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NON SOLO EVENTI.........
Dimensione aggregativa e finalità promozionali in un percorso ideale fra pubblico e privato nel mondo della disabilità sportiva e ricreativa

di Stefano Silva


Una delle più ferree leggi dello sport show americano, sostiene con decisione che alla base del successo di un'iniziativa pubblica debba necessariamente esserci la sua capacità di assurgere al ruolo di evento.E' una lezione facilmente ricavabile dalla semplice analisi di una qualsiasi manifestazione aggregativa, ludico ricreativa o sportiva in senso stretto, che abbia fra i suoi "ingredienti" il coinvolgimento di un pubblico di un certo tipo o di una particolare realtà associativa. Una ricetta spesso vincente, sicuramente credibile in molti dei suoi ambiti di riferimento, non sempre però in grado di rendere al meglio direzione, obiettivi e significato di un dimensione differente a quella meramente pubblica o "pubblicitaria", sempre utilizzando una terminologia anglosassone, che è quella dell'integrazione. 
Un evento che rimane tale per impegno, risorse, coinvolgimento di persone e materiali, portata e suoi referenti come Special Sport, la due giorni di incontro con la pratica sportiva e i suoi primi destinatari, i ragazzi del settore Special Olympics in scena a Vigevano a inizio dicembre, svela perchè come in alcuni casi sia più corretto spostare la luce dei riflettori su un equilibrio più sottile fra oggetto dell'iniziativa, (nel caso la carrellata di disciplina di volta in volta agonistiche e amatoriali), e suoi soggetti, vale a dire i protagonisti alternatisi sul palcoscenico neanche troppo improvvisato del Palabasletta del capoluogo lomellino.
Insieme agli addetti ai lavori, agli enti promotori e alle associazioni di volontariato e del campo della ricerca scientifica e sociale che hanno contribuito ad ideare le giornate di Special Sport, infatti, vanno accomunati in un primo tentativo di bilancio dell'iniziativa i ragazzi dei gruppi sportivi e delle associazioni per disabili attivamente coinvolti nelle dimostrazioni sportive, e i testimonial del mondo dello sport 

 

 

 

 

 

 

Cecità e abilità al "lavoro"

d'elite prestatisi a fare da "richiamo", o meglio di sostegno alla proposta. Personaggi come Diana Bianchedi, Angelo Mazzoni, Andrea Nuti, Manuela Merlo, Gennaro Di Napoli, o gli atleti delle locali Banca Leonardo Vigevano del basket e Moreschi della pallavolo, sono riusciti nell'intento di dimostrare che fare sport insieme si può, e ad ogni livello, con ogni obiettivo e indipendentemente dalle potenzialità di ognuno, se la finalità prefissata è il coinvolgimento del gruppo più che del singolo, e se con l'esperienza e la disponibilità si cerca di sopperire anche alla mancanza di strumenti operativi, come nel caso della dimostrazione di scherma organizzata dal professor Giovanni Lodetti, Segretario Generale dell'Aipps, (organizzatrice del Premio Fair-Play) con l'aiuto dei suoi improvisati "colleghi" olimpionici di spada e fioretto, che si sono avvalsi semplicemente dell'utilizzo di maschere e lame di plastica per dare agli ospiti i primi rudimenti della nobile arte schermistica:dopo aver già effettuato una esaustiva dimostrazione ad alto livello.
Discorso analogo può  valere per momenti di pura aggregazione come calcio, basket (con la sfida "mista" in sedia a ruote fra i vicecampioni d'Italia della Fisd dell'Antares Mlano e la matricola a cadetta Vigevano) e volley, con ampia travalicazione delle regole sportive in senso stretto, o per kermesse dimostrative come pattinaggio a rotelle, forse il massimo momento di integrazione col pubblico, nonostante la passività di quest'ultimo, e danza.

Losi e Marangoni in action

Quel che volutamente è mancato a Special Sport, un momento da inquadrare come primo passaggio di un percorso evolutivo graduale e a lungo termine costellato di manifestazioni sulla falsariga di quella pavese, con obiettivi sempre più specifici ed articolati,  è invece il coinvolgimento di un pubblico per così dire esterno. L'autoreferenzialità dichiarata del lungo weekend inserito nelle tre giornate internazionali sulla disabilità, rivolto in pratica alle sole famiglie, realtà associative del panorama disabili, e limite alle istituzioni chiamata a sostegno della manifestazione, lascia schiudere enormi potenzialità di accesso alle fasce di pubblico vulnerabili da una proposta similare o comunque dagli obiettivi analoghi, ma formalizzata ed implementata in strutture, luoghi e contesti meno "propri" dello sport praticato, ma ugualmente toccati dal messaggio sportivo, abitualmente per via mediatica o comunque comunicativa, talvolta, e questo è il caso in questione, per via diretta. 
Della serie, se Maometto non va alla montagna....

 

 

 

I "primi passi" con Diana Bianchedi

 

 

 

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