Aipps: lo sport vince contro il disagio
giovanile
(di Paola Maraone)
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Di nobili origini e figlio d'arte (papà Maestro della Nazionale Italiana e zio Maestro della Nazionale Elvetica) -"Non potevo che seguire le traccie della famiglia. Il mio impegno per l'Unicef e per gli Enti che operano a favore dell'infanzia "in difficoltà" deriva dal fatto che lavorando nelle scuole come insegnante in territori spesso di frontiera, mi sono reso conto che i più creativi ed empatici sono coloro che vivono "fuori dagli schemi"; ben vengano quindi i cosidetti "diversi". |
Può sembrare un'idea balzana, quella di mettere assieme la psicologia clinica e lo sport: anzi, balzana e ambiziosa, considerato che gli strumenti dell'una e dell'altro servono - nell'intento di chi quest'idea l' ha concepita - a prevenire il disagio giovanile. Eppure funziona. Parlano i dati: l'A.I.P.P.S fondata a Milano
nel vicino 1994, è nel mondo l'unica associazione onlus che si occupi di
"psicologia clinica applicata all'attività ludico sportiva". E che
organizzi -con successo- stages di approfondimento e corsi di formazione
rivolti agli insegnanti, agli allenatori, ai manager dello sport. Con un
unico obiettivo: far capire che studiando il comportamento di bambini e
ragazzi durante un gioco di squadra è possibile individuarne problemi
psicologici, difficoltà e disagi. "E questi disagi possono
scomparire"- spiega Giovanni Lodetti, Istruttore di scherma laureato in
Filosofia, voce e anima dell'A.I.P.P.S -"se il gioco stesso viene
utilizzato come autocorrettivo". |
Spiegato così, il meccanismo risulta poco chiaro: ma un esempio pratico può aiutarci a capire meglio. Per un certo periodo, abbiamo filmato un gruppo di bambini di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni -quindi, nel cosiddetto periodo di latenza- per osservarne le reazioni e i comportamenti durante un'attività sportiva: quella della scherma.
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In questo modo abbiamo capito che in alcuni di loro c'erano
atteggiamenti un po' anomali: lo si vedeva proprio dal modo in cui giocavano,
in cui reagivano all'attacco dell'avversario, in cui si difendevano. Di lì è
cominciata la fase successiva: abbiamo utilizzato il gioco per rimettere a
posto le cose". Attenzione: non sempre è possibile risolvere il disagio
di un bambino attraverso il gioco. Giovanni Lodetti ne è pienamente
consapevole: "Non pretendiamo di fare i miracoli. Ci sono certamente
casi in cui la decisione migliore da prendere è quella di affidarsi alle cure
di un psicoterapeuta. Non che noi, psicoterapeuti, non lo siamo: anzi, del
nostro staff fanno parte psicologi clinici, analisti transazionali,
gestaltisti, esperti in psicologia dell'adolescenza. Però il nostro intento è
un altro: quello di trasmettere un messaggio chiaro a insegnanti e formatori,
affinchè loro stessi possano utilizzare lo sport come strumento di benessere
psicologico oltre che fisico". |
In Coppa del Mondo dal 1986 ed Istruttore dal 1987 -"Come atleta mi sono tolto qualche sassolino dalla scarpa, come prima delle Olimpiadi di Seul 88 nell'ultima gara di Coppa di spada battei Arnth Smitth (Campione del Mondo 1999, in carica) che uscì malamente, perdendo così la Coppa del Mondo (ed era anche stato eletto da poco atleta dell'anno in Germania). Piangendo venne da me e mi disse: -Sai Giovanni, mi sono giocato le Olimpiadi-. Con faccia tosta gli risposi: -Ma non ti preoccupare, tu vai e vinci.- Fu così, e non fece neppure una sconfitta in tutto il Torneo. Quando in seguito ci vedemmo, ci abbracciammo, ed io mi ritirai dalle competizioni, avevo 24 anni. Quest'anno ho ripreso ad alti livelli, per sfidare...forse i 'mulini a vento' ma nel nome di una nobile causa". |
Già, lo sport: se ne parla spesso, dicendo che ai bambini serve per crescere meglio, per irrobustirsi, anche per socializzare. "Ma non basta", continua Giovanni Lodetti, "perchè le potenzialità dello sport sono amplissime, e andrebbero sfruttate molto meglio di quanto non si faccia ora".
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"Un giorno Gabo Marquez, Nobel per la Letteratura mi disse: -I tuoi romanzi e le tue fiabe sono i sogni dell'Hidalgo- A questa "botta dritta" non trovai parole per replicare”. |
Ma va bene qualunque sport? "No: è necessario che il
gioco sia di squadra, o che comunque preveda il confronto con uno o più
avversari. Una nuotata solitaria in piscina, per intenderci, non offre spunti
interessanti per la nostra osservazione. Vanno bene, invece, pallacanestro,
pallavolo, anche il tiro con l'arco. Oltre che la scherma,
naturalmente". E a proposito di scherma: l'A.I.P.P.S promuove
l'interessante "Premio Fair Play ed eta' evolutiva", un torneo che,
sottolinea ancora Lodetti, "Serve a migliorare la nostra visibilità. In
sostanza si tratta di un torneo tradizionale, a cui però, oltre che ragazzi
normodotati, partecipano anche dei disabili. La cosa è concepita in maniera
tale che tutti abbiano le stesse possibilitê, che un disabile possa battere
un normodotato, che tutti, insomma, possano dare il loro contributo per far
vincere la gara alla propria squadra. Un modo semplice per far capire che lo
sport può essere vissuto, organizzato e concepito in tantissime forme
diverse". |
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A chiusura, una domanda legittima: ma quanto, e cosa, ci vuole
per sensibilizzare sull'argomento il maggior numero di persone possibile?
"Ci vogliono tempo e, come al solito, fondi", chiosa Giovanni
Lodetti, "perchè un corso di formazione per insegnanti, diviso in moduli
di 30 o 40 ore all'anno, dura tre anni in tutto. Gli strumenti che noi
vogliamo offrire agli operatori sono molti, e complessi anche se non
complicati. Di conseguenza -come tutte le associazioni del nostro stampo-
cerchiamo fondi: sinora abbiamo ottenuto finanziamenti dall'Università
Statale di Milano, con cui lavoriamo a stretto contatto (il Professor Carlo
Ravasini, titolare di cattedra in quell'Ateneo, è anche Presidente Onorario
dell'A.I.P.P.S.). Poi ci sono stati contributi della Regione Lombardia, del
Comune di Desio (Mi), oltre che del Provveditorato agli Studi di Milano. Ma
la strada da percorrere è ancora lunga"... |
A Vienna al Palazzo delle Nazioni Unite, un conferenziere mi chiese se conoscessi qualche altro psicoanalista schermitore... Ci pensai un'attimo e poi risposi: -Sì, Cyrano- Coraggio,passione,fiducia nella forza (valore) dei sentimenti; poche virtù...Tutti gli altri miei attributi?!...Solo difetti! |
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Chi è Giovanni Lodetti |
Nato sotto il segno dei Pesci, nel 1964 Giovanni Lodetti, atleta ed istruttore di scherma, psicoanalista Transazionale ad indirizzo Psicopedagogico e romanziere, si occupa da tempo, di prevenire il disagio giovanile attraverso lo strumento sportivo. Ha promosso negli ultimi dodici anni innumerevoli Progetti, Convegni, Seminari di studio con il patrocinio della Comunità Europea e dell'Unicef su questi argomenti. -Mio padre Marcello (Per oltre vent'anni Maestro della Nazionale Italiana)- Ci dice: - mi ha insegnato questa nobile arte, per gioco, ed io ho oggi il piacere di usare questo strumento pedagogico per relazionarmi al meglio con gli allievi nel modo spero più divertente e ludico possibile. Con la scherma ho girato il mondo ed ho visto tante cose belle, ed è un percorso che auguro a chiunque, ma purtroppo è una fortuna che spetta realmente a pochi. Oggi è molto importante che ci si occupi, quando si può di diffondere una cultura dello sport adeguata al mondo in cui viviamo. Credo -prosegue- che meno protagonismo e più sostanza negli interventi a favore dell'infanzia (per poter trasmettere ai più,quelle emozioni che contribuiscono a formare la personalità dell'essere umano) debbano essere i nuovi "attributi" dell'atleta e dirigente sportivo del domani. Non si vendano più sogni ed illusioni (con i relativi gadjet), ma si preparino strumenti e spazi atti ad una corretta crescita nello sport. Questo è il nostro compito come Association International Psychologie et Psychoanalise du sport, ed il mio fine è esserne come uomo ed atleta, nel mio piccolo, un punto di riferimento.
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Tappe significative |
Atleta della rappresentativa Nazionale Italiana in occasione sia di manifestazioni di Coppa del Mondo (under 20) di fioretto che Assoluta di spada. Vincitore Titolo Italiano a squadre Campionati Italiani Universitari. Finalista nell'individuale Campionati Europei Universitari. Vincitore e finalista in diverse competizioni Nazionali ed Internazionali di spada. Come Istruttore Nazionale si è diplomato all'Accademia Magistrale Nazionale ed i suoi allievi hanno vinto numerosi titoli italiani e di categoria. E' Segretario Generale dell'Associazione Internazionale di Psicologia e Psicoanalisi dello Sport.
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