dal volume, Nuova antologica della arte e cultura performativa italiana 1970-2004, l'articolo dedicato a un grande dell'arte italiana.
Un esponente di spicco della nuova contro-avanguardia organizzata NCO, che negli
anni ottanta cercò faticosamente di ritornare al segno-segno, creando,
in una sorta di ring komposition, un’accademia del nuovo nell’antico.
In Castavillari “il significante si rende di nuovo per intero ai guardanti
come anti-significato” (Zeri, 1982) in una poetica transeunte, dagli uomini
alle cose e dalle cose di nuovo agli uomini, non più tali, naturalmente,
ma guardanti. Osservando le opere della maturità del pittore non si può
non notare la frammentazione estrema dell’io, tipica certo della contro-avanguardia
ma ancor più della Neue Bauhe Kafren, che a Berlino poneva le nuove basi
dell’estetica pittorica neo-individualista anti-avanguardia. Il motto
della Neue Bauhe Kafren, poi tanto contestato dalla fronda NCO – da cui
per altro Beniamino prenderà presto le distanze - ma che nei primi tempi
fu preso da moltissimi artisti come punto di partenza per le proprie ricerche,
era “non segno, non tratto, non colore, ma vita”. Castavillari ebbe
modo di conoscere anche Peter Haunag, co-fondatore dei Neue Bahue Kafren, quando
questi compiva le sue ultime opere performative permanenti. Sicuramente Beniamino
presenziò (ne rimane testimonianza nella lettera a Carlo Sonci Pantegassi)
alla scandalosa performance dell’ottantuno, quando Haunag fece mungere
una vacca frisona colorata interamente di verde e poi utilizzò il latte
per un dipinto citazionista su lavagna. Nella lettera a Sonci si nota una certa
titubanza nell’accettare questo tipo di pratiche. Castavillari resta sempre
attaccato alla realtà del fatto, senza uscire mai troppo dal senno per
il segno.