SPAZIO CINETICO
Il
libro di Kari Jormakka, “Olandesi Volanti” è un piccolo
volume dal titolo accattivante per chi è interessato a come l’architettura
contemporanea dei paesi bassi affronta il tema del dinamismo dello spazio;
in realtà il testo parla della teoria del movimento in architettura,
citando esempi di progetti olandesi ma non considerandoli parte di un movimento
unitario e non svolgendo quindi il tema annunciato dal titolo. A parte questa
incongruenza la riflessione dell’autore è interessante e guidata
da un’affascinante storia di come è nato il “problema
movimento” nell’uomo moderno
e di come questo tema abbia impegnato tante menti in campi diversi del sapere
fino ad oggi.
Con la nascita della ferrovia i concetti di spazio e di tempo cambiano profondamente
e la pittura è la prima delle arti a manifestarsi sensibile a questo:
nel 1909 il manifesto del Futurismo annuncia la morte del Tempo e dello
Spazio.
In archittetura il primo a parlare il linguaggio della velocità è
Mendelsohn, che trova notevoli difficoltà tecnologiche nell’esprimere
il movimento, e che pone un quesito fondamentale con il suo Rudolf-Mosse
Haus, edificio teso ad imitare l'incessante moto delle automobili che passano
di fronte: esiste la necessità, o meglio c’è un senso,
nella dinamicizzazione delle forme delle architetture circondate da velocità?
E’ “giusto” che il progetto di Meyer & Van Schooten
della sede del gruppo ING assomigli a un a una macchina?







