Renato
Nunziata
Il padre di quattro figli
Sembrano passati solo pochi mesi dalla prima, iniziale
voglia di vivere il mare in modo diverso, piu’ avvolgente, totale. Sono
invece trascorsi oltre 15 anni, il 1983 lo ricordo con affetto soprattutto
il desiderio poi compiuto di diventare subacqueo, di esplorare con intelligenza
il mondo sottomarino, di riempire lo schedario della mia vita con nuovi,
entusiasmanti ricordi.
Molti colleghi di avventura con i quali ho diviso emozioni
ed esperienze, racconti e affabulazioni, ma la sensazione di aver partecipato
ad una esperienza condivisa da molti, e’ stata poi confermata dall’appartenenza
al gruppo Subacquei della Rai, al quale va dato merito di aver indirizzato
in una struttura organizzativa efficace, le voglie incontrollate di tanti
individui che in comune hanno avuto e mantengono la passione dell’acqua.
Una passione nata forse casualmente, ma che ha unito
esperienze, sensazioni, racconti di vita di chi ha avuto la fortuna di
amare il mare e di viverlo totalmente. I compagni di avventura sono stati
i maestri riconosciuti da una vasta generazione di subacquei, dal maestro
della fotografia Massimo Clementi al capo indiscusso della matita Mario
Brugia, al magistrale organizzatore di gite Gigi Parodi.
Tutti compagni ancora in piena attivita’, anche se a
questi nomi se ne devono aggiungere decine e decine di altri per compiere
un percorso corretto. Prendiamoli come simboli, non solo colleghi aziendali
cui nutrire doveroso rispetto, ma compagni di avventure spesso immaginarie
che noi ragazzi di mezza eta’ vogliamo trasmettere alle generazioni piu’
giovani.
Le tecnologie sono oggi diverse, la conoscenza del mondo
marino ha fatto passi da gigante, ma ci piace rimanere attaccati a queste
immagini un po’ fantasiose di questi primi subacquei che si immergevano
con le mute anni ‘60 color nero e con i flash a lampadine, con i loro ricordi
di mare attorno a Roma su barchette oggi improponibili e con un pizzico
di incoscienza, ma con un naturale, profetico amore per il mare che ancora
oggi ci lascia esterefatti.
Quello stesso, identico amore che permette a chi e’ venuto
dopo di seguire, speriamo con simile dignita’, la stessa strada, anzi,
gli stessi fondali.
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