Carissima Sig.na Y,

Questa mia per ringraziarLa della piacevole serata passata in Sua compagnia. Per i saluti affettuosi che si è degnata di porgermi, per la lucentezza e (perché pur di ciò si trattava) fragranza delle Sue gote. Non creda, La supplico, che sia uno che corre troppo, ma la mia età avanzata e oramai matura mi richiede uno sforzo di velocità. Parrebbe incredibile, eppure più si invecchia più la fretta diviene tiranna, ci assilla, ci riempie di ostacoli e mete da superare sempre più lontane man mano che la fretta aumenta e il tempo diminuisce (come ben ha sottolineato Poincaré: f:t=m:t; la fretta sta al tempo come la maionese sta al tempo, e che ci ha portato poi a definire che la fretta in rapporto alla maionese dà zero, e cioè che il breve tempo di preparazione dell'intingolo non può portarci alla fretta nel prepararlo, pena le bolle o peggio). Ebbene, vi amo. Suona come un melodramma, ma è così. Sento per voi un trasporto grande quando il prodotto interno lordo della Germania autarchica, grande come la ricchezza di certi magnati invisibili e poco propensi al dominio (non avidi, direte voi). Io cerco, è bene lo sappiate, una persona che possa: contare i bottoni delle mie camicie, passeggiare a buon passo notando l'essenziale dei piccoli negozi, o il ciuffo di un infante che vorrebbe suo, coniare nuove parole atte all'amore, solo per il suo amato (già vi ci vedo), non usare mai gli anacoluti, se non dove necessario, citare a memoria i vasi di fiori lungo i quali ci siamo sfiorati e rammendare ogni tanto i pensieri del compagno con leggeri fili d'ironia, diventare l'uguale nella mia equazione (impossibile da eliminare), aprire ombrelli che piovano, o all'occorrenza, piovere se si ha voglia solo di baci e mancano gli ombrelli, divenire la mia unica epistéme, o se preferisce, il mio discorso eternamente declinato al noi. Curare le invidie alla Nostra felicità, dandone dove necessario di nuove e più invitanti ricette, avvelenare i tappeti persiani con i suoi piccoli e invitanti piedi.

Le offro i miei gradi di colonnello, e se non bastassero anche quelli che furono del mio povero nonno, eroe e valoroso in una guerra non sua propriamente, ma della patria e dunque contenente. Le offro una posizione (testa reclinata leggermente con occhi vacqui e pieni d'amore) per accettare la mia offerta. Le offro già da adesso tutto il dolore di quando se ne andrà, risucchiata da una vita nuova non più mia, ma Sua interamente, e forse un giorno di un altro, ben migliore di me (solo perché successivo) colonnello. Le offro la solitudine che patirò, le telefonate che avrò paura a farLe e dunque non fatte, e la mia ricerca di pace in un mondo che (senza di Lei), ha svenduto le ultime paci anni addietro. Le lacrime e i bicchieri troppo soli per svuotarsi del tutto, vigliacchi sì, ma che a guardarli non possono che ricordarLa.

So già che dirà di sì. Resterò inebetito comunque, nell'attesa.

 

 

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