercando di mantenere fermo il tono di voce. Francesco scoppio a ridere, un suono raschiante e privo di umorismo-Uh, é vero, ma sai, il sabato sera é sempre dispendioso. Oggi poi andiamo in un posto nuovo e ci hanno detto che é carissimo; poi, non per dire, tu sembrava proprio che ci stessi aspettando.- Lorenzo rimase a guardano senza dire nulla, Renato lo stringeva sempre più forte, schiacciandolo contro il bidone. Ancora indolenzito dal giorno precedente, non riusciva a pensare come limitare almeno i danni. Era ancora presto e come passatempo, in attesa dell'apertura dei locali, per loro capitava dannatamente a proposito... -Quanto hai oggi in tasca? Avrai almeno fregato qualcosa a tua madre o parliamo al vento? Guarda che le cose ci piace spiegarle una volta sola, se ce le fai ripetere di continuo c'è anche la possibilità che ci incazziamo di brutto, non saremo sempre comprensivi come abbiamo fatto finora!- La voce di Francesco era sempre fredda e controllata, Lorenzo vi avvertiva una nota di ira crescente che riusci a tardo rabbrividire. Sapeva benissimo a cosa potevano arrivare, se non venivano accontentati. -Controllate pure, non ho niente!- gridava, cercando di staccarsi dal cassonetto. Era alle solite, ma non sapeva cos'altro dire... La voce di Francesco si introdusse nei suoi pensieri -Non é che per caso gli hai nascosti? Non sarebbe la prima volta, vere? Dopo l'ultima volta, quando li abbiamo trovati nelle scarpe, come possiamo fidarci ancora di te? Magari sono nei calzini! Dai, facci vedere... togliteli!- Lorenzo senti che la presa si indeboliva e scattò obbediente, rendendosi conto troppo tardi di essersi piegato fin troppo in fretta ai loro soprusi, ma ormai il danno era fatto e mentre era chinato a slacciarsi le scarpe senti le lato risate sopra di lui -0 magari te li sei nascosti nelle mutande bé, poi ti levi anche quelle_ah ah!- Lorenzo finse di non sentirli, sperando che stessero scherzando. Certo, non sarebbero arrivati a tanto._ anche se in fondo sapeva bene che ormai era diventato il loro giocattolo e che se glielo avessero chiesto -come probabilmente avrebbero fatto- avrebbe dovuto piegarsi anche a quell'umiliazione. Per un breve attimo, perso in questi pensieri tormentati, mentre come un automa mostrava i suoi calzini a Francesco, tenendo piedi nudi sul terreno gelato ricoperto di schifezze, odiò sé stesso con tutta la forza che aveva. Era una nullita e forse era giusto che quei tre approfittassero di lui. -Lorenzo, lascia perdere quei tre. Monta in macchina che ti porto a casa.- Il suo sguardo si alzò da terra, mentre la sua mente riconosceva quella voce calma e forte che dalla sua destra e faceva nascere una speranza di salvezza. Una Peugeot 206 blu notte, completa di minigonne e doppio alettone si era fermata a brevissima distanza, con il motore acceso. Claudio lo stava guardando dal finestrino abbassato con i suoi occhi azzurri ed uno sguardo impassibile sul volto severo. Era Claudio: era amvato. Per un attimo credette di sbagliarsi. In un attimo afferro le scarpe e raggiunse l'amico, montando in macchina. I tre aguzzini non avevano avuto nemmeno il tempo di reagire. Claudio aveva questa capacita di arrivare alle spalle senza farsi sentire, una cosa che lo aveva sempre lasciato di stucco. Era al settimo cielo, tanto che doveva trattenersi per non fare esplodere la sua gioia. Aveva ancora i calzini in mano e attaccato al piede un preservativo usato, ma dal sorriso che aveva stampato in volto si poteva pensare avesse vinto alla lotteria. -Sei tomato, finalmente. E' stata una settimana da incubo- esclamò, rilassandosi contro il sedile. Claudio si voltò appena e sorrise -Sono amvato da poco, giusto un ora fa. Da stasera io e i ragazzi suoniamo alla "Selva Nera", il nuovo locale dalle parti di Molveno. Non te ne avevo parlato? Mi sembrava.. - Lorenzo ascoltò l'amico, mentre gli raccontava del suo ultimo viaggio in Spagna, con gli amici del piccolo complesso meta! con cui suonava. Per lui era un piacere sentirlo: il suo tono era sempre coinvolgente e vivace, e poi era uno dei pochi che non lo faceva sentire una nullità parlando con lui con la massima naturalezza. Claudio fermò la macchina sotto casa sua e rimasero a chiacchierare per un'ora. Lorenzo avrebbe voluto invitarlo a salire, ma sua madre non sopportava gente per casa, figuriamoci dall'ironia schietta come Claudio. Senza neppure rimettersi scarpe e calzini, raccontò all'amico gli ultimi soprusi subiti, scoprendo di riuscire a panarne con sorprendente facilità. Era fin troppo abituato a questa vita. Poco Prima di salutarsi, Claudio lo invitò a andare con lui alla "Selva Nera,, -No, amico, non stasera. Ne ho già avuto abbastanza di quei tre, con la mia cazzo di sfiga me li ritrovo anche li, sarà per un'altra volta, ok?- Claudio si strinse nelle spalle, vagamente dispiaciuto, per poi riprendere la sua solita vitalità e tornare alla tanca con una nuova proposta:-Ehi, che ne dici di andare al lago domani mattina? Se é una bella giornata, Riva sarà piena di belle ragazze. Vedrai che bello.- -Tanto, vedo che il Preservativo ce l'hai già- aggiunse, dando una gomitata amichevole a Lorenzo, indicando il piede di Lorenzo dal quale spuntava il Preservativo usato che gli era rimasto impigliato venendo via dai rifiuti - guarda però che non é tosi che bisogna tenerli- aggiunse, ignorando il balbettio di disagio dell'amico e i movimenti veloci con cui gettava dal finestrino il preservativo -e sarebbe meglio che fossero nuovi.- -Lasciamo perdere- si intromise Lorenzo, cercando di riportare il discorso sul Progetto originale, che iniziava ad entusiasmarlo -per me va bene.- Claudio sorrise -Bene, facciamo alle nove, nove e mezzo. Cosi ho il tempo di dormire qualche ora. Sai, penso che stasera andrà alla grande!_ Lorenzo rise, colpendo l'amico alla spalla -Come al solito, eh? Ora vado, ci vediamo domani.- Scese dall'auto ed entrò in casa, sentendo le gomme della 206 che cigolavano sull'asfalto, mentre partiva. Lorenzo nella sua camera, era al settimo cielo per ciò che lo attendeva l'indomani, Una gita con Claudio: avrebbe potuto vedere all'opera l'amico, con il suo innato charme. Non gli era mai capitato di vederlo senza una bella ragazza al fianco. AI contrario di lui, invece. Ma domani ...é un altro giorno. Si, proprio... Casi come questo, permettevano a Lorenzo di rendersi veramente conto di quanto fosse disgraziata la sua vita: anche un giro al lago lo riempiva di gioia, precipitandolo in uno stato di tale agitazione che razionalmente non si poteva giustificane se non con la sua totale assenza di vita sociale. Iniziò a preparare la borsa per il giorno dopo. Se uno lo avesse visto in quel momento, avrebbe pensato che stesse partendo per l'Australia. A un certo punto fu tentato di chiamare Claudio, per chiedergli se aveva un costume da bagno in più da prestargli il suo era ancora uno di quegli slip da bagno che non si usavano da anni. Casomai qualcuno non sapesse ancora che razza di sfigato era... Era ancona quello che usava al mare da ragazzino, prima che morisse suo padre e sua madre diventasse ancona più strana di quello che era sempre stata, e quando l'aveva provato ci stava dentro a stento. Rimase a pensarci per un'eternità, fino a quando decise che non serviva a nulla complicarsi la vita. Fu allora che si mise a pensane alle ragazze. Era un argomento su cui non rifletteva spesso, forse perché aveva ben altro da preoccuparsi che non stare a crogiolarsi con simili fantasie. O forse, solo perché non aveva bisogno di un'atra cosa che gli facesse paura. Però quella sera, guardando la luna piena dalla finestra della sua camera, iniziò a dar corpo a tutta una serie di sogni teneri ed eccitanti insieme, a fantasie impacciate di incontri e baci... ...finché uno stamuto fan lo riportò alla realtà. Si accorse di avere aperto la finestra per chiudere le persiane e di non averla più richiusa. -Già- esclamò a sé stesso, affrettandosi a chiudere -non basta il freddo che mi fanno patine Francesco ed i suoi.- Si tolse il costume e lo mise in borsa col resto, poi si infilò il suo vecchio e liso pigiama beige e si sdraiò sul letto, cercando di pender sonno. Poche ore prima. Claudio era impegnato nei suoi esercizi quotidiani. Stretto nei suoi shorts di lycra nera le gocce di sudore gli imperlavano i pettorali guizzanti, mentre faceva le ultime ripetizioni. Durante i giomi in cui era stato via. non era riuscito a tenersi in forma a dovere, ma una volle a casa aveva subito ripreso le sue abitudini. Comprane quella macchina era stata davvero una buona idea; anche se ci teneva a mantenersi in esercizio era troppo pigro per farsi tutte le volte chilometri per andane in palestra. mentre avere gli attrezzi a portata di mano in camera sua rendeva tutto motto più comodo. Terminati gli esercizi si tolse la canottiera stretch e si mise di fronte allo specchio che teneva contro il muro opposto. Chiunque lo avesse guardato, lo avrebbe ritenuto semplicemente in forma. Lui però si allenava quotidianamente con pesi superiori a quanto si potesse sospettare. La sua struttura fisica non gli aveva permesso di sviluppane molta massa muscolare, una cosa che tempo addietro gli pesava, ma poi aveva capito che ne guadagnava in agilità e forza. Più di una volta aveva dato una lezione ai bulletti che trovava in discoteca, pompati di quelle porcherie da body bulding, ma senza nervo. Anche i tre che si divertivano con Lorenzo avevano impanato a stare al loro posto, con lui. Si sedette sul letto e si tolse le scarpe; quello che gli ci voleva era una bella doccia con il suo doccia schiuma rinvigorente e rigenerante. Poi sarebbe stato pronto per la serata. Mentre si asciugava si diverti a contrarre i muscoli: era pieno di energia. Stava ottenendo buoni risultati e avrebbe migliorato ancora. Non riusciva a dormire. Continuava a rigirarsi tra le lenzuola, sognando di quando l'avevano buttato in quel cassonetto. Eia una delle ultime giornale calde della stagione e dentro era pieno di schifezze in fermentazione e di roba molliccia e liquami vomitevoli. Li sentiva ancora colargli sulla pelle sotto ai vestiti, mentre continuava a sprofondare sempre di più, sempre di più... Finalmente si addormentò poco dopo aver guardato l'ora sulla sua radiosveglia: circa le quattro e mezza del mattino. Crollò in un sonno agitato, dimenticandosi di programmare la sveglia. Poche ore dopo lo svegliò sua madre, urlando il suo nome come se si fosse trovato nella casa in fondo alla strada, invece che sulla porta: -Sveglia Lorenzo, il mattino ha l'oro in bocca e chi dorme non piglia pesci- urlava, con un tono quasi musicale che rendeva il tutto odioso. -La solita solfa, quando mi lascerà in pace almeno la domenica- pensò automaticamente, prima che nella sua mente annebbiata si ricordasse della gita e si rendesse conto di essere in ritardo.. Sua madre era impettita sulla soglia-Lorenzo, alzati! Claudio é...- -E' già arrivato, cazzo.! Mamma .. - esclamò, guardandosi intorno dove cazzo aveva sparpagliato i suoi vestiti la sera prima - di a Claudio che sono subito ponto- -No, non é arrivato né arriverà! E' morto stanotte. Mi ha appena telefonato sua madre e sembrava tanto ansiosa che tu lo sapessi. Adesso lo sai! Ha avuto un incidente: sembra che sia finito contro un palo della luce, a S. Lorenzo. Secondo me era ubriaco- Ogni mattina, da sempre. Lorenzo era pronto per qualsiasi cosa gli potesse accadere, ma l'idea che potesse succedere qualcosa a Claudio non lo aveva mai sfiorato. La notizia lo colpi duramente: uno shock immediato che lo fece accasciare sul letto con gli occhi sbarrati al soffitto. La sua mente si svuotò di colpo, lasciando in sottofondo la voce acida di sua madre che continuava la sua patemale contro quel ragazzo che non aveva mai sopportato. -L'ho sempre detto che correva troppo; con quella sua aria da fighetto poi, non sembrava mai rendersi conto dei pericoli a cui andava incontro. Tutti così del resto voi giovani d'oggi, vi credete immortali, non lo sapete che basta un niente per lasciarci la pelle. Per questo bisogna fare una vita sana, invece di ingozzarsi come un maiale e dormire tutta la mattina come fai tu. Cerca di tirarti su da quel letto altrimenti vengo io ad alzarti! Per dare più fondamento alle sue parole, sua madre uscendo apri le imposte e l'aria gelida aveva riempito la stanza. Nonostante tutto, in quel momento servì a scuotere Lorenzo, che riprese a riunire i suoi pensieri. Doveva farsi forza. Se anche il suo unico amico se ne era andato, sarebbe comunque vissuto per sempre nel suo cuore. Era doloroso, ma prima si fosse abituato all'idea meno gli avrebbe fatto male. Ma anche per uno come lui, abituato a accettare l'ineluttabile, era più facile a dirsi che a farsi. Catturato dal biancore ipnotico e curativa del soffitto, Lorenzo non si era reso conto del passare del tempo, finché non era stato riportato alla realtà dalla pelle d'oca che lo intirizziva tutto. La finestra, aveva rammentato confusamente, ma quando aveva accompagnato con lo sguardo il suo pensiero si era sentito sopraffare dall'ira. Claudio, in jeans e camicia neri, era appoggiato alla finestra aperta I suoi occhi azzurri stavano guardando le montagne in lontananza.. - Non é la roba che si metterebbe per andare al lago - annoto Lorenzo distrattamente - avrà fatto mattina in discoteca- prima che la rabbia per quello scherzo crudele lo lasciasse impietrito. Adesso anche il suo unico amico si metteva ad umiliarlo. In mano teneva uno dei suoi fumetti. Come se - immaginò Lorenzo - dopo aver imbastito quello scherzo si fosse quasi annoiato aspettando che se ne accorgesse. . Non bastava il mondo intero a farlo sentire insicuro; doveva essersi messo d'accordo con sua madre - anche se era incredibile solo pensarlo - solo per ridere della sua reazione. Voleva vederlo piagnucolare come un bambino piccolo? L'ira di Lorenzo esplose-Ma che scherzo dei cazzo' Sei un bastardo! Ma vi sembra questo il modo di divertirvi tu e mia madre facendomi sentire un coglione'- gli gridò in faccia, mentre si alzava velocemente in piedi, con lo sguardo furente e rosso in volto. Claudio si voltò verso di lui, un gesto controllato, quasi stanco. Nei suoi occhi non si leggeva traccia di divertimento e questo fece vacillare per un attimo (amico -perché ti agiti tanto?- gli chiese. -Quanto sei divertente. Si, bravo, continua pure a ridere di me: mia madre é appena venuta qui a dirmi che eri morto.- L'ira spari e lui si accasciò sul letto ormai freddo, abbracciando il cuscino, spossato dalle emozioni contrastanti. Claudio era saltellato giù dal davanzale e gli si era avvicinato, sedendosi accanto a lui, posandogli una mano sulla spalla, per calmarlo. Era una cosa che non aveva mai fatto, e Lorenzo sentì il brivido di quel calare amico. -Sono morto, credimi.- le sue parole sembravano arrivare davvero dall'oltretomba, cosa poteva essergli successo?-Ieri sera sono andato alla `Selva Nera, quel locale di cui ti aveva parlato. Al ritorno ero un po' brillo, stavolta tua mamma c'ha proprio preso, e non mi sono accorto di un gatto che attraversava la strada. Quando l'ho visto ho sterzato di colpo, ma la macchina é scivolata sull'asfalto. Mi ricordo di aver visto il guard rail, con quei cartelli a strisce che mettono sulle curve, di aver capito che vi sarei finito contro. Ero veloce, forse troppo, Il colpo é stato impressionante. L'airbag é scattato, ma a quel punto le lamiere mi avevano dilaniato. Povera macchina, l'avevo appena presa, penso che sia finita direttamente allo sfascia carrozze.- Si alzò e tornò verso la finestra. Trascorse un momento di silenzio, prima che Lorenzo si girasse a guardarlo, col cuore in tumulto per la rabbia che non riusciva a sfogare e per il modo di fare dell'amico che lo lasciava allibito. Si era sempre divertito a parlare delle sue avventure, ingigantendo ogni fatto, ma non aveva mai calcato casi la mano. -Ti diverti proprio casi tanto a farla tanto lunga? Andate al diavolo, te e mia macire.- Si alzo nuovamente, tutto indolenzito per i lividi e coi bisogno di fare una pisciata pazzesca. Claudio non la smetteva ancora. Adesso gli stava ancora gridando dietro che era la verità, che era davvero un fantasma, che lui era l'unico a poterlo vedere, che lui non sapeva perché era successo cosi, ma che doveva credergli. Lorenzo lo lascio da solo, uscendo dalla camera. Entro in bagno e chiuse la porta a chiave. . Aveva gia dovuto sopportarne fin troppe per essere primo mattino e l'ultima cosa che voleva era che Claudio lo seguisse in bagno - come era suo solito - continuando a sproloquiare su quella storia dei fantasma.-Che vadano tutti e fare in culo- disse a sé stesso, mentre lo tirava fuori e svuotava la vescica. Era uscito dalla camera in tempo per non dover arrivare a dir qualcosa al suo unico amico, rischiando di offenderlo. Gli era già capitato di perdere il controllo e aveva visto nello sguardo di Claudio un certo dispiacere. Lui lo faceva per scuoterlo un po', non per prenderla in giro. Ma quel giomo lo stava scuotendo un po' troppo. -Pure ai fantasmi dovrei credere, adesso- brontolò scrollandolo dalle ultime gocce. Si lavò la faccia e rialzò la testa. Mentre buttava l'occhio allo specchio per vedere che faccia aveva - uno schifo, come al solito, e come poteva essere altrimenti, dopo quello spavento - nello specchio era comparso Claudio, seduto sul water con il giornalino in mano. Lorenzo si sentì cedere le ginocchia aveva chiuso la porta a chiave! Si voltò di scatto, per accertarsi che non fosse un'illusione. Claudio era lì, sul water, a leggere un altro dei suoi fumetti. Lorenzo provò a parlare, ma non emise un suono. Chiuse gli occhi, respirò profondamente, e riprese. -Come hai fatto ad entrare?- riuscì a balbettare, mentre i pensieri si accalcavano nella sua mente, rendendolo ancora più confuso. L'amico rispose, con tono quasi irritato, -te l'ho detto che sono un fantasma. Non ti aspetterai che una porta possa fermarmi? -, ripetendo tutta quella storia che ormai Lorenzo doveva suo malgrado accettare. Si sedette sul water e chiese a Claudio di lasciarlo solo un momento. Lui si strinse nelle spalle e scomparve. Quando tornò in camera si era fatto una ragione della situazione. Nonostante facesse sempre la figura dello stupido, aveva una grande adattabilità alle situazioni più assurde. -Come mai sei qua?- chiese d'impulso. -Non lo so, ma penso, boh?, forse devo aiutarti a risollevarti. Certo che sei la mia palla al piede anche quando sono morto, eh?- Lorenzo sorrise con fare ironico. Poi si accorse che Claudio reggeva in mano qualcosa, e il solo dubbio gli fece mancare un respiro:-Quella non sarà mica la torta che mia madre ha preparato per gli zii, vero? -Lorenzo!- la voce giunse acida e prepotente, seguita da sua madre che irruppe nella sua camera, mentre lui strappava dalle mani dell'amico morto il piatto di porcellana quasi vuoto. Sua madre lanciò un urlo angosciato -Come ti sei permesso! Lo sapevi per chi era! Ti ho sempre detto di non mangiare dolci fuori pasto e tu prendi la torta che io avevo fatto per gli ospiti. Ed ora che faccio? Questa me la paghi, maledetto! Rimarrai chiuso qui dentro per tutto il giorno. Non voglio vederti fino a domani, capito!- Afferrò quello che rimaneva del dolce e uscì chiudendo a chiave la porta. Lorenzo era rimasto pietrificato, mentre il suo amico era scoppiato a ridere. tenendosi la pancia con le mani. -Ti diverti, eh?- chiese, facendo trapelare un po' di rabbia nella voce -Ora mi tocca rimanere qui senza mangiare. Come al solito!- Claudio si asciugò le lacrime e cercò di tornare serio. -Mi vuoi spiegare perché un fantasma ha bisogno di mangiare? lo pensavo che una volta morto, uno non sentisse più nulla.- -Non lo so- rispose l'amico, riacquistando la sua solita compostezza - Forse il fatto che sono ancora legato al mondo dei vivi incide su tutto questo- Lorenzo accettò la spiegazione dell'amico ed iniziò a vestirsi - Però smettila di farmi queste domande del cazzo, guarda che ne so quanto te -. Alcune ore dopo l'atmosfera si era fatta molto tesa, Claudio non faceva altro che innervosirlo. Si era messo a sfogliare la guida dei programmi tv e aveva iniziato a rompergli i coglioni per tutto quel che mancava nella sua: - proprio stasera che fanno 'La Parassita Cannibale", se in questa merda di camera avessi almeno la tv, potremmo guardarcelo!- - Se proprio ci tieni puoi andartelo a vedere con mia madre, lei una troiata del genere non se la perde di sicuro; e già che ci sei, restaci!- Dirgli così non era servito a molto. Dopo essersi visto il film, sghignazzando tanto che Lorenzo lo aveva sentito fin dal suo letto, era ritornato proprio quando finalmente Lorenzo era riuscito a prender sonno e si era infilato nel suo letto scaraventandolo sul pavimento. Quando a tentoni e tutto acciaccato era riuscito a accendere la luce Claudio stava dormendo come un bambino. Lorenzo aveva preso una coperta dall'armadio e si era messo a dormire sul pavimento, svegliandosi il mattino dopo tutto intirizzito e dolorante. Quella convivenza sarebbe stata molto molto dura. Due giorni dopo si tenne il funerale di Claudio. La chiesa era piena di giovani, soprattutto di ragazze stravolte dal dolore. Lui aveva indossato il suo abito nero ed era andato in compagnia di Silvia, anche lei rigorosamente il nero. Nella sua omelia, il sacerdote era riuscito a mantenersi in sobrio equilibrio, parlando molto genericamente, visto che non conosceva bene il suo amico, che schivava la messa con la stessa assiduità con cui schivava il lavoro. Alla fine della cerimonia, si avvicinò alla madre dell'amico e gli porse le sue condoglianze. Si sentiva a disagio. Aveva fatto una fatica tremenda a rimanere serio per tutto il funerale, mentre l'amico passeggiava fra i banchi della chiesa, facendo commenti su uno o l'altro dei presenti, parlando di cinismo e di falsità per alcuni, commuovendosi con altri. Anche ora, mentre tornavano verso casa, Claudio era sempre al suo fianco, fischiettando come se nulla fosse. Dall'altro lato, Silvia rimaneva in silenzio, rispettando il suo presumibile dolore per la perdita dell'amico. Lorenzo non disse nulla: era difficile spiegare quello che gli stava succedendo. Avevano fatto solo pochi passi, che una voce fredda ed ironica lo chiamò da sinistra. -Lorenzo! Cosa fai da queste parti? Su, vieni qui da noi, altrimenti dovremo venire a prenderti.- Era Francesco, coi suoi due tirapiedi. Per un attimo, pensò di scappare. Poi si ricordò che con lui c'era Silvia ed il rischio che se la prendessero con lei era troppo alto. -Vai a casa. Ti raggiungo subito- disse, allontanando l'amica con un gesto. Senza voltarsi, si avviò verso i suoi torturatori. Claudio si frappose fra lui e il gruppo, camminando all'indietro. -Ascoltami, devi reagire. Mantieni uno sguardo sicuro, un sorriso appena accennato e ricordati che sono solo un gruppo di idioti. Sono codardi che se la prendono con i più deboli. Dimostrati forte e ti lasceranno in pace. E' solo una questione di atteggiamento.- Buoni consigli, ma lui non era così sicuro. Un'ora dopo stava tornando verso casa, attraverso i prati. Era completamente nudo e da un taglio sopra l'occhio scendeva una striscia di sangue fresco. Stava morendo congelato, ma non doveva fermarsi, altrimenti non avrebbe più raggiunto casa sua. Il cartone che reggeva intorno al bacino gli stava per scivolare dalle dita infreddolite. Si fermò un attimo per riposare. Il suo fiato si condensava in dense nuvolette di vapore, che rimanevano sospese per qualche attimo di fronte ai suoi occhi, prima di svanire nell'aria. Riprese a camminare. Ancora poche centinaia di metri e sarebbe stato al caldo. Mentre procedeva, riprese a pensare alla sua vita. Era un incapace. Non era riuscito a reagire, neanche mentre gli strappavano i vestiti di dosso e quando gli avevano detto - a posto! Adesso puoi andare! - aveva fatto dietro front come il loro bravo burattino. Claudio era sparito, probabilmente per non aggravare la sua vergogna. Almeno stavolta lo doveva ringraziare. Perché non riusciva ad arrabbiarsi, quando che n'era veramente bisogno? Spesso si irritava per nulla ed in quei momenti si sentiva in grado di spaccare il mondo. Poi, quando ce n'era realmente bisogno, veniva torturato senza reagire. Si odiava. -Sbagli- La voce aveva risuonato nella sua testa, improvvisamente. Si guardò intorno, senza vedere nessuno. Sul momento, aveva pensato a Claudio, ma il suo amico (o meglio, il suo fantasma) non si vedeva da nessuna parte- -Non sei un inetto! Sei più forte di quanto non pensi. Devi credere in te stesso.~ Lorenzo rimase stupito per qualche istante, poi si accorse di essere arrivato a casa. Non doveva farsi vedere da sua madre in quelle condizioni, altrimenti all'umiliazione si sarebbe aggiunta una punizione agghiacciante. Si avvicinò al citofono e suonò al piano inferiore. La voce di Silvia rispose dall'altra parte -Entra pure. Tua madre è qui da me e vi rimarrà bel un po'. Vengo ad aprirti.- Il cancello scattò con un rumore elettrico. Lorenzo percorse gli ultimi metri che lo separavano dall'entrata. Silvia aprì la porta e lo fece passare. Indossava pantaloni stretti ed un dolcevita nero molto anni settanta che fasciava i suoi seni piccoli e sodi. -Grazie- disse, cercando di sdrammatizzare la sua situazione con un sorriso. -Sei congelato- rispose l'amica con voce preoccupata -devi scaldarti.- Lo afferrò per un braccio e lo aiutò a salire le scale, fino a casa sua. Lorenzo avvertì con piacere il caldo della sua camera sulla pelle. Lasciò cadere a terra il cartone ed iniziò a vestirsi. Silvia, che tingendo discrezione si era girata verso la finestra lo sbirciò per tutto il tempo, sospirando fra sé e sé per le emozioni che la assalivano. Quando l'amico si sedette sul letto, lei gli si inginocchiò davanti. Claudio apparve accanto all'amico, appoggiato al muro a lato del letto, con gli occhi chiusi e le mani dietro la testa. -Non ti pare che sia giunto il momento di reagire?- La frase di Silvia lo colse alla sprovvista. Era stata detta con tono dolce, ma lui colse solo le nude parole. -Come potrei reagire? Sono in tre contro uno!- rispose, quasi gridando. Si pentì immediatamente di quel gesto impulsivo, ma era colmo di ira soffocata. Silvia abbassò lo sguardo, ferita. Lorenzo non riuscì a dire nulla. -Mi spiace vederti così. Devi deciderti a fare qualcosa, prima ce ti facciano male sul serio. Claudio aprì gli occhi e guardò l'amico come se fosse la persona più stupida del globo. -Lorenzo, svegliati! Non lo vedi che è cotta di te!- La frase fece sobbalzare Lorenzo, che rispose d'impulso, senza pensare Cosa?!- Silvia, credendo che lui si stesse rivolgendo a lei, esplose irritata -Come cosa? Ti derubano continuamente, ti umiliano, ti picchiano. E non credere che non sappia di quella volta che ti hanno messo in ginocchio nei cessi con la bocca aperta a fare da bersaglio per una gara di sputi! Oggi sei arrivato a casa nudo!- alzò il cartone con un gesto schifato, per sottolineare le sue parole; continuò, con tono di voce dolce e triste -Non voglio che finiscano per farti del male davvero.- avvicinò il volto al suo, fissandolo sempre negli occhi -lo tengo molto a te., Erano ormai a pochissimi centimetri. Lorenzo poteva sentire il respiro dell'amica, sempre più rapido. Il suo cuore iniziò a battere frenetico, mentre anche lui si piegava verso di lei. Il suo occhio sinistro colse un movimento rapido. Claudio era sospeso a mezz'aria, fissandoli con molto interesse ed un sorriso divertito stampato in volto. Lorenzo non voleva che quel momento giunto così inaspettato fosse disturbato da quell'imbecille e alzò una mano per spingere via l'amico. Il gesto fu così veloce che fece sobbalzare Silvia, facendola tirare indietro. L'amica fissò Lorenzo. Senti le lacrime salirle agli occhi, ma si costrinse a respingerle. -Devo andare- disse, alzandosi in piedi e dandogli le spalle. Uscì di corsa, coprendosi gli occhi con le mani, mentre sentendosi rifiutata iniziava a piangere. Lorenzo rimase a fissare il punto dove lei si trovava pochi attimi prima, rivivendo nel suo cuore quei brevi istanti. Un sentimento fino ad ora nascosto divenne evidente come la luce del sole.
Dopo pochi minuti, stava cercando di leggere il libro che aveva preso dallo scaffale in fondo al letto. II suo cuore, dopo essersi fermato per un attimo, si era messo a battere all'impazzata. Adesso stava tomando tutto normale. Claudio sbottò di colpo, facendolo trasalire -Lorenzo, se vuoi conquistarla devi dimostrarle quello che vali! -Cosa? Claudio sorrise ironico -Quella parola sta diventando un po' monotona, non trovi? Sé, per cominciare devi dare una lezione a quei tre! Lorenzo lo guardò pieno di ira. Ma cosa stava dicendo?! Eppure si conoscevano da anni: era sempre stato lui a fare tutto, era lui di solito a toglierlo dai guai. Cos'era, ancora uno di quei suoi scherzi del cavolo? Non era mai stato molto sensibile ai suoi sentimenti, ma da fantasma era ancora peggio. La rabbia gli fece dare voce ai suoi pensieri -SI, certo, semplicissimo. Poi, già che ci sono, passo dal professore e do una bella lezione anche a lui, tomo a casa e pesto a sangue mia madre. Mi sembra davvero un buon piano, quando si comincia? Aveva parlato con tono ironico, ripensando che era colpa sua se Silvia se ne era andata di corsa. Non aveva alcun intenzione di dargli corda. Invece che dimostrare un po' di sensibilità, Claudio iniziò ad urlargli contro -Senti, è inutile che te la prenda con me! Sarei io a dover essere incazzato, visto che è grazie a te che non ho ancora raggiunto il paradiso: tante belle ragazze nude che passeggiano fra prati fioriti senza pudore. Ovviamente, anch'io sarei nudo lassù- detto fatto, mentre parlava, se lo trovò davanti senza niente addosso che si mostrava pieno di orgoglio. Claudio stava ancora girando adamitico per la stanza gelida sorridendo della sua fantasia -Un paradiso appunto- aggiunse, fermandosi estasiato di sé. Lorenzo lo fissò in cagnesco; come gli era già successo, all'ammirazione era subentrata un po' d'invidia per quel fottuto bastardo: somigliava al protagonista di "ll giovane Holden", il libro che stava cercando di leggere in quel momento (anche se prendere un regalo di lei per cercare di distrarsi, non era stata una grande idea, in fondo). -Si, una bella favola.- intervenne, deciso a spezzare sul nascere le illusioni del fantasma -Se tu fossi in paradiso staresti cantando le lodi con una bella tunica bianca. - Claudio si voltò, con un'espressione che sembrava davvero preoccupata - Anche le ragazze hanno la tunica?- -Soprattutto loro- rispose Lorenzo, mentre la rabbia svaniva. Non riusciva a incazzarsi con lui quando faceva così. Restava il problema di quei tre -Che devo fare per liberarmi di loro?- Oh, non ti preoccupare, ho un piano infallibile!- Sapeva che, in fondo, su Claudio si poteva sempre contare. - Benissimo! Però...ehm...non potresti metterti qualcosa addosso?-
Quattro ore dopo stava rientrando nella sua stanza. Aveva la magna tagliuzzata in più punti e il labbro gonfio. Una costola incrinata gli procurava una fitta di dolore ad ogni respiro. Quando si tolse la maglia, dovette compiere un grosso sforzo per non urtare dal dolore. Claudio era dietro di lui, intento a sfogliare un libro. -Una piano davvero infallibile, complimenti!- sbottò, dandogli una spinta e scaraventandolo per terra -Per poco non mi ammazzavano! -Sei stato tu a non agire come ti avevo detto! Prima un calcio in bocca, poi tra le gambe. Ma tu ti sei fermato: sentimentale!- rispose Claudio, scocciato perché l'amico non aveva seguito i suoi consigli alla lettera_ Lorenzo scosse la testa. Con movimenti lenti e mirati si mise il pigiama e si infilò nel letto. Claudio si sdraiò accanto a lui, rimanendo a mezzo metro dal suolo, sospeso nel nulla. -Sai, penso che non riuscirò mai a riconquistarla- erano pensieri dolorosi, ma sentiva il bisogno di dar loro voce -Sono stato uno stupido a non accorgermi prima dei suoi sentimenti. E dei miei.- Chiuse gli occhi e si addormentò. Claudio sorrise: l'amore poteva essere un ottimo sprone per far emergere la vera forza dell'amico. Il giorno dopo, Silvia si decise ad andare a parlare con i tre ragazzi. Sapeva che a quell'ora li avrebbe trovati quasi di sicuro all'oratorio, a fare una partita a calcetto. Altrimenti li avrebbe facilmente rimediati al bar !l vicino, probabilmente ubriachi nonostante fossero solo le due del pomeriggio. In ogni caso era decisa a schierarsi dalla parte di Lorenzo e risolvere la questione una volta per tutte. Appena fu entrata nell'edificio, il cugino di Francesco l'aggredì con voce secca -E tu che vuoi?- Prima che potesse rispondere, Francesco lo zitti con un gesto -Ma che razza di modi! Lasciala accomodare. Che ne dici di una partitella. sai giocare?- chiese, indicando il calcetto. -Ne ho abbastanza di giocare con questo perdente cronico. Vai al bar e portaci un paio di bibite.- Paolo grugnì un assenso, prese la giacca e lasciò la stanza. Silvia si guardò un attimo intomo, prima di accettare l'invito. L'oratorio era vuoto: una sola stanza con due calcetti ed un tavolo da ping-pong, che veniva usato da pochi appassionati. -Devi scusarlo, a volte si comporta in maniera un po' brutale.- disse Francesco, mettendo la pallina in centro. -Già, come con Lorenzo, vero?- rispose lei, ironica. -Lorenzo?- -Sappiamo tutti e due di chi stiamo parlando.- lo riprese, mantenendo un tono freddo e controllato. Sentiva il cuore battere velocissimo: era giunto il momento delle spiegazioni. -Oh, si certo, non è a questo che pensavo. Più che altro è sua madre ad essere mostruosa con lui; noi al confronto gli facciamo solo qualche scherzo, perché si dia una mossa, una scossa di tanto in tanto, per spingerlo a migliorarsi. E' sua madre a rincretinirlo a forza di tenerlo chiuso digiuno in camera sua.- la spiegazione era giunta, così, rapida e apparentemente sensata. Silvia si sentì completamente spiazzata. Si era aspettata una persona volgare ed aggressiva, mentre ora si trovava a parlare con un ragazzo controllato e che le mostrava tutto in una luce diversa. -Guarda che è già capitato che alla fine abbiamo dovuto essere noi a dargli qualcosa con cui riempirsi lo stomaco- continuò Francesco, segnando un bel gol. Silvia non rispose. Non riusciva a trovare una falla nel suo ragionamento. Dopotutto anche lei conosceva la madre di Lorenzo. Più volte aveva avuto pietà per lui. Fuori, Lorenzo stava avvicinandosi di soppiatto all'auto di Francesco. Poco distante, Claudio gli faceva segno di avvicinarsi. La strada era libera. Avevano pensato a quell'azione la notte precedente. Aveva in mano un pacco di zucchero, con cui avrebbe rovinato irrimediabilmente l'auto del nemico. Era una sortita assurda, disperata, che neppure in un cartone animato. Ma era sempre un inizio di riscatto! Almeno lo sperava.-Forza- lo incitò il fantasma -non abbiamo tutto il giorno!- C'era anche una seconda parte nel Ioro piano, ma lui non l'aveva capita. Avrebbe seguito l'amico. Si appiattì contro la portiera della Golf nera. Presto quell'auto non si sarebbe più mossa. Stava per aprire il tappo del serbatoio, quando sentì la voce di Silvia provenire dall'oratorio. Cosa ci faceva li dentro? Che fosse da sola? Avrebbe potuto cogliere l'occasione per spiegarsi, per raccontarle tutta la verità. La risata di Francesco fece svanire quella speranza. Perché la sua amica era con quei tre? Che avessero deciso di maltrattare anche lei?Questo non lo avrebbe permesso! Si tirò in piedi con fare deciso, gettando a lato il pacco di zucchero, che si aprì con un sordo tonfo. Senza guardare il fantasma, si diresse deciso verso la porta dell'edificio. Entrò spalancando la porta e portando con sé una fredda ondata di aria gelida. -Oh, ciao Lorenzo, vieni anche tu qui con noi. Stavo parlando con la tua amica- Lorenzo guardò Silvia, accertandosi con un'occhiata che stesse bene, poi tornò a concentrarsi sul suo oppressore -La vedo stanca; non la starai annoiando con il racconto delle tue avventure, spero. Aveva risposto. Senza nemmeno accorgersene, aveva reagito al velato insulto. Si sentiva molto meglio. -Oh, no, ci mancherebbe. Gli stavo raccontando delle tue misere figure, sono molto più divertenti, ne convengo. -Davvero? Le racconti che siete sempre in tre contro uno? Che hai paura a sfidarmi a viso aperto da solo? Le hai detto quando i tuoi scagnozzi mi hanno trattenuto in due, mentre tu mi colpivi? Non ti fidavi a farlo da solo, vero?~ Francesco si senti avvampare dalla furia, come osava? No, doveva mantenere il controllo. Aveva ancora una carta da giocare -Hai ben poco da fare lo spiritoso, almeno fino a quando ti puzza ancora di merda il frato.-Lorenzo si sentì soffocare -Eh ?- Aveva cancellato quel giomo terribile dalla sua mente. Era stata un esperienza tremenda Anche loro si erano così spaventati, tanto che Renato quasi si era messo a piangere. Francesco l'aveva beccato al supermercato, mentre cercava di comperarsi qualcosa da mettere sotto i denti. Dopo la faccenda del bidone delle immondizie, sua madre l'aveva fatto stare chiuso in camera per l'intero week-end, per fargli imparare che tutte le cose che gli venivano date non erano niente affatto un suo diritto, ma una concessione. Quel lunedì era stata chiusa la scuola, per lavori urgenti di manutenzione all'edificio scolastico e temeva che sua madre lo tenesse li per tre giorni di fila. Quella mattina quando gli aveva concesso di uscire, si era sentito sollevato. Il frigo era vuoto, come al solito, ma aveva dieci mila lire nascoste per un'emergenza come quella. Torpido tra gli scalfali, stava cercando i prodotti meno cari quando Francesco l'aveva visto. Proprio quel giorno aveva deciso di non andare al bar per bere, ma di comprare la birra direttamente in negozio. Dannazione! L'aveva trascinato fuori e gli aveva trovato in tasca i soldi, cosa che l'aveva fatto andare su tutte le furie. Sapeva che la punizione non si sarebbe fatta attendere, mentre Francesco a calci e pugni lo faceva scattare fino alla sala parrocchiale. Per giunta c'era solo uno dei suoi scagnozzi nell'edificio. Nessun altro che avrebbe potuto aiutarlo. -Ma che razza di odore del cazzo c'è qua dentro? Hai, scorreggiato?-aveva esclamato, storcendogli un braccio dietro la schiena, per non farlo muovere. -No- aveva replicato il cugino -è stato il cane del prete; lo sai che è vecchio e malato e ormai non riesce più a controllarsi. Ce l'ha raccontato quella volta che è venuto a controllare, ricordi?- Francesco aveva guardato quella forma marrone maleodorante, in centro alla stanza, illuminandosi in un sogghigno malefico. -Beh, Lorenzo, pare che abbiamo risolto il tuo problema senza bisogno di spendere tanti soldi. -Non penserai che io....- le parole gli erano morte in bocca mentre cadeva riverso sul pavimento a causa di un pugno nello stomaco, dato con una rabbia inedita. Francesco godeva a picchiarlo, ma di solito non si scaldava mai a farlo. Intanto tirandolo per le orecchie lo stavano avvicinando alla merda. Aveva un odore rivoltante solo a stargli vicino e Lorenzo non era riuscito a trattenere le lacrime. Era indolenzito dappertutto e lo stomaco gli brontolava selvaggiamente, mentre Francesco gli infilava la faccia proprio dentro quel blocco di escrementi ancora fumanti. Aveva dovuto mangiarla fino all'ultimo boccone. Ogni volta che ingoiava un morso, Francesco lo costringeva a parlare per farglielo tenere in bocca più a lungo. -Dimmi Lorenzo: che sapore ha? -Sa da m..rrda- -Merda di cosa, Lorenzo? -Vaff...- -Di cosa, Lorenzo, non ho capito; cerca di parlare più chiaramente mentre mangi quella merda di cane.- aveva urlato, tirandogli i capelli verso l'alto con forza. Il boccone lo aveva quasi strangolato. Renato era scattato per aiutarlo, ma Francesco lo aveva fermato con uno sguardo. Lo avevano lasciato per terra a vomitare, ridendo di gusto. Poi se ne erano andati. -Allora, te lo ricordi, vero?- La voce di Francesco lo fece tornare alla realtà. Aveva appena terminato il racconto per Silvia, che ora lo fissava con aria sconvolta. Lorenzo scorse nel suo sguardo il dolore che provava per lui. Capì che gli voleva ancora bene, mentre la guardava voltarsi verso Francesco: -Sei un fottuto bastardo. Niente di meno. Come se tu non avessi nulla di cui vergognarti, guarda che tua sorella mi ha raccontato che ... Francesco, prima che potesse rivelare il suo bruciante segreto, alzò una mano verso l'alto e la colpì in pieno volto, mandandola a terra. Lorenzo perse il controllo. Silvia si tirò sui gomiti, portandosi una mano alla guancia, solcata da una lacrima. Si alzò e corse fuori. Il freddo la investì in pieno volto, ma lei non se ne accorse. Non vide nemmeno i due amici di Francesco che cercavano di entrare. Sembrava fossero bloccati da un muro invisibile. O da un fantasma. Francesco fissò la porta che sbatteva, sorrise divertito e si voltò verso Lorenzo, per mettere a tacere anche lui. Un pugno deciso gli ruppe il naso, scaraventandolo a terra. -Avanti, stronzo. Rialzati. Ho appena cominciato, con te.- Lorenzo era furente. Aveva sopportato anni di soprusi, ma ora era finita: le immagini dei pugni, delle umiliazioni, delle torture che Francesco e i suoi e sua madre gli avevano inflitto, scorrevano nella sua mente. risvegliando dolori che non sapendo affrontare aveva messo da parte. Il teppista si scagliò contro di lui. Lorenzo schivò il colpo e gli diede una ginocchiata nello stomaco. Francesco si piegò in due, con il respiro mozzato, il sapore di quella merda gli salì alle labbra. Chiuse il pugno e colpì Francesco sulla schiena, sbattendolo con la faccia a terra. Le ferite degli ultimi giorni tornarono a bruciare. Con un forte calcio rivoltò l'avversario sulla schiena. La costola lussata lo fece sobbalzare. Si piegò su Francesco che stava sputando sangue ed iniziò a colpirlo ripetutamente sul volto. Per ogni livido, per ogni taglio, lo colpì con sempre più forza. Si ricordò di quando Silvia lo aveva visto nudo ed umiliato. Rivisse quei momenti, il dolore e la pena che le aveva procurato. Il pensiero di lei lo fece tornare in sé, salvandolo dal diventare simile ai suoi torturatori. No, lui non era come loro. Era diverso. Si fermò e per la prima volta guardò Francesco negli occhi. Il suo torturatore stava piangendo, implorando pietà. La porta dell'oratorio si aprì di colpo ed i suoi due scagnozzi entrarono correndo in tempo per vedere Lorenzo afferrare per la giacca Francesco e sollevarlo da terra. Dietro di loro un gruppo di una decina di giovani guardarono la scena. Sentendo le urla avevano cercato di entrare nell'edificio, ma fino ad allora era stato tutto inutile. -Da oggi mi lascerai in pace, chiaro? Voglio che tu sparisca dalla mia vita. Non provare mai più a toccare me o Silvia, o tomerò a trovarti.- Francesco si alzò e uscì a testa bassa. La piccola folla si aprì al suo passaggio. Lorenzo trovò Silvia seduta sulla panchina del parco. Si sedette accanto a lei e le circondò le spalle con un braccio. -Mi dispiace. Non volevo farti soffrire. Ti voglio troppo bene per vederti piangere. Su, è tutto finito.- La ragazza alzò gli occhi che luccicavano -Oh, Lorenzo. Non sai quanto ho atteso questo momento.- Si avvicinò a lui e gli diede un lungo bacio. Quando si separarono, Lorenzo sorrideva fiducioso. Prima, quando tutti i ragazzi lo avevano stretto in cerchio scherzando con lui aveva avuto un attimo di panico: per lui era ancora tutto troppo nuovo. Ma ormai il dado era tratto, e appena casa aveva intenzione di dire due parole anche a sua madre: avrebbe dovuto imparare che era cresciuto. Camminava accanto a Silvia, gonfio d'amore per lei e per un mondo che finalmente non sentiva più ostile, ormai dimentico del fantasma che nel bene e nel male gli era stato accanto in quei giorni di svolta. Claudio osservò gli eventi, sorridendo compiaciuto. La forza dell'amore era immensa. Era contento che Lorenzo si fosse liberato delle sue paure. Aveva avuto bisogno di uno stimolo, ma ci era riuscito. Ora sarebbe andato tutto per il meglio. Una sola cosa lo lasciava perplesso. Come mai il suo amico non si era chiesto dove fosse finito? -Ti ha dimenticato- rispose una voce femminile alle sue spalle. Una ragazza dai capelli biondi lunghi fino alla schiena gli sorrideva affettuosamente. Indossava un lungo abito di seta bianca e tendeva verso di lui una mano fine ed aggraziata: -Il tuo amico ha dimenticato di averti visto dopo la tua morte. E' importante che i vivi non sappiano nulla di ciò che li attende. Devono agire secondo loro desiderio, non per timore del futuro..- -Chi sei?-sorrise Claudio, indovinando la risposta. -Guarda che hai ben poco da ridere, col casino che hai combinato c'è da ringraziare il cielo che tutto si sia sistemato, doveva essere la tua occasione per riparare a un po' delle tue colpe commesse durante la vita, ma come al solito hai trasformato anche quest'occasione in una farsa. Come fantasma vali quanto come boyfrfend...bah.- -C..come?- Claudio temeva di capire. -tu certo non ti ricordi di me, vero? In fondo non sono che uno dei tuoi flirt, ti ci vorrebbe un registro per raccapezzartici...se non fossi uno spirito guida mi verrebbe voglia di farti vedere io...- -Ma io...- -Non c'è bisogno che trovi scuse, ai piani alti hanno deciso di essere generosi, perciò benvenuto tra noi!- Lo prese energicamente per un braccio, trascinandolo in avanti. Claudio si senti svanire. I contorni intorno a lui divennero meno precisi, fino a quando il paesaggio non fu avvolto da un alone bianco. |
|
|---|