Renata Capitanio
La zavorra...

Il mio approccio al Gruppo Subacquei RAI non e’ stato dei piu’ felici.
Mi trovavo a lavorare con Gigi Parodi quando il Gruppo si stava costituendo e, non so come, finii a scrivere a macchina comunicati e lettere, a fotocopiarli e a spedirli a tutto il mondo. A forza di scrivere, luoghi, nomi e gergo subacqueo erano diventati cosi’ familiari che non potevo non sentirmi obbligata a verificarli di persona. Decisi allora, per pura curiosita’, non sapendo nuotare e soffrendo tremendi mal di mare, di partecipare alle gite “sub”. Fui subito catalogata come “zavorra” e, convinta di poter essere gettata a mare al primo errore, cercai di essere disciplinata: puntuale agli imbarchi, attenta a non ingombrare durante la navigazione, a non toccare le preziose attrezzature, a prestare assistenza ai sub ecc. ecc. Ma non appena i “divi s‘immergevano, nascevano le situazioni piu’ comiche. Si tiravano fuori le ciambelle, i salvagente e i gonfiabili piu’ vari, si scendeva in acqua e si dava libero sfogo ai nostri “handicap”.
Gina (la mamma di Fabrizio) mostrava orgogliosa i suoi progressi nell’allontanarsi con la ciambella. Anna Leuti borbottava e accusava tutti di non darle la dovuta assistenza e di lasciarla affogare. La dirigente tanto temuta nel suo ufficio, umilmente chiedeva un salvagente e qualcuno che potesse accompagnarla in un angolino di terraferma per necessita’ di sopravvivenza. Gianna Latini, veterana del nuoto con salvagente, andava speditamente da una compagna all’altra per insegnare come si nuota con la ciambella.
Anna Magagnini , Remo Di Tullio, Anna Franchi ed i bravi del nuoto libero, partivano per le loro esplorazioni con nuotate chilometriche alla ricerca di fondali, baiette, pesci e quant’altro di bello potesse offrire il luogo.
I ragazzi piu’ giovani si allenavano a raggiungere apnee sempre piu’ lunghe e profonde.
Io perennemente tormentata dal mal di mare anche a forza zero, mi precipitavo a raggiungere il piu’ vicino lembo di terraferma per raccogliere sassi, capperi, fiori secchi, conchiglie ecc.
Questo “circo acquatico” continuava anche quando i subacquei, una volta emersi e sistemate le loro attrezzature, si univano a noi per fare “didattica” ai piu’ volenterosi ed interessati e per vantarsi di meravigliose scoperte. Poi si risaliva in barca e tutti insieme si navigava verso nuove mete raccontandoci le nostre piccole avventure e, amichevolmente, sfottendoci.
E’ stato cosi’ che ho fatto nuove amicizie, ho imparato a conoscere il mare e sono diventata subacquea (con tante stelle). Ancora oggi pero’, quando il mare non e’ a forza zero, trovo non disdicevole ritornare tranquillamente a fare la “zavorra”.
E ammetto di continuare pure a divertirmi.

 

Renata CAPITANIO 1998




 
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