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LINSERZIONE
di Giuseppe Pollicelli
Quando il telefono squillò ero disteso sul letto e guardavo fisso il soffitto di camera mia, le sue numerose screpolature. Attesi il terzo trillo, poi mi costrinsi a sollevare la cornetta. Una giovane voce femminile a me sconosciuta chiese di poter parlare con Alessandro. Sono io, risposi. Ciao, senti, ho letto su una vecchia rivista un tuo annuncio dove cè scritto che vendi registrazioni di film porno. Impiegai qualche secondo a capire a cosa si riferiva. Si trattava di uninserzione apparsa su un giornale di cinema almeno un anno prima. Oddio, non sono proprio film porno. Sono pellicole italiane degli anni Settanta con attrici come la Bouchet e la Fenech. Roba lievemente erotica, diciamo. Ma non porno. Assolutamente no. Ah, fece la giovane voce femminile. Ma ché, scusa, ti interessa acquistare dei film pornografici?, le domandai un po sgomento mentre osservavo, attraverso i vetri della finestra, un cane bianco che attraversava la strada continuamente solcata da automobili. Siccome non ottenni nessuna risposta tentai di lenire il mio disagio riprendendo a parlare. Sarei curioso di sapere cosa ne pensa tuo padre, fu ciò che mi uscì dalla bocca. Mio padre è morto, disse lei. Rimasi in silenzio per qualche istante. Mi... mi dispiace. Non sapevo. Chissà perché mi venne in mente il volto del padre di un mio amico del liceo. Il genitore della ragazza con cui stavo parlando avrebbe avuto per sempre la faccia del padre del mio amico del liceo. Il cuore mi batteva molto forte. Sai, mi piace come parli. Hai una bella voce, fece la giovane voce femminile, allimprovviso. Potrà sembrare strano, ma il complimento non mi sorprese del tutto. In qualche modo, anzi, mi aspettavo che lei dicesse una cosa del genere. Ti ringrazio, sei gentile. Non è la prima volta che me lo dicono, ci credi?. Ci credo. Hai davvero una bella voce. Probabilmente stavo sorridendo, ma ho idea che fosse un sorriso fisso e stiracchiato, un sorriso in grado di mettere paura. Avevo anche freddo, forse. Adesso devo proprio salutarti. Comunque non erano film porno, okay? Erano filmetti degli anni Settanta. Inghiottii saliva restando con il ricevitore in mano. Dallaltro capo del telefono non proveniva alcun suono. Ciao, dissi. E attaccai. Rimasi immobile ad ascoltare il rumore del traffico, smorzato dai doppi vetri che avevo fatto istallare da un paio di settimane. Trascorsero più o meno dieci secondi, poi il telefono squillò di nuovo. Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove volte. Decisi di staccare la spina. Il decimo trillo si interruppe a metà, procurandomi un brivido che dalla pancia mi corse giù, fino allinterno delle cosce. Ma chi era?, domandò Ludovica, la mia donna, che per tutto il tempo era rimasta stesa sul letto, accanto a me, muta e con gli occhi chiusi, intenta a massaggiarsi i piedi. Un ragazzo. Un tipo strano che credeva che io vendessi film porno, pensa tu, risposi. È curioso, però. Non vi parlavate come due che non si conoscono. A un certo punto tu lo hai addirittura ringraziato di non so che cosa. Oh, mi ha detto che ho degli ottimi gusti in fatto di donne, dissi facendomi più vicino a Ludovica. Questo posso confermarlo, sussurrò lei ridacchiando. Lui però preferiva Gloria Guida alla Fenech. Deve essere pazzo. Ludovica si scansò da me e rotolò su un fianco, affondando la testa nel cuscino. Sarà meglio che tu ci dia un taglio, con questi discorsi, daccordo?, disse con una voce che era divenuta simile a quella di una bambina. Daccordo, daccordo, feci condiscendente. Mi riaccostai a lei e, come per consolarla, le baciai la schiena nuda. Attorcigliato tra le dita di una mano avevo ancora il filo del telefono.
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